L’archivio del 2026 год

A me sembra una misura debole

Dalla riunione dei commissari europei tenutasi a Strasburgo ieri, il 6 ottobre, risulta che la Commissione europea intende adottare cinque misure prima di accogliere nuovi membri nell’Unione europea. Come riporta il quotidiano The Guardian, citando la commissaria europea per l’allargamento Marta Kos, uno dei meccanismi proposti è l’introduzione di un periodo di prova di 15 anni per i nuovi membri dell’UE, durante il quale un Paese potrebbe essere privato del diritto di voto in caso di violazione dei valori democratici fondamentali.
In particolare, Marta Kos ha dichiarato:

No more Viktor Orbán. We have to have quicker mechanisms than only article 7 [a sanction that allows a member state’s voting rights to be suspended] if the newcomers would go against the rule of law, democracy or our values.

Ebbene, secondo il mio autorevolissimo parere, l’idea del periodo di prova è interessante, ma poco utile. In qualsiasi Stato in qualsiasi momento al potere potrebbe arrivare un nuovo servo di Putin oppure un pazzo / populista estremo / dittatore etc. Può succedere qualsiasi quantità di anni dopo l’ingresso nell’UE: per esempio, mi sembra molto probabile la vittoria della Marine Le Pen alle vicinissime elezioni presidenziali francesi (anche se esattamente quella politica, una volta arrivata al potere, potrebbe anche rivelarsi meglio del previsto: un po’ come è successo alla Meloni). Di conseguenza, le misure consistenti nei confronti degli Stati-membri eventualmente convertitisi all’«orbanismo» servirebbero sempre.
E ora provate a immaginare il vero motivo della proposta dei 15 anni. Vi do due opzioni, scegliete la più probabile:
1) nell’UE sperano che tra 15 anni non ci sarà più Putin e altri vicini pazzi (magari sullo stesso territorio della Russia attuale);
2) gli Stati-membri dell’EU già esistenti non vogliono approvare la propria ipotetica perdita del diritto di voto.


Il prezzo del petrolio e la guerra

La Reuters, citando i dati del Ministero delle Finanze e della LSEG, riferisce che le entrate del bilancio russo derivanti dal settore petrolifero e del gas nei primi nove mesi del 2026 sono diminuite del 17%, nonostante il forte aumento del prezzo del petrolio russo. Le cause sarebbero da ricercarsi nel calo della produzione e delle esportazioni a causa della guerra e degli attacchi ucraini alle infrastrutture petrolifere, nonché nel rafforzamento del rublo. Da gennaio a settembre, il gettito fiscale derivante dalla produzione di petrolio e gas è stato pari a 5,47 trilioni di rubli (64,43 miliardi di dollari) contro i 6,61 trilioni di rubli dello stesso periodo del 2025. Il settore petrolifero e del gas rappresenta circa il 20% del gettito fiscale del bilancio russo.
La notizia è certamente interessante, ma non infonde affatto ottimismo. Perché ciò che è negativo per l’economia russa, in questo preciso momento, non avrà alcun impatto sulla guerra in Ucraina. Lo Stato, per poter continuare la guerra, aumenterà sempre più le tasse e ridurrà i servizi forniti, al fine di compensare le entrate non percepite dal settore petrolifero. E poiché in ogni Paese c’è sempre una certa attività economica, sarà possibile continuare così per un periodo abbastanza lungo.
È interessante, poi, chiedersi come alcune figure al vertice dello Stato russo immaginino il futuro postbellico: oltre a dover ricostruire la propria economia (che si troverà in condizioni molto gravi), dovranno anche pagare le riparazioni all’Ucraina (o ricostruirla, se per qualche strana ragione dovesse arrendersi).


Leggo che nella notte tra giovedì e venerdì 2 ottobre, presso l’ospedale distrettuale di Shelekhov, nella regione russa di Irkutsk, è deceduta a causa della peste una donna di 28 anni. Il capo della vicina Buriazia, Aleksey Tsydenov, ha confermato che la causa del decesso è stata proprio la peste. La giovane si chiamava Daria Shipilova, aveva 28 anni, come hanno potuto appurare i giornalisti del media «Ludi Baikal». Lavorava come laboratorista presso l’Istituto anti-peste di Irkutsk. Il 25 settembre Shipilova ha rotto una provetta contenente l’agente patogeno della peste polmonare; poco dopo si è sentita male ed è stata ricoverata dall’ambulanza all’ospedale di Shelekhov. È rimasta lì per tre giorni ed è deceduta nella notte tra il 2 e il 3 ottobre.
«È probabile che il numero di persone con cui la ragazza è entrata in contatto fosse a tre cifre», ritiene il giornalista di Irkutsk Pavel Stepanov. Gli abitanti di Shelekhov hanno già notato per le strade persone in tute protettive, mascherine e guanti. Inoltre, i cittadini hanno riferito che le mascherine venivano distribuite negli asili.
Secondo i medici, la peste viene curata con dosi elevate di antibiotici, che possono causare gravi disturbi all’organismo, ma non portano alla morte. Esistono due forme di peste: quella bubbonica e quella polmonare. La peste bubbonica si contrae attraverso il morso di un roditore e non si trasmette da persona a persona. La forma polmonare, invece, si trasmette da persona a persona ed è estremamente contagiosa.
Per me è ancora poco chiara la storia sulla provetta rotta. La tipa ha rotto una provetta contenente gli agenti patogeni della peste polmonare e, in seguito, le persone con cui è entrata in contatto sono state centinaia? Eppure, sapeva bene con cosa stesse lavorando. Perché, dopo aver rotto la provetta, non è stata immediatamente messa in quarantena? Boh…
In ogni caso, mentre cerco di comprendere cosa stia succedendo nella lontana Irkutsk, nella mia testa emergono dei ricordi «belli» dei tempi non particolarmente remoti.


La cosa più importante

Sembra molto convinto:

Probabilmente perché si basa sui dati statistici:

Da Presidente serio, si sarà informato, vero?


La musica del sabato

Non sono mai stato un fan del gruppo rock britannico Def Leppard: in parte perché nessuna fase della loro evoluzione stilistica (heavy rock, arena rock, pop rock etc.) mi è particolarmente vicina e in parte perché ho saputo relativamente tardi della loro esistenza (quando l’evoluzione dei miei gusti musicali aveva già preso un’altra strada). Addirittura, mi ero quasi completamente dimenticato di questo gruppo per alcuni anni: fino al momento in cui un conoscente basato negli USA mi ha raccontato di aver comprato un deposito abbandonato pieno di oggetti firmati dai componenti del gruppo.
Ma non voglio allontanarmi troppo dalle questioni puramente musicali: alla ricerca dei «tesori» saranno dedicati altri post. Dato che i Def Leppard non sono mai comparsi nella mia rubrica musicale, pubblicherei – per iniziare – due delle loro canzoni tratte da uno dei loro album di maggior successo commerciale. In questo modo tutti capiranno di chi si tratta.
La prima canzone scelta è la «Hysteria» (dall’album omonimo del 1987):

Qualcuno lo sapeva già, qualcuno altro lo scopre ora: nel 1984 – quasi tre anni prima della pubblicazione del suddetto album – Rick Allen, il batterista del gruppo, aveva perso il braccio sinistro in un incidente stradale. All’epoca le protesi bioniche non esistevano proprio, dunque lo stesso Allen aveva dovuto inventare una batteria suonabile con i piedi. Tutto il gruppo aveva interrotto l’attività musicale per aspettarlo: grandi!
La seconda canzone dei Def Leppard scelta per oggi è la «Animal» (dallo stesso album «Hysteria» del 1987). È la prima canzone del gruppo finita nel top 10 britannico.

Per oggi va bene così, ma prossimamente potrei anche postare qualche altra canzone dei Def Leppard: il loro stile, come ho scritto all’inizio, è evoluto nel tempo, di conseguenza non rischio di sentirmi ripetitivo.


L’altro ieri mi era capitato di scrivere della elezione del vecchio-nuovo Presidente della Duma russa Vyacheslav Volodin.
Oggi, nella rubrica del sabato, trovo logico consigliare un articolo che riassume la carriera politica del personaggio dagli inizi ai giorni nostri. Formalmente ha uno dei principali incarichi dello Stato: a qualcuno sarà utile conoscerllo un po’ meglio.
P.S.: nel caso specifico di Vyacheslav Volodin sarebbe pienamente giustificato utilizzare in un modo dispreggiativo il termine che indica il suo… ehm… orientamento non politico (non pubblicizzato, ma largamente noto in Russia), ma nel mondo contemporaneo è un tipo di critica un po’ fuori moda.


Come vendicarsi

Qualche tempo fa ho scoperto, per puro caso, che nel 2007 è stata istituita dall’ONU la Giornata internazionale della non violenza. Penso che sia il giorno migliore per comunicare due cose importanti e, incredibilmente, connesse tra loro.
1) ogni conflitto tra gli umani può essere risolto in un modo non violento (purtroppo, non tutti lo sanno);
2) non chiedetemi come faccio a saperlo, ma sul sito dei testimoni di Geova c’è la sezione «Chiedi di essere contattato» dove viene chiesto di inserire, tra le altre cose, anche l’indirizzo fisico completo (potete inserire i dati, compreso l’indirizzo, di qualsiasi persona!).
Ecco, ora sapete come vendicarvi senza apparire violenti ahahahaha
P.S.: non vi sembro troppo cattivo?


I deputati della neo «eletta» Duma di Stato russa della nona legislatura hanno eletto Vyacheslav Volodin alla carica di Presidente durante la prima seduta plenaria. È diventato presidente della camera bassa del parlamento per la terza volta consecutiva.
A favore di questa decisione hanno votato 406 deputati su 442 presenti (in totale la Duma è composta da 450 deputati). Volodin è stato candidato alla carica dal partito «Russia Unita».
Il dato statistico meno rilevante è: Vyacheslav Volodin ricopre la carica di Presidente dal 2016. In precedenza, era stato Presidente della Duma di Stato della settima e dell’ottava legislatura. Nelle ultime elezioni è stato eletto alla Duma come deputato uninominale della circoscrizione elettorale di Saratov. Volodin è stato il primo presidente della Duma di Stato a guidare la camera bassa del Parlamento per più di due mandati consecutivi.
Il dato statistico più rilevante è: la prima seduta plenaria della Duma di Stato si è tenuta mentre non sono ancora stati pubblicati, nonostante la data della scadenza ufficiale già passata, i risultati completi delle «elezioni» del 18–20 settembre (per esempio, manca la regione del San Pietroburgo).
Valutate voi quale dei due dati statistici vi è più utile per comprendere il livello della democrazia nella Russia attuale.


America.gov

Ho letto che Trump ha firmato ieri un decreto per la creazione di una piattaforma digitale unica (America.gov) che consenta di accedere ai servizi delle agenzie federali degli Stati Uniti.
America.gov è un sito web dotato di un chatbot basato sull’intelligenza artificiale, destinato a diventare per gli americani uno «sportello unico» e ad aiutarli a interagire con le agenzie federali — ad esempio, per richiedere sussidi sociali, far inoltrare la posta o cambiare nome. Tutte le agenzie federali, a loro volta, sono tenute a integrare con il nuovo sito i propri sistemi destinati all’interazione con i cittadini.
Ovviamente, sono andato a vedere se il sito funziona già in qualche modo… Stranamente (per questi tempi), non ha alcun riferimento al «Più GRANDE PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI DONALD J. TRUMP»: non c’è il suo nome in lettere dorate, la sua foto o le sue citazioni…

Ho pure provato a fare una domanda di controllo:

Boh, secondo me gli sviluppatori hanno ancora tanto da fare!


Chissà perché non ci va

Sabato Trump ha invitato Zelensky ad avviare negoziati con la Russia per porre fine alla guerra. Mentre le fonti di Bloomberg (probabilmente inventate, ma non ne sono certo) già venerdì avevano riferito che Trump, durante l’incontro con Zelensky a margine dell’Assemblea Generale dell’ONU, gli aveva proposto di recarsi a Mosca per incontrare Putin. Zelenskyy, secondo gli «interlocutori» dell’agenzia, avrebbe rifiutato la proposta di Trump. Ufficialmente, l’ufficio del Presidente ucraino ha dichiarato che Trump non ha proposto a Zelensky di recarsi a Mosca per i negoziati.
Supponiamo che tutto quanto sopra sia vero. In tal caso, si possono sottolineare due cose. In primo luogo, è assolutamente normale che l’ufficio di Zelensky non voglia mettere ulteriormente in evidenza il livello di idiozia di Trump.
In secondo luogo, Zelensky avrebbe potuto coniugare la sua professione precedente con quella attuale: proporre a Trump di dare l’esempio recandosi a Teheran per i negoziati (una battuta attualmente molto diffusa su Internet), ma farlo in modo molto diplomatico. Ma se una proposta del genere fosse stata avanzata, non ne avremmo saputo da «fonti» di Bloomberg: sarebbe stato lo stesso Trump a iniziare in qualche modo a parlare pubblicamente dell’argomento.