L’archivio del tag «aerei»

I divieti per i piloti russi

Il Ministero dei Trasporti russo ha vietato ai piloti russi di scattare foto e girare video durante i voli e di pubblicare il materiale ottenuto su Internet. Poco prima, alla fine di luglio, l’Agenzia federale per il trasporto aereo russa (Rosaviatsia) ha ridotto l’altezza massima di volo nella zona degli aeroporti di Mosca (a 4900 metri invece dei precedenti 8250–8550 metri) e ha vietato i voli di transito nella zona di Mosca e nella regione. Le restrizioni sono state motivate da ragioni di sicurezza.
A prima vista sarebbero delle scelte altamente tecniche incomprensibili ai non professionisti e motivate da «ragioni di sicurezza» non immaginabili.
Ma in realtà si tratta di una di quelle rarissime situazioni in cui il contesto spiega facilmente tutto a tutti. I funzionari che si trovano a una altezza ben superiore di quella del Ministero dei Trasporti e della Agenzia aerea hanno un logico interesse di ostacolare la fornitura di ogni genere di informazione ai piloti dei droni militari ucraini. Non vogliono che venga colpita la città di Mosca perché è il posto in cui passano una parte notevole del loro tempo (gli altri abitanti, invece, non hanno alcun valore). Di conseguenza, hanno pensato: se i piloti non sorvolano il territorio o lo sorvolano a una quota più bassa, vedono di meno e sono più visibili; se non fotografano e non filmano, non informano gli ucraini.
Poi, in realtà, anche dai 4900 metri di altezza hai un campo visivo bello ampio e, se sei una vera spia, fai le foto e i video di nascosto nonostante tutti i possibili divieti. Ma le autorità russe, come i burocrati di tutto il mondo, sono prima di tutto interessati non al risultato, ma alla possibilità di dire «abbiamo fatto tutto il possibile». I militari ucraini dovrebbero esserne contenti.


Fermate l’aereo, noi saliamo

Nel segmento russo dell’internet è diventato popolare un video, in cui due passeggere in ritardo per il volo hanno cercato di raggiungere l’aereo correndo sulla pista dell’aeroporto di Sheremetyevo (uno degli aeroporti di Mosca). A me è sembrato subito che questo fosse l’esempio migliore di come, negli anni del covid-19 e delle sanzioni anti-guerra, la maggior parte dei russi abbia completamente dimenticato (se mai lo avesse saputo) come funzionano i voli aerei. Ed è per questo che ora sono capaci di fare cose del genere:

L’aspetto e l’età delle due signore nel video sembrano suggerire che tutti i loro sponsor siano finiti sotto le sanzioni e abbiano perso i loro aerei privati (ai quali di solito si accede camminando a piedi per terra), ma questa è solo una mia ipotesi misantropica. Siate più buoni di me.


Un regalo europeo al Kirghizistan

In un comunicato ufficiale pubblicato sul sito web del presidente del Kirghizistan si legge che il Kirghizistan è stato escluso dall’elenco dei Paesi i cui vettori aerei non sono autorizzati a operare voli verso l’Unione Europea. Il Kirghizistan figurava in tale elenco dal 2006. La decisione di escluderlo dall’elenco è stata presa a seguito della riunione del Comitato per la sicurezza aerea dell’UE (ASC) tenutasi dal 19 al 21 maggio 2026 e sarà formalizzata con un apposito regolamento della Commissione europea.
Per la maggioranza di voi è una notizia minuscola, praticamente irrilevante… Mentre per il Kirghizistan è una notizia economica gigantesca. Seguite questi pochi passaggi del mio ragionamento:
Il Kirghizistan è uno dei vicini della Russia.
Dall’inizio della grande guerra in Ucraina i cittadini russi (anche coloro che sono contrari alla guerra) hanno solo due possibilità di volare verso l’Europa: facendo il cambio in Turchia o in Armenia (se non consideriamo i viaggi di estrema complessità via Cina etc.). Succede perché i voli diretti non ci sono più a causa delle sanzioni.
Gli aeroporti turchi e armeni guadagnano bene sulla situazione creatasi.
Da quando il Kirghizistan sarà rimosso dalla suddetta lista, inizierà a guadagnare bene pure almeno uno dei suoi aeroporti.
Per il Kirghizistan con il suo PIL di 21,57 miliardi di dollari (nel 2025; quasi un millesimo di quello italiano) è un regalo economico enorme!
Il perché di questo regalo da parte dell’Europa è un argomento a parte. Per ora cerchiamo di comprendere il fatto puro.


Colpo bello, ma non troppo

Il progetto AviVector riferisce, citando immagini satellitari, che nel parcheggio dello stabilimento aeronautico TANTK intitolato a Beriev a Taganrog sono stati distrutti (da droni ucraini) due aerei sperimentali russi: il «laser volante» A-60 e il «radar volante» di nuova generazione A-100LL.
Entrambi gli aerei erano stati costruiti sulla base del cargo Il-76MD. Lo sviluppo dell’A-60 era iniziato negli anni ’80, con l’intenzione di installare un potente cannone laser a bordo del cargo. L’aereo A-100 è stato sviluppato a partire dal 2014 come sostituto dei «radar volanti» di progettazione sovietica A-50 e A-50U.
La notizia è certamente positiva: si può congratulare l’esercito ucraino per l’ennesima missione riuscita. Allo stesso tempo, è troppo facile sopravvalutare questa notizia: entrambi gli aerei erano in fase di sviluppo da molto tempo e non si sa quando avrebbero superato tutti i test (come la maggior parte dei missili di cui ama vantarsi Putin). Di certo non sarebbero stati utilizzati in guerra contro l’Ucraina nei prossimi anni. Ma la cosa più importante non è nemmeno questa.
Ho molti dubbi sul fatto che nella Russia di Putin sarebbero riusciti a mettere in piedi la produzione di aerei sviluppati per miracolo. Come ho letto più volte, in Russia sanno produrre fusoliere, radar e cannoni di buona qualità, ma non motori aeronautici ed elettronica. E dove avrebbero preso tutto questo materiale in condizioni di sanzioni? L’elettronica si può ancora procurare in qualche modo attraverso l’"importazione grigia" (clandestina), ma i motori sono difficili da trovare anche per la produzione di singoli nuovi aerei.
In generale, mi rallegra molto di più la distruzione degli aerei militari russi che sono già in servizio militare. Così come di tutto il resto dell’equipaggiamento bellico.


Era difficile da notare

Esistono molte varianti di questa vecchia barzelletta, eccone una:

Il giudice chiede a tre indigeni evasi dal carcere e nuovamente catturati:
– Ditemi, perché siete scappati?
– Siamo stati in prigione un giorno, due, tre. Il quarto giorno, Falco Acuto ha notato che mancava una parete.

E ora il motivo per ricordare la suddetta barzelletta…
L’agenzia russa TASS riferisce che la FSB ha interrotto l’attività dei dirigenti di un’impresa commerciale di Yaroslavl che avevano organizzato un canale di «produzione e fornitura illegale» all’estero di prodotti a duplice uso. Secondo i dati del servizio stampa dell’ufficio della FSB nella regione di Yaroslavl, la sezione investigativa ha avviato un procedimento penale ai sensi della norma del Codice penale che prevede una pena per l’esportazione illegale dalla Russia di prodotti soggetti a controllo delle esportazioni.
Il canale era utilizzato per la fornitura di motori a duplice uso nell’interesse del ministero della difesa di uno Stato straniero (non è specificato quale, ma non è importante: continuate a leggere). I prodotti fabbricati sono stati sequestrati e il canale stesso è stato smantellato. L’autore del canale telegram «Hvost Soroki» (Coda della gazza), legato al complesso militare-industriale russo, ipotizza che si tratti di motori D-30 per aerei Il-76.
In altre parole, il motore D-30 non è prodotto per aeroplani giocattolo. Ecco che aspetto ha:

Pesa 1944 kg, è lungo 4734 mm e ha un diametro di 1050 mm. Come potete immaginare, non è fabbricato di carta e colla, ma di materiali abbastanza particolari. Era davvero difficile notare il trasporto illegale di un aggeggio del genere, ma alla fine la FSB ci è riuscita. Complimenti!
Insomma, se qualcuno ha in mente qualche missione particolare ma ha paura della FSB, non si preoccupi. Ha ottime possibilità di riuscirci.


Ieri la Commissione europea ha confermato che l’aereo di Ursula von der Leyen ha avuto problemi con il GPS nella zona dell’aeroporto bulgaro di Plovdiv (i piloti avrebbero dovuto usare le cartine cartacee per l’atterraggio) e ha detto che le autorità bulgare pensano che sia stata Mosca a causare l’incidente.

Il servizio Flightradar, invece, ha commentato così le notizie relative alle interferenze nel funzionamento del GPS all’aeroporto di Plovdiv:
We are seeing media reports of GPS interference affecting the plane carrying Ursula von der Leyen to Plovdiv, Bulgaria. Some reports claim that the aircraft was in a holding pattern for 1 hour.
This is what we can deduce from our data.

A questo punto sarebbe curioso precisare quale problema con il GPS ci era realmente stato. Perché oltre al semplice «blocco» del segnale GPS è anche tecnicamente possibile causare delle interferenze: fargli trasmettere le coordinate sbagliate ai veicoli in viaggio. In Russia, per esempio, questo tipo di malfunzionamento viene spesso organizzato dalle autorità nei momenti delle grandi manifestazioni o visite pubbliche delle alte cariche dello Stato. In tal modo il GPS formalmente funziona, ma dal punto di vista pratico diventa totalmente inutile.


“Finalmente” i voli diretti

Ieri l’agenzia russa Rosaviatsia ha rilasciato alla russa Nordwind Airlines il permesso di volare sulla rotta Mosca-Pyongyang, ha riferito l’Associazione degli operatori turistici della Russia. In base alla autorizzazione, la compagnia aerea potrà effettuare voli fino a due volte a settimana (mentre a giugno è stato istituito un treno diretto da Mosca a Pyongyang: il viaggio di andata dura nove giorni).
Lasciando da parte la questione politica (troppo evidente e dunque banale), è curioso notare che l’autorizzazione è stata data solo alla compagnia russa. Significa che pure nelle condizioni delle sanzioni internazionali (che non permettono prendere in leasing gli aerei nuovi o acquistare legalmente i pezzi di ricambio per quelli disponibili) si preferisce far volare le persone (per ora non andiamo a vedere quali) con una compagnia russa e non quella nordcoreana.
Qualcuno di voi avrebbe fatto una scelta diversa? Ahahaha


Questa è stata geniale

L’operazione speciale ucraina «Ragnatela» di ieri – la conoscete già tutti – è stata preparata dalla Ucraina per più di un anno e mezzo. Ha portato alla distruzione di 41 aerei strategici russi.

L’operazione è stata estremamente complicata dal punto di vista logistico: Continuare la lettura di questo post »


L’aereo caduto in Kazakistan

Non mi stupisce il fatto che l’esercito russo non sia in grado di distinguere un aereo civile da un drone: ce lo insegna la storia pluridecennale.
Non mi stupisce nemmeno il fatto che Kadyrov e/o Putin (alla fine sicuramente entrambi) hanno deciso di fare in modo che quell’aereo azero cada in mare: «così tutti pensano che sia stato un incidente e sicuramente non si chiedono perché è volava sopra il mare».
Però mi dispiace un po’ per il fatto che in pochi fanno i dovuti complimenti ai piloti che sono riusciti a portare un aereo gravemente danneggiato in un posto sicuro: in un posto dove poteva salvarsi almeno qualcuno (e, in effetti, in molti si sono salvati).
E poi niente, per ora non voglio aggiungere altro. Procedo a salvare il video di quell’incidente:

Speravo di concludere l’anno con un video più allegro, ma ho ancora tempo…


Uno A-50 in meno

Il comandante in capo delle Forze armate ucraine Valery Zaluzhny dice che l’Ucraina avrebbe abbattuto un aereo di rilevamento e controllo radar a lungo raggio A-50 sopra il Mar d’Azov. Si tratterebbe di un colpo abbastanza pesante per l’esercito putiniano: questi aerei costano cifre folli pure in confronti di altre attrezzature militari e non vengono più prodotti.
Allo stato del 2022, erano in servizio solo tre A-50 e sei A-50U dell’esercito russo. Allo stesso tempo, bisogna precisare che non tutti quegli aerei possono volare: per esempio, uno di essi è stato gravemente danneggiato da un attacco di droni all’aeroporto militare di Machulishchi.
A questo punto una persona particolarmente ottimista (oppure idealista) potrebbe ipotizzare che in realtà l’Ucraina abbia già iniziato a ricevere e utilizzare come si deve i primi F-16. Mentre una persona abituata a operare con delle informazioni un po’ più certe potrebbe giungere a una conclusione più semplice, ma anche più logica: lo stesso Zaluzhny aveva detto che l’esercito ucraino non riesce a invertire a proprio fare l’andamento della guerra anche perché attualmente si trova in una condizione tecnologica simile a quella dell’esercito russo. Ecco, in attesa degli strumenti militari più avanzati, Zaluzhny procede, in qualche modo, a mettere in svantaggio l’esercito russo. È sicuramente una cosa positiva, ma, purtroppo, non sufficiente.