È già ufficialmente iniziata l’estate e questo significa che nella mia rubrica musicale è il momento di postare la seconda parte del ciclo «Le quattro stagioni» di Antonio Vivaldi: «L’estate», il concerto № 2 in Sol minore dell’opera «Il cimento dell’armonia e dell’invenzione» (composta non più tardi del 1720).
Questa è l’interpretazione del concerto «L’estate» della Netherlands Bach Society (il primo violino Shunsuke Sato):
E poi trovo interessante aggiungere l’interpretazione de «L’estate» della Voices of Music (con Cynthia Miller Freivogel):
Buona estate musicale a tutti!
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Formalmente domani inizia l’estate… guardate fuori dalla finestra: secondo voi non è iniziata tempo fa? Però formalmente inizia solo domani, dunque pure noi dobbiamo fare qualche gesto formale per salutare il suo arrivo. Io lo faccio postando il poema sinfonico per orchestra «Estate» (H 116, composto negli anni 1914–1915) del compositore inglese Frank Bridge (1879–1941). Qualcuno dei suoi contemporanei sostiene che questo poema sinfonico era uno dei prodotti della autocura psicologica del compositore-pacifista profondamente colpito dal fatto stesso dello scoppio della Prima guerra mondiale. Noi non possiamo verificare questa tesi (almeno perché non possiamo entrare nella testa di una persona viva o morta), ma abbiamo la possibilità di ascoltare la musica: è questa la cosa più importante per gli obiettivi dichiarati del presente post.
In questo specifico caso si tratta della esecuzione dalla «Estate» da parte della Royal Liverpool Philharmonic Orchestra diretta da Sir Charles Groves.
Il compositore tedesco Georg Friedrich Händel (1685–1759) fece gli studi musicali in Italia, dall’età di 27 anni visse a Londra e nel 1727 divenne cittadino inglese. A metà del XVIII secolo fu uno dei compositori più noti al mondo e, addirittura, fu considerato un classico vivente. Ancora oggi è considerato un compositore nazionale del Regno Unito, dove le sue composizioni vengono tradizionalmente eseguite nelle occasioni di incoronazioni e altre cerimonie ufficiali.
Una di quelle composizioni di Händel è il «Zadok the Priest» (HWV 258): l’inno composto nel 1727 per l’incoronazione del re Giorgio II di Gran Bretagna.
A partire dal 1727 questo inno viene cantato a ogni incoronazione del sovrano britannico, ma, purtroppo, la maggioranza delle persone comuni in giro per il mondo conosce non meno bene (o addirittura meglio?) l’arrangiamento realizzato nel XX secolo dal compositore inglese Tony Britten:
Sì, a partire dal 1992 è l’inno ufficiale della UEFA Champions League. Però la cultura può essere diffusa con tutti i mezzi disponibili…
Il compositore francese Gabriel Urbain Fauré (1845–1924) avrebbe dovuto avere, in teoria, la carriera determinata per sempre dal fatto che all’età di nove anni era stato mandato a studiare alla scuola per i futuri organisti di chiesa e maestri di capella: aveva avuto dei grandi insegnanti e, effettivamente, per decenni aveva fatto organista in diverse chiese parigine. In contemporanea, aveva sempre composto la musica propria, ma aveva iniziato a ottenere un riconoscimento rilevante da parte del pubblico e dei critici solo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Nel corso della propria lunga, ma non sempre fortunata carriera da compositore Fauré aveva composto praticamente in tutti i generi musicali del suo tempo: non solo la musica sacra.
Tra tutte le composizioni di Fauré per orchestra sinfonica oggi possono essere definite particolarmente note due. La prima è la «Pavane» (Op. 50), composta nel 1887 in forma di pavana. Vi propongo questa interpretazione della olandese Radio Philharmonic Orchestra (diretta da Peter Dijkstra):
(e per ora evito la rara versione per il coro con l’orchestra).
La seconda composizione sinfonica particolarmente nota di Fauré è la «Sicilienne» (Op. 78 composta nel 1893), una pièce musicale composta originariamente per violoncello e pianoforte che poi doveva essere inclusa nella musica di uno spettacolo teatrale. Alla fine, però, è rimasta solo un brano singolo. Ecco la sua interpretazione da parte di Gautier Capuçon (violoncello) e Jérôme Ducros (pianoforte):
Bene, un altro compositore rilevante ha contribuito ad arricchire la mia prestigiosa rubrica musicale.
Molti anni fa, nel corso di una conversazione non mi ricordo più su quale argomento, un mio conoscente aveva ipotizzato che non pochi tra i musicisti metal e hard rock fossero in realtà dei grandi appassionati della musica classica. Degli appassionati segreti però…
In quel momento mi era sembrata solo una simpatica battuta e mi ero dimenticato di essa abbastanza velocemente. Con l’età, però, sviluppando la propria cultura musicale ho fatto alcune scoperte più o meno interessanti anche nel contesto di quella battuta. Per esempio, non tutti di quegli appassionati sono proprio segreti: la mia scoperta migliore è stata la musica classica di Jon Lord, ma nella natura esistono anche altri casi. Così, oggi posso condividere con voi la musica classica composta dal cantante heavy metal Glenn Danzig.
Questo personaggio ha pubblicato, nel corso della propria carriera da solista, due album di musica che può essere definita classica: io ho selezionato due brani dal primo, il «Black Aria» del 1992. Il primo brano selezionato è «Overture of the Rebel Angels»:
Il secondo brano selezionato dallo stesso album è «Shifter»:
In sostanza, sembra un mix tra heavy metal e elettronica, ma con una tendenza verso la musica classica e relativamente poco varia. Ma a volte si può fare…
Il compositore francese Jules Émile Frédéric Massenet (1842–1912) è entrato nella storia musicale prevalentemente per le sue opere liriche: numerose e, nella maggioranza dei casi, di una certa popolarità già negli anni della prima esecuzione dal vivo. Tale fatto storico-culturale evidenzia, tra le altre cose, la grande «utilità» delle creature parassitarie chiamate critici musicali: infatti, i critici musicali contemporanei a Massenet affermarono che egli fu più un compositore sinfonico che teatrale e che la sua musica puramente orchestrale fosse migliore. Massenet, invece, ebbe un’opinione diametralmente opposta riguardo alle proprie capacità artistiche: per temperamento non fu portato a comporre opere sinfoniche, i limiti delle forme sonate gli portarono noia.
Io, per fortuna, non sono un critico musicale, sono un semplice ascoltatore e in tale qualità ho sempre preferito la musica sinfonica alle opere liriche (e le opere liriche al balletto) indipendentemente dal compositore autore, in generale, per temperamento mio. Ma oggi provo a essere un divulgatore imparziale e vi propongo due composizioni di Massenet di generi «in conflitto»: una opera lirica e un poema sinfonico.
L’opera lirica più breve di Jules Émile Frédéric Massenet è la «La Grand’Tante» («La prozia»), composta poco dopo il termine degli studi da parte del compositore ed eseguita per la prima volta il 3 aprile 1867. Ha solo un atto, ma per qualche strano motivo è disponibile su YouTube solo in una strana versione ucraina. Di conseguenza, sono stato a selezionarne solo un estratto, diretto da Stéphane Petitjean.
Il poema sinfonico di Jules Émile Frédéric Massenet che ho selezionato per oggi è la ouverture «Phèdre», composta nel 1873. Quella del video è l’esecuzione della Orchestre de la Suisse Romande:
Bene, la prossima volta che mi capita di tornare a questo compositore, mi concentro sulle mie preferenze personali e posto solo la musica sinfonica di Massenet.
Lo scrittore e critico di musica classica David Hurwitz descrive «Die Schöpfung» («La Creazione» in italiano) – l’opera corale e per orchestra da camera composta dal compositore austriaco Joseph Haydn tra il 1796 e il 1798 – come «musica spaziale», sia per quanto riguarda il suono della musica («un autentico brano di „musica spaziale“ caratterizzato da violini e fiati acuti che pulsano dolcemente sopra i violoncelli e i contrabbassi gravi, senza nulla nel mezzo… La musica spaziale scivola gradualmente verso un ritorno al gesto iniziale del movimento… »), sia per il modo in cui è composta, raccontando che Haydn concepì «La Creazione» dopo aver discusso di musica e astronomia con William Herschel, oboista e astronomo (scopritore del pianeta Urano).
In realtà, anche dal punto di vista puramente musicale questa opera è considerata uno dei capolavori di Joseph Haydn e io, di conseguenza, avrei potuto postarla in qualsiasi momento e senza alcun pretesto formale. Ma ho voluto farlo all’indomani del 65-esimo anniversario del primo volo di un umano nello spazio: per festeggiare uno degli ultimi contributi importanti e nettamente positivi allo sviluppo della civiltà umana provenienti da un territorio «problematico».
Posto questa interpretazione de «La creazione» della Netherlands Radio Philharmonic Orchestra & Radio Choir condotta da Leonardo García Alarcón:
Certo, è notevolmente più lunga di una semplice canzone, ma spero che qualcuna delle persone più pigre almeno la inserisca nei propri piani di ascolto.
Dato che la settimana scorsa è «ufficialmente» — dal punto di vista astronomico — iniziata la primavera (la vostra finestra cosa ne dice?), ora ho pure un pretesto formale per iniziare a postare un nuovo ciclo «Le quattro stagioni» nella mia rubrica musicale… Naturalmente, la musica di Antonio Vivaldi è abbastanza difficile da definire come «nuova» sia in termini assoluti, sia in termini del bagaglio culturale di una persona non sorda. Ma io non ho ancora affrontato in un modo serio, sul mio sito, questa parte iniziale dell’opera «Il cimento dell’armonia e dell’invenzione» del compositore, dunque posso iniziare a farlo ora.
Oggi, logicamente, partiamo con la prima parte dell’opera: «La primavera», il concerto № 1 in Mi maggiore. Questa è la sua interpretazione di Voices of Music:
E poi aggiungo l’interpretazione dello stesso concerto Israel Philharmonic Orchestra diretta da Itzhak Perlman:
Buona primavera musicale a tutti!
Per qualche strano motivo nella mia rubrica musicale non è mai comparso il compositore svizzero Arthur Honegger (1892–1955). Ma non è mai tardi recuperare!
In realtà, Honegger potrebbe anche essere definito un compositore francese: nacque da genitori svizzeri ma in Francia, ricevette quasi tutta la sua istruzione musicale in Francia (tranne i primi anni di Conservatorio passati a Zurigo), lavorò in Francia, ebbe i contatti professionali e personali con molti dei compositori francesi più importanti della sua epoca, fu addirittura membro della Resistenza francese negli anni della Seconda guerra mondiale. Ma ha sempre dichiarato di sentire in sé un «elemento svizzero, un atavismo profondamente radicato». Di conseguenza, chiamiamolo pure un compositore svizzero-francese: la fusione delle varie culture musicali (in realtà, non solo di quelle svizzere e francesi) e la capacità di apprendere dai numerosi colleghi gli hanno permesso di creare delle opere musicali belle, particolari e, in una certa misura, «influenti» per la musica classica del XX secolo.
E dato che oggi pubblico il mio primo post dedicato ad Arthur Honegger, preferisco inserirvi due delle sue composizioni più note: per far capire ai lettori meno preparati di chi si tratta.
La prima composizione di Honegger che ho selezionato per oggi è – forse prevedibilmente – il poema sinfonico «Pacific 231» (H53) del 1923, dedicato alla locomotiva a vapore più potente dell’epoca (Pacific 231G 558). Ascoltandolo, capirete facilmente che non si tratta di un titolo attribuito «tanto per»:
La seconda composizione di Arthur Honegger che ho selezionato per il post odierno è la Sinfonia n. 2 per archi e tromba (H153, composta nel 1941), le tre parti della quale simboleggiano la morte, il dolore e la liberazione. Il contesto storico della creazione di questa sinfonia a Parigi è facilmente immaginabile…
Per oggi va benissimo così, ma sicuramente tornerò ancora a postare la musica di Arthur Honegger.
Tempo fa mi era capitato di postare il Concerto per flauto in sol maggiore del compositore austriaco Christoph Willibald Ritter von Gluck. Oggi, avendo pensato di aver fatto una pausa sufficientemente grande, ho voluto postare l’arrangiamento dello stesso concerto per violino (se assumiamo che sia lui l’autore pure del concerto «originale»)… Ma ho scoperto che non è disponibile su YouTube! Ed è solo la seconda volta nella mia vita che non riesco a trovare un video con una concreta opera musicale classica…
Ma dato che ormai mi sono fissato con l’idea di postare qualche musica di Gluck dove viene utilizzato tanto anche il violino, ho selezionato due sue sonate del 1746.
La prima sonata, in do minore:
La quarta sonata, in si bemolle minore:
E nel frattempo continuo le ricerche.



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