CBS News riferisce che lo stabilimento di munizioni costruito a Mesquite (Texas) con un investimento di 469 milioni di dollari, in due anni di attività non ha prodotto nemmeno un componente per i proiettili di artiglieria da 155 mm. È quanto emerge dal rapporto dell’ispettore generale del Pentagono, pubblicato lunedì. Negli ultimi quattro anni le scorte di proiettili da 155 mm del Pentagono si sono ridotte di 3,6 milioni di pezzi. Più di 3 milioni di questi sono stati consegnati all’Ucraina nell’ambito dei pacchetti di aiuti militari dell’amministrazione di Joe Biden, circa 112 mila sono stati utilizzati durante esercitazioni e test, mentre altri 218 mila sono stati venduti ad altri Paesi. La domanda di artiglieria da parte dell’Ucraina nel complesso è leggermente diminuita: la guerra si basa sempre più sui droni, piuttosto che su combattimenti di posizione con bombardamenti di artiglieria massicci, come avveniva alcuni anni fa. Tuttavia, nonostante la diffusione di nuove armi, l’artiglieria continua a svolgere un ruolo importante sul fronte.
Sono quasi certo (certo al 99%) che i fatti sopra esposti non impediranno affatto ai fan sfegatati di Trump di continuare ad affermare che Donald Trump sta aiutando molto l’Ucraina nella sua guerra difensiva. E, in generale, che tutta la produzione americana si sia già rafforzata e sviluppata ai tempi di Trump. Di solito non sono messi molto bene con la conoscenza dei fatti reali, ma la mancanza di conoscenza non impedisce proprio di dire cose del genere: anch’io ho sentito cose simili, e me le hanno raccontate anche dei conoscenti.
Sarebbe molto divertente da osservare, se non avesse un impatto sul mondo esterno.
L’archivio del tag «armi»
I giornalisti dei media The Insider e Nordsint, inviando richieste alle aziende cinesi fingendo di essere acquirenti russi di beni destinati al settore militare russo, hanno scoperto che le aziende cinesi sono disposte a vendere componenti di importanza cruciale per la produzione di droni militari russi: nonostante il fatto che, secondo la legislazione cinese, a partire dal 2023 l’esportazione di tali beni sarà fortemente limitata.
Quasi come in una barzelletta:
«Holmes, come ha fatto a capire che quell’uomo era un assassino?»
«Elementare, Watson! Gli ho scritto una lettera con una domanda.»
[ho letto l’originale della barzelletta nel 2020 in un altro contesto, ma comunque triste]
Ma nell’indagine di cui sopra, non è tutto esattamente come nella barzelletta, poiché tutti i risultati dell’indagine «spionistica» sono documentati. E mi piacciono le indagini come questa, sia per i risultati che per la bella semplicità dei metodi.
L’articolo segnalato questo sabato è una inchiesta ben fatta e interessante su come la Corea del Nord ha fornito allo Stato russo tra otto e undici milioni di proiettili e missili nel periodo tra il 2023 e il 2025. Potete immaginare da soli la destinazione dei «beni» forniti, come potete immaginare pure che si sta lavorano sulla ripresa delle forniture.
Nel frattempo, qualcuno sta sicuramente pensando che se la Corea del Nord non avesse creato (creato?) la bomba più importante, ora sarebbe stato un buon momento per…
Ieri Macron ha dichiarato che la Francia aumenterà il proprio arsenale nucleare, poiché i conflitti in tutto il mondo stanno diventando più intensi, coinvolgono Paesi che possiedono armi nucleari e quindi aumentano i rischi che questi superino il vincolo dell’uso del nucleare. La Francia, in particolare, inizierà la costruzione di un nuovo sottomarino su cui installerà missili balistici, aumenterà il numero di testate nucleari e non renderà più conto delle dimensioni del proprio arsenale.
Indipendentemente dal fatto che sia realizzabile questo piano e dal nostro atteggiamento nei suoi confronti, la dichiarazione di Macron è del tutto logica. Molti anni fa, nel corso di una delle lezioni, il mio professore di relazioni internazionali affermò che «la bomba atomica è una garanzia di pace». E per quasi vent’anni sono stato sostanzialmente d’accordo con questa idea. Poi la pratica ha dimostrato che in realtà la funzione principale della bomba atomica è quella di garantire l’impunità all’aggressore, mentre la funzione secondaria è quella di garantire la sicurezza a chi possiede questa stessa bomba senza aggredire in alcun modo gli altri. Macron ha logicamente ipotizzato che verificare l’efficacia della funzione secondaria sia meglio che stare semplicemente ad aspettare grandi problemi militari. Non posso criticarlo per questo.
Da quale proprietario della bomba atomica ci si aspettano problemi? Per ora, da un proprietario particolarmente irascibile. C’è, è vero, un altro candidato irascibile alla proprietà della bomba atomica, ma spero tanto che almeno questa volta venga neutralizzato (e non come l’anno scorso). Lo spero anche se Trump potrebbe decidere di nuovo di interrompere rapidamente tutte le azioni e, senza attendere risultati concreti, dichiararsi vincitore.
La Reuters riporta: il Dipartimento di Stato americano ha annunciato la più grande vendita di armi mai fatta alla Repubblica Cinese (Taiwan) per un valore di 11,1 miliardi di dollari. La fornitura comprende 82 sistemi missilistici altamente mobili HIMARS e 420 sistemi missilistici tattici ATACMS per un valore complessivo di oltre 4 miliardi di dollari, 60 obici semoventi e attrezzature correlate per lo stesso importo, droni da ricognizione Altius e componenti per un altro tipo di UAV per un valore di 1 miliardo di dollari, nonché sistemi missilistici anticarro portatili Javelin e TOW per un valore di oltre 700 milioni di dollari, pezzi di ricambio per elicotteri per un valore di 96 milioni di dollari e kit per l’ammodernamento dei missili Harpoon per un valore di 91 milioni di dollari. Potete facilmente trovare voi stessi informazioni più dettagliate.
Da parte mia, vorrei solo sottolineare che tutto ciò mi sembra corretto, ragionevole e in linea con i timori realistici per il destino di Taiwan. Ma sorge spontanea una domanda banale: perché il noto amante degli accordi (deal) non cerca di concludere un accordo simile con l’UE? In quest’ultimo caso, infatti, l’importo potrebbe essere più alto e il desiderio dell’acquirente è stato dichiarato da tempo… Spera forse in un accordo più vantaggioso con Putin? Ma Putin vuole non solo comprare, ma anche vendere, e non ha moltissimi soldi a disposizione.
Il grande amante degli accordi da qualche parte ha sbagliato di nuovo.
In un comunicato ufficiale del Ministero degli Esteri russo di ieri si dice la Russia rinuncia al moratorio unilaterale sulla limitazione dello schieramento di missili a medio e corto raggio. Il ministero ha giustificato questa decisione con l’aumento del «potenziale missilistico destabilizzante» da parte del «Occidente collettivo» nelle regioni vicine alla Russia.
Di fronte a tale notizia, la reazione di un lettore mediamente intelligente dovrebbe essere una: chiedersi se lo Sato russo ha tanti missili da schierare. La domanda deriva dalle informazioni (degli ultimi tre anni e mezzo) sulla quantità, qualità e provenienza dei missili utilizzati nella guerra contro l’Ucraina. Leggiamo spesso che vengono utilizzati i missili tirati fuori dai depositi sovietici o arrivati dagli Stati come la Corea del Nord e che spesso quei missili non esplodono come lo vorrebbero i vertici militari russi. Mentre la produzione interna dei missili nuovi non è sufficiente per sostenere i ritmi della guerra desiderati.
Ovviamente non abbiamo la piena statistica reale su tutte le cose appena elencate, ma io presumo comunque che l’obiettivo principale del Ministero degli Esteri fosse stato quello di spaventare l’Occidente con le sole parole.
Il comandante in capo delle forze armate ucraine Alexander Syrsky, in una intervista rilasciata ieri a The Washington Post, ha invitato gli USA e l’Europa a fornire all’esercito ucraino missili a lungo raggio e a consentirne l’uso contro la Russia. L’obiettivo è quello di rallentare la produzione di armi russe, attaccando gli stabilimenti russi che producono missili e droni.
Non so cosa ne pensino gli esperti militari, ma dal punto di vista puramente logico la richiesta di Syrsky è perfettamente in linea con l’obiettivo globale di costringere Putin a negoziare a condizioni non tanto vantaggiose per lui. Per esclusione: se per vincere con mezzi militari sono necessari sforzi e investimenti finanziari troppo grandi e, allo stesso tempo, non è possibile privare completamente Putin dei soldi per la guerra (a breve termine è sicuramente impossibile, pure l’economia sovietica non era crollata in un solo anno), allora non resta che creargli problemi reali con le armi. Problemi tali che diverse persone gridino – come lo aveva fatto il capo di un gruppo militare da nome musicale – davanti alle telecamere: «Vladimir, dove sono i proiettili, ***** ***?»
Spero che si riesca a spiegarlo ai politici americani e europei.
La Reuters scrive che gli USA hanno ripreso le consegne di alcune armi alla Ucraina: proiettili d’artiglieria da 155 mm e missili a guida precisa noti come GMLRS, utilizzati nei lanciarazzi multipli HIMARS. Non è chiaro perché l’ultima spedizione abbia incluso solo proiettili e razzi per lanciarazzi multipli; non è noto se sia stata presa la decisione di riprendere le consegne di altre armi.
In compenso, ieri ho sentito una curiosa interpretazione della pausa nelle forniture americane del materiale bellico alla Ucraina: dopo l’intervento-lampo in Iran – non c’è bisogno di precisare – Trump avrebbe detto Pete Hegseth di fare l’inventario dei materiali disponibili, mentre quel personaggio, con il suo grado di intelligenza e preparazione che purtroppo conosciamo, si è inventato il modo più cretino di farlo. «Non facciamo uscire nulla finché non finiamo a contare». E, in più, lo avrebbe fatto senza informare Trump stesso (che infatti si era dimostrato incapace di commentare la situazione). La cosa più preoccupante: l’ipotesi mi sembra credibile e realistica.
La ripresa delle forniture alla Ucraina, seppure modeste, è comunque una cosa positiva.
Non posso non consigliare un testo uscito questa settimana che racconta un fatto interessante: i giornalisti del gruppo danese Danwatch hanno ottenuto dal database pubblico delle gare d’appalto russe più di due milioni di documenti relativi agli appalti militari russi per l’ammodernamento su larga scala dei silo sotterranei di missili con testate nucleari strategiche. Questi documenti forniscono alcune informazioni sulla progettazione, le condizioni e l’ubicazione di questi silos. In breve, ci dicono qualcosa sulle armi nucleari russe.
Queste letture non sono solo interessanti. Sono anche una fonte di gioia: ora qualcuno dovrà ridisegnare, mascherare, rimodellare, ricollocare, etc. un gran numero di strutture legate alle armi nucleari russe. Questo significa pensare a molte cose, ma non all’uso delle suddette armi (se, ovviamente, qualcuno ci pensava).
Ieri il Seimas (parlamento) lituano ha deciso di denunciare la Convenzione di Ottawa sulla messa al bando delle mine antiuomo. Un totale di 107 parlamentari ha votato a favore del ritiro dalla Convenzione, tre si sono astenuti e non ci sono stati voti contrari. Il ritiro della Lituania dalla Convenzione richiedeva l’approvazione di almeno 85 deputati.
Avete un tentativo per indovinare il motivo di tale misura palesemente di carattere difensivo…
Il motivo o il reale promotore della misura? È quasi la stessa cosa, potete indovinare entrambi.
Io, intanto, per l’ennesima volta devo constatare che il reale promotore si è meritato il titolo di una delle persone più influenti al mondo: come vediamo, si può benissimo essere molto influenti anche in negativo. Ma la cosa più curiosa è che quel promotore proprio oggi festeggia la vittoria in una grande guerra di portata mondiale: uno degli slogan storici di questa festa è «mai più», che viene arricchito sempre di nuovi «curiosi» significati.



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