L’archivio del 15 Settembre 2026

Che sorpresa artificiale

Il 404 Media ha scoperto che OpenAI sta assumendo centinaia di collaboratori che leggono una mole enorme di richieste reali degli utenti di ChatGPT, talvolta contenenti informazioni personali sensibili. Il compito di questi collaboratori è migliorare le risposte di ChatGPT: i collaboratori valutano e criticano le risposte generate dal chatbot. I revisori non vedono i nomi degli utenti e OpenAI ha dichiarato a 404 Media che sta cercando di rimuovere i dati personali prima che le richieste arrivino a loro, utilizzando il modello Privacy Filter, anche se a volte i dettagli sensibili riescono comunque a sfuggire al filtro.
Questa notizia non mi sorprende né mi spaventa: avrei reagito con calma assoluta anche a un contenuto ancora più «scandaloso». Nei decenni trascorsi su internet ho fatto in tempo a capire che qualsiasi scambio di informazioni può in qualsiasi momento diventare accessibile a terzi (non necessariamente truffatori) o addirittura diventare di dominio pubblico: proprio per questo riduco al minimo le informazioni «sensibili» che invio o conservo in rete. Mi aspetto lo stesso atteggiamento nei confronti dei dati da ogni persona adulta.
Mentre il post di oggi l’ho scritto per il seguente motivo: leggendo degli appaltatori di OpenAI, mi sono ricordato di come, alla fine dell’altro decennio, alcuni miei conoscenti spiegassero con estrema serietà la propria riluttanza a registrarsi su Facebook e altri social network con il timore per i propri dati personali. La mia osservazione «ma chi ti obbliga a fornire ai social network i tuoi dati personali [reali]?» provocava un blocco mentale irreversibile nei miei interlocutori. In questo senso, a volte mi sembra che l’umanità non sia ancora maturata del tutto.
P.S.: ovviamente, non ho potuto non intervistare il mitico ChatGPT… Continuare la lettura di questo post »