Anche a un grande compositore come Claude Debussy è capitato di comporre la musica «da spiaggia»… E, come ben sapete, ogni scherzo è un modo particolare di raccontare la verità.
Il mare è sempre, sin dalla età infantile, piaciuto tantissimo a Claude Debussy: i genitori, addirittura, dicevano per scherzo che da grande sarebbe diventato un marinaio. Oltre a osservarlo con gli occhi e a parlarne nella corrispondenza e nelle conversazioni con gli amici, Debussy ne aveva dedicato pure alcune sue composizioni musicali. Tra queste ultime ho scelto, per il mio post musicale odierno, «La Mer» (trois esquisses symphoniques pour orchestre, tre schizzi sinfonici per orchestra). Debussy aveva iniziato a comporla ad agosto 1903 a Villeneuve-la-Guyard (lontano dal mare) e aveva finito di comporla a marzo 1905 a Eastbourne (vicino al mare).
Bene, gli amanti del mare (non delle spiagge, ma del mare) possono così ricordarsi che è possibile andare ad ammirarlo in qualsiasi periodo dell’anno, non solo d’estate.
L’archivio della rubrica «Cultura»
Tutto questo lavoro viene progressivamente sostituito dall’uso dell’AI:
E, almeno nei primi tempi, la qualità degli effetti speciali sarà ancora più bassa…
Probabilmente sono ancora tante le persone che si ricordano bene la modella, attrice e cantante giamaicana Grace Jones, ma a me nei giorni scorsi il suo nome è venuto in mente solo per caso e dopo non so bene quanti anni o addirittura decenni. Sforzando un po’ la mente, ho capito che nella mia rubrica musicale potrebbe anche essere inclusa la sua canzone più famosa, quella che tutti hanno sentito almeno una volta nella vita: la «I’ve Seen That Face Before (Libertango)». Questa canzone è una rivisitazione del brano strumentale «Libertango» del famoso compositore argentino Astor Piazzolla (il quale lo aveva pubblicato nel 1974). La canzone di Grace Jones è, dal punto di vista musicale, un mix di tango, reggae e chanson.
Probabilmente ho fatto risvegliare qualche ricordo giovanile nelle vostre menti. E allora provo a rafforzare l’effetto postando un secondo brano dallo stesso album «Nightclubbing» (del 1981) di Grace Jones. Scelgo la canzone «Pull Up to the Bumper» che è stata abbastanza popolare all’epoca della pubblicazione dell’album, mentre ora è ricordata sensibilmente meno della canzone riportata sopra.
Bene, la mia collezione delle grandi hit del passato remoto ora è un po’ più completa.
Sono diversi giorni che non riesco a riprendermi da uno shock culturale subito… La ripresa viene fortemente ostacolata da un grande dubbio: chissà se uno shock del genere è capitato solo a me (si tratterebbe di una sfortuna notevole) o esistono anche altre persone colpite che non hanno ancora trovato il coraggio di parlarne pubblicamente?
Ebbene (bene?!), mi è capitato di avere una conversazione con un giovane — apparentemente istruito e con un livello intellettuale non inferiore alla media — che non ha mai sentito nominare il film «Kill Bill». Non solo non lo ha visto, ma addirittura non lo ha mai sentito nominare! Anche se il film è uscito più o meno nel periodo in cui è nato il suddetto giovane.
Ora sto cercando di capire: sono io che devo definirmi un cine-necrofilo, oppure è quel giovane che deve essere definito un cine-ignorante?
Ma non so se riuscirò mai a capirlo.
Il compositore ungherese Zoltán Kodály (1882–1967) in una certa misura può essere considerato un grande fenomeno della musica classica: non è certamente l’unico caso del genere nella storia della musica mondiale, ma è riuscito a diventare un compositore assolutamente valido senza aver ricevuto una istruzione musicale seria da bambino (una fase della vita fondamentale per formare un po’ tutte le capacità / abilità di una persona) e avendo iniziato gli studi sistematici solo ai tempi universitari. Meno male che almeno il padre – un musicista dilettante – gli aveva insegnato qualche base di violino. Ma proprio considerando il punto di partenza svantaggiato, dobbiamo apprezzare correttamente i risultati raggiunti.
Una volta mi era già capitato di postare la musica di Kodály, oggi vorrei continuare con una composizione diversa: per esempio, il Concerto per orchestra composto nel 1939:
Se almeno un decimo dei quasi-dilettanti o studenti tardivi arrivasse almeno a questo livello, il nostro mondo sarebbe molto più bello.
Incredibile ma vero: nella mia collezione di monete, che raccolgo in un modo consapevole e sistematico ormai da quasi vent’anni, solo questa estate è apparsa la prima moneta d’argento. È una moneta da 20 copechi del 1923. Anzi è la mia prima moneta in generale realizzata interamente in metallo prezioso.

Ma non è per la sua composizione che mi piace (sarebbe strano rallegrarsi così tanto e pubblicamente per 3,6 grammi d’argento a 500 millesimi) e nemmeno per il fatto che sia diventata una delle monete russe più antiche della mia collezione…

Mi diverte semplicemente il fatto stesso di essere passato, quasi per caso, a una nuova e più seria categoria di collezionismo. E non l’ho fatto acquistando le monete che mi interessavano, ma con un approccio puramente «da cacciatore». Questo metodo, come dimostra la pratica, richiede più tempo e, di conseguenza, pazienza, ma, allo stesso tempo, anche maggiore fantasia nel trovare le fonti degli oggetti da collezione. Proprio per questo è più interessante.
Inoltre, è del tutto fattibile dal punto di vista pratico. Proprio per confermare questa grande verità ho deciso di scrivere il presente post un po’ vanaglorioso.
P.S.: ora sapete anche verso chi buttare le monete che non vi servono più, ahahahahah
Nel 1970 il cantante, compositore, autore delle canzoni e attore canadese Paul Albert Anka aveva composto e registrato la canzone «She’s a Lady» (successivamente inclusa in diverse sue raccolte). Provate ad ascoltarla:
L’avete riconosciuta, ma molto probabilmente vi è sembrato di ricordarla diversa? Immagino facilmente il motivo: questa canzone era diventata realmente famosa grazie alla interpretazione di Tom Jones (il quale l’aveva inclusa nell’omonimo album del 1971):
Provate a immaginare le emozioni contradditorie dell’autore della canzone che solo relativamente pochi anni prima aveva perso la propria grande popolarità da cantante (infatti, la godeva prevalentemente tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60). Ma in parte ha recuperato molti anni più tardi: nel 2013 è uscito il suo album «Duets», dove Paul Anka e Tom Jones cantano insieme la «She’s a Lady».
In realtà, anche il solo fatto di aver composto una canzone così popolare è già un grande merito! Di conseguenza, non mi dispiace ricordare Paul Anka per la seconda volta in poche settimane.
Dopo alcuni dubbi, ho pensato di inserire nella edizione odierna della mia rubrica musicale il poema sinfonico «Una fiaba estiva» del compositore ceco Josef Suk (composta tra il 1907 e il 1909).
Il motivo della scelta è banalissimo: il caldo schifoso deve essere bilanciato con qualcosa di sempre estivo, ma bello.
Semplice, vero?
L’8 luglio è morta, dopo una lunga malattia, la cantante britannica Bonnie Tyler. Non ero un suo grande fan (anche a causa dei generi musicali nei quali era prevalentemente impegnata), ma capisco che lei ha lasciato una impronta visibile (udibile?) nella storia della musicale. Di conseguenza, ho pensato di dedicarle un post musicale commemorativo.
La canzone più nota di Bonnie Tyler è, probabilmente, la «Total Eclipse of the Heart» (fa parte dell’album «Faster Then the Speed of Night» del 1983). Qui metto la versione lunga, ma nella natura esistono anche delle versioni corte (sempre ufficiali), con quasi, in media, due minuti in meno.
La seconda canzone di Bonnie Tyler che ho selezionato per oggi è la quasi altrettanto nota «Holding Out for a Hero» (fa parte dell’album «Secret Dreams and Forbidden Fire» del 1986, ma prima, nel 1984, è stata utilizzata nel film «Footloose» di Herbert Ross).
Penso che sia stato giusto ricordarla.
Il compositore inglese Stanley Myers (1930–1993) è giustamente considerato un compositore cinematografico: ha composto colonne sonore e brani singoli per decine di film e serie televisive. Ma io, nel mio post musicale dedicatogli, lo voglio ricordare in una maniera molto più estesa: lo faccio scrivendo della sua pièce musicale «Cavatina».
La prima versione della «Cavatina» è stata composta da Stanley Myers alla fine degli anni ’60 per il pianoforte.
Poi, dopo poco tempo, lo stesso compositore ha trasformato la «Cavatina» in una composizione per la chitarra classica. Questa versione è stata utilizzata per i film «The Walking Stick» (del 1970) e «The Deer Hunter» (del 1978, cinque premi Oscar).
Ma prima del film da Oscar, nel 1973, la melodia è stata utilizzata dalla cantante jazz Cleo Laine per la sua canzone «He Was Beautiful» (registrata insieme al chitarrista John C. Williams e inclusa nell’album «Best Friends» del 1976). Ecco la canzone:
In tempi più recenti il brano originale di Stanley Myers ha avuto un destino ancora più curioso: la «Cavatina» è stata cantata dal cantante lirico (basso-baritono) gallese Bryn Terfel Jones e registrata insieme alla London Symphony Orchestra.
Insomma, il caso di Stanley Myers conferma che i compositori da cinema non vanno considerati inferiori a quelli «normali». E non è l’unico caso del genere.



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