L’archivio della rubrica «Nel mondo»

Ho scoperto che la ex portavoce di Vladimir Zelensky (che ha lavorato con lui dal 2019 al 2021), Yulia Mendel, ha concesso un’intervista di un’ora e mezzo a Tucker Carlson. Nell’intervista, Mendel ha definito Zelensky «uno dei maggiori ostacoli sulla strada verso la pace» e ha affermato che egli fa regolarmente uso di droghe. Data la vicinanza delle parole di Mendel alle stronzate della propaganda statale russa, l’intervista ha iniziato a essere attivamente citata dai media statali e filo-governativi russi e dai blogger russi pro-guerra.
L’ufficio di Zelensky ha invece dichiarato che «questa tipa ha perso da tempo il senno». E proprio a questa affermazione io credo facilmente: quale persona normale 1) concederebbe un’intervista a Tucker Carlson su tali argomenti durante la guerra e 2) ripeterebbe in generale la propaganda russa, per di più durante la guerra?
Se fossi una persona influente, inviterei l’opinione pubblica non solo a non sprecare tempo vitale prezioso per questa conversazione, ma anche per discuterne. Ma, purtroppo, i giornalisti hanno l’abitudine di preparare e spalmare sui nostri schermi qualsiasi schifezza sia successa da qualche parte nel mondo.
Beh, OK: almeno avviso voi.


Le minacce di Putin e l’UE

Il portavoce del Servizio europeo per l’azione esterna, Anouar El Anouni, ha dichiarato che i rappresentanti dell’Unione Europea non lasceranno Kiev nonostante le minacce della Russia di colpire la città. In precedenza, il consigliere di Putin Ushakov e la portavoce del Ministero degli Esteri russo Zakharova avevano dichiarato che la Russia potrebbe colpire gli edifici governativi a Kiev se l’Ucraina attaccasse (anche solo con i droni) Mosca il 9 maggio, giorno della celebrazione della vittoria nella Seconda guerra mondiale sulla piazza Rossa.
Qualcuno potrebbe pensare, in un primo momento, che l’UE intenda usare i propri rappresentanti come una specie di scudo umano: sapendo che Putin per ora non ha abbastanza coraggio per portare la guerra a questo nuovo livello. È vero, l’UE lo sa. Ma, allo stesso tempo, sa anche che le minacce verbali del Cremlino collettivo solitamente non hanno molto valore: negli ultimi quattro anni si sono sentite molte minacce di colpire gli edifici istituzionali a Kiev, ma pure voi sapete che non è mai successo.
È spesso giusto e positivo non darsi al panico e non prestare attenzione a ciò che dicono i personaggi sgradevoli che fanno i fighi. Nemmeno quando sono pazzi e armati.


L’oro ucraino restituito

A volte è bello scoprire la parte finale di qualche notizia letta tempo fa… Ne leggiamo decine ogni giorno e non scopriamo quasi mai come finiscono perché il giorno dopo arrivano decine di quelle nuove.
Vladimir Zelensky ha comunicato che l’Ungheria ha restituito i fondi e i beni della banca statale ucraina «Oschadbank» che erano stati sequestrati dalle forze dell’ordine ungheresi nel marzo di quest’anno.
Si tratta di valuta e metalli preziosi trasportati dall’Austria verso l’Ucraina. All’epoca, sul territorio ungherese erano stati fermati due furgoni portavalori e sette dipendenti della banca. Successivamente i mezzi sono stati restituiti, ma il denaro e l’oro sono rimasti nelle mani delle autorità ungheresi. Secondo le autorità ucraine, l’Ungheria tratteneva circa 40 milioni di dollari, 35 milioni di euro e 9 kg di oro bancario.
Almeno nei confronti della Ucraina sta cambiando qualcosa in meglio in Ungheria. Per me, un non cittadino/residente ungherese, è già una cosa importantissima.


Da chi avranno imparato?

La Reuters comunica: il procuratore generale ad interim Todd Blanche ha dichiarato che il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti intende ricorrere a tutti gli strumenti di contrasto a sua disposizione per contrastare l’aumento dei prezzi dei generi alimentari.
Già così la notizia suona male per chi ricorda o conosce bene la non particolarmente remota realtà sovietica. Ma dovrebbe suonare male anche per i più giovani che però conoscono bene la storia mondiale del XXI secolo. Quando uno Stato decide di contrastare l’aumento dei prezzi dei beni di qualsiasi tipo, solitamente quei beni spariscono dal mercato: i produttori e i venditori smettono di vendere o vendono altrove perché (stranamente) non vogliono perdere soldi.
In tempi recenti dove si è verificata, arrivando a un livello drammatico, una situazione del genere? In uno Stato sudamericano il cui presidente-dittatore è stato poco tempo fa rapito dagli USA! Ecco: mi sa che pur stando in una cella è riuscito a influenzare ciò che alcuni degli attuali funzionari statunitensi hanno al posto del cervello.


Che rapporto interessante

Da un rapporto della società di ricerche «Grifon Expert», presentato in occasione di una riunione del Consiglio della Federazione (Camera alta del «parlamento» russo) il 27 aprile, emerge che circa il 34% degli abitanti della Crimea annessa utilizza ricevitori satellitari non autorizzati, noti come «Gorynych» (il nome di un drago a tre teste molto presente nella mitologia slava). Questi dispositivi ricevono il segnale direttamente da diversi satelliti e consentono, in particolare, di guardare i canali televisivi ucraini. Secondo le stime degli autori del rapporto, ne fa uso circa un terzo della popolazione della penisola. Allo stesso tempo, solo il 17% dei residenti dispone di televisione satellitare autorizzata, mentre il 49% non ne dispone proprio.
Tra le altre cose, il rapporto afferma:

Più un intervistato ha accesso a contenuti alternativi, più spesso la sua opinione si discosta dalla «media», è più negativa e diventa meno stabile.

A questo punto è utile ricordare che il «referendum» sul passaggio alla Russia gestito dall’esercito russo aveva raccolto, ufficialmente, il 96,6% dei voti a favore.
Se qualcuno dovesse chiedermi, dopo la fine di Putin la Crimea dovrà essere ridata velocemente alla Ucraina: con le modalità da precisare e, in particolare, con le garanzie di sicurezza per i residenti che potrebbero essere accusate di collaborazionismo, ma dovrà essere ridata. La suddetta ricerca rafforza la mia convinzione.


La lettura del sabato

Io, personalmente, non ho notato nulla del genere (forse perché non rientro del tutto nella categoria di «pubblico occidentale»), ma a quanto pare la rete di bot del Cremlino «Matrioshka» sta diffondendo attivamente sui social network, rivolgendosi al pubblico occidentale, la disinformazione secondo cui dietro l’attentato a Donald Trump del 25 aprile ci sarebbe l’Ucraina. Non c’è nulla di illogico nel tentativo di creare un simile fake: si basa su un fatto noto a tutti, ovvero che i rapporti tra l’Ucraina e l’attuale leadership americana non sono proprio dei migliori.
Beh, OK: in caso di necessità, potrò rispondere in un modo argomentato a qualche vittima europea della propaganda di Matrioshka.


Le 159 navi

L’altro ieri Trump, nel corso di un incontro con i giornalisti alla Casa Bianca, ha affermato che l’Ucraina è già stata sconfitta sul piano militare. La dichiarazione è stata rilasciata poco dopo la sua conversazione telefonica con Vladimir Putin. In particolare, Trump ha detto ai giornalisti:

Penso che l’Ucraina sia stata sconfitta sul piano militare, ok? Non lo sapreste se leggeste le fake news, ma sul piano militare… Guardate la loro flotta! Avevano 159 navi. Ogni nave ora è in fondo al mare.

Non sono certo uno psichiatra, ma utilizzando la pura logica posso ipotizzare alcune interpretazioni delle parole appena riportate:
1) dato che nel corso degli ultimi 4+ anni a essere di fatto eliminata è stata la flotta militare russa del Mar Nero, mentre le 159 navi sono quelle iraniane, Trump confonde ben tre Stati abbastanza diversi e lontani tra loro;
2) la conversazione con Putin ha risvegliato nel cranio di Trump l’espressione «guerra veloce» perché entrambi erano in partenza sicuri di poter vincere in pochi giorni;
3) Putin spera ancora di vincere in Ucraina, mentre Trump in alcune fasi della propria coscienza alternante pensa di aver sconfitto l’Iran;
4) Trump, probabilmente, considera Putin quasi un amico e, dunque, un alleato contro un nemico comune;
5) nella testa di Trump  la Terra è piatta e triangolare  l’Ucraina e l’Iran sono la stessa cosa.
Se vi sembra una interpretazione abbastanza pazza, ricordatevi che non è il riassunto dei pensieri di chi scrive, ma di chi cerca di immaginare il contenuto della testa di Trump ahahahaha


Le “cinque lacune” della NATO

Il «Politico» ha intervistato diplomatici, militari ed esperti dei Paesi della NATO e ha elencato «cinque lacune», sulla base delle quali è giunto alla conclusione che la guerra in Medio Oriente ha dimostrato che i Paesi della NATO non sono pronti per una guerra con la Russia.
Ecco, molto probabilmente avete già letto quell’articolo o, almeno, ne avete sentito parlare. E, molto probabilmente, vi siete accorti della «sesta lacuna» presente nel suddetto articolo (no, questa volta Immanuel Kant non c’entra nulla ahahahaha). Tale lacuna consiste nel fatto che nella NATO non si vede l’ombra della volontà di entrare in un conflitto armato con la Russia. A partire dal 24 febbraio 2022 la NATO ha già avuto diverse occasioni da utilizzare come un pretesto per fare almeno qualcosa, almeno «indirettamente» e sul territorio dei propri Paesi-membri. Ma si è sempre astenuta, nonostante il fatto che in quelle occasioni le cinque lacune elencate dal «Politico» erano meno evidenti e meno critiche.
Anche se poi dobbiamo precisare che questa sesta lacuna è l’unica che riguarda la posizione attiva della NATO e dovrebbe essere recuperata per prima.


Meglio la morte

La Bloomberg scrive che la scorsa settimana il leader della Corea del Nord Kim Jong-un ha confermato: alcuni militari nordcoreani hanno commesso suicidio durante la guerra in Ucraina per evitare di finire prigionieri. In sostanza, si tratta di una conferma “ufficiale„ delle voci che circolavano già da tempo.
Io, a questo punto, posso pensare solo una cosa: la propaganda interna nordcoreana è realmente forte. Solo con questo posso spiegare il fatto che i militari nordcoreani preferiscono la morte alla possibilità di finire legalmente in un mondo libero. Il periodo della prigionia, la difficoltà legale di chiedere e ottenere l’asilo in Occidente e la conseguente vita economicamente difficile in un mondo sconosciuto per la mia logica dovrebbero comunque essere meglio della vita nella Corea del Nord. Ma i militari nordcoreani, evidentemente, hanno in mente due cose:
1) l’Occidente è l’inferno in Terra;
2) il rischio di essere rispediti a casa in qualità di combattenti arresi comporterà una morte dolorosa.
Preoccupante, direi.


La lettura del sabato

Questo sabato pubblico il link a un altro articolo su come la FSB cattura i «terroristi» ucraini durante la guerra. Si tratta di un articolo sui «nove di Kherson», i cui «membri» sono stati arrestati nell’estate del 2022, quando la città di Kherson era ancora occupata dalla Russia. Sono stati accusati di aver pianificato attentati contro funzionari di Kherson che collaboravano con l’occupante. Nel gennaio 2026, un tribunale russo li ha condannati a pene detentive comprese tra i 14 e i 20 anni.
Nel complesso, l’articolo non aggiunge nulla di radicalmente nuovo alle nostre conoscenze sui metodi di lavoro della FSB, della giustizia russa contemporanea e dello Stato russo in generale. Ma conviene comunque leggerlo per almeno due motivi: come parte della cronaca del degrado che sta succedendo e come descrizione dei limiti delle reali capacità della FSB.
Infatti, la FSB non è in grado di fornire informazioni attendibili sulle prospettive della guerra pianificata, non è in grado di impedire l’ingresso di truppe straniere sul territorio russo, non è in grado di catturare veri terroristi. L’unica cosa che è in grado di fare è descritta nell’articolo sopra citato.