L’archivio della rubrica «Nel mondo»

La lettura del sabato

Era da tempo che aspettavo questa inchiesta… Non nel senso che me l’aspettassi proprio da The Insider (anche se sono proprio loro a pubblicare più spesso questo tipo di articoli), ma nel senso che sapevo: prima o poi un articolo con questo contenuto sarebbe sicuramente uscito.
Insomma, il link porta al testo dell’inchiesta, il quale contiene non solo prove documentali del fatto che l’attentato all’aeroporto di Lipsia del 4 agosto sia stato organizzato dal GRU (Direttorato principale dell’intelligence dello Stato Maggiore Generale delle Forze Armate della Federazione Russa), ma anche alcuni esecutori finora sconosciuti, già coinvolti in attentati in Polonia.
Per chi per qualche motivo l’avesse dimenticato: la sera del 4 agosto di quest’anno un drone carico di esplosivo si è schiantato contro l’ala di un An-124 «Ruslan» ucraino, parcheggiato all’aeroporto di Lipsia…
Ma leggetelo voi.


Ci sono ancora degli ottimisti

Il «Politico», citando cinque diplomatici e funzionari dell’UE, riferisce che i Paesi dell’Unione Europea si stanno preparando a un possibile attacco ibrido da parte della Russia, che potrebbe causare la morte di cittadini dell’UE. Nel corso di incontri a porte chiuse, i rappresentanti dei 27 Stati-membri stanno discutendo diversi scenari di risposta a un incidente di questo tipo. Tali discussioni si sono intensificate dopo il ritrovamento, all’inizio di agosto, di un drone dotato di detonatore nei pressi di un aereo cargo ucraino all’aeroporto di Lipsia.
«Politico» sottolinea che non tutti i Paesi dell’UE concordano sulla necessità di elaborare misure specifiche e coordinate: ritengono infatti che le proposte in materia di sicurezza inserite nell’ordine del giorno duplichino le funzioni della NATO.
In altre parole, nella notizia sopra citata l’aspetto più interessante non è il fatto che ci si stia preparando a un possibile attacco ibrido da parte della Russia (è un fatto abbastanza logico). La cosa più interessante è la convinzione di alcuni Paesi che la NATO rimanga ancora un’organizzazione su cui si può contare! Sarei molto curioso di sapere quali siano questi Paesi e da quali mercanti ottengano le loro fonti di ottimismo (io non faccio uso di tali sostanze, lo chiedo per un amico). Al momento, né la leadership della NATO né il suo membro principale mi sembrano pronti ad azioni militari decisive, nonostante qualsiasi provocazione russa. Pertanto, la difesa dell’UE è una questione che riguarda esclusivamente l’UE stessa.


A me sembra una misura debole

Dalla riunione dei commissari europei tenutasi a Strasburgo ieri, il 6 ottobre, risulta che la Commissione europea intende adottare cinque misure prima di accogliere nuovi membri nell’Unione europea. Come riporta il quotidiano The Guardian, citando la commissaria europea per l’allargamento Marta Kos, uno dei meccanismi proposti è l’introduzione di un periodo di prova di 15 anni per i nuovi membri dell’UE, durante il quale un Paese potrebbe essere privato del diritto di voto in caso di violazione dei valori democratici fondamentali.
In particolare, Marta Kos ha dichiarato:

No more Viktor Orbán. We have to have quicker mechanisms than only article 7 [a sanction that allows a member state’s voting rights to be suspended] if the newcomers would go against the rule of law, democracy or our values.

Ebbene, secondo il mio autorevolissimo parere, l’idea del periodo di prova è interessante, ma poco utile. In qualsiasi Stato in qualsiasi momento al potere potrebbe arrivare un nuovo servo di Putin oppure un pazzo / populista estremo / dittatore etc. Può succedere qualsiasi quantità di anni dopo l’ingresso nell’UE: per esempio, mi sembra molto probabile la vittoria della Marine Le Pen alle vicinissime elezioni presidenziali francesi (anche se esattamente quella politica, una volta arrivata al potere, potrebbe anche rivelarsi meglio del previsto: un po’ come è successo alla Meloni). Di conseguenza, le misure consistenti nei confronti degli Stati-membri eventualmente convertitisi all’«orbanismo» servirebbero sempre.
E ora provate a immaginare il vero motivo della proposta dei 15 anni. Vi do due opzioni, scegliete la più probabile:
1) nell’UE sperano che tra 15 anni non ci sarà più Putin e altri vicini pazzi (magari sullo stesso territorio della Russia attuale);
2) gli Stati-membri dell’EU già esistenti non vogliono approvare la propria ipotetica perdita del diritto di voto.


Come vendicarsi

Qualche tempo fa ho scoperto, per puro caso, che nel 2007 è stata istituita dall’ONU la Giornata internazionale della non violenza. Penso che sia il giorno migliore per comunicare due cose importanti e, incredibilmente, connesse tra loro.
1) ogni conflitto tra gli umani può essere risolto in un modo non violento (purtroppo, non tutti lo sanno);
2) non chiedetemi come faccio a saperlo, ma sul sito dei testimoni di Geova c’è la sezione «Chiedi di essere contattato» dove viene chiesto di inserire, tra le altre cose, anche l’indirizzo fisico completo (potete inserire i dati, compreso l’indirizzo, di qualsiasi persona!).
Ecco, ora sapete come vendicarvi senza apparire violenti ahahahaha
P.S.: non vi sembro troppo cattivo?


America.gov

Ho letto che Trump ha firmato ieri un decreto per la creazione di una piattaforma digitale unica (America.gov) che consenta di accedere ai servizi delle agenzie federali degli Stati Uniti.
America.gov è un sito web dotato di un chatbot basato sull’intelligenza artificiale, destinato a diventare per gli americani uno «sportello unico» e ad aiutarli a interagire con le agenzie federali — ad esempio, per richiedere sussidi sociali, far inoltrare la posta o cambiare nome. Tutte le agenzie federali, a loro volta, sono tenute a integrare con il nuovo sito i propri sistemi destinati all’interazione con i cittadini.
Ovviamente, sono andato a vedere se il sito funziona già in qualche modo… Stranamente (per questi tempi), non ha alcun riferimento al «Più GRANDE PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI DONALD J. TRUMP»: non c’è il suo nome in lettere dorate, la sua foto o le sue citazioni…

Ho pure provato a fare una domanda di controllo:

Boh, secondo me gli sviluppatori hanno ancora tanto da fare!


Chissà perché non ci va

Sabato Trump ha invitato Zelensky ad avviare negoziati con la Russia per porre fine alla guerra. Mentre le fonti di Bloomberg (probabilmente inventate, ma non ne sono certo) già venerdì avevano riferito che Trump, durante l’incontro con Zelensky a margine dell’Assemblea Generale dell’ONU, gli aveva proposto di recarsi a Mosca per incontrare Putin. Zelenskyy, secondo gli «interlocutori» dell’agenzia, avrebbe rifiutato la proposta di Trump. Ufficialmente, l’ufficio del Presidente ucraino ha dichiarato che Trump non ha proposto a Zelensky di recarsi a Mosca per i negoziati.
Supponiamo che tutto quanto sopra sia vero. In tal caso, si possono sottolineare due cose. In primo luogo, è assolutamente normale che l’ufficio di Zelensky non voglia mettere ulteriormente in evidenza il livello di idiozia di Trump.
In secondo luogo, Zelensky avrebbe potuto coniugare la sua professione precedente con quella attuale: proporre a Trump di dare l’esempio recandosi a Teheran per i negoziati (una battuta attualmente molto diffusa su Internet), ma farlo in modo molto diplomatico. Ma se una proposta del genere fosse stata avanzata, non ne avremmo saputo da «fonti» di Bloomberg: sarebbe stato lo stesso Trump a iniziare in qualche modo a parlare pubblicamente dell’argomento.


Ieri in Svizzera si è tenuto un referendum in cui i cittadini hanno votato sulla questione di una definizione più rigorosa del principio di neutralità del Paese. Secondo i dati preliminari del Governo svizzero, il 69,99% degli elettori ha votato contro l’inasprimento della neutralità, mentre il 30,01% si è espresso a favore. Inoltre, nessun cantone ha sostenuto l’iniziativa. Per l’adozione degli emendamenti alla Costituzione era richiesta la cosiddetta «doppia maggioranza»: la maggioranza dei voti dei cittadini e la maggioranza dei cantoni.
Se l’iniziativa fosse stata approvata, la Svizzera non avrebbe potuto imporre o sostenere sanzioni contro le parti coinvolte in conflitti armati (per esempio la Russia), a meno che non fossero state approvate da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
Di questi tempi il suddetto risultato mi sembra quasi un miracolo: c’è almeno uno Stato al mondo dove la maggioranza dei cittadini (e pure una maggioranza non tanto ridotta) ha espresso una scelta responsabile. Non so – o non sono sicuro – che ogni cittadino svizzero aveva mentalmente giustificato la propria scelta con delle esplicite ragioni di responsabilità, ma quello che conta è il risultato. Non hanno votato per «lo stile della vita come prima» nonostante i problemi degli «altri».
O sono io un idealista? Boh… In ogni caso, sono contento per il risultato.


Due miliardari russi graziati

Reuters ed Euronews riferiscono che i rappresentanti permanenti dei Paesi dell’UE hanno concordato di escludere dall’elenco delle sanzioni due miliardari russi: il fondatore di USM Holdings, Alisher Usmanov, e il cofondatore di «Alfa Group», Mikhail Fridman. Le sanzioni nei confronti delle restanti tremila persone e società presenti nell’elenco europeo sono state prorogate di ben tre anni.
Conoscendo i due personaggi menzionati, posso dire che nel caso di Fridman la revoca delle sanzioni mi sembra un po’ più comprensibile, mentre nel caso di Usmanov un po’ meno. In ogni caso, ci si può congratulare con i loro avvocati per l’ottimo lavoro svolto. E all’UE si può ancora una volta fare i complimenti per uno dei più grandi errori commessi all’inizio della guerra in Ucraina: era necessario esentare subito dalle sanzioni i ricchi russi, finché erano disposti a fuggire, almeno con una parte dei loro soldi e delle loro capacità imprenditoriali, da Putin impazzito.
Ma la cosa più importante che volevo scrivere in merito alla revoca delle sanzioni nei confronti di due miliardari russi, è un’idea che ho sentito di recente in un’intervista all’economista russo Vladislav Inozemtsev (è uno di quelli normali). L’idea è semplice, interessante e, a differenza di quella già trascurata dall’UE, applicabile in qualsiasi momento. L’UE o qualsiasi Paese non appartenente a essa può iniziare a revocare le sanzioni nei confronti di singoli miliardari e funzionari russi, anche se scelti a caso. E non importa se in seguito abbandoneranno Putin o cercheranno di restare al suo fianco con i propri beni russi: ciò che conta è che prima loro, e poi tutti gli altri, comincino a essere sospettati di avere legami con l’estero (del tipo: «perché mai sono stati graziati dagli europei?»). Proprio questi sospetti accelereranno il crollo dell’attuale regime russo.
Non so dire se ho compreso e riassunto correttamente l’idea, ma penso che si possa approfondirla e trasmetterla alle persone giuste. Da parte mia, potrei provare a iniziare da un mio conoscente eurodeputato, ma sono sicuro che ad altri riusciranno meglio queste iniziative (il mio conoscente è una persona con le sue grandi particolarità).


Il top 12 dei Capi

Per puro caso sul mio schermo è apparsa questa classifica dei dodici Capi di Stato e di Governo europei più «esperti». È aggiornata al 16 settembre 2026 e, di conseguenza, sono ancora in tempo per condividerla con voi:

Ovviamente, non sono tutti ugualmente antipatici. Ma i personaggi molto «strani» si trovano non solo in cima alla classifica:
1. Un dittatore e assassino.
2. Un dittatore ereditario.
3. Il principale fascista, terrorista e assassino del pianeta.
4. Un autocrate con tendenze islamiste.
5. Un normale socialdemocratico progressista.
6. Un populista nazionalista di sinistra.
7. Un conservatore normale.
8. Un conservatore normale.
9. Un liberale progressista.
10. Un riformatore progressista.
11. Un populista di sinistra corrotto.
12. Un nazional-conservatore di destra.
Naturalmente, spero in tanti cambiamenti.


Scacchi marittimi

Il sito web delle Forze Armate danesi riporta che al largo della costa meridionale della Danimarca, nei pressi della città portuale di Gedser (ma in acque internazionali), una fregata russa ha lanciato razzi di segnalazione contro un elicottero militare danese del tipo Fennec, che stava effettuando una missione di ricognizione fotografica programmata della fregata. Il primo ministro danese, Mette Frederiksen, ha dichiarato che l’incidente «rientra nella tendenza generale in Europa» e ha accusato Mosca di intensificare la guerra ibrida. L’ambasciatore russo in Danimarca, Vladimir Barbin, è stato convocato al Ministero degli Esteri danese.
Capisco che in acque internazionali, di fronte a questo tipo di provocazione, non si possa fare granché: qualsiasi risposta deve essere simmetrica. Ma si può provare a giocare con la flotta russa a un gioco costoso: inseguirla per i mari con le proprie navi, costringerla a consumare quanto più carburante e razzi di segnalazione possibile (lo Stato russo non avrà il coraggio di usare quelli veri contro la flotta dei paesi della NATO) e, per esempio, impedirle di raggiungere in tempo i punti di rifornimento. Si tratta di un gioco costoso dal punto di vista finanziario e che richiede grande fantasia, ma per la flotta e lo Stato russi sarà ancora più costoso, mentre per le flotte della NATO costituirà un buon addestramento.
Bisognerà discuterne con gli esperti…