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A passo molto lento

Nella intervista all’ABC News Joe Biden ha dichiarato che gli Stati Uniti non hanno autorizzato l’Ucraina a usare le armi statunitensi per colpire in profondità (oltre 200 miglia, cioè circa 320 chilometri) il territorio russo (e, in particolare, Mosca e il Cremlino).
Ovviamente, come è già successo con la fornitura tardiva dei vari tipi degli armamenti, si tratta solo di un limite che prima o poi verrà superato. Prevedo che il primo, dal punto di vista cronologico, limite superato sarà l’autorizzazione di colpire ogni tipo di obbiettivo militare sul territorio russo (per esempio, per ora non si potrebbe colpire i «parcheggi» degli aerei militari russi, ma prima o poi anche questo sarà autorizzato). Successivamente, quando lo Stato russo sarà costretto a portare le proprie basi – quelle impegnate nella fornitura del materiale bellico alla guerra in Ucraina – sempre più verso i territori interni (per salvarsi dall’uso «vicino» delle armi occidentali da parte della Ucraina), verrà aumentata la profondità massima autorizzata dell’utilizzo delle armi occidentali. Non so se si arriverà ad autorizzare i colpi su Mosca, ma per il resto la tendenza mi sembra ovvia.
La grande domanda numero uno: Putin se ne rende conto? (Non escludo la grande risposta negativa.)
La grande domanda numero due: qualcuno avrà il coraggio di dirlo a Putin? (Anche in questo caso non escludo la grande risposta negativa.)


In realtà, una decisione tipica

Vladimir Zelensky ha definito come «una decisione non tanto forte» il rifiuto di Joe Biden di partecipare al cosiddetto «vertice di pace» («June 2024 Ukraine peace summit», che si terrà il 15–16 giugno in Svizzera). Secondo Zelensky, Putin applaudirà all’assenza di Biden, molto probabilmente anche con una standing ovation.
Il fatto che Putin sarà felicissimo dell’assenza di Biden è, per me, un fatto scontato. Non perché ha paura di Biden (triplo ahahahaha), ma perché riceverà ancora una volta la conferma del fatto che Biden è realmente il presidente americano più conveniente per lui (Putin). Un presidente che non fa nulla di concreto affinché le cose, non si sa mai, non vadano male (e «speriamo che tutto si risolva da solo»). In generale, Putin si accontenta della propria ragionevolezza. Chi può, lo racconti a nonno Joe poiché si rallegri: se non agli elettori, almeno al «partner autorevole» d’oltreoceano il suo comportamento è piaciuto.
Mentre Zelensky ha dimostrato una maestria diplomatica notevole, non avendo ancora detto pubblicamente nulla di quanto scritto sopra. Capisco perché per ora si senta obbligato a fare i miracoli diplomatici del genere. E, allo stesso tempo, mi sembra sempre più evidente che già a novembre (o, al massimo, a dicembre) avrà l’opportunità diplomatica di dire tutto quello che pensa su Biden. Mi dispiace per il motivo di quella opportunità, ma non mi dispiace più per la sorte di Biden.


Non era uno scherzo

Il 12 marzo l’amministrazione di Joe Biden ha annunciato un nuovo pacchetto di aiuti militari da 300 milioni di dollari per l’Ucraina. Tale pacchetto comprende:
– missili antiaerei Stinger;
– munizioni supplementari per i lanciarazzi multipli HIMARS;
– proiettili d’artiglieria da 105 mm e 155 mm, comprese munizioni ad alto esplosivo e munizioni a grappolo avanzate a doppio uso;
– sistemi anticarro AT-4;
– munizioni per armi leggere;
– munizioni per lo sgombero degli ostacoli, pezzi di ricambio e altre attrezzature di supporto.
Ma la cosa purtroppo più importante è che si tratta di un pacchetto sostanzialmente misero, quasi invisibile per l’esercito ucraino che sta combattendo con la stessa intensità di prima.
A questo punto devo constatare che le parole di Putin (pronunciate nella famosa intervista a Carlson) sul fatto che Biden sarebbe il presidente americano più comodo per la Russia putiniana non sono assolutamente uno scherzo o un tentativo di indurre gli americani di votare il candidato opposto (sapete quale). Intenzionalmente o no, ma ha detto la verità: un presidente americano che aiuta l’Ucraina con tale «forza» è effettivamente molto comodo allo Stato russo attuale.


Biden a Kiev

La visita di Joe Biden a Kiev è un evento bellissimo in tanti sensi, ma ha un aspetto che più o meno tutti trascurano o interpretano male.

Il fatto è che in realtà noi non sappiamo di cosa è stato avvisato «il Cremlino». In tanti presumono che sia stato avvisto esplicitamente del volo e della visita di Biden, ma ufficialmente (almeno al momento della scrittura di questo post) nessuno ha detto che il contenuto dell’avviso sia stato esattamente quello.
Di conseguenza, possiamo solo presumere – oppure «sperare» – che l’Ambasciata statunitense a Mosca abbia comunicato (tradotto in linguaggio parlato) qualcosa del genere: «L’aereo del Presidente sta per fare la tratta X. Hai i coglioni per fare qualcosa?»
Abbiamo visto tutti la risposta.


Un viaggio fondamentale

La cosa più importante da sapere / capire della visita di Vladimir Zelensky negli USA è il fatto che si è trattato di una visita al Congresso e non a Biden. In molte occasioni abbiamo già visto che il presidente Biden capisce benissimo l’importanza degli aiuti militari all’Ucraina. Allo stesso tempo, mi ricordo benissimo che lo stesso Biden aveva avvisato Zelensky delle possibili difficoltà nel convincere il Congresso della necessità di nuovi aiuti qualora l’Ucraina non si dimostrasse «sufficientemente grata».
Di conseguenza, penso proprio che Biden abbia «invitato con insistenza» Zelensky a correre il rischio di fare questo viaggio. E non vedo alcunché di male in questa grande collaborazione tra i due.
Purtroppo, l’Ucraina ha pochissimi alleati attenti e disponibili come lo è Biden.


Le domande sulla bomba atomica

Il Presidente Biden si pone una domanda apparentemente molto logica:

If he has no intention, why does he keep talking about it? Why does he talk about the ability to use a tactical nuclear weapon? He’s been very dangerous in how he’s approached this. He can end this all. Get out of Ukraine.
[L’articolo su «Newsnation» potrebbe esservi accessibile solo con un VPN.]

Ma in realtà «si è posto» una domanda retorica: dovrebbe capire bene che le minacce pubbliche putiniane circa l’uso della bomba atomica fanno parte del tentativo di costringere l’Occidente alle trattative sulla resa dell’Ucraina. Un tentativo che dura quasi dal primo giorno della guerra e con una insistenza che sembra dimostrare l’incomprensione della inutilità crescente del tentativo stesso.
Noi, i comuni cittadini, possiamo anche continuare a porci altre due domande un po’ più vicine alla realtà:
1) Putin ha l’intenzione di usare la bomba atomica? (La risposta che mi sembra più corretta è: per ora non lo sa nemmeno lui; essendo un tattico e una persona psicologicamente poco regolare, decide sempre all’ultimo momento.)
2) Putin è in grado di usare la bomba atomica o provocare un incidente a una centrale nucleare in Ucraina? (La risposta che mi sembra più corretta è: sì, da lui possiamo aspettarci qualsiasi cosa.)


I rischi dell’Armageddon

Joe Biden sostiene di conoscere bene Putin e temere, per questo presunto motivo, l’Armageddon nucleare.
Noi, i semplici osservatori estranei – anche se con un grado di coinvolgimento emotivo molto vario –, non possiamo dire conoscere bene Putin, ma possiamo dire di comprendere pienamente la sua totale irrazionalità (egli l’ha dimostrata chiaramente già con l’inizio della guerra in Ucraina). Certo, sulla base della propria visione del mondo Putin potrebbe essere convintissimo di essere la persona più razionale del pianeta, ma noi non siamo obbligati a essere d’accordo con una mente perversa. Quello che conta è: l’uso del nucleare a scopi bellici da parte di Putin ci deve sembrare probabile non perché conosciamo bene il personaggio, ma perché possiamo facilmente presumere che nella sua mente malata quel passo estremo potrebbe apparire come la soluzione di tutti i suoi problemi.
Fissato in mente il semplice principio di cui sopra, passiamo subito al secondo principio: il già menzionato Armageddon non potrà necessariamente causato dalla/e bomba atomica. Per la nostra enorme fortuna (o sfortuna?) nessuno sa con certezza in quali condizioni tecniche si trovano le bombe atomiche russe e tutta l’infrastruttura connessa. Potrebbe non saperlo Putin, al quale – come abbiamo visto – non arrivano le informazioni veritiere su qualsiasi aspetto della vita nel mondo. Potrebbero non saperlo i militari russi, i quali fanno (se tutto va bene) solo la manutenzione prevista dalla documentazione, ma non le prove di funzionamento (provate a immaginarle!). Potrebbero non saperlo i servizi segreti americani (ovviamente, fino al momento adatto non ci diranno alcunché di reale sull’argomento). L’unico aspetto sicuramente noto ai militari russi è la regolarità della manutenzione dell’arsenale. Proprio a questo aspetto devono essere legate le nostre timide speranze: dato che nell’esercito russo si ruba e si vende più o meno tutto (i fondi per la manutenzione dei mezzi blindati, il cibo e l’uniforme dei militari etc. etc.), al costoso arsenale nucleare russo poteva toccare la stessa sorte: già anni o decenni fa.
«In compenso», dobbiamo ricordare che l’esercito russo controlla ancora la centrale nucleare di Zaporižžja. Alla quale, per esempio, potrebbe succedere, in qualsiasi momento, un incidente più o meno grave del quale si potrà incolpare – secondo la logica putiniana! – gli ucraini (un «sabotaggio del personale», una «bomba lanciata dall’esercito ucraino», un «intervento dei partigiani-fascisti-ucraini» etc.).
Di conseguenza, i timori di Biden e di tutti gli altri sono abbastanza fondati in ogni caso.


Le rivelazioni di Biden

Joe Biden ha deciso di comunicare al mondo che  il mese di agosto è già finito  la pandemia del Covid-19 è già finita.
Grazie, Captain O., non ce ne eravamo proprio accorti…

Ma, in realtà, dovremmo essere contenti che almeno uno dei Capi di Stato – ma allo stesso tempo uno dei più importanti – abbia iniziato a riconoscere la fine del Covid. Io, per esempio, temevo che l’ammissibilità della comodissima possibilità di imporre alla gente dei divieti più assurdi con un pretesto «nobile» si fosse ormai radicata nelle teste dei dirigenti statali contemporanei. E invece no. O, almeno non in tutte le teste.


Con i pugni

C’è chi dice che Biden si sarebbe allenato per più giorni nel nuovo saluto per non stringere la mano al principe della Arabia Saudita (ritenuto responsabile della uccisione di Jamal Kashoggi). Ma io non vedo una particolare differenza dal punto di vista simbolico…

Eppure, un saluto alternativo va inventato: potrebbe essere utile in diverse occasioni.


Come cambiano i termini

Sicuramente vi ricordate che due settimane e mezzo fa Joe Biden aveva esplicitamente definito Vladimir Putin come un criminale di guerra. Molto probabilmente vi ricordate anche che tale definizione è stata criticata da molti per essere poco diplomatica…
Io, invece, già in quei giorni avevo seriamente dubitato della opportunità di essere diplomatici in determinate situazioni. Perché mi ricordo a cosa avevano portato i tentativi essere diplomatici — nei confronti di un pazzo dell’epoca — a cavallo tra gli anni ’30 e ’40 del secolo scorso. A molti vengono in mente i parallelismi con gli eventi di quegli anni, ma non a tutti viene in mente che all’inizio — quando venne perso molto tempo — ad avere ragione fu il politico con il linguaggio meno diplomatico: Winston Churchill. Ma il mondo cambia, quasi un secolo più tardi tutto succede più velocemente: probabilmente anche a causa di una migliore diffusione della informazione.
Più velocemente arriva anche la comprensione di chi sia il politico con il quale bisogna coesistere.
Il prossimo passaggio: comprendere che non bisogna tentare di coesistere con certi personaggi.
Le persone più sensibili interrompano ora la lettura di questo post.
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