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Un nuovo grande stratega

Ieri Trump ha dichiarato che le autorità iraniane avrebbero chiesto agli Stati Uniti di dichiarare un cessate il fuoco.

Iran’s New Regime President, much less Radicalized and far more intelligent than his predecessors, has just asked the United States of America for a CEASEFIRE! We will consider when Hormuz Strait is open, free, and clear. Until then, we are blasting Iran into oblivion or, as they say, back to the Stone Ages!!! President DJT

Considerando che non si tratta della prima dichiarazione del genere da parte di Trump – sia per il senso generale del contenuto, sia per il legame con la realtà – sono sempre più convinto che egli si rivolge in questo modo non ai propri elettori e/o cittadini, ma proprio alle autorità iraniane. In sostanza, chiede a loro di stare al gioco («sì, lo abbiamo chiesto noi») per permettergli di interrompere presto l’intervento militare spacciandosi per vincitore. Ma le autorità iraniane, a grandissima sorpresa, non ci stanno…
In sostanza, questo genio di strategia ha creato l’immagine dell’Iran come Paese forte, in grado di opporsi agli Stati Uniti e di bloccare impunemente metà del commercio marittimo: un Paese con cui è meglio essere in buoni rapporti. Bisogna riconoscere nonostante il fatto che l’attuale regime iraniano non merita alcuna forma di simpatia.


Qualcuno ha fatto lo sforzo di ritagliare il frammento del video sulla «military operation» e io non potevo non salvarlo per il mio «museo»:

Sì, di solito apprendo le notizie dai testi e non dai video…


Non la vuole chiamare guerra

Trump ha dichiarato, alla cena di beneficenza annuale del Comitato Nazionale Repubblicano del Congresso (NRCC), che non definirà il conflitto in Iran «guerra» perché, secondo il suo parere, tale termine è associato a «un’azione non proprio positiva»:

I won’t use the word ‘war’ because they say if you use the word ‘war,’ that’s maybe not a good thing to do," Trump told the crowd of GOP lawmakers at Union Station in Washington, D.C. «They don’t like the word ‘war’ because you’re supposed to get approval. So, I’ll use the word ‘military operation,’ which is really what it is. It’s a military decimation.

Secondo la Costituzione degli Stati Uniti, solo il Congresso può dichiarare guerra. Sin dall’inizio dell’operazione militare a febbraio, i democratici sostengono che il Presidente debba ottenere l’approvazione del Congresso prima di estendere l’uso della forza in Iran.
Indipendentemente dalle motivazioni pubblicamente dichiarate da Trump, c’è qualcosa di molto e tristemente riconoscibile nella espressione «operazione militare». O si è fatto condizionare in un modo permanente, o non ha proprio fantasia.


Solo una piccola osservazione

Donald Trump ha lanciato un ultimatum all’Iran, chiedendo che venga ripristinata la navigabilità nello Stretto di Hormuz. In caso contrario, ha minacciato di attaccare le centrali elettriche iraniane:

If Iran doesn’t FULLY OPEN, WITHOUT THREAT, the Strait of Hormuz, within 48 HOURS from this exact point in time, the United States of America will hit and obliterate their various POWER PLANTS, STARTING WITH THE BIGGEST ONE FIRST! Thank you for your attention to this matter. President DONALD J. TRUMP

È veramente strano che Trump sia andato contro la propria tradizione di dare due settimane di tempo. Oppure ha finalmente percepito la situazione creatasi come realmente importante anche dal punto di vista pratico? È molto strano dirlo (conoscendo il personaggio), ma pare di sì.


Facile o stupido?

Ma con le parole «problema facile» voleva far intendere che ha già trovato una soluzione, vero?

Vero?


Teheran in tre giorni

All’inizio ho pensato che fosse uno strano scherzo giornalistico. Ma lo hanno detto veramente!
Insomma, il giorno dell’inizio della nuova operazione in Iran (2 marzo), Trump e Hegseth hanno rilasciato dichiarazioni che mi suonavano molto familiari.
Hegseth: «Non siamo stati noi a iniziare questa guerra, ma con il presidente Trump la stiamo finendo».
Trump: «La grande ondata non è ancora arrivata. La grande ondata arriverà presto».
Tutto questo ricorda le parole di Putin, il quale nel luglio 2022 ha dichiarato che la Russia non aveva ancora intrapreso azioni serie in Ucraina («non abbiamo ancora iniziato niente», ripeteva cento volte al giorno la propaganda del Cremlino, finché l’avanzata molto lenta sul fronte non è diventata evidente a tutti), e nel settembre 2023 ha detto «Ho detto più volte che non abbiamo iniziato… la guerra in Ucraina. Al contrario, stiamo cercando di finirla» (l’espressione «la Russia non inizia le guerre, le finisce» era fino a poco tempo fa una delle preferite dalla propaganda del Cremlino).
Sulla base di tutto ciò, possiamo pensare che Trump sia veramente «l’agente Krasnov»? No, non è sufficiente. Semplicemente Trump e Hegseth sono le vittime più alte della propaganda del Cremlino tra quelle che abbiamo visto finora. Perché hanno cercato troppo a lungo e con troppa insistenza di stabilire un buon rapporto con Putin: di conseguenza, hanno per forza memorizzato (involontariamente) una parte del suo lessico politico.


Due grandi sportivi a confronto

Non so se lo hanno visto tutti: la settimana scorsa Donald Trump ha mantenuto la promessa ed è venuto alla finale olimpica di hockey. Non importa se si è fatto aiutare dall’AI, l’importante è che lo ha fatto!

Ovviamente, a questo punto bisogna ricordare che Putin segna i gol molto più spettacolari di persona, senza alcun aiuto da parte dell’AI. Non importa se lo fa in un modo molto simile a quello utilizzato per le sue «vittorie elettorali», l’importante è che lo fa.

Bene, ora siete molto più aggiornati sulle capacità sportive di due noti personaggi politici.


Sleepy Donald

Non sarebbe mai stato un video da postare appositamente, se il protagonista stesso non avesse deriso tanto il «Sleepy Joe»… Oppure si è stanco di tutte le importanti questioni di Stato, di fermare 10 (o più?) guerre e di aumentare le tariffe su qualsiasi cosa?

È successo il 19 febbraio alla riunione del «Board of Peace», dove il Presidente kazako Tokaev ha fatto una proposta molto diplomatica:

Mi sa che il premiato sarà sempre lo stesso…


Il prossimo traguardo di Trump

Ottenuto il Nobel per la pace, Trump ha logicamente iniziato a pensare al traguardo successivo da raggiungere. Sempre logicamente, quel traguardo deve essere ancora più grande. Nessuno gli ha suggerito che ora dovrebbe essere proclamato un santo vivente, e allora ha semplicemente dichiarato di non dubitare: andrà al paradiso (no, non integrato da qualche caratteristica interessante del paradiso islamico).

Qualcuno ha già immaginato la scena:

Avrei detto che l’autore dell’ultimo video ha indovinato, ma sono apateista…


Trump ha dichiarato di aver chiesto personalmente a Putin di fare in modo che l’esercito russo non bombardi Kiev e altre città ucraine per una settimana a causa di un forte freddo:

Because of the cold, extreme cold… I personally asked President Putin not to fire on Kyiv and the cities and towns…

Per tutti gli altri mesi e anni precedenti – nel corso dei quali faceva meno freddo – non aveva chiesto? Non lo aveva fatto perché se la temperatura nelle case degli ucraini è sopra lo zero, i bombardamenti non sono un problema e si possono fare?
Ma sono delle domande troppo banali, quasi retoriche. Per noi è più importante vedere se Putin dice (anche silenziosamente) di no, oppure dice di sì e poi, continuando a bombardare, diffonde le solite scuse (tipo, «quelli sono missili ucraini che sono caduti sul proprio territorio»). Davanti a ognuna delle due risposte Trump non reagirà in alcun modo, forse non si ricorderà nemmeno della propria richiesta. E, la cosa più grave, non si accorgerà nemmeno di essere stato preso in giro per l’ennesima volta.