L’archivio del 17 Settembre 2026

I risultati degli esami

Ho letto che l’Istituto federale di valutazione pedagogica russo ha pubblicato delle raccomandazioni metodologiche per gli insegnanti, elaborate sulla base dell’analisi degli errori tipici commessi dai partecipanti all’esame unificato (EGE, l’esame finale delle scuole superiori russe) nel 2026. L’analisi degli esami della materia «Scienze sociali», in particolare, ha evidenziato che gli studenti non hanno una chiara comprensione dei poteri del Presidente della Federazione Russa e non sono in grado di distinguerli dalle funzioni della Duma di Stato, non conoscono i fondamenti della Costituzione e non comprendono gli obiettivi di sviluppo nazionale e le priorità strategiche della Russia contemporanea. Nell’esame unificato di «Storia» (un’altra materia facente parte dell’esame finale), i candidati hanno affrontato meglio le domande sulla «operazione militare speciale» rispetto a quelle sulla «Grande Guerra Patriottica» (nome sovietico della Seconda guerra mondiale del periodo nel quale ne fu convolta anche l’URSS). Si raccomanda agli insegnanti di dedicare maggiore attenzione ai decreti di Putin e di concentrarsi ancora di più sulla guerra contro l’Ucraina.
Per quanto riguarda le raccomandazioni, è tutto chiaro: non mi aspettavo altro. Sono invece interessanti gli errori tipici degli studenti. In generale, mi piace studiare gli errori: mostrano come una persona ragiona e quali fonti di informazione utilizza con maggiore frequenza.
La maggior parte dei partecipanti all’EGE è composta da persone fatte proprio come gli adulti: sono pigri, nel senso comune del termine, e cercano di ridurre al minimo ogni sforzo. Se ritengono di conoscere già una determinata materia, non «sprecano» energie per approfondirla in modo sistematico e accademico. La realtà che li circonda, per esempio, da oltre vent’anni dimostra a loro che Putin della Federazione Russa ha pienissimi poteri: fa ciò che vuole fare e non fa ciò che non vuole fare. Pertanto, all’EGE si limitano semplicemente a mettere le crocette accanto a tutto ciò che sembra loro familiare. E della «operazione militare speciale» se ne parla costantemente e attivamente durante le lezioni di numerose materie, tanto che qualcosa si è impresso nella loro mente anche in presenza di una possibile totale indifferenza verso gli altri canali della propaganda di Stato.
Una cosa mi spaventa: nelle condizioni attuali potrebbe pure nascere una nostalgia per i tempi in cui tutto si limitava al culto della vittoria nella Seconda guerra mondiale a tutti i costi. Anche se proprio questo culto è uno dei fattori che ci ha portato dove ci troviamo ora.