La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha comunicato che i Paesi dell’UE hanno concordato lo stanziamento di 3,2 miliardi di euro (dalla somma di 90 miliardi precedentemente concordata dall’UE) a favore dell’Ucraina per l’acquisto di missili intercettori destinati ai sistemi di difesa aerea americani Patriot. Vladimir Zelensky aveva precedentemente dichiarato che l’Ucraina avrebbe avuto bisogno di almeno 300 missili di questo tipo entro l’inizio dell’inverno.
Né Ursula von der Leyen né i media hanno specificato da quali fonti verranno acquistati esattamente i missili: forse dalla Spagna e dalla Grecia, che dispongono di alcuni dei più grandi arsenali di missili intercettori Patriot. Ma in realtà questo non ha importanza.
Ciò che conta è che nell’UE abbiano osservato i «negoziati» di Witkoff e Kushner con Putin e Zelensky, e abbiano capito ancora una volta: una parte non ha alcuna intenzione di raggiungere un accordo, l’altra sì, ma con un obiettivo ben preciso e respinto dalla prima parte, mentre il Presidente che li ha inviati è del tutto incapace di negoziare con chiunque. E, avendo compreso tutto ciò, i funzionari dell’UE si sono ricordati ancora una volta che l’aiuto concreto all’Ucraina (e a loro stessi) dipende solo da loro.
L’archivio del 2026 год
YLE News comunica che la Finlandia ha completato la costruzione di una barriera lunga 200 chilometri al confine con la Russia. La barriera di confine è costituita da una recinzione metallica, una strada che la costeggia e una fascia priva di vegetazione. Sulla recinzione stessa sono installate telecamere di sorveglianza, luci e altoparlanti. La lunghezza totale del confine russo-finlandese è di circa 1300 chilometri. I tratti di recinzione costruiti sono situati in diversi punti lungo il confine.
La costruzione è costata alla Finlandia 356 milioni di euro. Si prevede che la manutenzione della barriera costerà 1,5 milioni di euro all’anno. Lo scopo della costruzione della recinzione è quello di impedire l’ingresso illegale in Finlandia e la cosiddetta migrazione mirata. Le prime proposte relative alla costruzione hanno iniziato a essere discusse nel Paese nell’autunno del 2022, quando, in seguito alla mobilitazione annunciata da Putin, in un solo fine settimana sono entrati nel territorio dell’UE quasi 17.000 russi. I lavori di costruzione sono iniziati nella primavera del 2023.
Dopo oltre quattro anni e mezzo di guerra direi che per «ingresso illegale e migrazione mirata» si intendono due fenomeni ben precisi. Infatti, la maggioranza dei russi che avevano paura di finire nell’esercito è già scappata nella fase iniziale della guerra, mentre ora scappano solo coloro che raggiungono la maggiore età e/o finalmente trovano le risorse per farlo. Questi «fuggitivi» singoli si rivolgono alle organizzazioni specializzate ed escono dalla Russia in un modo un po’ più complesso rispetto al semplice attraversamento del confine.
Per «ingressi illegali» si intendono, molto probabilmente, gli autori degli eventuali atti terroristici in Europa. Per «migrazione mirata», invece, si intende una nuova crisi di rifugiati artificiale, anche se non viene più tentata da qualche anno.
In ogni caso, la costruzione della barriera al confine con il vicino pazzo mi sembra del tutto sensata.
Per comprendere il vero significato della visita di Steve Witkoff e di Jared Kushner a Mosca del 5 settembre 2026 basta guardare questa foto:

La foto illustra uno dei concetti che tento di spiegare da anni ai miei contatti europei: Putin vuole essere riconosciuto un membro alla pari del «club ristretto dei grandi del pianeta» per parlare con loro delle aree di influenza. Ancora oggi ritiene che in quel «club» debbano essere presenti solo lui, il presidente statunitense (quello corrente, non importa come si chiama) e, eventualmente, una o due altre persone (ma loro già non sono fondamentali). Di conseguenza, è felicissimo ogni qualvolta viene preso in considerazione dagli USA, anche se pubblicamente non lo dirà mai: in un certo senso si tratta anche di un complesso di inferiorità che lo accompagna dai tempi scolastici.
Purtroppo, non ho ancora visto un Presidente americano che abbia compreso il suddetto concetto (uno ci è andato vicino, ma non può più essere eletto). Ma comprendendolo bene, si potrebbe anche provare a utilizzarlo a proprio favore.
Il 17 settembre di ogni anno si celebra la Giornata mondiale per la sicurezza dei pazienti (la World Patient Safety Day) promossa dall’OMS. Spero che a pochi lettori sia capitato (e capiterà in futuro) di trovarsi nel ruolo di pazienti, ma la sola mia speranza non è sufficiente: tra le altre cose, serve anche la prevenzione. E, ovviamente, il mantenimento di un comportamento ragionevole. Quindi nel mese della suddetta Giornata vi chiedo:
In realtà, c’è più di una risposta che vi permetterebbe di non diventare pazienti, ma non sempre si tratta di una strada che vi conviene…
N.B.: il sondaggio è anonimo per i votanti non registrati o non loggati sul sito. Il sondaggio più recente è sempre visibile sulla prima pagina del sito. Tutti i miei sondaggi sono raccolti su una apposita pagina.
Grazie ai giornalisti russi normali ora abbiamo una bella raccolta delle sue previsioni sorprendentemente accurate di John J. Mearsheimer, il politologo preferito di Tucker Carlson e della propaganda russa.
Pure in Italia c’è qualche mente debole che lo ascolta.
A volte capita che anche una canzone leggera possa essere definita bella: come, per esempio, la «Dancing in the Moonlight». In origine, questa canzone è stata scritta dal tastierista statunitense Sherman Kelly e registrata nel 1970 dal suo gruppo Boffalongo, poi inclusa nel loro album «Beyond Your Head».
Dal punto di vista commerciale questa canzone ha però avuto più successo nella interpretazione da parte del gruppo rock franco-americano King Harvest (il quale l’ha registrata nel 1972 e poi inclusa nel proprio album «Dancing in the Moonlight» del 1973).
La popolarità della canzone non si è poi limitata all’inizio degli anni ’70: per esempio, nel 2000 è stata registrata dal giovame (all’epoca) gruppo inglese Toploader e inclusa nel loro album «Onka’s Big Moka»:
Mentre nel 2018 il gruppo elettropop svedese Jubël ha registrato la propria interpretazione della «Dancing in the Moonlight»:
Sareste capaci di reggere altre versioni della stessa canzone nel corso della stessa giornata? Secondo me è poco probabile.
Ultimamente mi è capitato più volte di sentire dire che, per la prima volta dopo molti decenni, gli USA si trovano ad affrontare una certa carenza di armi e munizioni: questo rende ancora più difficile, tra le altre cose, l’aiuto già di per sé non particolarmente attivo all’Ucraina in guerra. Ma questo non semplifica le cose non solo alle Forze Armate ucraine, ma anche, fortunatamente, all’esercito russo.
I problemi dell’esercito russo in materia di armi e munizioni sono noti già da diversi anni. Ma una recente inchiesta di The Insider dimostra in modo più argomentato che, nonostante la Russia abbia triplicato la produzione di esplosivi nel corso degli anni di guerra, continua comunque a dipendere dalle munizioni provenienti dalla Corea del Nord.
La definirei una notizia positiva.
Putin, durante la seduta plenaria del Forum economico orientale (VEF), ha affermato che il finanziamento del bilancio russo da parte delle imprese private è un’iniziativa degli imprenditori russi. Secondo lui, il mondo degli affari ha deciso di sostenere il Paese nelle circostanze attuali, e i fondi raccolti saranno destinati dal Governo al settore sociale, in particolare all’istruzione e alla sanità.
Se nel periodo di gennaio-marzo sono affluiti al bilancio russo 15,6 miliardi di rubli da organizzazioni non statali, alla fine di aprile l’importo è salito a 159,7 miliardi.
Noi, ovviamente, crediamo alla dichiarazione della Putin. Gli imprenditori non hanno chiesto a Putin dove siano finite quelle tasse (pagate anche da loro) che avrebbero dovuto finanziare l’istruzione e la sanità: tutti sanno già che sono state utilizzate per uccidere gli ucraini e per distruggere l’Ucraina. Non hanno nemmeno chiesto cosa sarebbe successo se non avessero manifestato la suddetta «iniziativa»: sanno già che sarebbero stati incarcerati con qualsiasi pretesto e che le loro attività commerciali sarebbero state confiscate (prima nazionalizzate, poi regalate a qualche amico di Putin).
E noi sappiamo perché, dopo l’inizio della guerra, non hanno venduto le loro attività e non sono fuggiti in Paesi dove non è necessario fare simili «iniziative». Alcuni non hanno fatto in tempo. Qualcuno ha capito che, anche scappando, sarebbe comunque finito sotto le sanzioni occidentali. E poi c’è chi sostiene realmente la guerra e magari ha pure comprato le attività di chi non era d’accordo con la guerra.
C’è solo una cosa che nessuno sa con certezza: lo stesso Putin crede davvero alla favola dell’"iniziativa degli imprenditori"?
Secondo un’inchiesta de The Wall Street Journal, nel periodo 2022–2025 le Maldive hanno esportato in Russia tonno per un valore di 2.300 dollari e prodotti cartacei stampati per 25 dollari, mentre, solo nel 2022, la Russia ha importato dalle Maldive merci per oltre 630 milioni di dollari. Il fatto è che le merci provenienti dagli USA, dall’Europa e dalla Cina arrivano a Malé come merci in transito, mentre gli intermediari locali, direttamente in aeroporto, rielaborano i documenti; successivamente, le merci vengono caricate a bordo dei voli «Aeroflot» e inviate in Russia attraverso percorsi non proprio diretti. Gli USA e l’UE stanno esercitando pressioni sulle autorità delle Maldive, chiedendo di chiudere questo canale di approvvigionamento, ma per ora i volumi commerciali continuano ad aumentare.
Non so nemmeno che tipo di pressione si possa esercitare sulle Maldive… Non è possibile introdurre unilateralmente un regime di visti – per impedire ai turisti, che costituiscono la principale fonte di reddito, di recarsi lì – e inoltre bisognerebbe negoziare con un notevole numero di alleati. Lo stesso vale per tutte le altre sanzioni, che per le Maldive sarebbero altrettanto dolorose: infatti, non producono quasi nulla per sé stesse.
Forse la ridicola diplomazia militare-commerciale di Trump potrebbe funzionare, ma a Trump stesso non basterebbero né il cervello né la pazienza per farlo.
La Reuters riferisce che l’amministrazione di Trump intende stanziare 4 milioni di dollari a sostegno dei media di destra in Europa. I fondi stanziati dovrebbero servire a «rafforzare i legami transatlantici e tutelare la libertà di espressione».
Se la notizia di cui sopra fosse vera, non saprei definire con certezza quale sia la mia posizione al riguardo.
A livello puramente teorico, è negativa. Non mi piace l’influenza di qualsiasi Stato sui media privati, e a maggior ragione se proviene dall’amministrazione Trump.
D’altra parte, sappiamo bene che lo Stato russo, ancora prima della guerra, per qualche motivo aveva deciso di diffondere la propria propaganda in Europa proprio attraverso i media di destra (nonostante il fatto che tradizionalmente siano i media di sinistra ad essere più inclini a diffondere la sua propaganda). L’amministrazione Trump vuole e può vincere la concorrenza di mercato e «rubare» i media di destra europei a Putin? Per i collaboratori (per non dire «fratelli di spirito») di Trump, mi sembra che si tratti di uno schema troppo complesso da pianificare e realizzare. E se, invece, volesse e potesse farlo? Allora quattro milioni sarebbero un po’ troppo pochi…
In ogni caso, sperare non fa tanto male. Bisogna osservare il processo e continuare a protestare contro qualsiasi propaganda disumana.



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