Bloomberg riferisce che il Governo dei Paesi Bassi sta lavorando alla creazione di un’amministrazione pubblica più «efficiente». Nell’ambito di questo piano, si prevede la riduzione di circa 25 mila posti di lavoro nel settore pubblico grazie all’intelligenza artificiale. Entro il 2035, le autorità del Paese prevedono di risparmiare 3,5 miliardi di euro all’anno.
La notizia è interessante e, al giorno d’oggi, del tutto logica: l’AI non fa differenza se risolvere problemi per il settore privato o per quello pubblico.
Allo stesso tempo mi sembra ovvio che se qualcosa di simile dovesse verificarsi (o semplicemente iniziasse a essere discusso pubblicamente in chiave puramente teorica) nell’Europa centrale o meridionale, scoppierebbe una vera e propria rivoluzione. Non si tratterà di manifestazioni di teppisti e saccheggiatori, che ogni sorta di «utili idioti» cerca di presentarci come proteste contro i problemi economici e sociali, ma di una vera e propria rivoluzione dei personaggi, il cui unico traguardo e scopo nella vita è ottenere un contratto a vita garantito e un ritmo di lavoro relativamente tranquillo. Saranno proprio loro a protestare con tutte le loro forze contro il ritorno forzato a condizioni di concorrenza con gli altri attori della vita reale.
Insomma, all’orizzonte è apparsa la prima vera minaccia globale, provocata dallo sviluppo dell’AI.
L’archivio del tag «ai»
Ho letto che Trump ha firmato ieri un decreto per la creazione di una piattaforma digitale unica (America.gov) che consenta di accedere ai servizi delle agenzie federali degli Stati Uniti.
America.gov è un sito web dotato di un chatbot basato sull’intelligenza artificiale, destinato a diventare per gli americani uno «sportello unico» e ad aiutarli a interagire con le agenzie federali — ad esempio, per richiedere sussidi sociali, far inoltrare la posta o cambiare nome. Tutte le agenzie federali, a loro volta, sono tenute a integrare con il nuovo sito i propri sistemi destinati all’interazione con i cittadini.
Ovviamente, sono andato a vedere se il sito funziona già in qualche modo… Stranamente (per questi tempi), non ha alcun riferimento al «Più GRANDE PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI DONALD J. TRUMP»: non c’è il suo nome in lettere dorate, la sua foto o le sue citazioni…

Ho pure provato a fare una domanda di controllo:

Boh, secondo me gli sviluppatori hanno ancora tanto da fare!
Andiamo bene, ora chi ha paura del 5G e degli OGM avrà un altro (aggiuntivo) argomento preferito:
O forse hanno già paura anche dell’AI e io semplicemente non me ne sono accorto?
Il 404 Media ha scoperto che OpenAI sta assumendo centinaia di collaboratori che leggono una mole enorme di richieste reali degli utenti di ChatGPT, talvolta contenenti informazioni personali sensibili. Il compito di questi collaboratori è migliorare le risposte di ChatGPT: i collaboratori valutano e criticano le risposte generate dal chatbot. I revisori non vedono i nomi degli utenti e OpenAI ha dichiarato a 404 Media che sta cercando di rimuovere i dati personali prima che le richieste arrivino a loro, utilizzando il modello Privacy Filter, anche se a volte i dettagli sensibili riescono comunque a sfuggire al filtro.
Questa notizia non mi sorprende né mi spaventa: avrei reagito con calma assoluta anche a un contenuto ancora più «scandaloso». Nei decenni trascorsi su internet ho fatto in tempo a capire che qualsiasi scambio di informazioni può in qualsiasi momento diventare accessibile a terzi (non necessariamente truffatori) o addirittura diventare di dominio pubblico: proprio per questo riduco al minimo le informazioni «sensibili» che invio o conservo in rete. Mi aspetto lo stesso atteggiamento nei confronti dei dati da ogni persona adulta.
Mentre il post di oggi l’ho scritto per il seguente motivo: leggendo degli appaltatori di OpenAI, mi sono ricordato di come, alla fine dell’altro decennio, alcuni miei conoscenti spiegassero con estrema serietà la propria riluttanza a registrarsi su Facebook e altri social network con il timore per i propri dati personali. La mia osservazione «ma chi ti obbliga a fornire ai social network i tuoi dati personali [reali]?» provocava un blocco mentale irreversibile nei miei interlocutori. In questo senso, a volte mi sembra che l’umanità non sia ancora maturata del tutto.
P.S.: ovviamente, non ho potuto non intervistare il mitico ChatGPT… Continuare la lettura di questo post »
Tutto questo lavoro viene progressivamente sostituito dall’uso dell’AI:
E, almeno nei primi tempi, la qualità degli effetti speciali sarà ancora più bassa…
È accaduto un evento epocale: ho finalmente visto una video creato con l’AI in stile «realistico» che non provoca delle reazioni fisiologiche negative. I ragazzini della prima scena sembrano un po’ troppo simili tra loro (uno dei «vecchi» di tutto i modelli dell’AI), ma per il resto va bene.
Il video è stato creato con il Runway.
In un mondo pieno di stupidità, il ChatGPT cerca di non perdere la gara con la intelligenza naturale:

Paradossalmente, i fenomeni come questo mi caricano di ottimismo: dimostrano che l’avvento della Skynet temuto da tanti è ancora in un futuro molto lontano. Molto probabilmente non ci arriveremo. Non importa per colpa di chi o di cosa, ma non ci arriveremo.
Nel corso del 2025 AI Day (5 novembre 2025) l’azienda cinese Xpeng aveva presentato il proprio robot umanoide Iron di nuova. Il robot aveva un aspetto e movimenti così realistici che molti si sono chiesti se l’azienda non avesse nascosto una persona reale all’interno del prototipo dimostrativo, tanto che l’assistente del direttore generale dell’azienda, He Xiaopeng, ha dovuto mostrare al pubblico cosa si nascondeva sotto il rivestimento del robot:
Ebbene, una settimana dopo a Mosca è stato presentato un robot antropomorfo russo Idol. La presentazione ha riscosso un successo senza precedenti!
Almeno si vede che il robot russo è realmente russo: sembra un uomo che ha bevuto un letro di vodka un mezz’ora…
Dato che nell’era dell’AI periodicamente mi capitano dei video come quello sotto, inevitabilmente mi sono tornati i tempi di 25+ anni fa: quando comunicavi (magari anche per settimane o mesi) con una persona su una chat o su un forum e per qualche motivo ti convincevi che fosse una ragazza giovane o, al contrario, un signore di una certa età, ma poi scoprivi la sorprendente verità…
Ma i giovani di oggi non capiranno.
I ricercatori dell’Università del Michigan e dell’Università della California a Davis hanno analizzato la cronologia dei browser di 954 persone per tre mesi e sono giunti alla conclusione che le persone utilizzano l’intelligenza artificiale molto meno spesso di quanto si pensi: in media, i servizi di AI rappresentano solo l’1% dell’attività web degli studenti e lo 0,44% dell’attività degli utenti dell’internet comuni. La maggior parte delle persone non utilizza quasi mai l’intelligenza artificiale, mentre solo un piccolo gruppo di utenti mostra un’attività elevata. L’AI è utilizzata più attivamente dalle persone con i cosiddetti tratti oscuri della personalità: machiavellismo, narcisismo e psicopatia.
Un gruppo di 954 persone non è molto grande, ma voi provate comunque a osservare il vostro rapporto con l’AI, non si sa mai. Io conosco alcune persone che si rivolgono al ChatGPT per qualsiasi cosa, anche per le domande più semplici, e ora ho un po’ paura di loro.
Io, personalmente, uso l’AI abbastanza attivamente, ma non come sostituto delle «tradizionali» fonti di informazione online: nel 90% dei casi gli affido lavori noiosi o compiti che non sono in grado di svolgere con le proprie forze (per esempio, non so disegnare, ma ho regolarmente bisogno di illustrazioni originali di vario tipo). Quindi mi sento solo una persona normalmente pigra.



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