L’archivio del tag «chatgpt»

Che sorpresa artificiale

Il 404 Media ha scoperto che OpenAI sta assumendo centinaia di collaboratori che leggono una mole enorme di richieste reali degli utenti di ChatGPT, talvolta contenenti informazioni personali sensibili. Il compito di questi collaboratori è migliorare le risposte di ChatGPT: i collaboratori valutano e criticano le risposte generate dal chatbot. I revisori non vedono i nomi degli utenti e OpenAI ha dichiarato a 404 Media che sta cercando di rimuovere i dati personali prima che le richieste arrivino a loro, utilizzando il modello Privacy Filter, anche se a volte i dettagli sensibili riescono comunque a sfuggire al filtro.
Questa notizia non mi sorprende né mi spaventa: avrei reagito con calma assoluta anche a un contenuto ancora più «scandaloso». Nei decenni trascorsi su internet ho fatto in tempo a capire che qualsiasi scambio di informazioni può in qualsiasi momento diventare accessibile a terzi (non necessariamente truffatori) o addirittura diventare di dominio pubblico: proprio per questo riduco al minimo le informazioni «sensibili» che invio o conservo in rete. Mi aspetto lo stesso atteggiamento nei confronti dei dati da ogni persona adulta.
Mentre il post di oggi l’ho scritto per il seguente motivo: leggendo degli appaltatori di OpenAI, mi sono ricordato di come, alla fine dell’altro decennio, alcuni miei conoscenti spiegassero con estrema serietà la propria riluttanza a registrarsi su Facebook e altri social network con il timore per i propri dati personali. La mia osservazione «ma chi ti obbliga a fornire ai social network i tuoi dati personali [reali]?» provocava un blocco mentale irreversibile nei miei interlocutori. In questo senso, a volte mi sembra che l’umanità non sia ancora maturata del tutto.
P.S.: ovviamente, non ho potuto non intervistare il mitico ChatGPT… Continuare la lettura di questo post »


Che scoperte artificiale

Uno studio condotto dal quotidiano The Washington Post, basato sulla analisi di 47.000 dialoghi pubblici, ha rivelato un’importante caratteristica del comportamento di ChatGPT: il chatbot inizia le sue risposte con «sì» o «giusto» in quasi 17.500 casi, ovvero 10 volte più spesso che con obiezioni o negazioni. Come sottolineano gli autori dello studio, tale comportamento crea per gli utenti una «camera dell’eco» personalizzata, in cui l’intelligenza artificiale sostiene qualsiasi punto di vista del proprietario, comprese le teorie complottistiche, e riconosce come reale le informazioni false.
In generale, secondo le mie osservazioni, qualsiasi AI è un perfetto psicologo classico: tutti i modelli di AI che conosco sono addestrati in modo tale da fornire risposte il più possibile politicamente corrette e censurate. Da un lato, non violano alcuna regola scritta o non scritta, dall’altro cercano di non offendere l’utente. Per questo motivo, con l’aiuto di qualsiasi AI è molto difficile creare qualcosa di veramente originale, divertente e nuovo: bisogna cercare continuamente di superarla in astuzia e in qualche modo costringerla a violare almeno una regola interna. Inoltre, è molto difficile cambiare radicalmente la propria visione del mondo con l’aiuto dell’AI: sempre per gli stessi motivi.
Ma il vero problema è che la maggior parte delle persone non ha alcuna intenzione di cambiare la propria visione del mondo. Queste persone non sospettano nemmeno che la loro visione del mondo abbia bisogno di cambiamenti. Ecco perché quasi tutte le loro domande sono formulate in modo tale che sia più facile rispondere «sì, e non rompermi più» piuttosto che «no». E l’AI sa che non si può offendere l’utente!
Quando è iniziato il boom dell’uso di Chat-GPT, ho sperato che le persone avrebbero finalmente iniziato a imparare a esprimere chiaramente i propri pensieri, risparmiando il numero di prompt gratuiti. Ora spero anche che le persone imparino a formulare correttamente le domande: in modo che siano mirate all’ottenimento di nuove informazioni e non alla conferma della propria ragione.
Ma qualcosa mi dice che spero invano. E il motivo non è un presunto problema di nessuna delle AI esistenti.


Le notizie sul DeepSeek

Il notiziario «Vesti» del canale televisivo statale russo Rossiya 1 ha mostrato una notizia secondo cui il chatbot AI cinese DeepSeek sarebbe basato su un codice sovietico sviluppato nel 1985. Mentre in realtà tale «notizia» è una invenzione riportata alla fine di gennaio dalla agenzia di stampa parodistica-umoristica russa «Panorama».
Io, però, non posso escludere che pure alcuni media occidentali diretti da persone poco intelligenti, poco onesti o poco attenti possano riportare il fake della propaganda statale russa. Di conseguenza, ora voglio fare due cose…
In primo luogo, voglio avvisare almeno i miei lettori del fake. [✔ Appena fatto]
In secondo luogo, voglio informare i meno aggiornati o esperti in materia del fatto che il DeepSeek è, in termini molto popolari, la solita roba cinese rubata all’Occidente: i matematici cinesi hanno elaborato dei loro modelli, ma hanno «allenato» la loro AI su quanto già fatto dalla OpenAI (la creatrice del ChatGPT). In questo modo è molto facile raggiungere velocemente un buon risultato intermedio – anche nell’ambito del risparmio energetico – ma non arrivi mai primo e non inventi alcunché di completamente nuovo. Di conseguenza, se siete interessati ai buoni risultati del vostro lavoro con l’AI, continuate a usare serenamente il ChatGPT e non preoccupatevi del DeepSeek. Almeno per ora.


Importante e positivo

Fortunatamente, non era uno scherzo, ma una delle notizie più positive e importanti degli ultimi giorni: il ChatGPT sta diventando utilizzabile senza la necessità di registrarsi.

Suppongo che le persone realmente interessate a questo strumento (almeno a sperimentarlo) abbiano già trovato tempo fa le forze per superare la semplice registrazione. Ora, invece, spero che inizino a usarlo anche le persone pigre: per esempio, perché a ChatGPT si possono affidare tantissime operazioni digitagli più noiose (quelle dove spendete una mezza giornata solo per trovare la voglia di farle). Io, per esempio, da alcuni mesi gli affido la elaborazione e sistemazione macchinosa di vari dati e testi, per poi dedicare più tempo e forze possibile solo alla parte del lavoro sulla quale devo realmente ragionare io (e non, semplicemente, battere i tasti senza coinvolgere il cervello).
Voi, i vostri capi e i vostri clienti sarete contentissimi per la vostra produttività decollata. Finché il ChatGPT, per qualche strano motivo, non chiuda ahahahaha