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Una logica c’era

Il presidente ucraino Vladimir Zelensky ha scritto ieri sul proprio telegram:

Difendendo Israele, il mondo libero ha dimostrato che una simile unità non solo è possibile, ma è anche efficace al 100%. Le azioni risolute degli alleati hanno impedito il successo del terrore e la perdita di infrastrutture e hanno costretto l’aggressore a calmarsi. Lo stesso è possibile nella difesa dal terrore dell’Ucraina, che, come Israele, non è un membro della NATO. E questo non richiede l’attivazione dell’Articolo quinto, basta la volontà politica.

Effettivamente, dal punto di vista puramente razionale non ha senso fissarsi con una formalità legale come l’applicabilità o meno dell’articolo 5 alla difesa della civiltà occidentale sul territorio ucraino: se un problema esiste, va risolto indipendentemente dal fatto che un accordo ci dica di farlo o no. Ma dal punto di vista pratico, purtroppo, il problema è identico a quello della fornitura del materiale bellico alla Ucraina: ci vogliono la volontà di fare, la comprensione della effettiva necessità di farlo, la ricerca del modo di superare tutti gli ostacoli che sono purtroppo imposti dai processi democratici contemporanei… Quello che sta chiedendo, poi, non è di fatto intervento singolo o di breve durata.
Ma almeno ci ha provato.


Ieri il presidente ucraino Vladimir Zelensky ha tenuto una conferenza stampa sui risultati di due anni di guerra e per la prima volta ha pronunciato il numero delle perdite ucraine (degli uccisi) sul fronte: 31 mila. In questo momento non ha senso cercare di interpretare quella dichiarazione o tentare di capire quanto sia precisa: finché la guerra è in corso, non possiamo sperare di avere da Zelensky i dati statistici precisi al posto della propaganda difensiva (ed è normale).
La cosa che mi incuriosito di più di tutta la conferenza è invece il fatto che Zelensky continui a non capire – o fare finta di non capire – la realtà quotidiana che vige sul territorio dello Stato-nemico. Dice che i cittadini russi non protestano contro l’uccisione dell’oppositore principale di Putin, che i cittadini russi andranno alle «elezioni» di Putin a marzo e che si conosce già il risultato di quelle «elezioni». Come se non avesse ancora capito – negli ultimi 25 anni o almeno durante i due anni della guerra – che non tutti i russi sognano di essere picchiati ed essere mandati per qualche anno in carcere, che in ogni Stato esiste una porzione degli ignoranti indifferenti a tutto, che l’affluenza alle «elezioni» russe è in un continuo calo e che i risultati ufficiali di quelle «elezioni» non dipendono in alcun modo da quello che i votanti fanno con le proprie schede elettorali.
Capisco che Zelensky si sente stanco, arrabbiato (anche più di arrabbiato) e sempre più solo. Ma nella politica continua a scegliere i nemici sbagliati. A volte include nell’insieme dei propri nemici anche dei vasti gruppi delle persone che in realtà fanno il possibile di sostenerlo nonostante tutti i pericoli derivanti dal governo del proprio Stato.


Nominato “eroe della Ucraina”

Zelensky e Zaluzhny si salutano, ma, secondo me, solo temporaneamente:

Ora Zaluzhny deve evitare (e spero che ci riesca) gli errori politici (tipo accettare qualche incarico che comporti l’attribuzione delle colpe varie) per essere eliminato del tutto.


Il piede centrato, quello proprio

La mia prima reazione al cambio del comandante in capo delle forze armate ucraine: in condizioni di impossibilità (sia effettiva che legale) di tenere elezioni presidenziali, Zelensky ha deciso di giocare un po’ alla politica interna e di rimuovere un uomo che molti consideravano il futuro rivale politico di Zelensky stesso.
Naturalmente, ammetto che una persona con il passaporto russo in tasca non dovrebbe criticare i politici ucraini, ma personalmente io, in primo luogo, sto augurando da sempre all’esercito ucraino e al popolo ucraino di vincere, e, in secondo luogo, vedo che Zaluzhny stava facendo tutto il possibile (con i mezzi forniti da Zelensky) per condurre con successo la guerra. Mentre il presidente ucraino un giorno si sveglia e decide di rischiare a diventare colpevole non solo di aver sprecato una persona preziosa, ma di avere pure cambiato negativamente la situazione militare. Semplicemente perché ha cambiato solo per cambiare, senza un motivo visibile e con degli obiettivi invisibili per le persone che augurano la vittoria.
Spero che tutto vada comunque bene.


La proroga della legge marziale

Il Parlamento ucraino (Verkhovna Rada) ha prorogato per altri 90 giorni – fino al 13 maggio – la legge marziale e la mobilitazione generale dichiarate dopo l’inizio dell’invasione russa del 24 febbraio 2022. Il relativo disegno di legge, presentato dal Presidente Vladimir Zelensky, è stato sostenuto da 335 deputati su 355, mentre altri 20 non hanno partecipato al voto.
Si tratta di una misura assolutamente logica, normale, purtroppo quotidiana per l’Ucraina di oggi e, di conseguenza, non particolarmente interessante. Io ne scrivo solo per sottolineare un piccolo dettaglio temporaneo: in base alla legislazione ucraina vigente, le elezioni presidenziali, parlamentari e quelle locali sono vietate in Ucraina durante il periodo del vigore della legge marziale. Dunque, ora abbiamo una conferma definitiva del fatto che durante la fase attiva della guerra le elezioni presidenziali ucraine (che avrebbero dovuto svolgersi a marzo) non si faranno. A me questa continua a sembrare l’opzione meno brutta: alle elezioni devono poter partecipare i residenti di tutto il territorio nazionale e scegliere non in base alle promesse populiste (anche quelle normali per le elezioni democratiche) elaborate anche sull’argomento di una guerra difensiva.


Il gioco delle mani su X

Al Ministero degli Esteri russo qualcuno ha deciso di raggiungere delle nuove vette del falso e ha pubblicato questo tweet (ancora disponibile):

Per chi non avesse capito, suggerisco: guardate le foto. Il tipo diversamente geniale che si occupa dei media ministeriali evidentemente vuole farci credere che quella mano fosse di Zelensky, ma allo stesso tempo ci fa sapere che quella mano è del militare fotografato da Zelensky stesso.
Il testo del tweet, invece, non ha alcunché di particolare. L’uso della parola «guerrafondai» (come delle altre accuse) da parte del Governo russo nei confronti degli altri è una scena comica che ormai non fa nemmeno ridere perché ripetutasi troppe volte; il personaggio chiamato con la parola «dio» non esiste veramente.


Putin embodies war

Molto probabilmente avete già letto che Vladimir Zelensky ha tentato per l’ennesima volta – ora il giorno della apertura del Forum di Davos – di spiegare ai leader occidentali che il nome di Putin è il sinonimo della guerra:

In fact, Putin embodies war. We all know that he is the sole reason why various wars and conflicts persist, and why all attempts to restore peace have failed. And he will not change. He will not change.

Il testo completo del discorso è disponibile, anche in inglese, sul sito della Presidenza ucraina: volendo, potete leggerlo da voi. Mentre io mi trovo costretto a constatare una grande banalità: il problema principale dell’Occidente consiste nel fatto che quest’ultimo continua non percepire la guerra in Ucraina come propria. La prima a rischiare gli effetti tragici di tale incomprensione è l’Ucraina, ma non sarà nemmeno l’ultima. Non si tratta di «affari interni tra gli slavi», ma della propensione di Putin alla guerra: io, come Zelensky [ho attivato la modalità della mania di grandezza], continuo a cercare le parole nuove per ripetere sempre lo stesso concetto.


Gli auguri presidenziali per il 2024

Secondo la tradizione da me stesso creata anni fa, il primo video domenicale dell’anno è quello del discorso presidenziale con gli auguri di Capodanno…
Anche quest’anno inizio con il discorso del Presidente ucraino Vladimir Zelensky (i sottotitoli in inglese sono visibili in automatico):

Le persone con lo stomaco forte e la testa particolarmente resistente possono provare a sentire pure il discorso di Putin (pure in questo caso i sottotitoli in inglese sono visibili in automatico): Continuare la lettura di questo post »


L’intervista di Capodanno

Chi ha la possibilità tecnica e – in questo periodo un po’ meno impegnativo per alcuni – il tempo necessario, può leggere la «intervista di Capodanno» del presidente ucraino Zelensky alla rivista The Economist.
In generale, non mi è sembrata una intervista radicalmente diversa da quella recente del comandante in capo dell’esercito ucraino Valerij Zaluzhny. O, almeno, non vedo delle contraddizioni tra i due personaggi che secondo alcuni voci sarebbero in brutti rapporti. La differenza sta nel fatto che ognuno dei due fa il proprio lavoro: Zaluzhny combatte, mentre Zelensky chiede gli aiuti all’Occidente. E, nella intervista segnalata, avverte:

Putin sente la debolezza come una bestia, perché è una bestia. Sente il sangue, sente il suo potere. E vi mangerà per cena con tutta la vostra UE, la NATO, la libertà e la democrazia.

Mentre io aggiungo: per Putin il rispetto di molte procedure che osserviamo in Europa è uno dei principali indicatori di debolezza. Perché per lui la forza (ma anche la sovranità della quale parla così spesso) sta nella possibilità di fare quel che si vuole e quando si vuole.


La conferenza stampa di Zelensky

È in corso uno dei rarissimi periodi dell’anno in cui mi sento un po’ più autorizzato a postare un video di lunghezza notevole. Per le persone non sanno proprio come passare questi giorni, pubblico la conferenza stampa di fine anno (tenutasi il 19 dicembre) del presidente Zelensky tradotta in inglese. Può essere vista a pezzi e/o solo nei punti che interessano più degli altri.

Le persone più pignole possono provare a confrontare le cose apprese con la sempre recente esibizione di Putin.