Per comprendere il vero significato della visita di Steve Witkoff e di Jared Kushner a Mosca del 5 settembre 2026 basta guardare questa foto:

La foto illustra uno dei concetti che tento di spiegare da anni ai miei contatti europei: Putin vuole essere riconosciuto un membro alla pari del «club ristretto dei grandi del pianeta» per parlare con loro delle aree di influenza. Ancora oggi ritiene che in quel «club» debbano essere presenti solo lui, il presidente statunitense (quello corrente, non importa come si chiama) e, eventualmente, una o due altre persone (ma loro già non sono fondamentali). Di conseguenza, è felicissimo ogni qualvolta viene preso in considerazione dagli USA, anche se pubblicamente non lo dirà mai: in un certo senso si tratta anche di un complesso di inferiorità che lo accompagna dai tempi scolastici.
Purtroppo, non ho ancora visto un Presidente americano che abbia compreso il suddetto concetto (uno ci è andato vicino, ma non può più essere eletto). Ma comprendendolo bene, si potrebbe anche provare a utilizzarlo a proprio favore.
L’archivio del tag «putin»
Putin, durante la seduta plenaria del Forum economico orientale (VEF), ha affermato che il finanziamento del bilancio russo da parte delle imprese private è un’iniziativa degli imprenditori russi. Secondo lui, il mondo degli affari ha deciso di sostenere il Paese nelle circostanze attuali, e i fondi raccolti saranno destinati dal Governo al settore sociale, in particolare all’istruzione e alla sanità.
Se nel periodo di gennaio-marzo sono affluiti al bilancio russo 15,6 miliardi di rubli da organizzazioni non statali, alla fine di aprile l’importo è salito a 159,7 miliardi.
Noi, ovviamente, crediamo alla dichiarazione della Putin. Gli imprenditori non hanno chiesto a Putin dove siano finite quelle tasse (pagate anche da loro) che avrebbero dovuto finanziare l’istruzione e la sanità: tutti sanno già che sono state utilizzate per uccidere gli ucraini e per distruggere l’Ucraina. Non hanno nemmeno chiesto cosa sarebbe successo se non avessero manifestato la suddetta «iniziativa»: sanno già che sarebbero stati incarcerati con qualsiasi pretesto e che le loro attività commerciali sarebbero state confiscate (prima nazionalizzate, poi regalate a qualche amico di Putin).
E noi sappiamo perché, dopo l’inizio della guerra, non hanno venduto le loro attività e non sono fuggiti in Paesi dove non è necessario fare simili «iniziative». Alcuni non hanno fatto in tempo. Qualcuno ha capito che, anche scappando, sarebbe comunque finito sotto le sanzioni occidentali. E poi c’è chi sostiene realmente la guerra e magari ha pure comprato le attività di chi non era d’accordo con la guerra.
C’è solo una cosa che nessuno sa con certezza: lo stesso Putin crede davvero alla favola dell’"iniziativa degli imprenditori"?
Ho letto che Putin ha aumentato l’organico massimo dell’apparato centrale del Servizio federale di sicurezza (FSO) da 785 a 812 militari e funzionari civili: ha firmato il relativo decreto il 31 agosto. L’organico dell’apparato centrale del FSO, che garantisce tra l’altro la sicurezza del presidente e di altre personalità di spicco dello Stato, è in aumento per il terzo anno consecutivo.
Dalla fine del 2022, l’organico dell’apparato centrale del FSO è cresciuto di 87 persone, ovvero di circa il 12%. Nel dicembre 2022, Putin lo aveva aumentato da 725 a 760 persone. Nel gennaio 2024 ha fissato un nuovo limite a 775 unità, mentre dal 1° gennaio 2025 a 785. Fino alla fine del 2022, l’organico dell’apparato centrale del FSO era rimasto invariato per quasi 13 anni: il numero di 725 unità era in vigore dal marzo 2010.
Non penso proprio che sia lo stesso Putin a stare seduto la mattina con una matita in mano a calcolare di quante persone esattamente sia necessario aumentare l’organico del FSO: non di 26, non di 28, ma proprio di 27 persone. Il massimo che può fare è dare l’ordine di proteggere il suo corpo rifatto con il botox sempre più intensamente, mentre il modo in cui gli organi competenti lo faranno non è una preoccupazione sua (che pure tutta la folla gli stia intorno a turno 24 ore su 24, senza pause per dormire o mangiare). E con un semplice ragionamento logico giungo alla conclusione che sia proprio il FSO a convincerlo ad aumentare costantemente l’organico: del tipo, caro Putin, sei sempre più in pericolo, dacci nuovo personale per svolgere compiti aggiuntivi. E così Putin finisce per essere sottoposto a un’influenza sempre maggiore, a un controllo fisico sempre più stretto da parte della propria scorta.
Se l’influenza del FSO continuerà a crescere in questo modo, presto Putin verrà realmente rinchiuso per sempre in qualche bunker «per maggiore sicurezza» e saranno quelli della sicurezza a governare a suo nome.
E non sono proprio sicuro che per il mondo questo sarebbe uno sviluppo dei fatti negativo…
Dmitry Peskov, portavoce di Putin, ha commentato la notizia diffusa da Axios secondo cui il direttore della CIA John Ratcliffe, durante la sua visita a Mosca, avrebbe proposto di organizzare un incontro tra Putin, Donald Trump e Volodymyr Zelenskyy, affermando che un incontro trilaterale tra i presidenti di Stati Uniti, Russia e Ucraina sarebbe possibile solo per formalizzare degli accordi:
È da tempo che si propone di organizzare un vertice tra Putin, Trump e Zelensky. E voi conoscete bene la posizione del nostro Capo di Stato: un incontro del genere è possibile solo per formalizzare degli accordi. Gli accordi non sono affatto un semplice affare.
In teoria è vero, un po’ come dire che l’acqua è umida. Nelle condizioni normali, nella prassi formata nei decenni o forse secoli succede proprio così: i vari tecnici e consiglieri discutono i dettagli tenendo conto delle linee guida ricevute dall’alto e, quando giungono a un accordo, fanno incontrare i grandi capi per la firma. Succede non solo nei rapporti tra gli Stati, ma anche tra le aziende.
Dmitry Peskov, però, fa finta che tutti si siano dimenticati del modo di fare di Putin nelle occasioni di tutti gli incontri riguardanti la cessazione dei combattimenti in Ucraina: in qualità dei propri rappresentanti ha sempre inviato dei personaggi di qualità molto dubbia e autorizzati a parlare solo delle sue pretese per nulla realistiche. In tal modo rendeva impossibile ogni accordo e si riservava pure la possibilità di dire «avete raggiunto un accordo con uno che in Russia non conta un tubo».
Insomma, le parole di Peskov citate all’inizio confermano che Putin non è disposto a fare alcun accordo.
Il Presidente del Kazakistan, Kassym-Jomart Tokayev, durante i colloqui con Putin del 25 luglio nella città russa di Omsk, ha invitato a «congelare» la guerra tra Russia e Ucraina. Secondo Tokayev, gli «giungono molti segnali» dagli Stati Uniti e dall’Europa riguardo alla «situazione di conflitto» tra Russia e Ucraina. In particolare, ha detto:
Non si tratta di una guerra civile. Abbiamo sempre nutrito rispetto per il popolo ucraino, per la sua cultura e per la sua lingua, e riteniamo che la natura di questo conflitto non sia del tutto chiara per molti, noi compresi. Supponiamo che ci fosse un conflitto, compreso un conflitto congelato tra Azerbaigian e Armenia: in quel caso, l’essenza e l’origine di quel conflitto erano per noi del tutto chiare. Risalivano alle profondità della storia. Ma in questo caso è molto difficile da comprendere.
[…]
È solo la mia modesta opinione, visto che mi è stato chiesto un parere. Forse sarebbe il caso di congelare questo conflitto e tornare alla Formula di Istanbul 2.0, dato che in quel contesto erano stati raggiunti risultati significativi. Naturalmente, sotto la garanzia delle grandi potenze, compresa la Russia, per proseguire poi verso la tanto attesa pace.
Visto mi sono impegnato a tradurre dal russo, ora traduco anche dal diplomatico asiatico:
Putin, hai rotto i coglioni un po’ a tutti con questa guerra che dopo quattro anni e mezzo non riesci ancora a giustificare nemmeno tu. È proprio l’ora di smettere.
Finalmente almeno una persona lo ha detto a Putin direttamente e pubblicamente. Grande Tokayev!
Trump ha incontrato Zelensky l’8 luglio durante il vertice NATO ad Ankara, dove ha promesso di concedere all’Ucraina la licenza per la produzione di missili Patriot e ha accolto con favore gli attacchi a lungo raggio delle Forze armate ucraine sul territorio russo, definendoli «un’escalation che potrebbe portare alla fine della guerra». L’ufficio del presidente ucraino ha dichiarato che l’incontro tra Trump e Zelenskyy è stato «uno dei migliori, se non addirittura il migliore» di sempre.
Prima dell’incontro, Trump aveva dichiarato pubblicamente che, al termine dello stesso, avrebbe chiamato Putin. Ma, come ha riferito il portavoce di Putin, Dmitry Peskov, la telefonata non è avvenuta: «Il signor Trump, a quanto pare, era molto impegnato dopo tutti i contatti avuti ad Ankara, quindi ieri nessuno ha chiamato».
Nonostante tutto, mi diverte ancora tanto la convinzione degli «abitanti» del Cremlino che si possa avere un rapporto stabile e costantemente positivo con Donald Trump (secondo me sono gli unici sulla Terra a non essersi ancora accorti che quello cambia idea su tutto più volte al giorno). E, allo stesso tempo, noto quasi una servile ammirazione per l’America proprio tra gli abitanti del Cremlino: sembrano che cerchino di far vedere a tutti di essere pari ai grandi (in tutti i sensi) amministratori statunitensi. Anzi, di essere dei partner prescelti degli ammirevoli amministratori statunitensi: per esempio, nel messaggio di auguri per i 250 anni della Indipendenza destinato a Trump, Putin gli aveva dato del tu. Era talmente desideroso di apparire un grande amico del «mitico» Trump, che si era dimenticato che il «tu» è percepibile solo nel testo russo del messaggio…
È una cronologia interessante delle dichiarazioni.
La sera del 28 giugno è stata diffusa una strana intervista televisiva di Putin dove egli leggeva le proprie risposte da un teleprompter. Nel corso di quella intervista Putin ha affermato che la carenza di carburante in Russia «non è critica», mentre l’Ucraina ha avanzato la proposta di una cessazione reciproca degli attacchi in profondità nel territorio e il Cremlino ha già respinto tale proposta.
Nel pomeriggio dell’8 luglio, durante una riunione con i membri del Governo, Putin ha affermato che le Forze Armate della Ucraina stanno sferrando attacchi contro le raffinerie di petrolio russe per creare nel Paese «un clima di tensione»:
È del tutto evidente che il nemico miri a danneggiare l’economia. Ma la cosa più importante è che mira a creare un clima di nervosismo nella società. Noi sappiamo bene che questo obiettivo è irraggiungibile.
Chi aveva detto che Putin fosse completamente fuori di testa? Vedete, in fondo qualcosa se ne intuisce: per esempio, che l’Ucraina, «senza motivo apparente», miri a danneggiare l’economia dell’aggressore. Dell’atmosfera di nervosismo già creata nella società, però, non gli verrà mai riferito, e lui stesso non va in giro per le strade russe e non può intuire tale nervosismo.
Ma la cosa più importante è: chi ha rifiutato di porre fine a questi attacchi? E chi ha creato il motivo per cui sono iniziati? Putin lo sa e lo capisce, ma per qualche strano motivo è sicuro che la maggior parte dei suoi sostenitori non lo capirà mai.
Uno dei superyacht attribuibili a Putin è apparsa inaspettatamente sui radar per la prima volta dall’agosto 2022: non in un posto qualsiasi, ma nello stretto tra la Danimarca e la parte meridionale della Norvegia. Scortata dalla motovedetta «Voevoda» e da un cacciatorpediniere russo, il superyacht si sta dirigendo verso Istanbul.
Spero tanto che Putin abbia iniziato a percepire qualcosa e abbia deciso di mandare qualcuno dei cari a lui ben lontano. E non augurerò nemmeno a nessuno di essere affondato o catturato: mi basterebbe che moltissimi yacht con un gran numero di passeggeri se ne andassero per sempre in qualche luogo piacevole per loro. In luoghi dove li attende un riposo a vita dagli affari «di Stato».
Ma mi sono lasciato trasportare dai sogni… Putin non avrà mai abbastanza coraggio di spostarsi su qualcosa di diverso da un bunker galleggiante. E dato che un mezzo di trasporto del genere non è ancora stato inventato, Putin rimarrà al suo posto, purtroppo, fino alla fine.
Ieri Putin ha dichiarato che la Russia è pronta a negoziare con l’Ucraina «sulla base degli accordi di Istanbul» della primavera del 2022. E ha aggiunto che tali accordi «erano stati siglati all’epoca dalla delegazione ucraina, il che significa che tutto andava bene per loro».
Ma io mi ricordo (o almeno mi sembra di ricordare) che quei cosiddetti accordi andavano bene all’Ucraina solo nella fantasia dello stesso Putin. E poi io (e non solo io) mi ricordo che nell’ultimo anno i negoziatori del Cremlino hanno preteso che l’Ucraina conducesse i negoziati «sulla base di Anchorage», riferendosi all’incontro in Alaska del 15 agosto 2025, dove Putin e Trump, a tu per tu, erano quasi riusciti a mettersi d’accordo sulla spartizione dei territori ucraini (e le relative risorse naturali) non conquistati dall’esercito russo. Ma anche con la «base di Anchorage» le cose per Putin sono in realtà andate abbastanza male: in quell’incontro, infatti, ha iniziato a riempire Trump di proprie fantasie pseudostoriche sulla presunta non-esistenza della Ucraina, dopodiché Trump lo ha mandato a quel paese con parole a noi sconosciute (il verbale non è stato pubblicato) e interrompendo l’incontro prima del pranzo programmato.
E poiché tutta la politica di Putin si basa esclusivamente sulle sue stesse fantasie malate, è proprio queste ultime che possiamo confrontare tra esse. Il confronto risulta semplice: Putin ha sentito l’odore di bruciato (sì, pure lui!) e ha già iniziato a fare marcia indietro. Dalla questione delle quattro regioni ucraine inserite nella Costituzione russa (di cui si era parlato con Trump nel 2025) è già passato agli «accordi» sulla Crimea e sul Donbass del 2024.
Una simile ritirata è un buon segno, ma è solo un piccolo passo. Vorrei di più: i confini del 1991. Dato che Trump può spacciare per una propria vittoria lo sblocco dello Stretto di Hormuz, che Putin spacci per una sua vittoria il rispetto dei confini del 1991 con l’Ucraina.
L’articolo che consiglio per questo sabato sembra ancora troppo teorico: è dedicato al fatto che Vladimir Putin si è ritrovato in una trappola che lui stesso aveva creato: un sistema basato non su istituzioni democratiche, ma su concetti informali e clan in competizione per le risorse finanziarie, il controllo delle forze dell’ordine, l’influenza politica e l’accesso al «zar».
È una situazione che potrebbe portare a un radicale e difficile cambio della politica Russa dopo la fine naturale di Putin (purtroppo non sappiamo quando succede). Molto probabilmente potrebbe portare anche a un isolamento di Putin ancora vivo, ma in ostaggio delle strutture che garantiscono la sua sicurezza fisica (in questo caso il potere operativo potrebbe passare a qualcun altro). Ma, in ogni caso, dobbiamo fare in modo che per noi – a differenza di Putin – non diventi una grande sorpresa.



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