L’archivio del tag «putin»

Piedebagagliaio

La trama in sé non è tanto originale, ma questa sua versione mi sembra ben riuscita:

Certo, avrebbero potuto uno sforzo in più e scrivere un altro paio di prompt per impedire all’AI di stravolgere tutte le scritte inquadrate. Ma in generale, come idea per un video satirico, va bene.


Non si va in quella direzione

Ieri, poco dopo l’incontro tra Putin e il rappresentante speciale del presidente degli Stati Uniti Steve Witcoff a San Pietroburgo, un corrispondente del canale televisivo «Vesti» ha chiesto all’assistente del presidente russo Yuri Ushakov quanto fosse vicina la fine della guerra russo-ucraina. Questi ha risposto:
Non so quanto ci stiamo avvicinando, ma la situazione sta andando in quella direzione.
Questa risposta significa forse che l’aggressore si sta davvero preparando alla fine della guerra? Triplo ahahahaha…
Questa risposta significa solo due cose. In primo luogo, Ushakov ha il compito di dare a Trump l’impressione di essere (Trump) un grande pacificatore e che solo lui (e i suoi rappresentanti) possano costringere l’Ucraina alla capitolazione (cioè alla fine della guerra).
In secondo luogo, il capo di Ushakov spera tanto che Trump, nel risolvere i propri problemi politici, eserciti una forte pressione su Zelensky: affinché accetti le richieste di Putin e «metta fine alla guerra». Se non dovesse riuscirci, almeno creerebbe enormi problemi militari (negando l’accesso a Starlink, alle informazioni di intelligence, alle munizioni e alle armi).
Come è già successo molte volte, Putin e i suoi rappresentanti (compresi Ushakov e Trump) hanno dimenticato la riluttanza dell’Ucraina ad arrendersi. Lo stesso Putin, poi, non ha chiaramente alcuna intenzione di fermare le truppe sulle posizioni attuali o addirittura di ritirarle, almeno da una parte del territorio ucraino: non vede alcun vantaggio per sé in questo. E Trump non ha intenzione di fargli notare questo vantaggio.


Pensa di avere 10–20 anni

Cominciamo, come sempre, dal testo della notizia.
Presso il Centro per lo sviluppo sanitario della Scuola di gestione «Skolkovo» di Mosca è stato istituito un laboratorio sulla longevità: lì si studierà l’impatto dell’aumento dell’aspettativa di vita sulla sanità, sui mercati, sul mondo del lavoro e sulle politiche pubbliche. Sulla base dei dati raccolti, i ricercatori proporranno soluzioni gestionali volte a migliorare la qualità della vita degli anziani. E la direttrice dell’Istituto medico-scientifico e formativo dell’Università Statale di Mosca, Maria Vorontsova, figlia di Putin, intervenendo al forum di «Skolkovo», ha affermato che finora la scienza ha compiuto pochi progressi nel risolvere la questione del prolungamento della vita umana oltre il «potenziale naturale fissato a 85–90 anni». Secondo lei, uno degli ostacoli che si frappongono ai ricercatori è il fatto che l’invecchiamento non sia considerato una malattia, e senza una diagnosi è impossibile condurre sperimentazioni cliniche sui farmaci. Tuttavia, secondo le previsioni di Vorontsova, tra 10–20 anni «la paura universale della morte» spingerà gli organizzatori del sistema sanitario ad affrontare questo problema.
Cosa possiamo dedurre da quanto letto? Prima di tutto, possiamo e dobbiamo capire che il 74enne Putin – il quale, come sappiamo dalle sue conversazioni intercettate, ha molta paura della morte – intende vivere ancora almeno dieci anni e mantenersi, alla fine di questo periodo, in condizioni adeguate per risolvere il proprio problema dell’invecchiamento. Da un punto di vista puramente biologico, i suoi piani potrebbero anche essere fondati: molti dei suoi antenati diretti hanno vissuto molto a lungo, mentre lui stesso sembra prendersi cura della propria salute e ricevere prognosi dai propri medici.
Nel suo caso, però, io non mi affiderei solo al fattore biologico. Anche se nessuno tentasse di «influenzare negativamente» la sua biologia (ma come si può esserne così sicuri?), il suo ambiente di vita potrebbe cambiare radicalmente nei prossimi anni, riducendo la sua vita a una semplice esistenza biologica. Non sono sicuro che lui sia così diverso dalla maggior parte di noi da intendere proprio questo per «vita lunga».


Chissà perché non ci va

Sabato Trump ha invitato Zelensky ad avviare negoziati con la Russia per porre fine alla guerra. Mentre le fonti di Bloomberg (probabilmente inventate, ma non ne sono certo) già venerdì avevano riferito che Trump, durante l’incontro con Zelensky a margine dell’Assemblea Generale dell’ONU, gli aveva proposto di recarsi a Mosca per incontrare Putin. Zelenskyy, secondo gli «interlocutori» dell’agenzia, avrebbe rifiutato la proposta di Trump. Ufficialmente, l’ufficio del Presidente ucraino ha dichiarato che Trump non ha proposto a Zelensky di recarsi a Mosca per i negoziati.
Supponiamo che tutto quanto sopra sia vero. In tal caso, si possono sottolineare due cose. In primo luogo, è assolutamente normale che l’ufficio di Zelensky non voglia mettere ulteriormente in evidenza il livello di idiozia di Trump.
In secondo luogo, Zelensky avrebbe potuto coniugare la sua professione precedente con quella attuale: proporre a Trump di dare l’esempio recandosi a Teheran per i negoziati (una battuta attualmente molto diffusa su Internet), ma farlo in modo molto diplomatico. Ma se una proposta del genere fosse stata avanzata, non ne avremmo saputo da «fonti» di Bloomberg: sarebbe stato lo stesso Trump a iniziare in qualche modo a parlare pubblicamente dell’argomento.


Putin è un ottimista

Il servizio russo della BBC riferisce che a Sochi, sul sito della residenza di Putin «Bocharov Ruchey» demolita, sta per essere conclusa la costruzione di un nuovo complesso. Nelle immagini satellitari scattate nell’autunno del 2026 sono già visibili i tetti dei nuovi edifici. La demolizione della vecchia residenza «Bocharov Ruchey» era iniziata nel 2024 e già nel settembre del 2025 al suo posto era stata scavata la fossa di fondazione.
Ma ciò che mi ha incuriosito di più non è stato quanto sopra. Diversi media hanno più volte riportato nel corso degli anni che, nel complesso, il numero di visite di Putin a Sochi si è notevolmente ridotto a causa degli attacchi dei droni ucraini nel sud della Russia: nel periodo 2024–2025 ha visitato la città solo quattro volte. Della passione di Putin per le residenze lussuose (lussuose secondo la sua concezione) ne sappiamo già da molti anni: ne sono state costruite diverse in varie parti della Russia, non solo nella sua amata Sochi.
A questo punto ho una domanda: è realmente convinto che, ancora durante la sua vita, gli attacchi dei droni ucraini cesseranno e che lui continuerà ad avere la possibilità di godersi le sue residenze? Cioè, è sicuro che o vincerà la guerra, o almeno rimarrà al potere qualunque sia l’esito della guerra?
Direi che è il più grande ottimista del mondo!
Del suo distacco dalla realtà lo sapevamo già. Del fatto che, nella sua testa in particolare, non ci sia ancora alcun panico né alcun dubbio nelle proprie forze, l’ho accertato ora.


Una conferma fotografica

Per comprendere il vero significato della visita di Steve Witkoff e di Jared Kushner a Mosca del 5 settembre 2026 basta guardare questa foto:

La foto illustra uno dei concetti che tento di spiegare da anni ai miei contatti europei: Putin vuole essere riconosciuto un membro alla pari del «club ristretto dei grandi del pianeta» per parlare con loro delle aree di influenza. Ancora oggi ritiene che in quel «club» debbano essere presenti solo lui, il presidente statunitense (quello corrente, non importa come si chiama) e, eventualmente, una o due altre persone (ma loro già non sono fondamentali). Di conseguenza, è felicissimo ogni qualvolta viene preso in considerazione dagli USA, anche se pubblicamente non lo dirà mai: in un certo senso si tratta anche di un complesso di inferiorità che lo accompagna dai tempi scolastici.
Purtroppo, non ho ancora visto un Presidente americano che abbia compreso il suddetto concetto (uno ci è andato vicino, ma non può più essere eletto). Ma comprendendolo bene, si potrebbe anche provare a utilizzarlo a proprio favore.


L’iniziativa loro

Putin, durante la seduta plenaria del Forum economico orientale (VEF), ha affermato che il finanziamento del bilancio russo da parte delle imprese private è un’iniziativa degli imprenditori russi. Secondo lui, il mondo degli affari ha deciso di sostenere il Paese nelle circostanze attuali, e i fondi raccolti saranno destinati dal Governo al settore sociale, in particolare all’istruzione e alla sanità.
Se nel periodo di gennaio-marzo sono affluiti al bilancio russo 15,6 miliardi di rubli da organizzazioni non statali, alla fine di aprile l’importo è salito a 159,7 miliardi.
Noi, ovviamente, crediamo alla dichiarazione della Putin. Gli imprenditori non hanno chiesto a Putin dove siano finite quelle tasse (pagate anche da loro) che avrebbero dovuto finanziare l’istruzione e la sanità: tutti sanno già che sono state utilizzate per uccidere gli ucraini e per distruggere l’Ucraina. Non hanno nemmeno chiesto cosa sarebbe successo se non avessero manifestato la suddetta «iniziativa»: sanno già che sarebbero stati incarcerati con qualsiasi pretesto e che le loro attività commerciali sarebbero state confiscate (prima nazionalizzate, poi regalate a qualche amico di Putin).
E noi sappiamo perché, dopo l’inizio della guerra, non hanno venduto le loro attività e non sono fuggiti in Paesi dove non è necessario fare simili «iniziative». Alcuni non hanno fatto in tempo. Qualcuno ha capito che, anche scappando, sarebbe comunque finito sotto le sanzioni occidentali. E poi c’è chi sostiene realmente la guerra e magari ha pure comprato le attività di chi non era d’accordo con la guerra.
C’è solo una cosa che nessuno sa con certezza: lo stesso Putin crede davvero alla favola dell’"iniziativa degli imprenditori"?


La sicurezza di Putin

Ho letto che Putin ha aumentato l’organico massimo dell’apparato centrale del Servizio federale di sicurezza (FSO) da 785 a 812 militari e funzionari civili: ha firmato il relativo decreto il 31 agosto. L’organico dell’apparato centrale del FSO, che garantisce tra l’altro la sicurezza del presidente e di altre personalità di spicco dello Stato, è in aumento per il terzo anno consecutivo.
Dalla fine del 2022, l’organico dell’apparato centrale del FSO è cresciuto di 87 persone, ovvero di circa il 12%. Nel dicembre 2022, Putin lo aveva aumentato da 725 a 760 persone. Nel gennaio 2024 ha fissato un nuovo limite a 775 unità, mentre dal 1° gennaio 2025 a 785. Fino alla fine del 2022, l’organico dell’apparato centrale del FSO era rimasto invariato per quasi 13 anni: il numero di 725 unità era in vigore dal marzo 2010.
Non penso proprio che sia lo stesso Putin a stare seduto la mattina con una matita in mano a calcolare di quante persone esattamente sia necessario aumentare l’organico del FSO: non di 26, non di 28, ma proprio di 27 persone. Il massimo che può fare è dare l’ordine di proteggere il suo corpo rifatto con il botox sempre più intensamente, mentre il modo in cui gli organi competenti lo faranno non è una preoccupazione sua (che pure tutta la folla gli stia intorno a turno 24 ore su 24, senza pause per dormire o mangiare). E con un semplice ragionamento logico giungo alla conclusione che sia proprio il FSO a convincerlo ad aumentare costantemente l’organico: del tipo, caro Putin, sei sempre più in pericolo, dacci nuovo personale per svolgere compiti aggiuntivi. E così Putin finisce per essere sottoposto a un’influenza sempre maggiore, a un controllo fisico sempre più stretto da parte della propria scorta.
Se l’influenza del FSO continuerà a crescere in questo modo, presto Putin verrà realmente rinchiuso per sempre in qualche bunker «per maggiore sicurezza» e saranno quelli della sicurezza a governare a suo nome.
E non sono proprio sicuro che per il mondo questo sarebbe uno sviluppo dei fatti negativo…


Un incontri trilaterale

Dmitry Peskov, portavoce di Putin, ha commentato la notizia diffusa da Axios secondo cui il direttore della CIA John Ratcliffe, durante la sua visita a Mosca, avrebbe proposto di organizzare un incontro tra Putin, Donald Trump e Volodymyr Zelenskyy, affermando che un incontro trilaterale tra i presidenti di Stati Uniti, Russia e Ucraina sarebbe possibile solo per formalizzare degli accordi:

È da tempo che si propone di organizzare un vertice tra Putin, Trump e Zelensky. E voi conoscete bene la posizione del nostro Capo di Stato: un incontro del genere è possibile solo per formalizzare degli accordi. Gli accordi non sono affatto un semplice affare.

In teoria è vero, un po’ come dire che l’acqua è umida. Nelle condizioni normali, nella prassi formata nei decenni o forse secoli succede proprio così: i vari tecnici e consiglieri discutono i dettagli tenendo conto delle linee guida ricevute dall’alto e, quando giungono a un accordo, fanno incontrare i grandi capi per la firma. Succede non solo nei rapporti tra gli Stati, ma anche tra le aziende.
Dmitry Peskov, però, fa finta che tutti si siano dimenticati del modo di fare di Putin nelle occasioni di tutti gli incontri riguardanti la cessazione dei combattimenti in Ucraina: in qualità dei propri rappresentanti ha sempre inviato dei personaggi di qualità molto dubbia e autorizzati a parlare solo delle sue pretese per nulla realistiche. In tal modo rendeva impossibile ogni accordo e si riservava pure la possibilità di dire «avete raggiunto un accordo con uno che in Russia non conta un tubo».
Insomma, le parole di Peskov citate all’inizio confermano che Putin non è disposto a fare alcun accordo.


Grande Tokayev!

Il Presidente del Kazakistan, Kassym-Jomart Tokayev, durante i colloqui con Putin del 25 luglio nella città russa di Omsk, ha invitato a «congelare» la guerra tra Russia e Ucraina. Secondo Tokayev, gli «giungono molti segnali» dagli Stati Uniti e dall’Europa riguardo alla «situazione di conflitto» tra Russia e Ucraina. In particolare, ha detto:

Non si tratta di una guerra civile. Abbiamo sempre nutrito rispetto per il popolo ucraino, per la sua cultura e per la sua lingua, e riteniamo che la natura di questo conflitto non sia del tutto chiara per molti, noi compresi. Supponiamo che ci fosse un conflitto, compreso un conflitto congelato tra Azerbaigian e Armenia: in quel caso, l’essenza e l’origine di quel conflitto erano per noi del tutto chiare. Risalivano alle profondità della storia. Ma in questo caso è molto difficile da comprendere.
[…]
È solo la mia modesta opinione, visto che mi è stato chiesto un parere. Forse sarebbe il caso di congelare questo conflitto e tornare alla Formula di Istanbul 2.0, dato che in quel contesto erano stati raggiunti risultati significativi. Naturalmente, sotto la garanzia delle grandi potenze, compresa la Russia, per proseguire poi verso la tanto attesa pace.

Visto mi sono impegnato a tradurre dal russo, ora traduco anche dal diplomatico asiatico:

Putin, hai rotto i coglioni un po’ a tutti con questa guerra che dopo quattro anni e mezzo non riesci ancora a giustificare nemmeno tu. È proprio l’ora di smettere.

Finalmente almeno una persona lo ha detto a Putin direttamente e pubblicamente. Grande Tokayev!