L’archivio del Agosto 2026

Putin cerca complici

Maksim Raider, il vicepresidente della commissione elettorale del Ministero degli Esteri russo, ha riferito che la Russia ha inviato note diplomatiche ai ministeri degli Esteri di tutti i Paesi chiedendo di vietare le manifestazioni davanti alle ambasciate il giorno delle elezioni alla Duma di Stato (che si terranno dal 18 al 20 settembre). Secondo quanto da lui affermato, in tali note Mosca chiede di «adottare misure adeguate per la protezione dei seggi elettorali, compreso il divieto di manifestazioni nel giorno delle elezioni». Non viene specificato in che modo tali manifestazioni minaccino la sicurezza delle votazioni.
Sempre secondo Raider, lo Stato russo conta sul fatto che all’estero si rispettino in buona fede gli impegni internazionali, ma anche lo Stato russo «non resterà con le mani in mano».
Non so se avete capito bene: lo Stato russo ha chiesto agli Stati di tutto il mondo di collaborare nella lotta contro i dissidenti russi (il termine dissidenti mi sembra più ampio e più corretto di oppositori perché comprende gli esiliati e i politici di opposizione fisicamente allontanati dalla politica russa). Non so ancora bene in quale formato — perché in oltre tre settimane può cambiare tanto — ma sicuramente ci saranno delle manifestazioni dei dissidenti russi nei giorni delle elezioni: manifestazioni pacifiche come lo sono sempre state.
Penso, però, che lo abbiano capito bene più o meno tutti gli Stati destinatari della nota russa. Questo ci permetterà di fare un censimento degli Stati del mondo disposti a collaborare con il regime putiniano sul campo della oppressione politica. I risultati di tale censimento saranno utili anche agli elettori di quegli Stati.


Le professioni di una volta

Tutto questo lavoro viene progressivamente sostituito dall’uso dell’AI:

E, almeno nei primi tempi, la qualità degli effetti speciali sarà ancora più bassa…


La musica del sabato

Probabilmente sono ancora tante le persone che si ricordano bene la modella, attrice e cantante giamaicana Grace Jones, ma a me nei giorni scorsi il suo nome è venuto in mente solo per caso e dopo non so bene quanti anni o addirittura decenni. Sforzando un po’ la mente, ho capito che nella mia rubrica musicale potrebbe anche essere inclusa la sua canzone più famosa, quella che tutti hanno sentito almeno una volta nella vita: la «I’ve Seen That Face Before (Libertango)». Questa canzone è una rivisitazione del brano strumentale «Libertango» del famoso compositore argentino Astor Piazzolla (il quale lo aveva pubblicato nel 1974). La canzone di Grace Jones è, dal punto di vista musicale, un mix di tango, reggae e chanson.

Probabilmente ho fatto risvegliare qualche ricordo giovanile nelle vostre menti. E allora provo a rafforzare l’effetto postando un secondo brano dallo stesso album «Nightclubbing» (del 1981) di Grace Jones. Scelgo la canzone «Pull Up to the Bumper» che è stata abbastanza popolare all’epoca della pubblicazione dell’album, mentre ora è ricordata sensibilmente meno della canzone riportata sopra.

Bene, la mia collezione delle grandi hit del passato remoto ora è un po’ più completa.


Dato che pure diversi media occidentali che seguo hanno parlato (non me lo aspettavo) della condanna del politico di opposizione russo Lev Shlosberg (in realtà, merita di essere ricordato anche in Occidente), pubblico il link al testo più importante legato alla suddetta condanna. Potrebbe essere un buon punto di partenza per i vostri approfondimenti sul caso.
Io, per ora, aggiungo solo una piccola osservazione: molto probabilmente sarà una di quelle persone che lo Stato russo attuale scambierà per qualche spia russa arrestata in Occidente.


Il mio Tipografo per il web

Partiamo da una domanda fondamentale: qualcuno non sa cosa sia un «tipografo per il web»?
Anche se non lo sapete, potete immaginarlo facilmente: si tratta di un programma che permette di rendere un testo destinato alla pubblicazione sul web corretto e bello dal punto di vista della tipografia da schermata. La tipografia da schermata non è tanto diversa da quella tradizionale, «cartacea»: si differenzia solo per la corretta disposizione dei tag dei link e per la sostituzione dei caratteri speciali con i loro codici html (se e quando c’è il rischio che vengano visualizzati in modo scorretto nella finestra del browser). In pratica, la tipografia da schermata può essere ottenuta in due modi:
1) elaborando il testo manualmente (sarà necessario inserire decine, se non centinaia, di spazi unificatori, virgolette corrette, trattini e interruzioni di riga, indovinare i segni e i simboli problematici nel testo originale, etc.);
2) utilizzando «Tipografo per il web» (copiando il testo desiderato nel campo, selezionando le impostazioni necessarie del programma, dando il comando di elaborare il testo e ottenendo così un risultato adatto alla pubblicazione).
Quale dei due metodi preferite?
In questo senso, non importa nemmeno quale sia il vostro lavoro principale: creare i siti web, scrivere / modificare i testi o semplicemente pubblicare sul web i materiali creati da qualcun altro: una persona normale di solito è troppo pigra per dedicare tempo ed energie a un lavoro monotono. Ma non bisogna assolutamente essere tanto pigri da evitare di ottenere un testo ben formattato e bello da vedere: agli utenti comuni sarà semplicemente più comodo leggere testi ben impaginati, mentre agli perfezionisti non verrà la voglia di punirvi nel modo più crudele.
Il primo «Tipografo» per il web che io conosco era diventato pubblico su internet nel 2002. Negli anni successivi sono apparsi su internet diversi altri «tipografi»: me ne vengono facilmente in mente una decina, ma non ho mai cercato di determinarne il numero esatto. Vedo anche che alcuni CMS hanno «tipografi» integrati o plugin simili, ma spesso si tratta di soluzioni create, per esempio, per un singolo e specifico media. So anche che molti sviluppatori di siti web e autori / redattori di testi per il web hanno i propri «Tipografi» personali, non accessibili ad altre persone e utilizzati solo per i propri scopi professionali.
Anche io, dalla prima metà degli anni ’10, avevo il mio «tipografo per il web» personale: come avranno notato i lettori più attenti, lo utilizzavo per elaborare tutti i testi pubblicati sul mio sito.
Perché scrivo del mio «Tipografo» al passato? Perché la settimana scorsa ha smesso di essere uno strumento personale non pubblico: finalmente l’ho reso accessibile a tutti! Hip hip hooray!

Qualcuno potrebbe logicamente chiedermi perché solo ora ho deciso di condividere questa mia creatura digitale con gli altri. E io rispondo che ci sono diversi motivi. In primo luogo, ho finalmente capito come aggiungere un paio di impostazioni a lungo desiderate e, in tal modo, rendere il mio strumento unico tra i concorrenti (gli altri «tipografi» che conosco non sono ancora in grado di fare quelle cose). In secondo luogo, alcuni dei «tipografi» di dominio pubblico che conosco hanno smesso di esserlo. In terzo luogo, se il mio «Tipografo» avrà degli utenti, questi mi scriveranno sicuramente molti consigli e suggerimenti sul suo funzionamento.
Insomma, se pubblicate testi sul web e non siete indifferenti al loro aspetto, ora avete a disposizione un altro strumento utile.
E scrivete qualsiasi considerazione o consiglio via e-mail o nei commenti.


Come ho passato questa estate 2026

Mi sto preparando a scrivere l’ennesimo «tema» sull’argomento: si veda il titolo.

Come da regola, inizio con la preparazione del materiale.

Distribuisco, in parte, il materiale preparato nei vari post. Continuare la lettura di questo post »


Cosa guardano i giovani?

Sono diversi giorni che non riesco a riprendermi da uno shock culturale subito… La ripresa viene fortemente ostacolata da un grande dubbio: chissà se uno shock del genere è capitato solo a me (si tratterebbe di una sfortuna notevole) o esistono anche altre persone colpite che non hanno ancora trovato il coraggio di parlarne pubblicamente?
Ebbene (bene?!), mi è capitato di avere una conversazione con un giovane — apparentemente istruito e con un livello intellettuale non inferiore alla media — che non ha mai sentito nominare il film «Kill Bill». Non solo non lo ha visto, ma addirittura non lo ha mai sentito nominare! Anche se il film è uscito più o meno nel periodo in cui è nato il suddetto giovane.
Ora sto cercando di capire: sono io che devo definirmi un cine-necrofilo, oppure è quel giovane che deve essere definito un cine-ignorante?
Ma non so se riuscirò mai a capirlo.


Va attaccato alla presa?

Sul canale Telegram della società statale russa «Rostec» si legge che in Russia è stata avviata la produzione in serie di sottostazioni elettriche mobili. Gli impianti, sviluppati in collaborazione con la società «RT-Proektnye Tekhnologii», saranno installati su piattaforme su ruote, tra cui rimorchi con elevata capacità fuoristrada. Il motivo dell’avvio della produzione è semplice: gli attacchi dei droni ucraini causano regolarmente danni alle reti elettriche nelle regioni di confine della Russia e in Crimea.
No, le Forze Armate ucraine non colpiranno di certo i luoghi di produzione e i parcheggi di massa di queste sottostazioni elettriche mobili: tali sottostazioni possono chiaramente servire solo a fornire energia alle infrastrutture civili (mentre l’esercito ucraino è interessato a colpire i grandi obiettivi militari e gli impianti del loro approvvigionamento energetico).
Di conseguenza, mi interessa un altro aspetto: con cosa funzioneranno queste sottostazioni elettriche mobili? Con quegli stessi prodotti petroliferi che in Russia già scarseggiano e la cui produzione viene distrutta proprio dalle Forze Armate ucraine? Mi sembra che «Rostec» sia stata molto fortunata: non deve preoccuparsi della qualità dei nuovi prodotti e, in caso di guasti frequenti, può attribuire la colpa al carburante di scarsa qualità o addirittura mancante.


I droni britannici per l’Ucraina

The Sunday Times riferisce che, negli ultimi sei mesi, le forze armate ucraine hanno utilizzato per la prima volta droni di fabbricazione britannica per colpire obiettivi nell’entroterra russo. L’Ucraina ha ricevuto droni prodotti da due aziende britanniche. Uno di questi, secondo quanto riporta il quotidiano, è il drone a reazione Nyan prodotto dalla Callen-Lenz (una controllata della BAE Systems, la più grande azienda del settore della difesa). Il nome della seconda azienda non è stato rivelato da The Sunday Times «per motivi di sicurezza».
E così, mentre qualcuno solo a parole sostiene di rendere il proprio Paese grande ancora e rivendica la proprietà delle terre acque altrui, qualcun altro fanno qualcosa di reale, pratico e utile non solo per sostenere la giusta causa, ma anche, senza averlo come obiettivo, prendere il suo posto. In un contesto meno triste avrei detto che si tratta di una evoluzione storica curiosa e quasi divertente.


Corpi celesti

Il video di questa settimana è pacifico e proviene da Tarragona:

Sembra bello solo fino al momento della visione del suo grande concorrente:

Almeno d’estate ci vogliono delle piccole cose positive.