Vyacheslav Volodin, il presidente della Duma di Stato (la Camera bassa del «parlamento» russo), ha chiuso la VIII Legislatura (il 27 luglio 2026, l’ultima seduta prima delle vacanze e delle «elezioni» di settembre). Lo ha fatto, tra l’altro, tentando di far scandire ai deputni «Russia, Putin, vittoria». Lo ha tentato per cinque volte, ma niente: non lo hanno sostenuto nemmeno quelle creature…
Sarà perché «Ein Volk, Ein Reich, Ein Führer!» va esclamato con più convinzione?..
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Il campione del mondo del 2006, il famoso calciatore italiano Andrea Pirlo, ha dichiarato di non essere più un candidato alla carica di commissario tecnico della Nazionale italiana di calcio. Ciò è avvenuto dopo che, nel fine settimana, i media italiani hanno iniziato a riportare con insistenza la notizia secondo cui Pirlo avrebbe un contratto, a partire dall’ottobre 2025, con la società di scommesse russa «Fonbet», che è apparso più volte nelle sue campagne pubblicitarie e che nel maggio del 2026 si è recato (insieme a un altro ex calciatore della Nazionale italiana, Marco Materazzi) a Mosca, dove ha partecipato a una partita di gala, ha tenuto una sessione di autografi e ha interagito con i tifosi. Inoltre, ha recitato in un video per la canzone «Ой, что ни вечер, то футбол» («Oi, ogni sera è calcio»), che è stato trasmesso intensamente durante le partite dei Mondiali del 2026 sul canale sportivo russo «Match TV».
Andrea Pirlo, da parte sua, afferma che «la collaborazione professionale, finita al centro di un recente scandalo, è nata nel contesto della mia carriera negli Emirati Arabi Uniti e ha carattere esclusivamente commerciale e sportivo».
Immagino che anche un ex calciatore sia in grado di comprendere una semplice verità: bisogna leggere i contratti che si firmano. Firmare significa averne compreso il contenuto, il significato e le conseguenze, e aver accettato tutto ciò. Se hai firmato, ti è piaciuto tutto ciò che c’era scritto.
L’attuale tradizione di esprimersi in un modo politicamente corretto non mi permette di scherzare, nemmeno nel contesto di quanto sopra esposto, sul cognome del famoso ex calciatore. Ma, per pura logica, si meriterebbe pienamente questa battuta.
La cantante italiana Naike Rivelli, figlia della attrice Ornella Muti, ha dichiarato alla agenzia statale russa RIA Novosti che lei e sua madre intendono presentare la domanda per la cittadinanza russa, «per sentirsi davvero a casa». «Abbiamo radici russe, non possiamo rinnegare le nostre origini, la nostra famiglia e i nostri amici», ha dichiarato la cantante. Rivelli ha inoltre affermato che lei e la madre stanno valutando l’acquisto di una casa a Mosca o a San Pietroburgo, per poter portare in Russia anche altri membri della famiglia.
Ogni volta che leggo una notizia del genere – e negli ultimi quattro anni e mezzo ne ho lette diverse – mi stupisco quanto una persona possa amare i soldi più di ogni altra cosa in questo mondo. Certo, i soldi hanno una loro grande importanza, ma non abbastanza grande per giustificare il titolo di un coglione che corre dalla parte dell’amico assassino esattamente nel momento in cui tutta l’essenza di quel personaggio (e della sua squadra) è ben visibile a tutti. Bisognerebbe avere una autostima inferiore allo zero…
Allo stesso tempo, ogni volta che leggo una notizia del genere, dopo un po’ di tempo scopro – sempre – che la creatura passata dalla parte dell’assassino ha agito in tal modo per sfuggire ai pesanti problemi giudiziari in patria (penali e/o civili / finanziari). Non conosco (almeno per ora) le motivazioni dettagliate e reali della scelta menzionata all’inizio del presente post, ma, in ogni caso, esse non escludono assolutamente l’osservazione precedente.
Poi uno lo potrebbe fare anche per la semplice stupidità smisurata. Ma non capisco come quest’ultima possa spingere qualcuno così in basso.
Cinque diplomatici europei coinvolti nei negoziati hanno riferito al Financial Times che i Paesi-membri dell’UE stanno iniziando a richiedere in massa delle deroghe per sé stessi dal nuovo pacchetto di sanzioni anti-russe, e ciò mette a rischio la strategia di sostegno all’Ucraina. Grecia, Francia, Italia, Germania, Austria e Portogallo hanno chiesto di attenuare il 21-esimo pacchetto di sanzioni in fase di elaborazione o hanno bloccato del tutto alcune misure.
La Grecia è quella che si sta battendo con maggiore determinazione per ottenere le deroghe, non essendo disposta ad approvare il pacchetto nella sua interezza se non le verrà concesso il permesso di trasportare il GNL russo verso paesi terzi. Il Portogallo e la Germania insistono affinché venga escluso dal pacchetto il divieto di acquisto di pesce russo, invocando gli interessi dell’industria locale di trasformazione del pesce. Francia e Italia chiedono un alleggerimento del divieto di rilascio dei visti ai militari russi che hanno prestato servizio durante la guerra. L’Austria, da parte sua, chiede nuovamente di sbloccare i beni russi per un valore di 2 miliardi di euro, al fine di compensare la Raiffeisen Bank per la sanzione inflitta da Mosca (quella per l’uscita dal mercato russo a causa della guerra).
Posso comprendere alcune delle obiezioni sollevate dai Paesi europei (le sanzioni sulle materie prime sono talmente inefficaci che non ha senso insistere troppo su di esse), mentre altre non le capisco proprio. Ciò che mi sorprende di più sono le posizioni di Austria, Francia e Italia.
I beni russi congelati non sono stati sequestrati. Anche i beni congelati, ma non sequestrati, non potranno essere utilizzati per risarcire la banca (ma si potrà provare a trasferirli in Russia).
Non riesco proprio a capire perché si debbano rilasciare visti ai militari russi che hanno prestato servizio durante la guerra. Queste persone – anche se si volesse proprio vederle arrivare in Europa – non sono turisti ricchi che andrebbero subito a spendere soldi in Europa. Possono recarsi in Europa o su incarico dello Stato russo (è proprio questo che vogliono gli europei?), oppure in qualità di rifugiati politici (e chi impedisce di accoglierli in tale veste già adesso?).
Insomma, non riesco a comprendere tutte le obiezioni dei paesi europei…
L’articolo consigliato per questo sabato è un’inchiesta giornalistica su come il cosiddetto «Secondo Servizio» dell’FSB abbia tentato senza successo di creare un assistente basato sull’intelligenza artificiale per l’analisi delle notizie.
Lo sviluppo dello strumento è stato affidato alla società di Kazan «Mikord», che aveva realizzato per il Ministero della Difesa un registro unico di leva militare (il quale nel 2025 è stato vittima di un pesante ed efficace attacco hacker).
Il «Secondo Servizio» dell’FSB ha ufficialmente il compito di difendere l’ordine costituzionale e combattere il terrorismo. In realtà, questo organismo cerca di sradicare il dissenso in Russia: organizza attentati contro politici dell’opposizione, limita l’accesso a internet e monitora i segnali di dissenso nelle notizie.
E sono realmente contento di leggere che gli agenti dell’FSB non riescano fare nulla di veramente serio: in Russia, purtroppo, sono rimasti dei professionisti disposti a collaborare con loro, ma a questi pochi rimasti mancano sia le forze che la motivazione per eseguire in modo adeguato l’incarico statale.
Nove Stati europei (Estonia, Danimarca, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Finlandia e Svezia) si sono rivolte alla Commissione europea proponendo di escludere il Comitato Olimpico Internazionale dai programmi di finanziamento a causa della decisione di ammettere gli atleti russi alle selezioni per le Olimpiadi del 2028. Gli autori della richiesta chiedono inoltre di sospendere i finanziamenti tramite i programmi europei anche alle federazioni che hanno ammesso atleti provenienti dalla Russia e dalla Bielorussia a partecipare alle proprie competizioni.
È chiaro che la maggior parte dei Paesi firmatari della richiesta all’UE sono quelli che temono particolarmente le azioni aggressive da parte dello Stato russo e che, in generale, hanno molti motivi per non gradire tale Stato. Ma anche indipendentemente da tutto ciò, si può affermare che abbiano deciso di difendere un principio del tutto logico: gli sponsor finanziari del Comintato devono provenire da un unico schieramento. Semplicemente perché così sarebbe più onesto e comprensibile per tutti.
Uno dei più stretti alleati del presidente Donald Trump al Congresso (e uno di quelli che in passato erano stati suoi oppositori altrettanto accaniti), il senatore della Carolina del Sud Lindsey Graham, è deceduto all’età di 71 anni: il giorno seguente al suo ritorno da Kiev. L’ufficio del senatore ha comunicato che la morte è sopraggiunta in seguito a «una malattia breve e improvvisa». Il comunicato non forniva ulteriori dettagli.
Graham era il sostenitore di un inasprimento della politica nei confronti della Russia e dell’Iran. Domenica avrebbe dovuto annunciare nuove sanzioni contro la Federazione Russa.
Laura Loomer, alleata di Trump, ha affermato che Graham potrebbe essere stato avvelenato dalla Russia e ha chiesto che venga condotta un’analisi tossicologica. Ha ricordato che recentemente il «filosofo» russo Alexander Dugin, vicino al Cremlino, aveva incitato all’omicidio di Graham (i giornalisti non sono ancora riusciti a trovare il tweet originale a cui faceva riferimento Lumer).
Commentando la morte di Graham, Dugin ha scritto sul suo canale Telegram che «rallegrarsi della morte di una persona è meschino e inaccettabile», per poi insultare Graham, come aveva già fatto più volte: «Ma ecco la domanda: un russofobo-gay-sionista-terrorista-estremista è ancora un essere umano?» (ortografia dell’autore mantenuta).
Nonostante tutta la mia antipatia verso l’attuale regime russo, sospetto che le accuse citate sopra possano fare più o meno la stessa fine della «influenza russa sulle elezioni americane»: le capacità degli agenti russi mi sembra in questo caso abbastanza sopravalutata. A volte (ma solo a volte) riescono ad avvelenare o eliminare fisicamente qualche oppositore russo particolarmente antipatico ai loro capi, ma non so se siano in grado di avvicinarsi così pericolosamente a un senatore statunitense.
Ma, ovviamente, in questo specifico caso posso anche sbagliarmi.
L’articolo segnalato per questo sabato è dedicato a un argomento che fino a non troppo tempo mi sarebbe sembrato un classico esempio di teoria del complotto. Mentre di questi tempi posso anche crederci.
In sostanza, i documenti relativi ai negoziati segreti tra Russia e Cina, giunti in possesso del media The Insider (e verificati da esso), confermano che la cooperazione militare tra i due Paesi è più profonda di quanto fosse noto pubblicamente. Tra le altre cose, la Cina ha coinvolto la Russia in un programma volto a contrastare il sistema satellitare Starlink di Elon Musk, che comprende sia misure di contrasto di natura giuridica e diplomatica, sia mezzi per la distruzione diretta dei satelliti.
Ahahahaha, hanno fatto una diretta di quasi 12 ore dal luogo di un evento democratico importantissimo: la rimozione del nome di Donald Trump dalla facciata del Kennedy Center (nessuna parte della frase è uno scherzo o sarcasmo: è tutta gioia).
Spero che ci attendano altre dirette. E non solo dagli USA.
L’articolo che consiglio per questo sabato sembra ancora troppo teorico: è dedicato al fatto che Vladimir Putin si è ritrovato in una trappola che lui stesso aveva creato: un sistema basato non su istituzioni democratiche, ma su concetti informali e clan in competizione per le risorse finanziarie, il controllo delle forze dell’ordine, l’influenza politica e l’accesso al «zar».
È una situazione che potrebbe portare a un radicale e difficile cambio della politica Russa dopo la fine naturale di Putin (purtroppo non sappiamo quando succede). Molto probabilmente potrebbe portare anche a un isolamento di Putin ancora vivo, ma in ostaggio delle strutture che garantiscono la sua sicurezza fisica (in questo caso il potere operativo potrebbe passare a qualcun altro). Ma, in ogni caso, dobbiamo fare in modo che per noi – a differenza di Putin – non diventi una grande sorpresa.



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