Non sono sicuro che degli argomenti come questo in Europa se ne parli molto, soprattutto di questi tempi, ma la mattina del 30 ottobre la redazione dell’ex giornale «Novaya Gazeta» ha annunciato la propria chiusura. Il giorno prima i giornalisti avevano riferito che la redazione sarebbe stata sfrattata dall’ufficio in Potapovsky Pereulok, nel centro di Mosca, dove il giornale aveva operato per 29 anni. Negli ultimi anni «Novaya» è riuscita miracolosamente a continuare a operare dalla Russia, nonostante le perquisizioni, i blocchi, la revoca della registrazione del giornale, il processo farsa contro l’investigatore Oleg Roldugin e la designazione del giornale stesso come «agente straniero» (un titolo discriminatorio per nulla simile a quello statunitense).
Sono un po’ più sicuro del fatto che l’evento di cui sopra sia l’ultimo (o uno degli ultimissimi) passo formale verso l’applicabilità al regime putiniano del termine totalitarismo. Se proprio dovessimo avere bisogno di formalità…
In qualità della «lettura del sabato», dunque, propongo l’intervista del caporedattore della «Novaya Gazeta», Sergej Sokolov, che ha lavorato per la testata sin dalla sua fondazione nel 1993. Nella intervista al media «Bereg» ha raccontato come la redazione abbia affrontato gli ultimi anni, cosa abbia rappresentato l’ultima goccia e quali siano i piani dei giornalisti per il futuro.
L’archivio del tag «politica»
Il viceministro degli Esteri russo Sergey Ryabkov ha confermato che Mosca e Washington «stanno conducendo un dialogo» sul rilascio dei detenuti dalle colonie penitenziarie russe. Secondo Ryabkov, le discussioni si svolgono «attraverso i canali dei servizi segreti» e nel dialogo sono coinvolti «gli organismi competenti». Non ha fornito ulteriori dettagli, compresi i nomi dei possibili candidati da inserire nelle liste di scambio. In precedenza, a settembre, la rivista The Atlantic aveva riferito che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva sostenuto l’idea di allentare parte delle sanzioni contro la Russia in cambio del rilascio dei prigionieri politici.
In realtà, questa notizia dal contenuto molto vago ha un’applicazione pratica ben precisa. Se tra i vostri parenti, amici, conoscenti e colleghi privi di cittadinanza russa ci sono delle menti alternative che si trovano in Russia (o che hanno intenzione di andarci), spiegate loro che l’attuale Federazione Russa è il posto più pericoloso al mondo per loro. In qualsiasi scambio del tipo «detenuti in cambio della revoca delle sanzioni» o «detenuti in cambio di detenuti», i detenuti stranieri hanno il valore più alto di quelli russi: saranno loro che gli Stati Uniti cercheranno di liberare per primi, anche con il presidente Trump. Ciò significa che, per lo Stato russo, i detenuti stranieri diventano una merce particolarmente preziosa: più ne arresti, maggiore sarà la revoca delle sanzioni che potrai poi negoziare.
Per quanto possa sembrare strano, moltissime persone non comprendono questa semplicissima verità. Provate a spiegarlo almeno ai principali amanti del rischio tra le menti alternative.
Inoltre, potete ricordare che Trump non nasconde più di essere pronto ad aiutare Putin in tutto e per tutto.
Dalla riunione dei commissari europei tenutasi a Strasburgo ieri, il 6 ottobre, risulta che la Commissione europea intende adottare cinque misure prima di accogliere nuovi membri nell’Unione europea. Come riporta il quotidiano The Guardian, citando la commissaria europea per l’allargamento Marta Kos, uno dei meccanismi proposti è l’introduzione di un periodo di prova di 15 anni per i nuovi membri dell’UE, durante il quale un Paese potrebbe essere privato del diritto di voto in caso di violazione dei valori democratici fondamentali.
In particolare, Marta Kos ha dichiarato:
No more Viktor Orbán. We have to have quicker mechanisms than only article 7 [a sanction that allows a member state’s voting rights to be suspended] if the newcomers would go against the rule of law, democracy or our values.
Ebbene, secondo il mio autorevolissimo parere, l’idea del periodo di prova è interessante, ma poco utile. In qualsiasi Stato in qualsiasi momento al potere potrebbe arrivare un nuovo servo di Putin oppure un pazzo / populista estremo / dittatore etc. Può succedere qualsiasi quantità di anni dopo l’ingresso nell’UE: per esempio, mi sembra molto probabile la vittoria della Marine Le Pen alle vicinissime elezioni presidenziali francesi (anche se esattamente quella politica, una volta arrivata al potere, potrebbe anche rivelarsi meglio del previsto: un po’ come è successo alla Meloni). Di conseguenza, le misure consistenti nei confronti degli Stati-membri eventualmente convertitisi all’«orbanismo» servirebbero sempre.
E ora provate a immaginare il vero motivo della proposta dei 15 anni. Vi do due opzioni, scegliete la più probabile:
1) nell’UE sperano che tra 15 anni non ci sarà più Putin e altri vicini pazzi (magari sullo stesso territorio della Russia attuale);
2) gli Stati-membri dell’EU già esistenti non vogliono approvare la propria ipotetica perdita del diritto di voto.
L’altro ieri mi era capitato di scrivere della elezione del vecchio-nuovo Presidente della Duma russa Vyacheslav Volodin.
Oggi, nella rubrica del sabato, trovo logico consigliare un articolo che riassume la carriera politica del personaggio dagli inizi ai giorni nostri. Formalmente ha uno dei principali incarichi dello Stato: a qualcuno sarà utile conoscerllo un po’ meglio.
P.S.: nel caso specifico di Vyacheslav Volodin sarebbe pienamente giustificato utilizzare in un modo dispreggiativo il termine che indica il suo… ehm… orientamento non politico (non pubblicizzato, ma largamente noto in Russia), ma nel mondo contemporaneo è un tipo di critica un po’ fuori moda.
I deputati della neo «eletta» Duma di Stato russa della nona legislatura hanno eletto Vyacheslav Volodin alla carica di Presidente durante la prima seduta plenaria. È diventato presidente della camera bassa del parlamento per la terza volta consecutiva.
A favore di questa decisione hanno votato 406 deputati su 442 presenti (in totale la Duma è composta da 450 deputati). Volodin è stato candidato alla carica dal partito «Russia Unita».
Il dato statistico meno rilevante è: Vyacheslav Volodin ricopre la carica di Presidente dal 2016. In precedenza, era stato Presidente della Duma di Stato della settima e dell’ottava legislatura. Nelle ultime elezioni è stato eletto alla Duma come deputato uninominale della circoscrizione elettorale di Saratov. Volodin è stato il primo presidente della Duma di Stato a guidare la camera bassa del Parlamento per più di due mandati consecutivi.
Il dato statistico più rilevante è: la prima seduta plenaria della Duma di Stato si è tenuta mentre non sono ancora stati pubblicati, nonostante la data della scadenza ufficiale già passata, i risultati completi delle «elezioni» del 18–20 settembre (per esempio, manca la regione del San Pietroburgo).
Valutate voi quale dei due dati statistici vi è più utile per comprendere il livello della democrazia nella Russia attuale.
Ieri in Svizzera si è tenuto un referendum in cui i cittadini hanno votato sulla questione di una definizione più rigorosa del principio di neutralità del Paese. Secondo i dati preliminari del Governo svizzero, il 69,99% degli elettori ha votato contro l’inasprimento della neutralità, mentre il 30,01% si è espresso a favore. Inoltre, nessun cantone ha sostenuto l’iniziativa. Per l’adozione degli emendamenti alla Costituzione era richiesta la cosiddetta «doppia maggioranza»: la maggioranza dei voti dei cittadini e la maggioranza dei cantoni.
Se l’iniziativa fosse stata approvata, la Svizzera non avrebbe potuto imporre o sostenere sanzioni contro le parti coinvolte in conflitti armati (per esempio la Russia), a meno che non fossero state approvate da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
Di questi tempi il suddetto risultato mi sembra quasi un miracolo: c’è almeno uno Stato al mondo dove la maggioranza dei cittadini (e pure una maggioranza non tanto ridotta) ha espresso una scelta responsabile. Non so – o non sono sicuro – che ogni cittadino svizzero aveva mentalmente giustificato la propria scelta con delle esplicite ragioni di responsabilità, ma quello che conta è il risultato. Non hanno votato per «lo stile della vita come prima» nonostante i problemi degli «altri».
O sono io un idealista? Boh… In ogni caso, sono contento per il risultato.
L’articolo condiviso questo sabato non contiene alcun concetto sconosciuto alla maggioranza dei lettori, ma riporta una serie di dettagli che permetto di aggiornare leggermente le conoscenze già esistenti alla situazione del 2026.
Insomma, parla di come e perché le «elezioni» parlamentari russe del 2026 sono state le più false di sempre. In realtà è una frase si ripete dopo tutte le elezioni russe degli ultimi 26 anni, ma conosco ancora alcuni italiani che non immaginano la gravità della situazione.
Ma, indipendentemente dal vostro livello di conoscenza dell’argomento in generale, potete provare ad aggiornarvi sulle frodi elettorali vere, quelle che «dal vivo» non vedrete mai.
Per puro caso sul mio schermo è apparsa questa classifica dei dodici Capi di Stato e di Governo europei più «esperti». È aggiornata al 16 settembre 2026 e, di conseguenza, sono ancora in tempo per condividerla con voi:

Ovviamente, non sono tutti ugualmente antipatici. Ma i personaggi molto «strani» si trovano non solo in cima alla classifica:
1. Un dittatore e assassino.
2. Un dittatore ereditario.
3. Il principale fascista, terrorista e assassino del pianeta.
4. Un autocrate con tendenze islamiste.
5. Un normale socialdemocratico progressista.
6. Un populista nazionalista di sinistra.
7. Un conservatore normale.
8. Un conservatore normale.
9. Un liberale progressista.
10. Un riformatore progressista.
11. Un populista di sinistra corrotto.
12. Un nazional-conservatore di destra.
Naturalmente, spero in tanti cambiamenti.
L’affluenza alle elezioni per la Duma di Stato russa (tenutesi dal 18 al 20 settembre) nei territori occupati delle regioni di Donetsk e Luhansk si è rivelata una delle più elevate tra le regioni sotto il controllo della Russia. Nella «DNR», alla chiusura dei seggi, aveva votato oltre l’81% degli elettori, mentre nella «LNR» l’affluenza finale è stata del 79,33%. L’affluenza più alta si è verificata solo in Cecenia (93%). Complessivamente, in Russia l’affluenza è stata del 56,66%.
I risultati numerici delle «elezioni» non sono particolarmente interessanti: i numeri «giusti» sono stati assegnati ai partiti che avremmo potuto prevedere con una estrema facilità. Allo stesso modo, non devono sorprendere i dati della affluenza nelle due regioni menzionate sopra: un po’ perché la maggioranza dei votanti sono le persone che volevano rimanere sotto l’occupazione russa o sono arrivati dai territori convenzionali russi e un po’ perché da quelle parti le votazioni si svolgono con la stessa modalità del «referendum» in Crimea del 2014. In sostanza, gli uomini armati, mascherati e con l’uniforme che ricorda quella dell’esercito russo spiegano ai residenti che conviene votare e farlo «come si deve».
Sicuramente nei prossimi giorni la propaganda statale russa parlerà tanto dell’«appoggio della popolazione ucraina liberata alla politica del partito Russia Unita». Ma voi sapete quanto vale questo «appoggio» elettorale. Molto probabilmente lo sapevate anche senza il mio intervento in materia…
Dei risultati delle «elezioni» in generale forse scriverò più avanti.
Con l’aiuto di un video sull’intelligenza artificiale, la propaganda del Cremlino avverte che i filmati relativi alle irregolarità durante le elezioni alla Duma di Stato, attualmente in corso, potrebbero essere generati tramite l’intelligenza artificiale. È positivo che abbiano deciso di ricordare ai cittadini l’importanza del pensiero critico, ed è ancora meglio che siano loro stessi ad ammettere l’inevitabilità della comparsa di prove video relative alle irregolarità (scherzo).
P.S.: la voce che hanno generato è simile a quella di un attore famoso russo, ma non mi viene in mente il nome…



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