Nel segmento russo dell’internet è diventato popolare un video, in cui due passeggere in ritardo per il volo hanno cercato di raggiungere l’aereo correndo sulla pista dell’aeroporto di Sheremetyevo (uno degli aeroporti di Mosca). A me è sembrato subito che questo fosse l’esempio migliore di come, negli anni del covid-19 e delle sanzioni anti-guerra, la maggior parte dei russi abbia completamente dimenticato (se mai lo avesse saputo) come funzionano i voli aerei. Ed è per questo che ora sono capaci di fare cose del genere:
L’aspetto e l’età delle due signore nel video sembrano suggerire che tutti i loro sponsor siano finiti sotto le sanzioni e abbiano perso i loro aerei privati (ai quali di solito si accede camminando a piedi per terra), ma questa è solo una mia ipotesi misantropica. Siate più buoni di me.
L’archivio della rubrica «Russia»
L’articolo segnalato questo sabato è strettamente legato a quello segnalato una settimana fa che raccontava del fatto che la Russia sta imparando a produrre in serie motori per droni.
L’articolo di oggi racconta che la Russia sta sviluppando rapidamente la propria industria delle batterie agli ioni di litio per i droni FPV. Lo dimostra il forte aumento delle importazioni nel Paese dei materiali necessari per l’assemblaggio di questi componenti (per alcune tipologie, addirittura di diverse volte). Lo sviluppo di questo settore in Russia renderà molto più difficile per l’Occidente influenzare l’approvvigionamento di droni all’esercito russo.
Ieri Putin ha firmato una legge che consente di privare, per via giudiziaria, i proprietari stranieri del diritto di riacquistare i propri beni. Il documento è stato pubblicato sul sito web del Cremlino. Si tratta di aziende (decine, se non centinaia) che hanno abbandonato il mercato russo dopo l’inizio della grande guerra tra Russia e Ucraina (tra le più note posso citare McDonald’s, Ikea o Ford): molte operazioni di vendita di beni stranieri a imprenditori russi in quel periodo prevedevano una clausola di riacquisto.
Io, invece, per l’ennesima volta mi stupisco della convinzione di Putin (e di molti suoi complici) che il loro operato possa essere reso eterno con una norma giuridica. Infatti, è abbastanza palese che le principali aziende occidentali torneranno (se torneranno) in Russia non solo dopo la fine della guerra, ma anche dopo la fine di Putin (e, molto probabilmente, sarà la stessa cosa). In quel momento storico si presenteranno davanti al giudice non putiniano, il quale studierà il loro caso sulla base delle leggi ormai post-putiniane. Di conseguenza, le aziende occidentali saranno in qualche modo ricompensate: spesso a spese di chi si era appropriato dei loro beni grazie al regime putiniano.
Il sabato 1 agosto a Mosca c’è stata una esplosione in un grattacielo dell’epoca staliniana in via Barrikadnaya. In quel momento, nel ristorante «Balzi Rossi», situato al piano terra dell’edificio, era in corso un evento privato. Secondo i dati del Comitato nazionale antiterrorismo, l’attentato ha causato la morte di tre persone e il ferimento di oltre venti. L’ordigno esplosivo è stato consegnato al ristorante da una corriere (la quale è risultata tra gli uccisi), così come la guardia di sicurezza che le ha impedito l’accesso all’interno dell’edificio. A quanto pare, nel ristorante si stava festeggiando il compleanno del capo delle Forze spaziali militari della Federazione Russa, il colonnello generale Aleksandr Chaiko: il 27 luglio ha compiuto 55 anni, e la scritta «Aleksandr 55» è visibile sul palco del ristorante (è stata ripresa in un video pubblicato da un’ospite dell’evento).
Alexander Chaiko (se l’obiettivo dell’attacco era davvero lui) è diventato uno dei generali di più alto rango contro cui sono stati compiuti attentati dall’inizio della guerra grande tra la Russia e l’Ucraina. Chaiko è stato nominato capo di tutte le Forze Aerospaziali solo nel maggio 2026, ma già prima non solo ricopriva il grado di generale, ma occupava anche incarichi dirigenziali nei settori più importanti e politicamente significativi per la Federazione Russa: ha guidato l’operazione militare in Siria e l’avanzata delle truppe russe nella regione di Kiev nel 2022. È accusato di numerosi crimini di guerra in Ucraina ed è stato inserito nelle liste delle sanzioni del Regno Unito e dell’Unione Europea.
Sento tante persone di orientamenti politici opposti che definiscono l’accaduto come un atto terroristico. Per me, invece, è uno dei tanti eventi della guerra che, purtroppo, posso definire con la parola «normale». Mi dispiace per e non mi piace il fatto che la tentata (ma non riuscita) eliminazione di uno dei più grandi criminali della fase iniziale della guerra sia stata accompagnata dalla morte dei civili, ma non posso certo criticare gli autori della eliminazione dopo la morte di tutti quei civili in Ucraina: purtroppo, li capisco.
Posso solo sperare che le future eliminazioni dei criminali (giuste e inevitabili) siano più mirate.
Vyacheslav Volodin, il presidente della Duma di Stato (la Camera bassa del «parlamento» russo), ha chiuso la VIII Legislatura (il 27 luglio 2026, l’ultima seduta prima delle vacanze e delle «elezioni» di settembre). Lo ha fatto, tra l’altro, tentando di far scandire ai deputni «Russia, Putin, vittoria». Lo ha tentato per cinque volte, ma niente: non lo hanno sostenuto nemmeno quelle creature…
Sarà perché «Ein Volk, Ein Reich, Ein Führer!» va esclamato con più convinzione?..
L’articolo segnalato questo sabato racconta del fatto che la Russia sta imparando a produrre in serie motori per droni: nel Paese sono iniziate le forniture di linee di produzione del valore di milioni di dollari. Ciò significa che già nei prossimi mesi verrà avviata la produzione di milioni di droni FPV. Fino a poco tempo fa la Russia acquistava i motori dalla Cina ed era completamente dipendente da queste importazioni. I media The Insider e Nordsint hanno effettuato (in sostanza simulato) un «acquisto di prova» a nome di una società fittizia con sede ad «Alabuga» e dal nome «militare», al fine di ricostruire la catena di approvvigionamento. Il produttore cinese Nide ha confermato la disponibilità a esportare una linea completa per la produzione di motori e ha comunicato di aver già fornito un gran numero di linee simili ad altri acquirenti russi. Come in molte altre transazioni relative a merci soggette a sanzioni, nella catena è emersa una filiale cinese della banca russa VTB.
Non so quali sviluppi avrà questa storia, ma potrebbe portare alla fine della fase di dominio dei droni ucraini nella guerra. Gli esperti che leggo e sento dicono che in questa guerra le ondate di dominio di ogni singola tecnologia durano comunque circa sei mesi e che, di conseguenza, bisogna solo sperare che l’esercito ucraino stia già inventando qualcosa di nuovo… Io ci spero.
Il Ministero dell’Energia del Kazakistan ha comunicato a Reuters che il Paese sta conducendo trattative con la Russia per la raffinazione del petrolio russo nelle raffinerie kazake. Si prevede di vendere i prodotti petroliferi ottenuti sul mercato interno del Kazakistan e di esportarne una parte «indietro» verso la Russia. Il ministero ha motivato le trattative con la necessità di garantire un carico stabile delle raffinerie kazake (a seguito della sospensione delle esportazioni attraverso il terminale del Consorzio del gasdotto del Caspio vicino a Novorossiysk), di preservare i posti di lavoro e di rifornire il mercato interno di carburante. Allo stesso tempo, le autorità del Kazakistan indicano il pieno soddisfacimento del fabbisogno nazionale come condizione prioritaria per un’eventuale accordo. I volumi e le condizioni delle forniture, così come gli impianti in grado di raffinare il petrolio russo, non sono ancora stati definiti.
Ed è proprio qui che bisogna considerare due tipi di dati. In primo luogo, alla fine del 2025 il volume complessivo di raffinazione del petrolio nelle raffinerie del Kazakistan era pari a 17,46 milioni di tonnellate — tenendo conto anche delle capacità che sono ancora attualmente in funzione. Nella Federazione Russa, invece, il consumo annuo di sola benzina è di circa 36 milioni di tonnellate. Se solamente una piccola parte della produzione delle raffinerie kazake venisse fornita alla Federazione Russa (come sostiene il Ministero dell’Energia del Kazakistan), ciò aiuterebbe in modo significativo il mercato russo dei carburanti? Esatto: aiuterebbe ben poco.
Quindi il Kazakistan trarrà un buon profitto dall’accordo (rispetto alle dimensioni della propria economia), mentre la Russia non otterrà nulla di tangibilmente utile in cambio del proprio denaro. Anche se l’accordo dovesse effettivamente essere concluso.
Insomma, non intralciate il Kazakistan: sta solo tutelando i propri interessi, senza danneggiare quelli degli Stati in difficoltà che conosciamo.
Il campione del mondo del 2006, il famoso calciatore italiano Andrea Pirlo, ha dichiarato di non essere più un candidato alla carica di commissario tecnico della Nazionale italiana di calcio. Ciò è avvenuto dopo che, nel fine settimana, i media italiani hanno iniziato a riportare con insistenza la notizia secondo cui Pirlo avrebbe un contratto, a partire dall’ottobre 2025, con la società di scommesse russa «Fonbet», che è apparso più volte nelle sue campagne pubblicitarie e che nel maggio del 2026 si è recato (insieme a un altro ex calciatore della Nazionale italiana, Marco Materazzi) a Mosca, dove ha partecipato a una partita di gala, ha tenuto una sessione di autografi e ha interagito con i tifosi. Inoltre, ha recitato in un video per la canzone «Ой, что ни вечер, то футбол» («Oi, ogni sera è calcio»), che è stato trasmesso intensamente durante le partite dei Mondiali del 2026 sul canale sportivo russo «Match TV».
Andrea Pirlo, da parte sua, afferma che «la collaborazione professionale, finita al centro di un recente scandalo, è nata nel contesto della mia carriera negli Emirati Arabi Uniti e ha carattere esclusivamente commerciale e sportivo».
Immagino che anche un ex calciatore sia in grado di comprendere una semplice verità: bisogna leggere i contratti che si firmano. Firmare significa averne compreso il contenuto, il significato e le conseguenze, e aver accettato tutto ciò. Se hai firmato, ti è piaciuto tutto ciò che c’era scritto.
L’attuale tradizione di esprimersi in un modo politicamente corretto non mi permette di scherzare, nemmeno nel contesto di quanto sopra esposto, sul cognome del famoso ex calciatore. Ma, per pura logica, si meriterebbe pienamente questa battuta.
Il Presidente del Kazakistan, Kassym-Jomart Tokayev, durante i colloqui con Putin del 25 luglio nella città russa di Omsk, ha invitato a «congelare» la guerra tra Russia e Ucraina. Secondo Tokayev, gli «giungono molti segnali» dagli Stati Uniti e dall’Europa riguardo alla «situazione di conflitto» tra Russia e Ucraina. In particolare, ha detto:
Non si tratta di una guerra civile. Abbiamo sempre nutrito rispetto per il popolo ucraino, per la sua cultura e per la sua lingua, e riteniamo che la natura di questo conflitto non sia del tutto chiara per molti, noi compresi. Supponiamo che ci fosse un conflitto, compreso un conflitto congelato tra Azerbaigian e Armenia: in quel caso, l’essenza e l’origine di quel conflitto erano per noi del tutto chiare. Risalivano alle profondità della storia. Ma in questo caso è molto difficile da comprendere.
[…]
È solo la mia modesta opinione, visto che mi è stato chiesto un parere. Forse sarebbe il caso di congelare questo conflitto e tornare alla Formula di Istanbul 2.0, dato che in quel contesto erano stati raggiunti risultati significativi. Naturalmente, sotto la garanzia delle grandi potenze, compresa la Russia, per proseguire poi verso la tanto attesa pace.
Visto mi sono impegnato a tradurre dal russo, ora traduco anche dal diplomatico asiatico:
Putin, hai rotto i coglioni un po’ a tutti con questa guerra che dopo quattro anni e mezzo non riesci ancora a giustificare nemmeno tu. È proprio l’ora di smettere.
Finalmente almeno una persona lo ha detto a Putin direttamente e pubblicamente. Grande Tokayev!
Cinque diplomatici europei coinvolti nei negoziati hanno riferito al Financial Times che i Paesi-membri dell’UE stanno iniziando a richiedere in massa delle deroghe per sé stessi dal nuovo pacchetto di sanzioni anti-russe, e ciò mette a rischio la strategia di sostegno all’Ucraina. Grecia, Francia, Italia, Germania, Austria e Portogallo hanno chiesto di attenuare il 21-esimo pacchetto di sanzioni in fase di elaborazione o hanno bloccato del tutto alcune misure.
La Grecia è quella che si sta battendo con maggiore determinazione per ottenere le deroghe, non essendo disposta ad approvare il pacchetto nella sua interezza se non le verrà concesso il permesso di trasportare il GNL russo verso paesi terzi. Il Portogallo e la Germania insistono affinché venga escluso dal pacchetto il divieto di acquisto di pesce russo, invocando gli interessi dell’industria locale di trasformazione del pesce. Francia e Italia chiedono un alleggerimento del divieto di rilascio dei visti ai militari russi che hanno prestato servizio durante la guerra. L’Austria, da parte sua, chiede nuovamente di sbloccare i beni russi per un valore di 2 miliardi di euro, al fine di compensare la Raiffeisen Bank per la sanzione inflitta da Mosca (quella per l’uscita dal mercato russo a causa della guerra).
Posso comprendere alcune delle obiezioni sollevate dai Paesi europei (le sanzioni sulle materie prime sono talmente inefficaci che non ha senso insistere troppo su di esse), mentre altre non le capisco proprio. Ciò che mi sorprende di più sono le posizioni di Austria, Francia e Italia.
I beni russi congelati non sono stati sequestrati. Anche i beni congelati, ma non sequestrati, non potranno essere utilizzati per risarcire la banca (ma si potrà provare a trasferirli in Russia).
Non riesco proprio a capire perché si debbano rilasciare visti ai militari russi che hanno prestato servizio durante la guerra. Queste persone – anche se si volesse proprio vederle arrivare in Europa – non sono turisti ricchi che andrebbero subito a spendere soldi in Europa. Possono recarsi in Europa o su incarico dello Stato russo (è proprio questo che vogliono gli europei?), oppure in qualità di rifugiati politici (e chi impedisce di accoglierli in tale veste già adesso?).
Insomma, non riesco a comprendere tutte le obiezioni dei paesi europei…



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