L’archivio della rubrica «Russia»

L’attacco contro Voronezh

Ieri pomeriggio le forze armate ucraine hanno sferrato un attacco missilistico contro la città russa di Voronezh. Il governatore locale, Alexander Gusev, ha dichiarato che le forze di difesa aerea hanno abbattuto «alcuni bersagli aerei ad alta velocità» sopra il capoluogo della regione. Ma, di fatto, l’attacco ha danneggiato «gli impianti produttivi di una delle aziende di Voronezh»: un produttore di componenti elettronici per i missili «Iskander» e X-101, che condivide l’edificio con la società «VZPP-Mikron».

Spero di vedere ancora delle immagini del genere.

Più ce ne saranno, meno occasioni avrò di trovare le differenze tra gli attacchi russi (contro le infrastrutture civili ucraine) e quelli ucraini (contro le infrastrutture militari civili). Ovviamente non perché «tifo» per l’esercito russo: non lo faccio e non lo farò.



La lettura del sabato

Come ben sapete anche da voi, il giovedì 18 giugno Mosca è stata oggetto del più grande attacco di droni ucraini dall’inizio della guerra. Durante la notte, la città è stata colpita da quasi 200 droni; avete visto le immagini delle esplosioni e degli incendi. L’articolo di questo sabato presenta quindi non la descrizione della notizia, ma una cronologia dell’aumento dell’intensità degli attacchi ucraini contro Mosca nel corso degli anni della guerra, più precisamente a partire dal 2023. Anche secondo i comunicati ufficiali delle autorità russe, tale intensità è aumentata di cento volte.
Tutti questi attacchi sono una componente assolutamente normale della guerra. Non è difficile intuire che continueranno, si intensificheranno e, almeno fino a un certo punto, diventeranno sempre più efficaci. Ma, cosa più sorprendente di tutte, conosco pure dei moscoviti contrari alla guerra che continuano ad affermare che per la gente comune in città tutto è tranquillo e sicuro, che si può continuare a vivere la propria vita normale e serena e invitare amici e conoscenti in città. Cosa si potrebbe lanciare nelle teste a queste persone? Boh…


La lettura del sabato

L’articolo che consiglio per questo sabato sembra ancora troppo teorico: è dedicato al fatto che Vladimir Putin si è ritrovato in una trappola che lui stesso aveva creato: un sistema basato non su istituzioni democratiche, ma su concetti informali e clan in competizione per le risorse finanziarie, il controllo delle forze dell’ordine, l’influenza politica e l’accesso al «zar».
È una situazione che potrebbe portare a un radicale e difficile cambio della politica Russa dopo la fine naturale di Putin (purtroppo non sappiamo quando succede). Molto probabilmente potrebbe portare anche a un isolamento di Putin ancora vivo, ma in ostaggio delle strutture che garantiscono la sua sicurezza fisica (in questo caso il potere operativo potrebbe passare a qualcun altro). Ma, in ogni caso, dobbiamo fare in modo che per noi – a differenza di Putin – non diventi una grande sorpresa.


Le basi russe al confine

In un’inchiesta congiunta, l’emittente norvegese NRK, la svedese SVT, la danese DR e la testata estone Delfi hanno illustrato le conclusioni a cui sono giunti dopo aver analizzato le nuove immagini satellitari fornite dalla società Planet Labs.
In breve: durante l’inverno 2025–2026 la Russia ha sviluppato attivamente le infrastrutture militari lungo tutto il confine occidentale, compresi i confini con la Finlandia e la Norvegia. Tuttavia, il comandante delle forze NATO nei Paesi baltici e in Polonia, Brian Nissen, sottolinea che la minaccia di un attacco dell’esercito russo ai paesi europei confinanti rimane bassa fintanto che la Russia è in guerra con l’Ucraina.
Io, un analista di fama mondiale (anche se il mondo non lo sa ancora), aggiungo la mia ipotesi alla suddetta inchiesta. Ebbene, l’obiettivo intermedio dello Stato russo potrebbe essere quello di fare in modo che gli Stati occidentali si preoccupino dei preparativi in corso, inizino a prepararsi pure loro e vendano meno armi alla Ucraina per tenerseli a scopi difensivi.
Allo stesso tempo, il secondo analista che vive sempre nella mia testa replica: è una tattica un po’ stupida perché i successi principali dell’esercito ucraino sono attualmente dovuti a un buon uso dei droni. E la maggioranza dei droni viene progettata e costruita in Ucraina.
Boh, vedremo…


Un nuovo record di Putin

Non me ne ero accorto, ma ieri la guerra speciale militare di Putin in Ucraina ha battuto un nuovo record negativo: ha superato la durata della Prima guerra mondiale, arrivando a 1568 giorni.
Una persona mediamente istruita ricorda — dalla storia e dalla letteratura — la Prima guerra mondiale anche come una guerra di posizione. Tempo fa l’ex comandante in capo delle Forze armate ucraine Valery Zaluzhny aveva già paragonato la guerra in Ucraina alla Prima guerra mondiale e, secondo me, quel paragone è in una buona misura valido ancora oggi. Il dettaglio grave che aggiungerei io oggi, al 1569-esimo giorno: alla guerra attuale non si vede ancora la fine.
Anche se tra tanti anni racconteremo alle nuove generazioni che «già a marzo / aprile / maggio / giugno 2026 vedevo gli indizi di una fine vicina, vedevo accadere il momento cruciale della guerra». Un po’ come oggi gli storici discutono della Seconda guerra mondiale: il momento cruciale è stata la fine dell’assedio di Stalingrado, no è stato lo sbarco in Normandia, no è stato x-y-z…


Le elezioni armene

Alle elezioni politiche armene del 7 giugno il partito «Contratto Civico» dell’attuale premier Nikol Pashinyan ha ottenuto il 49,81% dei voti, conquistando 61 seggi su 105 in Parlamento. Questo significa, tra le altre cose, che la propaganda russa — particolarmente nel corso della campagna elettorale armena — ha fallito il proprio obiettivo di far vincere la parte filo-russa della opposizione.
Dopo la pubblicazione dei risultati ufficiali delle elezioni, l’amministrazione presidenziale della Federazione Russa ha «raccomandato» ai media statali e filo-governativi di sottolineare nei propri articoli / video / trasmissioni audio che il partito di Pashinyan ha ottenuto meno del 50% dei voti alle elezioni e mettere, in tal modo, in dubbio la sua legittimità.
Questo rapporto con l’obiettivo mancato non solo illustra i modi della propaganda statale russa. Illustra anche la visione un po’ perversa di certi personaggi del concetto della vittoria elettorale: secondo loro o prendi la maggioranza dei voti o non hai vinto. Provate a confrontare il 49,81% del partito di Pashinyan con le vittorie elettorali in Italia degli ultimi decenni: vi renderete conto di avere ora a disposizione una nuova barzelletta politica.


Un video per i più coraggiosi

Al Forum «economico» «internazionale» 2026 di San Pietroburgo (si è svolto dal 3 al 5 giugno) è stato organizzato, tra le altre cose, un incontro arti marziali miste tra robot russi. È stato pure costruito un apposito ottagono… Ed è stato uno spettacolo sconsigliato ai bambini e alle persone che si impressionano facilmente: fiumi di  sangue  olio, cavi strappati, componenti staccate etc.

Uno spettacolo degno di una superpotenza.


La lettura del sabato

Come forse ricorderete, nel febbraio 2023 l’UE ha annunciato l’istituzione del Centro internazionale per il perseguimento del crimine di aggressione contro l’Ucraina (ICPA). E a metà maggio di quest’anno (il 2026) ben 36 Stati e l’UE hanno ufficialmente confermato l’intenzione di partecipare alla creazione di un Tribunale speciale per il crimine di aggressione contro l’Ucraina, il quale dovrebbe iniziare la sua attività l’anno prossimo all’Aia.
Io, fino a ieri, non sapevo (o avevo completamente dimenticato? boh…) che il Cremlino ha già da tempo – dal 1° marzo 2023 – una sua risposta simmetrica al suddetto Tribunale: il cosiddetto Tribunale pubblico internazionale sui crimini dei neonazisti ucraini e dei loro complici (MOTPUNIP), istituito presso la Camera pubblica della Federazione Russa (formalmente, un organo consultivo e deliberativo istituito per favorire l’interazione tra cittadini, associazioni civiche e autorità pubbliche). Il «Tribunale» è composto da 72 persone. Comprende molti finti stranieri che vivono da tempo in Russia, criminali e, propriamente, neonazisti.
A me, un attento osservatore di quello che sta succedendo da oltre quattro anni, è sembrato interessante leggere di questo circo cretino. Spero che sia interessante anche per voi.


L’archivio di Navalny

Ieri, in occasione del 50-esimo compleanno di Alexey Navalny, i suoi collaboratori hanno presentato il suo archivio: su un unico sito hanno raccolto le sue inchieste, i suoi testi, le fotografie, i video, le trasmissioni sui media, i post, le interviste, i documenti e molto altro ancora.
Secondo la mia impressione personale, gli stessi collaboratori di Navalny hanno quasi completamente perso di vista il senso di ciò che Navalny ha fatto e detto negli ultimi anni della sua vita (la maggioranza schiacciante degli occidentali non lo sa, ma i collaboratori di Navalny, pur restando in opposizione al regime di Putin, ultimamente fanno e dicono delle cose di gusto molto dubbio), ma questo è un loro problema, non nostro. E nonostante tutto, un grande grazie a loro per averci almeno dato l’opportunità e il motivo di ricordare ancora una volta perché e per quale motivo non dobbiamo mai arrenderci. Ovunque ci troviamo e qualunque strumento abbiamo a disposizione.
E un grazie ancora più grande va ad Alexey Navalny, al quale anche adesso, a distanza non solo fisica, faccio gli auguri di compleanno appena trascorso.


In sostanza, è un loop

All’inizio avevo pensato che fosse uno scherzo. E invece no: Dmitry Peskov (il portavoce di Putin) ha realmente dichiarato che la guerra militare speciale continua, affinché non vi siano attacchi (ucraini) contro le città russe.
Quando non c’era la guerra militare speciale, non c’erano nemmeno attacchi contro le città russe. E finché ci sarà la guerra militare speciale, continueranno pure gli attacchi contro le città russe. Penso che questa logica semplicissima sia comprensibile anche a Peskov e al suo capo. Ed è proprio questa supposizione che mi porta a concludere che a Peskov sia stato incaricato di dichiarare che la guerra militare speciale continuerà, se non per sempre (nei limiti della esistenza di Putin su questo pianeta), almeno fino al completo esaurimento delle forze di almeno una delle parti in guerra. Putin, a quanto pare, a volte pensa ancora di avere più risorse della Ucraina. Non vorrei che i Paesi occidentali che aiutano l’Ucraina rafforzassero in qualche modo questa sua convinzione.