All’inizio avevo pensato che fosse uno scherzo. E invece no: Dmitry Peskov (il portavoce di Putin) ha realmente dichiarato che la guerra militare speciale continua, affinché non vi siano attacchi (ucraini) contro le città russe.
Quando non c’era la guerra militare speciale, non c’erano nemmeno attacchi contro le città russe. E finché ci sarà la guerra militare speciale, continueranno pure gli attacchi contro le città russe. Penso che questa logica semplicissima sia comprensibile anche a Peskov e al suo capo. Ed è proprio questa supposizione che mi porta a concludere che a Peskov sia stato incaricato di dichiarare che la guerra militare speciale continuerà, se non per sempre (nei limiti della esistenza di Putin su questo pianeta), almeno fino al completo esaurimento delle forze di almeno una delle parti in guerra. Putin, a quanto pare, a volte pensa ancora di avere più risorse della Ucraina. Non vorrei che i Paesi occidentali che aiutano l’Ucraina rafforzassero in qualche modo questa sua convinzione.
L’archivio della rubrica «Russia»
Stavo per perdermi una notizia di portata mondiale! Oggi è il primo giorno del SPIEF-2026 (Forum economico internazionale di San Pietroburgo 2026). Questo evento dovrebbe rendere particolarmente felice Putin, un grande amante dei rituali consolidati da tempo: non importa quale sia il contenuto residuo del rituale, l’importante è che si ripeta in modo costante. La stabilità è al di sopra di tutto.
Inoltre, per Putin è molto importante che al Forum siano presenti, come in altri eventi di facciata per lui importanti, rappresentanti di altri Stati. Per quanto strano possa sembrare, pochi media hanno cercato di pubblicare un elenco completo degli ospiti stranieri del Forum… Eppure si sarebbe potuto ottenere un testo avvincente sull’ennesimo raduno della feccia VIP della società occidentale.
L’elenco meno breve che ho trovato finora è questo:
– i deputati del Bundestag di «Alternativa per la Germania» Markus Fronmaier e Steffen Kottre, nonché il capo della sezione sassone dell’AdG, il deputato del Landtag Jörg Urban;
– l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder, da molti anni un agente pagato di Putin;
– il blogger americano misogino Andrew Tate;
– l’attivista e blogger americana Candice Owens, che diffonde varie teorie complottistiche (per esempio quella secondo cui Brigitte, moglie del Presidente francese Emmanuel Macron, sarebbe una donna transgender).
Ma sono certo che ci saranno anche altre persone molto interessanti. Attendo con impazienza le relative notizie.
Che l’articolo del sabato di questa volta sia l’inchiesta di The Insider su chi sta creando le numerose fake news che circolano alla vigilia delle prossime elezioni parlamentari del 7 giugno in Armenia (un altro Stato potenzialmente a rischio).
L’articolo è interessante non solo per la descrizione della lotta per il potere «giusto» nel Paese vicino, considerato «proprio» da certi personaggi a Mosca, ma anche perché ci ricorda ancora una volta che in realtà al Cremlino si comprende e si apprezza l’importanza di uno strumento democratico come le elezioni.
Purché le elezioni vere non si tengano in Russia.
Il Dipartimento dell’Istruzione della regione di Tomsk (una città russa della Siberia occidentale) ha spiegato il divieto di indossare abiti con scritte in lingua straniera, adottato in diverse scuole della regione:
Oggi le menti ancora immature dei bambini e degli adolescenti sono sottoposte a una forte pressione informativa. Con il pretesto della moda, di uno scherzo o di una frase innocua, al bambino possono essere trasmessi significati estranei e pericolosi. Cedendo a tale influenza, senza rendersene conto, può indossare un capo con una stampa estremista o uno slogan distruttivo.
Spero che questo sia solo il primo passo di un lungo percorso e che presto dalle scuole russe (non solo quelle di Tomsk) scompaiano le scritte che tradizionalmente contengono le lettere straniere Z e V, e che da lì in poi la tendenza vada nella direzione giusta, fino alla completa eradicazione di tutto ciò che è estremista e distruttivo…
No, è ancora troppo presto per sperarlo: si può solo sognare.
Il 23 maggio il regista Andrej Zvjagintsev, che ha ricevuto il Grand Prix del 79º Festival di Cannes per il film «Minotaur», si è rivolto dal palco a Putin:
C’è una persona alla quale oggi vorrei rivolgermi a nome mio personale. Non usa una VPN per seguire questa cerimonia in diretta. Sono certo che in questo momento abbia questioni molto più importanti da risolvere. E so che nel suo entourage ci sono persone che sanno come fargli arrivare queste parole.
Milioni di persone, da entrambe le parti della linea del fronte, oggi desiderano una cosa sola: che finalmente cessino gli innumerevoli omicidi di esseri umani. E l’unica persona che può fermare questo tritacarne siete voi, signor Presidente della Federazione Russa. Mettete fine a questo massacro. Il mondo intero lo aspetta. Grazie a tutti.
Il 25 maggio il portavoce di Putin, Dmitrij Peskov, ha dichiarato durante un briefing con i giornalisti che personalmente non trasmetterà le parole di Zvjagintsev. E ha spiegato:
Zvjagintsev non ha mai condannato il sanguinoso massacro organizzato dal regime di Kiev nel Donbass. A partire dal 2014, quando è iniziata la guerra: se allora lo avesse fatto, probabilmente avrebbe avuto il diritto di parola. Ma adesso questo diritto non ce l’ha.
Lo stesso giorno il media Meduza ha chiesto a Zvjagintsev di commentare le parole di Peskov. Ecco cosa ha risposto:
Sì, è assolutamente vero: non ho diritto di parola, così come oggi non ce l’hanno centinaia di milioni di russi. Perché voi non avete mai ascoltato la loro voce. «Bandar-log» chiamavate i vostri concittadini già nel 2008. E nel 2011. E anche in quel menzognero 2014. E poi, fermata dopo fermata, si è continuato così.
Ed ecco che il nostro potente treno comune si avvicina ormai alla stazione «vicolo cieco». E ora – a mio modesto parere – l’unica cosa giusta, razionale e perfino salvifica per un intero paese sarebbe non perdersi in chiacchiere e deviazioni; non rivolgere ai cittadini la domanda ipocrita del 2022: «Dove siete stati negli ultimi otto anni?». Ma agire qui e ora: porre fine a questa guerra insensata e spietata.
Davanti a noi non ci aspettano altro che dolore e lacrime; delusione e apatia depressiva; arti strappati ai vostri concittadini in nome di un obiettivo fantasma; l’eliminazione di giovani di cui il paese avrebbe bisogno per costruire la vita e il futuro. Non ci aspetta nulla di buono, se non ci fermiamo.
Secondo me è abbastanza evidente che proprio il discorso di Zvjagintsev sia stato riferito immediatamente a Putin – non stiamo parlando di qualche notizia sugli insuccessi dell’esercito russo, che potrebbe turbare il «nonno del bunker». Ma né Putin né il suo portavoce sembrano aver ancora capito una cosa importante. È proprio Zvjagintsev ad avere non solo il diritto di parlare pubblicamente, ma anche una possibilità molto più grande di essere ascoltato rispetto a loro due: dopo l’ennesimo premio ricevuto a Cannes, l’interesse e il rispetto nei confronti di Zvjagintsev nel mondo non potranno che crescere.
Mentre Putin e Peskov continueranno a fare smorfie e sceneggiate.
Questa volta nomino l’articolo della settimana una raccolta di storie di ucraini che hanno scontato la pena in carceri russe per reati penali e che in seguito si sono ritrovati di fatto prigionieri in Russia.
Allo Stato russo non basta tenere questi prigionieri in pessime condizioni: molti di loro vengono anche tentati a firmare un contratto con l’esercito russo e a partire per la guerra contro l’Ucraina. E questa è una storia interessante sui destini umani: si può diventare criminali per molte ragioni, ma prigionieri di uno Stato che si comporta peggio di qualsiasi criminale si può diventare solo per una sfortuna particolarmente grande.
Vladimir Putin e Xi Jinping si sono incontrati a Pechino (dove Putin era con una visita di due giorni) la mattina del 20 maggio. Secondo quanto riportato dall’agenzia cinese «Xinhua», nel corso dell’incontro Xi Jinping ha affermato che la situazione internazionale rimane instabile e turbolenta e che stanno prendendo piede «le azioni unilaterali e l’egemonismo».
Non posso avere delle certezze assolute circa il senso reale di questa saggia affermazione di Xi Jinping, ma posso presumere che abbia mostrato uno humor asiatico molto sottile inteso gli USA… O qualcuno altro?
Ah, no: ha detto anche Cina e Russia contrasteranno assieme il militarismo e il fascismo. Allora era uno humor asiatico molto spesso. Mentre noi possiamo solo constatare il fatto che gli Stati della Cina e della Russia vivono un in un mondo parallelo al nostro e hanno avuto una storia alternativa a quella mondiale.
La Reuters scrive che alla fine del 2025 la Cina ha addestrato in segreto circa 200 militari russi sul proprio territorio; alcuni di loro sono già partiti per combattere in Ucraina. L’accordo di addestramento era stato sancito dall’accordo russo-cinese firmato a Pechino il 2 luglio 2025 dagli alti ufficiali di entrambi gli Stati. Il documento prevedeva l’addestramento dei militari russi presso strutture a Pechino e Nanchino, ma anche la formazione di centinaia di militari cinesi nelle basi in Russia. L’accordo vietava espressamente qualsiasi copertura mediatica delle visite e obbligava le parti a non informare terzi. Il programma di addestramento poneva l’accento sull’uso dei droni, sulla guerra elettronica, sull’aviazione militare e sulle operazioni della fanteria motorizzata.
Potrebbe sembrare uno scambio reciproco di favori tra due Stati non certamente amici (l’osservazione della realtà quotidiana non ci permette di parlare della amicizia), ma che almeno sanno e vogliono collaborare. Ma in realtà non è uno scambio particolarmente equo.
Effettivamente, se i pochi ufficiali (in questo caso russi) vanno a studiare all’estero, significa che vanno a imparare qualcosa di particolarmente avanzato (dal punto di vista scientifico e tecnologico) che non possono imparare in patria. Se centinaia di militari (in questo caso cinesi) vanno a studiare all’estero, significa che vanno a imparare qualche materia di applicazione «di massa», dunque qualcosa di più semplice: per esempio, le abilità pratiche acquisite dai militari semplici sul campo. Da tutto questo possiamo dedurre due cose:
1) l’esercito cinese, avendo qualcosa da insegnare, è tecnologicamente più avanzato di quello che si proclama ancora «il secondo esercito del mondo»;
2) l’esercito cinese ci guadagna pure perché si arricchisce della esperienza altrui.
Sono due cose interessanti anche al solo livello teorico. Poi possiamo chiederci perché alla Cina serve la seconda.
L’agenzia immobiliare di lusso moscovita NF Group riferisce (fonte disponibile solo in russo) che nel 2025 il costo degli immobili di lusso a Sochi si è rivelato superiore a quello degli appartamenti e delle case di questo segmento a Shanghai, Milano e Dubai.
Non si tratta di uno scherzo, i prezzi a Sochi, come n diverse altre città russe, sono realmente alti. In base all’indice del milione (è una classifica che indica quanti metri quadrati di immobili di lusso è possibile acquistare con 1 milione di dollari in diverse città), a Mosca è possibile acquistare 36 m², mentre a Sochi, con 1 milione di dollari è possibile acquistare 41 m² di immobile.
Ora, se siete in difficoltà a trovare i soldi per comprare una abitazione in centro di Milano, potete tranquillamente dire che non volete nemmeno comprarla per non sentirvi «sfigati». Al contrario, siete interessati a un appartamento in qualche palazzo alto di Sochi dal quale si riesce a contemplare bene il passaggio dei ormai famosi droni ucraini.
Avrei potuto proporre alle persone particolarmente attive di organizzare una impresa che attiri gli investimenti negli immobili di Sochi, ma in questo periodo evito.
È una logica evoluzione della situazione: nella notte tra il 16 e il 17 maggio l’Ucraina ha lanciato contro Mosca uno dei più massicci attacchi dall’inizio della guerra. Secondo le autorità, in città sono stati danneggiati tre edifici residenziali, 3 persone sono state uccise e 12 persone sono rimaste ferite. Uno degli obiettivi dell’Ucraina è stata la raffineria di Kapotna. Nella periferia di Mosca, a seguito dell’attacco, sono morte tre persone, quattro sono rimaste ferite e sono stati danneggiati edifici residenziali e un impianto petrolifero. Mentre a Mosca e nella regione si lavorava per riparare i danni causati dall’attacco, in Piazza Rossa si svolgeva una cerimonia solenne dei «pionieri» (così si chiamavano i bambini-membri della organizzazione partitica ai tempi dell’URSS), organizzata dal Partito Comunista della Federazione Russa (di opposizione solo per finta). È un po’ «strano» osservare il contrasto… Continuare la lettura di questo post »



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