L’archivio della rubrica «Russia»

La sicurezza di Putin

Ho letto che Putin ha aumentato l’organico massimo dell’apparato centrale del Servizio federale di sicurezza (FSO) da 785 a 812 militari e funzionari civili: ha firmato il relativo decreto il 31 agosto. L’organico dell’apparato centrale del FSO, che garantisce tra l’altro la sicurezza del presidente e di altre personalità di spicco dello Stato, è in aumento per il terzo anno consecutivo.
Dalla fine del 2022, l’organico dell’apparato centrale del FSO è cresciuto di 87 persone, ovvero di circa il 12%. Nel dicembre 2022, Putin lo aveva aumentato da 725 a 760 persone. Nel gennaio 2024 ha fissato un nuovo limite a 775 unità, mentre dal 1° gennaio 2025 a 785. Fino alla fine del 2022, l’organico dell’apparato centrale del FSO era rimasto invariato per quasi 13 anni: il numero di 725 unità era in vigore dal marzo 2010.
Non penso proprio che sia lo stesso Putin a stare seduto la mattina con una matita in mano a calcolare di quante persone esattamente sia necessario aumentare l’organico del FSO: non di 26, non di 28, ma proprio di 27 persone. Il massimo che può fare è dare l’ordine di proteggere il suo corpo rifatto con il botox sempre più intensamente, mentre il modo in cui gli organi competenti lo faranno non è una preoccupazione sua (che pure tutta la folla gli stia intorno a turno 24 ore su 24, senza pause per dormire o mangiare). E con un semplice ragionamento logico giungo alla conclusione che sia proprio il FSO a convincerlo ad aumentare costantemente l’organico: del tipo, caro Putin, sei sempre più in pericolo, dacci nuovo personale per svolgere compiti aggiuntivi. E così Putin finisce per essere sottoposto a un’influenza sempre maggiore, a un controllo fisico sempre più stretto da parte della propria scorta.
Se l’influenza del FSO continuerà a crescere in questo modo, presto Putin verrà realmente rinchiuso per sempre in qualche bunker «per maggiore sicurezza» e saranno quelli della sicurezza a governare a suo nome.
E non sono proprio sicuro che per il mondo questo sarebbe uno sviluppo dei fatti negativo…


Un incontri trilaterale

Dmitry Peskov, portavoce di Putin, ha commentato la notizia diffusa da Axios secondo cui il direttore della CIA John Ratcliffe, durante la sua visita a Mosca, avrebbe proposto di organizzare un incontro tra Putin, Donald Trump e Volodymyr Zelenskyy, affermando che un incontro trilaterale tra i presidenti di Stati Uniti, Russia e Ucraina sarebbe possibile solo per formalizzare degli accordi:

È da tempo che si propone di organizzare un vertice tra Putin, Trump e Zelensky. E voi conoscete bene la posizione del nostro Capo di Stato: un incontro del genere è possibile solo per formalizzare degli accordi. Gli accordi non sono affatto un semplice affare.

In teoria è vero, un po’ come dire che l’acqua è umida. Nelle condizioni normali, nella prassi formata nei decenni o forse secoli succede proprio così: i vari tecnici e consiglieri discutono i dettagli tenendo conto delle linee guida ricevute dall’alto e, quando giungono a un accordo, fanno incontrare i grandi capi per la firma. Succede non solo nei rapporti tra gli Stati, ma anche tra le aziende.
Dmitry Peskov, però, fa finta che tutti si siano dimenticati del modo di fare di Putin nelle occasioni di tutti gli incontri riguardanti la cessazione dei combattimenti in Ucraina: in qualità dei propri rappresentanti ha sempre inviato dei personaggi di qualità molto dubbia e autorizzati a parlare solo delle sue pretese per nulla realistiche. In tal modo rendeva impossibile ogni accordo e si riservava pure la possibilità di dire «avete raggiunto un accordo con uno che in Russia non conta un tubo».
Insomma, le parole di Peskov citate all’inizio confermano che Putin non è disposto a fare alcun accordo.


Le file

Da tempo volevo salvare sul sito almeno un esempio dei video che illustrano le file per la benzina che negli ultimi due mesi ci sono in Russia. Finalmente lo faccio:

L’Ucraina continua a colpire le raffinerie russe e, nonostante le difficoltà per i cittadini russi comuni, non posso dire che stia facendo male. La colpa è di chi ha iniziato.


La lettura del sabato

A quanto pare, anche di questi tempi ci sono buone notizie… Non per lo Stato russo, ma legate allo Stato russo.
Ho letto una inchiesta nella quale si sostiene che dalle «rappresentanze commerciali» russe sparse in tutto il mondo (che in realtà sono uffici fatti per la copertura delle attività di spionaggio) vengono richiamati in massa spie professioniste, con l’obiettivo di sostituirle con i figli dei funzionari (presentati come «esperti di commercio internazionale»). È vero che il commercio ufficiale con la Federazione Russa al momento è quasi inesistente, ma i funzionari hanno comunque tanta voglia di sistemare i propri figli nei Paesi del mondo esterno «nemico» e farli fare una vita bella e tranquilla.
Insomma, non potevo non comunicarvi questa bella notizia.


La visita di John Ratcliffe a Mosca

Un sacco di gente cerca di indovinare il motivo della visita del direttore della CIA John Ratcliffe a Mosca dell’altro ieri. Ho letto un sacco di versioni e interpretazioni, quasi la totalità delle quali è palesemente irrealistica. Pure Trump, fisicamente incapace di mantenere i segreti, ha definito la visita una «visita di routine».
In realtà, tra le notizie pubblicate dalle fonti attendibili non si legge nemmeno un elemento che permetta di avanzare delle ipotesi serie. Non abbiamo alcun suggerimento per provare a fare una deduzione logica.
Però noi, i comuni lettori delle notizie, dall’inizio del 2022 ci ricordiamo bene un principio fondamentale: una visita del genere, un contatto personale di questo tipo può significare solo una cosa: lo Stato russo sta attivamente preparando qualche nuova grande azione aggressiva e gli USA hanno deciso di fare un avvertimento del tipo «noi vediamo tutto, non provateci». Non è assolutamente detto che Putin segua il consiglio, ma noi, intanto, sappiamo come interpretare la visita di Ratcliffe.
Da mesi vediamo le attività strane dell’esercito russo vicino ai confini con gli Stati baltici, da settimane vediamo comparire le basi per il lancio dei droni anche verso sud, da qualche anno vediamo che Putin ha un bisogno crescente di piccoli successi militari vendibili (che sul fronte ucraino sono sempre più rari e sempre più minuscoli). E, soprattutto, è dall’inizio di questa guerra che sto cercando di evidenziare: l’obiettivo di Putin non è l’Ucraina ma il modo di vivere occidentale.


Una idiota (?) premiata

Ieri ho saputo che Putin ha insignito della Medaglia di Pushkin la cittadina sudcoreana Kim Jong-a, traduttrice di Dostoevskij e titolare della società Space Null. Nel decreto presidenziale, pubblicato il 24 agosto sul portale russo di informazione giuridica, si legge che il riconoscimento le è stato conferito per il suo contributo alla conservazione e alla diffusione della cultura e dell’arte russe all’estero. Nel 2025 Kim si è recata a Mosca in occasione dell’assemblea della fondazione «Russkij Mir» («Mondo russo») e, al ritorno dal viaggio, ha pubblicato un articolo in cui spiegava come, secondo lei, la Russia stia soffrendo a causa della guerra e delle sanzioni occidentali.
In una certa misura è anche vero che la guerra e le sanzioni occidentali stanno creando delle sensibili difficoltà alla popolazione civile russa, ma una importante (non solo numericamente) parte di questa popolazione capisce due cose importanti: 1) si tratta delle difficoltà infinitamente inferiori a quelle che stanno subendo gli ucraini e 2) Putin è totalmente indifferente alle difficoltà della popolazione civile (sì, pure del proprio Paese).
Di conseguenza, è palese che Kim Jong-a è stata premiata per un senso ben diverso delle sue parole. Bisogna ricordarlo ogni volta che si legge un articolo o si vede un video che parla delle difficoltà senza indicare la loro reale causa e il loro reale responsabile. Le sanzioni ci sono perché c’è la guerra, la guerra c’è perché l’ha iniziata Putin, l’inizio della guerra non aveva e non ha alcuna giustificazione pratica reale. Ogni autore che se lo dimentica è un autore di propaganda (pubblica per essere premiato) oppure è un utile idiota (prima o poi verrà premiato con qualche medaglia di merda). Ma, in ogni caso, è una creatura totalmente inutile a tutte le persone colpite dalla guerra.
Vale anche per tutte quelle persone che in Europa seguono la moda di difendere i vari terroristi nazisti.


Putin cerca complici

Maksim Raider, il vicepresidente della commissione elettorale del Ministero degli Esteri russo, ha riferito che la Russia ha inviato note diplomatiche ai ministeri degli Esteri di tutti i Paesi chiedendo di vietare le manifestazioni davanti alle ambasciate il giorno delle elezioni alla Duma di Stato (che si terranno dal 18 al 20 settembre). Secondo quanto da lui affermato, in tali note Mosca chiede di «adottare misure adeguate per la protezione dei seggi elettorali, compreso il divieto di manifestazioni nel giorno delle elezioni». Non viene specificato in che modo tali manifestazioni minaccino la sicurezza delle votazioni.
Sempre secondo Raider, lo Stato russo conta sul fatto che all’estero si rispettino in buona fede gli impegni internazionali, ma anche lo Stato russo «non resterà con le mani in mano».
Non so se avete capito bene: lo Stato russo ha chiesto agli Stati di tutto il mondo di collaborare nella lotta contro i dissidenti russi (il termine dissidenti mi sembra più ampio e più corretto di oppositori perché comprende gli esiliati e i politici di opposizione fisicamente allontanati dalla politica russa). Non so ancora bene in quale formato — perché in oltre tre settimane può cambiare tanto — ma sicuramente ci saranno delle manifestazioni dei dissidenti russi nei giorni delle elezioni: manifestazioni pacifiche come lo sono sempre state.
Penso, però, che lo abbiano capito bene più o meno tutti gli Stati destinatari della nota russa. Questo ci permetterà di fare un censimento degli Stati del mondo disposti a collaborare con il regime putiniano sul campo della oppressione politica. I risultati di tale censimento saranno utili anche agli elettori di quegli Stati.


La lettura del sabato

Dato che pure diversi media occidentali che seguo hanno parlato (non me lo aspettavo) della condanna del politico di opposizione russo Lev Shlosberg (in realtà, merita di essere ricordato anche in Occidente), pubblico il link al testo più importante legato alla suddetta condanna. Potrebbe essere un buon punto di partenza per i vostri approfondimenti sul caso.
Io, per ora, aggiungo solo una piccola osservazione: molto probabilmente sarà una di quelle persone che lo Stato russo attuale scambierà per qualche spia russa arrestata in Occidente.


Va attaccato alla presa?

Sul canale Telegram della società statale russa «Rostec» si legge che in Russia è stata avviata la produzione in serie di sottostazioni elettriche mobili. Gli impianti, sviluppati in collaborazione con la società «RT-Proektnye Tekhnologii», saranno installati su piattaforme su ruote, tra cui rimorchi con elevata capacità fuoristrada. Il motivo dell’avvio della produzione è semplice: gli attacchi dei droni ucraini causano regolarmente danni alle reti elettriche nelle regioni di confine della Russia e in Crimea.
No, le Forze Armate ucraine non colpiranno di certo i luoghi di produzione e i parcheggi di massa di queste sottostazioni elettriche mobili: tali sottostazioni possono chiaramente servire solo a fornire energia alle infrastrutture civili (mentre l’esercito ucraino è interessato a colpire i grandi obiettivi militari e gli impianti del loro approvvigionamento energetico).
Di conseguenza, mi interessa un altro aspetto: con cosa funzioneranno queste sottostazioni elettriche mobili? Con quegli stessi prodotti petroliferi che in Russia già scarseggiano e la cui produzione viene distrutta proprio dalle Forze Armate ucraine? Mi sembra che «Rostec» sia stata molto fortunata: non deve preoccuparsi della qualità dei nuovi prodotti e, in caso di guasti frequenti, può attribuire la colpa al carburante di scarsa qualità o addirittura mancante.


La lettura del sabato

Due giorni fa ho letto di Igor Volobuev – nato in Ucraina, che ha vissuto per oltre 30 anni in Russia ed è stato un alto dirigente di «Gazprom» e Gazprombank – il quale, subito dopo l’inizio della guerra su vasta scala, è tornato in patria e ora combatte nelle file delle Forze Armate dell’Ucraina. Da maggio 2026 Volobuev è diventato anche il «volto» del movimento clandestino «Scintilla Nera», che presumibilmente opera in Russia e trasmette all’Ucraina informazioni utili per sferrare attacchi contro gli impianti petroliferi.
Da tutto ciò che ho letto mi sono venute in mente non solo troppe domande, ma anche la sensazione che sentiremo ancora parlare di questo personaggio.