Due settimane fa ho visto un film che non mi è piaciuto. Oggi, invece, ho pensato che quel film può almeno essere sfruttato ai fini della mia rubrica musicale del sabato. Ecco perché oggi posto due canzoni del cantante statunitense Neil Diamond…
Certo, è un po’ un cantante «per vecchi», ma questo fatto non deve impedire di riconoscere il suo ruolo nella storia musicale.
La prima canzone di Neil Diamond scelta per oggi è il suo grande classico «Sweet Caroline» (dall’album «Brother Love’s Travelling Salvation Show» del 1969). Lo stesso autore ha raccontato che la canzone è stata ispirata dalla foto di Caroline Kennedy (figlia del Presidente) che la ritraeva da bambina mentre cavalcava un pony.
La seconda canzone di Neil Diamond scelta per il post di oggi è la «Song Sung Blue» (dall’album «Moods» del 1972). Non so se questa canzone abbia una storia altrettanto particolare, dunque dico solo che è una canzone «triste».
Bene, le ho postate e non ci devo più pensare.
Nella edizione odierna della rubrica vi propongo un piccolo e curioso (ma «capitato» sul mio schermo per un motivo triste) pezzo da museo immaginario della storia del giornalismo…
Alla fine di ottobre la redazione della russa «Novaya Gazeta» ha annunciato la chiusura dopo 33 anni di attività (ne avevo scritto pure io). Era la più antica testata indipendente della Russia e ha documentato tutti gli eventi chiave della storia contemporanea del Paese.
L’altro ieri, dunque, il media «Medusa», in collaborazione con i progetti RIMA e Kronika, ha pubblicato una delle prime inchieste giornalistiche della «Novaya Gazeta» (all’epoca ancora denominata «Novaya Ezhdennaya»): quella dedicata al periodo in cui in Russia era possibile acquistare armi nucleari per uso privato. Gli autori sono Dmitry Muratov, Kirill Belyaninov e Vladimir Filin. Io vi do il link al testo già tradotto in inglese.
Curioso e interessante, direi. Io, a causa della mia età, mi ricordavo più le discussioni degli adulti sull’articolo che il suo testo: proprio per questo sono stato contento di poterlo (ri)scoprire con i propri occhi (ma io l’ho fatto in lingua originale).
… e finalmente mi sono creato il profilo su GitHub. Ed è proprio questo che oggi sono lieto di comunicarvi.
Per il momento non ho assolutamente intenzione di intervenire attivamente nello sviluppo dei progetti altrui. Il mio obiettivo principale è quello di pubblicare i miei piccoli codici che, per un motivo o per l’altro, non sono finiti sui marketplace specializzati, ma che potrebbero comunque rivelarsi in qualche modo utili ad altri sviluppatori.
Tutti questi piccoli progetti vengono pubblicati (e continueranno a essere pubblicati) anche sul mio sito, ma purtroppo il luogo in cui si concentra il maggior numero di specialisti non è questo (almeno per il momento). Perciò conto di ricevere proprio su GitHub un certo numero di consigli e osservazioni preziosi. E poi, naturalmente, lì è possibile anche raccogliere donazioni, cosa che è sempre utilissima.
Insomma, vi ho avvisati.
E non si tratta semplicemente di miracoli, ma di miracoli realmente positivi, che dimostrano l’esistenza della magia bianca…
Da una dichiarazione rilasciata dalla ministra degli Esteri del Paese, Anita Orbán, in un’intervista a Telex, emerge che l’Ungheria rinuncerà alle forniture di gas naturale dalla Russia entro il termine stabilito dall’Unione Europea. Rispondendo alla domanda se il Governo ungherese contasse di mantenere l’accesso al gas russo, la ministra ha risposto:
L’Unione Europea ha fissato una scadenza precisa per l’abbandono graduale del gas naturale russo: l’autunno del 2027.
Parlando di altre possibili fonti di gas per l’Ungheria, Orbán ha menzionato il «Corridoio verticale del gas», attraverso il quale il combustibile arriva dalla Grecia all’Ucraina passando per la Bulgaria, la Romania e la Moldavia. Secondo la ministra, l’Ungheria potrebbe accedere, tramite questo corridoio, al terminale GNL e, forse, al gas proveniente dall’Azerbaigian. Per quanto riguarda il petrolio, secondo Orbán, la più grande compagnia petrolifera e del gas del Paese, la MOL, sta lavorando all’adeguamento dei propri impianti di raffinazione, con l’obiettivo di garantire in prospettiva forniture di petrolio di origine non russa: ad esempio, attraverso l’oleodotto croato JANAF.
Vedete, è bastato che Viktor Orbán lasciasse il potere e, improvvisamente, nel giro di soli sei mesi, è scomparsa la «ragione» (tradotto in italiano: il pretesto) per cui l’Ungheria non poteva in alcun modo rinunciare tecnicamente al gas e al petrolio russi. Sotto Viktor Orbán non c’erano oleodotti e gasdotti a disposizione delle aziende ungheresi, mentre nel 2026 sono «improvvisamente» spuntati fuori. A quanto pare, sono spuntati dal nulla.
I miracoli accadono!
Le notizie le leggono tutti, ma per qualche motivo non sempre arrivano alle interpretazioni più ovvie. Per esempio:
In un comunicato dell’amministrazione americana si afferma che la first lady degli Stati Uniti, Melania Trump, intende organizzare un incontro tra rappresentanti della Russia e dell’Ucraina alla Casa Bianca. A giudicare dal comunicato della Casa Bianca, l’incontro si terrà il 5 novembre, poiché in quella data Melania Trump terrà un discorso sulla missione umanitaria nella città occupata di Aleshki. Secondo quanto riportato da Le Monde, la missione di evacuazione dei civili di Aleshki è stata preparata dai servizi segreti russi e ucraini, ma è stata presentata come il risultato della mediazione di Melania Trump.
Non si sa chi rappresenterà Mosca e Kiev durante l’intervento di Melania Trump; ieri Dmitry Peskov (il portavoce di Putin) ha negato tutto.
Cosa può significare tutta questa inaspettata campagna pubblicitaria di Melania Trump nel contesto del caro al suo marito «peacedeal»? Mi sembra che a Donald, o a qualcuno dei suoi consiglieri, sia venuto in mente un piano folle: candidare Melania alle prossime elezioni presidenziali. Donald (o uno dei suoi consiglieri) potrebbe ragionevolmente supporre che la comunità MAGA voterà per Melania con lo stesso entusiasmo con cui supporta Donald – semplicemente perché penserà (anche in questo caso ragionevolmente) che, di fatto, a ricoprire la carica di Presidente sarà comunque Donald. In questo modo, Melania non avrebbe bisogno di alcuna esperienza politica né di alcuna autorevolezza per partecipare alle elezioni e per il suo futuro «lavoro». E Donald, a sua volta, otterrebbe (come spera) una protezione affidabile per almeno quattro anni: visto che si profilano all’orizzonte grossi problemi giudiziari.
Tutto quello che ho scritto non è una previsione, ma una ipotesi che per ora mi sembra molto probabile. Sarei felice di sbagliarmi.
Il giornalista conservatore americano ed ex conduttore di Fox News Tucker Carlson sostiene che Trump stia valutando l’uso di armi nucleari contro l’Iran. Carlson non ha specificato da quali fonti provengano tali informazioni, ma ha scritto che Trump potrebbe utilizzare un ordigno nucleare per colpire un impianto sul monte Kolang-Gaz-La nei pressi di Natanz: a quanto pare, le autorità iraniane avrebbero ripreso in quel sito il programma di arricchimento dell’uranio. Tucker osserva, citando alcune fonti ben informate, che Trump è sotto pressione da parte del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il quale «chiama ogni giorno per questa questione». Probabilmente, scrive Carlson, Trump deciderà se ricorrere o meno alle armi nucleari entro il 7 novembre, ma per ora il Presidente degli Stati Uniti è indeciso.
Cosa posso dire? Finora mi era sembrato che quel pazzo con la mazza nucleare si chiamasse in un altro modo.
Eppure Trump, a differenza di colui a cui pensavo, non è in grado di tenersi accanto dei falsi «giornalisti» pazzi per intimidire il mondo circostante: per lui è una cosa troppo sottile. Quindi l’unica speranza è che Tucker Carlson non abbia semplicemente deciso di farsi notare con una notizia sensazionale inventata di sana pianta.
L’altro ieri il PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI D’AMERICA DONALD J. TRUMP ha dichiarato che si è molto vicini alla conclusione di un accordo di pace tra la Federazione Russa e l’Ucraina. In precedenza non aveva mai detto nulla del genere, ha affermato (come al solito senza mentire) Trump, ma ora può dirlo: l’accordo è davvero proprio a un passo.
Proprio lo stesso giorno, il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha espresso dubbi sulla possibilità di raggiungere un accordo di pace tra Ucraina e Russia attraverso i negoziati, intervenendo in occasione della riunione dei ministri degli Esteri dei Paesi del «G20».
Durante lo stesso incontro, i giornalisti hanno chiesto a Rubio cosa ci facesse il ministro degli esteri russo Lavrov alla riunione dei ministri degli Esteri del G20. Rubio ha difeso la partecipazione di Lavrov, affermando che, per i negoziati sulla risoluzione del conflitto, è necessario che tutte le parti siano nella stessa sala. Effettivamente, tutti hanno visto che il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sibiga non è stato nemmeno invitato alla riunione dei ministri degli Esteri del G20.
Insomma, nulla di nuovo…
Solo ieri ho visto il video risalente a più di una settimana fa sul primo ferito che le Forze Armate dell’Ucraina hanno evacuato dal fronte con l’aiuto di un drone. I sottotitoli sono in inglese, quindi capirete sicuramente tutto.
Se non fosse per il contesto, direi che è fantastico. Ma date le circostanze, non sono sicuro di poter usare parole del genere, quindi mi limiterò a rallegrarmi del fatto che almeno una persona sia stata salvata.
Il 26 agosto 1885 al festival musicale di Birmingham fu presentato per la prima volta l’oratorio in tre parti «Mors et Vita» del compositore francese Charles François Gounod (il quale ormai da oltre un decennio passò dalla composizione delle opere liriche alla composizione della musica sacra). Non a caso posto questo oratorio proprio nella data odierna: in esso il compositore tentò di descrivere, attraverso la musica, il passaggio dell’anima umana alla vita eterna dopo la fine della vita terrestre…
Anzi, prima ancora di mettere il video dell’intero oratorio (abbastanza lungo), inserisco il video del suo pezzo probabilmente più noto: «Giudice» («Judex»), dalla seconda parte dell’oratorio chiamata «Giudizio». L’esecuzione, in questo specifico caso, è della Hallé Orchestra diretta da Maurice Handford:
Bene, ora posso aggiungere il video dell’oratorio «Mors et Vita» intero: in questo caso viene eseguito dalla orchestra del teatro Campidoglio di Tolosa.
Ascoltatelo se e quando avete tempo. Merita.
P.S.: buon Halloween a tutti.
Non sono sicuro che degli argomenti come questo in Europa se ne parli molto, soprattutto di questi tempi, ma la mattina del 30 ottobre la redazione dell’ex giornale «Novaya Gazeta» ha annunciato la propria chiusura. Il giorno prima i giornalisti avevano riferito che la redazione sarebbe stata sfrattata dall’ufficio in Potapovsky Pereulok, nel centro di Mosca, dove il giornale aveva operato per 29 anni. Negli ultimi anni «Novaya» è riuscita miracolosamente a continuare a operare dalla Russia, nonostante le perquisizioni, i blocchi, la revoca della registrazione del giornale, il processo farsa contro l’investigatore Oleg Roldugin e la designazione del giornale stesso come «agente straniero» (un titolo discriminatorio per nulla simile a quello statunitense).
Sono un po’ più sicuro del fatto che l’evento di cui sopra sia l’ultimo (o uno degli ultimissimi) passo formale verso l’applicabilità al regime putiniano del termine totalitarismo. Se proprio dovessimo avere bisogno di formalità…
In qualità della «lettura del sabato», dunque, propongo l’intervista del caporedattore della «Novaya Gazeta», Sergej Sokolov, che ha lavorato per la testata sin dalla sua fondazione nel 1993. Nella intervista al media «Bereg» ha raccontato come la redazione abbia affrontato gli ultimi anni, cosa abbia rappresentato l’ultima goccia e quali siano i piani dei giornalisti per il futuro.



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