L’archivio del tag «usa»

America.gov

Ho letto che Trump ha firmato ieri un decreto per la creazione di una piattaforma digitale unica (America.gov) che consenta di accedere ai servizi delle agenzie federali degli Stati Uniti.
America.gov è un sito web dotato di un chatbot basato sull’intelligenza artificiale, destinato a diventare per gli americani uno «sportello unico» e ad aiutarli a interagire con le agenzie federali — ad esempio, per richiedere sussidi sociali, far inoltrare la posta o cambiare nome. Tutte le agenzie federali, a loro volta, sono tenute a integrare con il nuovo sito i propri sistemi destinati all’interazione con i cittadini.
Ovviamente, sono andato a vedere se il sito funziona già in qualche modo… Stranamente (per questi tempi), non ha alcun riferimento al «Più GRANDE PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI DONALD J. TRUMP»: non c’è il suo nome in lettere dorate, la sua foto o le sue citazioni…

Ho pure provato a fare una domanda di controllo:

Boh, secondo me gli sviluppatori hanno ancora tanto da fare!


25 anni del 9/11

Il venerdì 11 settembre a New York 2977 droni hanno ricreato le Torri Gemelle in scala reale; secondo gli organizzatori, ogni luce simboleggiava una delle vittime degli attentati dell’11 settembre (di cui 2606 nelle Torri Gemelle).

Sono già passati ben 25 anni: in questo periodo sono successe molte cose, ma quell’attacco terroristico rimane ancora oggi uno degli eventi con le conseguenze più devastanti.


Una conferma fotografica

Per comprendere il vero significato della visita di Steve Witkoff e di Jared Kushner a Mosca del 5 settembre 2026 basta guardare questa foto:

La foto illustra uno dei concetti che tento di spiegare da anni ai miei contatti europei: Putin vuole essere riconosciuto un membro alla pari del «club ristretto dei grandi del pianeta» per parlare con loro delle aree di influenza. Ancora oggi ritiene che in quel «club» debbano essere presenti solo lui, il presidente statunitense (quello corrente, non importa come si chiama) e, eventualmente, una o due altre persone (ma loro già non sono fondamentali). Di conseguenza, è felicissimo ogni qualvolta viene preso in considerazione dagli USA, anche se pubblicamente non lo dirà mai: in un certo senso si tratta anche di un complesso di inferiorità che lo accompagna dai tempi scolastici.
Purtroppo, non ho ancora visto un Presidente americano che abbia compreso il suddetto concetto (uno ci è andato vicino, ma non può più essere eletto). Ma comprendendolo bene, si potrebbe anche provare a utilizzarlo a proprio favore.


La visita di John Ratcliffe a Mosca

Un sacco di gente cerca di indovinare il motivo della visita del direttore della CIA John Ratcliffe a Mosca dell’altro ieri. Ho letto un sacco di versioni e interpretazioni, quasi la totalità delle quali è palesemente irrealistica. Pure Trump, fisicamente incapace di mantenere i segreti, ha definito la visita una «visita di routine».
In realtà, tra le notizie pubblicate dalle fonti attendibili non si legge nemmeno un elemento che permetta di avanzare delle ipotesi serie. Non abbiamo alcun suggerimento per provare a fare una deduzione logica.
Però noi, i comuni lettori delle notizie, dall’inizio del 2022 ci ricordiamo bene un principio fondamentale: una visita del genere, un contatto personale di questo tipo può significare solo una cosa: lo Stato russo sta attivamente preparando qualche nuova grande azione aggressiva e gli USA hanno deciso di fare un avvertimento del tipo «noi vediamo tutto, non provateci». Non è assolutamente detto che Putin segua il consiglio, ma noi, intanto, sappiamo come interpretare la visita di Ratcliffe.
Da mesi vediamo le attività strane dell’esercito russo vicino ai confini con gli Stati baltici, da settimane vediamo comparire le basi per il lancio dei droni anche verso sud, da qualche anno vediamo che Putin ha un bisogno crescente di piccoli successi militari vendibili (che sul fronte ucraino sono sempre più rari e sempre più minuscoli). E, soprattutto, è dall’inizio di questa guerra che sto cercando di evidenziare: l’obiettivo di Putin non è l’Ucraina ma il modo di vivere occidentale.


Vado a organizzare un campionato…

Mi è giunta la voce che è finito il campionato mondiale di calcio 2026 (quello giocato in tre Stati e con una quantità record delle squadre partecipanti). Ora, finalmente, posso andare a vedere i risultati delle partite principali: aggiornarmi risparmiando decine di ore rispetto a chi ha visto almeno una parte delle partite giocate.
Nel frattempo, non posso non condividere con il mondo la prima grande scoperta sociologica che ho fatto in materia. Come avrete sentito anche voi, questo campionato è stato caratterizzato – tra le altre cose – dai prezzi abbastanza alti dei biglietti. I prezzi dei biglietti per la finale giocata a New York sono stati questi:

Le tribune, durante la cerimonia che ha preceduto la partita, hanno avuto questo aspetto:

La mia scoperta, dunque, può essere formulata nel modo seguente: i pazzi disposti a spendere la propria unica vita per vedere le partite di calcio (ma forse anche degli altri sport) sono tanti e hanno una notevole capacità di trovare soldi inutili. Non so come possano essere inutili i soldi: probabilmente perché non sono abbastanza pazzo… Ma posso presumere che ci sia un legame tra le due capacità appena menzionate.


Grande ancora

CBS News riferisce che lo stabilimento di munizioni costruito a Mesquite (Texas) con un investimento di 469 milioni di dollari, in due anni di attività non ha prodotto nemmeno un componente per i proiettili di artiglieria da 155 mm. È quanto emerge dal rapporto dell’ispettore generale del Pentagono, pubblicato lunedì. Negli ultimi quattro anni le scorte di proiettili da 155 mm del Pentagono si sono ridotte di 3,6 milioni di pezzi. Più di 3 milioni di questi sono stati consegnati all’Ucraina nell’ambito dei pacchetti di aiuti militari dell’amministrazione di Joe Biden, circa 112 mila sono stati utilizzati durante esercitazioni e test, mentre altri 218 mila sono stati venduti ad altri Paesi. La domanda di artiglieria da parte dell’Ucraina nel complesso è leggermente diminuita: la guerra si basa sempre più sui droni, piuttosto che su combattimenti di posizione con bombardamenti di artiglieria massicci, come avveniva alcuni anni fa. Tuttavia, nonostante la diffusione di nuove armi, l’artiglieria continua a svolgere un ruolo importante sul fronte.
Sono quasi certo (certo al 99%) che i fatti sopra esposti non impediranno affatto ai fan sfegatati di Trump di continuare ad affermare che Donald Trump sta aiutando molto l’Ucraina nella sua guerra difensiva. E, in generale, che tutta la produzione americana si sia già rafforzata e sviluppata ai tempi di Trump. Di solito non sono messi molto bene con la conoscenza dei fatti reali, ma la mancanza di conoscenza non impedisce proprio di dire cose del genere: anch’io ho sentito cose simili, e me le hanno raccontate anche dei conoscenti.
Sarebbe molto divertente da osservare, se non avesse un impatto sul mondo esterno.


La morte di Lindsey Graham

Uno dei più stretti alleati del presidente Donald Trump al Congresso (e uno di quelli che in passato erano stati suoi oppositori altrettanto accaniti), il senatore della Carolina del Sud Lindsey Graham, è deceduto all’età di 71 anni: il giorno seguente al suo ritorno da Kiev. L’ufficio del senatore ha comunicato che la morte è sopraggiunta in seguito a «una malattia breve e improvvisa». Il comunicato non forniva ulteriori dettagli.
Graham era il sostenitore di un inasprimento della politica nei confronti della Russia e dell’Iran. Domenica avrebbe dovuto annunciare nuove sanzioni contro la Federazione Russa.
Laura Loomer, alleata di Trump, ha affermato che Graham potrebbe essere stato avvelenato dalla Russia e ha chiesto che venga condotta un’analisi tossicologica. Ha ricordato che recentemente il «filosofo» russo Alexander Dugin, vicino al Cremlino, aveva incitato all’omicidio di Graham (i giornalisti non sono ancora riusciti a trovare il tweet originale a cui faceva riferimento Lumer).
Commentando la morte di Graham, Dugin ha scritto sul suo canale Telegram che «rallegrarsi della morte di una persona è meschino e inaccettabile», per poi insultare Graham, come aveva già fatto più volte: «Ma ecco la domanda: un russofobo-gay-sionista-terrorista-estremista è ancora un essere umano?» (ortografia dell’autore mantenuta).
Nonostante tutta la mia antipatia verso l’attuale regime russo, sospetto che le accuse citate sopra possano fare più o meno la stessa fine della «influenza russa sulle elezioni americane»: le capacità degli agenti russi mi sembra in questo caso abbastanza sopravalutata. A volte (ma solo a volte) riescono ad avvelenare o eliminare fisicamente qualche oppositore russo particolarmente antipatico ai loro capi, ma non so se siano in grado di avvicinarsi così pericolosamente a un senatore statunitense.
Ma, ovviamente, in questo specifico caso posso anche sbagliarmi.


Il giorno del 250-esimi anniversario della adozione della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America è bello e giusto ricordare una cosa alla quale in pochi pensano (almeno, fuori dagli USA): quale è stato il destino dei 56 uomini che firmarono la Dichiarazione?
Per fortuna, è possibile fare un riassunto completo della situazione.

Dei 56 uomini che firmarono la Dichiarazione, 24 erano giuristi, 11 erano commercianti, 9 erano agricoltori e grandi piantatori: persone benestanti e istruite. Eppure, firmarono la Dichiarazione d’Indipendenza sapendo perfettamente che, se fossero caduti prigionieri, la pena sarebbe stata la morte.
Cinque furono catturati dagli inglesi come traditori e torturati prima di essere uccisi. A dodici vennero incendiate le case. Due persero i propri figli nell’esercito rivoluzionario e uno vide due figli cadere prigionieri. Nove dei 56 combattenti morirono in seguito alle ferite riportate in guerra.
Carter Braxton, ricco piantatore e commerciante della Virginia, vide la flotta britannica distruggere in mare le sue navi. Vendette la propria casa e i suoi beni immobili per saldare i debiti e morì in povertà.
Gli inglesi perseguitarono Thomas McKean a tal punto che fu costretto a trasferirsi continuamente con la sua famiglia. Prestò servizio al Congresso senza percepire alcun compenso, mentre la sua famiglia viveva nascosta. I suoi beni furono confiscati e la povertà fu la sua ricompensa.
I soldati saccheggiarono i beni di William Ellery, George Clymer, Lyman Hall, George Walton, Button Gwinnett, Thomas Heyward Jr., Edward Rutledge e Arthur Middleton.
Durante la Battaglia di Yorktown, Thomas Nelson Jr. vide che il generale britannico Charles Cornwallis aveva occupato la sua casa e l’aveva trasformata nel proprio quartier generale. Chiese allora al generale George Washington di aprire il fuoco sulla sua abitazione. La casa fu distrutta e Nelson morì in seguito in povertà.
Francis Lewis vide la propria casa incendiata, i suoi beni distrutti e fu costretto alla fuga. Gli inglesi imprigionarono sua moglie, che morì pochi mesi dopo.
John Hart fu strappato dal capezzale della moglie morente. I loro tredici figli furono costretti a fuggire. I suoi campi e la sua casa furono devastati. Per più di un anno visse nei boschi e nelle grotte; quando tornò a casa, scoprì che sua moglie era morta e i suoi figli erano scomparsi. Poche settimane dopo morì di stenti e di crepacuore. La stessa sorte toccò a Charles Carroll Norris e Philip Livingston.
Erano uomini rispettabili, dotati di mezzi economici e di istruzione. Avevano sicurezza e agiatezza, ma attribuivano alla libertà un valore ancora più grande.
Per fortuna non sanno che quasi 250 anni dopo – nello Stato al quale diedero l’inizio – è comparso un Presidente convinto di essere non inferiore a loro, forse anche superiore.


Il sondaggio del mese

Molto probabilmente vi ricordate che il 4 luglio di quest’anno si celebrano i 250 anni dalla adozione della Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America (avvenuta, appunto, il 4 luglio 1776): un evento del quale tutti possono leggere una infinità di libri e articoli più o meno approfonditi. Io, dunque, non tento di informarvi di alcunché riguardante l’Independence Day, ma, al contrario, sfrutto la buona occasione per ottenere da voi una preziosa informazione, un importantissimo dato statistico.
Se riuscite, partecipate a questo sondaggio:

In che modo pronunciate l’abbreviazione USA?

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Spero di non essermi dimenticato qualche variante della pronuncia statisticamente rilevante…
N.B.: il sondaggio è anonimo per i votanti non registrati o non loggati sul sito. Il sondaggio più recente è sempre visibile sulla prima pagina del sito. Tutti i miei sondaggi sono raccolti su una apposita pagina.


Un evento epocale

Ahahahaha, hanno fatto una diretta di quasi 12 ore dal luogo di un evento democratico importantissimo: la rimozione del nome di Donald Trump dalla facciata del Kennedy Center (nessuna parte della frase è uno scherzo o sarcasmo: è tutta gioia).

Spero che ci attendano altre dirette. E non solo dagli USA.