Dal punto di vista astronomico l’autunno è già iniziato e questo significa che posso postare, nella mia rubrica musicale, la terza parte del ciclo «Le quattro stazioni» di Antonio Vivaldi: «L’autunno», il concerto № 3 in Fa maggiore dell’opera «Il cimento dell’armonia e dell’invenzione» (una opera in realtà composta da ben 12 concerti).
Questa è l’interpretazione del concerto «L’autunno» del direttore d’orchestra Alfred Scholz:
E poi è bello aggiungere l’interpretazione de «L’autunno» della Orchestra sinfonica olandese:
Buon autunno musicale a tutti!
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Stranamente, è da un po’ di tempo che nella mia rubrica musicale non compare la cantante Beth Hart. Appena mi sono accorto di questa svista, ho deciso di recuperare con due canzoni dal suo ultimo (al momento della pubblicazione di questo post) album in studio: il «You Still Got Me» del 2024.
La prima canzone selezionata per oggi è la «Little Heartbreak Girl»: in termini assoluti non è niente di particolare, ma, allo stesso tempo, è stilisticamente un po’ insolita per quella Beth Hart che sono abituato di sentire. Di conseguenza, la pubblico perché sono contento del fatto che anche questa cantante non ha paura di provare delle cose nuove.
La seconda canzone di Beth Hart selezionata per oggi è la «Mean Ole Man Of Mine» (della Deluxe Edition dello stesso album «You Still Got Me» del 2024):
Bene, spero che non sia stata l’ultima volta.
Per la puntata odierna della mia rubrica musicale volevo scegliere qualche composizione che stimoli gli ascoltatori alle nuove grandi imprese lavorative (e non solo quelle). Dopo alcuni ragionamenti ho capito che per questa finalità potrebbero andare bene quelle composizioni che inizialmente furono create per celebrare il progresso tecnologico. Ed ecco cosa ho scelto…
La prima composizione scelta per oggi è il «Eisenbahn-Lust-Walzer» (Valzer del piacere del treno) del compositore Johann Strauss padre. Questo valzer è stato composto nel 1836 per l’inaugurazione della prima linea ferroviaria in Austria.
La seconda composizione di oggi è del compositore austriaco Eduard Strauss: il figlio dell’appena menzionato Johann e nato un anno prima della composizione del valzer proposto. Nel 1869 Eduard compose la polka «Bahn frei!» dedicata sempre alla ferrovia.
Ora andate avanti come un treno!
A volte capita che anche una canzone leggera possa essere definita bella: come, per esempio, la «Dancing in the Moonlight». In origine, questa canzone è stata scritta dal tastierista statunitense Sherman Kelly e registrata nel 1970 dal suo gruppo Boffalongo, poi inclusa nel loro album «Beyond Your Head».
Dal punto di vista commerciale questa canzone ha però avuto più successo nella interpretazione da parte del gruppo rock franco-americano King Harvest (il quale l’ha registrata nel 1972 e poi inclusa nel proprio album «Dancing in the Moonlight» del 1973).
La popolarità della canzone non si è poi limitata all’inizio degli anni ’70: per esempio, nel 2000 è stata registrata dal giovame (all’epoca) gruppo inglese Toploader e inclusa nel loro album «Onka’s Big Moka»:
Mentre nel 2018 il gruppo elettropop svedese Jubël ha registrato la propria interpretazione della «Dancing in the Moonlight»:
Sareste capaci di reggere altre versioni della stessa canzone nel corso della stessa giornata? Secondo me è poco probabile.
Anche a un grande compositore come Claude Debussy è capitato di comporre la musica «da spiaggia»… E, come ben sapete, ogni scherzo è un modo particolare di raccontare la verità.
Il mare è sempre, sin dalla età infantile, piaciuto tantissimo a Claude Debussy: i genitori, addirittura, dicevano per scherzo che da grande sarebbe diventato un marinaio. Oltre a osservarlo con gli occhi e a parlarne nella corrispondenza e nelle conversazioni con gli amici, Debussy ne aveva dedicato pure alcune sue composizioni musicali. Tra queste ultime ho scelto, per il mio post musicale odierno, «La Mer» (trois esquisses symphoniques pour orchestre, tre schizzi sinfonici per orchestra). Debussy aveva iniziato a comporla ad agosto 1903 a Villeneuve-la-Guyard (lontano dal mare) e aveva finito di comporla a marzo 1905 a Eastbourne (vicino al mare).
Bene, gli amanti del mare (non delle spiagge, ma del mare) possono così ricordarsi che è possibile andare ad ammirarlo in qualsiasi periodo dell’anno, non solo d’estate.
Probabilmente sono ancora tante le persone che si ricordano bene la modella, attrice e cantante giamaicana Grace Jones, ma a me nei giorni scorsi il suo nome è venuto in mente solo per caso e dopo non so bene quanti anni o addirittura decenni. Sforzando un po’ la mente, ho capito che nella mia rubrica musicale potrebbe anche essere inclusa la sua canzone più famosa, quella che tutti hanno sentito almeno una volta nella vita: la «I’ve Seen That Face Before (Libertango)». Questa canzone è una rivisitazione del brano strumentale «Libertango» del famoso compositore argentino Astor Piazzolla (il quale lo aveva pubblicato nel 1974). La canzone di Grace Jones è, dal punto di vista musicale, un mix di tango, reggae e chanson.
Probabilmente ho fatto risvegliare qualche ricordo giovanile nelle vostre menti. E allora provo a rafforzare l’effetto postando un secondo brano dallo stesso album «Nightclubbing» (del 1981) di Grace Jones. Scelgo la canzone «Pull Up to the Bumper» che è stata abbastanza popolare all’epoca della pubblicazione dell’album, mentre ora è ricordata sensibilmente meno della canzone riportata sopra.
Bene, la mia collezione delle grandi hit del passato remoto ora è un po’ più completa.
Il compositore ungherese Zoltán Kodály (1882–1967) in una certa misura può essere considerato un grande fenomeno della musica classica: non è certamente l’unico caso del genere nella storia della musica mondiale, ma è riuscito a diventare un compositore assolutamente valido senza aver ricevuto una istruzione musicale seria da bambino (una fase della vita fondamentale per formare un po’ tutte le capacità / abilità di una persona) e avendo iniziato gli studi sistematici solo ai tempi universitari. Meno male che almeno il padre – un musicista dilettante – gli aveva insegnato qualche base di violino. Ma proprio considerando il punto di partenza svantaggiato, dobbiamo apprezzare correttamente i risultati raggiunti.
Una volta mi era già capitato di postare la musica di Kodály, oggi vorrei continuare con una composizione diversa: per esempio, il Concerto per orchestra composto nel 1939:
Se almeno un decimo dei quasi-dilettanti o studenti tardivi arrivasse almeno a questo livello, il nostro mondo sarebbe molto più bello.
Nel 1970 il cantante, compositore, autore delle canzoni e attore canadese Paul Albert Anka aveva composto e registrato la canzone «She’s a Lady» (successivamente inclusa in diverse sue raccolte). Provate ad ascoltarla:
L’avete riconosciuta, ma molto probabilmente vi è sembrato di ricordarla diversa? Immagino facilmente il motivo: questa canzone era diventata realmente famosa grazie alla interpretazione di Tom Jones (il quale l’aveva inclusa nell’omonimo album del 1971):
Provate a immaginare le emozioni contradditorie dell’autore della canzone che solo relativamente pochi anni prima aveva perso la propria grande popolarità da cantante (infatti, la godeva prevalentemente tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60). Ma in parte ha recuperato molti anni più tardi: nel 2013 è uscito il suo album «Duets», dove Paul Anka e Tom Jones cantano insieme la «She’s a Lady».
In realtà, anche il solo fatto di aver composto una canzone così popolare è già un grande merito! Di conseguenza, non mi dispiace ricordare Paul Anka per la seconda volta in poche settimane.
Dopo alcuni dubbi, ho pensato di inserire nella edizione odierna della mia rubrica musicale il poema sinfonico «Una fiaba estiva» del compositore ceco Josef Suk (composta tra il 1907 e il 1909).
Il motivo della scelta è banalissimo: il caldo schifoso deve essere bilanciato con qualcosa di sempre estivo, ma bello.
Semplice, vero?
L’8 luglio è morta, dopo una lunga malattia, la cantante britannica Bonnie Tyler. Non ero un suo grande fan (anche a causa dei generi musicali nei quali era prevalentemente impegnata), ma capisco che lei ha lasciato una impronta visibile (udibile?) nella storia della musicale. Di conseguenza, ho pensato di dedicarle un post musicale commemorativo.
La canzone più nota di Bonnie Tyler è, probabilmente, la «Total Eclipse of the Heart» (fa parte dell’album «Faster Then the Speed of Night» del 1983). Qui metto la versione lunga, ma nella natura esistono anche delle versioni corte (sempre ufficiali), con quasi, in media, due minuti in meno.
La seconda canzone di Bonnie Tyler che ho selezionato per oggi è la quasi altrettanto nota «Holding Out for a Hero» (fa parte dell’album «Secret Dreams and Forbidden Fire» del 1986, ma prima, nel 1984, è stata utilizzata nel film «Footloose» di Herbert Ross).
Penso che sia stato giusto ricordarla.



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