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La musica del sabato

Il compositore francese Gabriel Urbain Fauré (1845–1924) avrebbe dovuto avere, in teoria, la carriera determinata per sempre dal fatto che all’età di nove anni era stato mandato a studiare alla scuola per i futuri organisti di chiesa e maestri di capella: aveva avuto dei grandi insegnanti e, effettivamente, per decenni aveva fatto organista in diverse chiese parigine. In contemporanea, aveva sempre composto la musica propria, ma aveva iniziato a ottenere un riconoscimento rilevante da parte del pubblico e dei critici solo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Nel corso della propria lunga, ma non sempre fortunata carriera da compositore Fauré aveva composto praticamente in tutti i generi musicali del suo tempo: non solo la musica sacra.
Tra tutte le composizioni di Fauré per orchestra sinfonica oggi possono essere definite particolarmente note due. La prima è la «Pavane» (Op. 50), composta nel 1887 in forma di pavana. Vi propongo questa interpretazione della olandese Radio Philharmonic Orchestra (diretta da Peter Dijkstra):

(e per ora evito la rara versione per il coro con l’orchestra).
La seconda composizione sinfonica particolarmente nota di Fauré è la «Sicilienne» (Op. 78 composta nel 1893), una pièce musicale composta originariamente per violoncello e pianoforte che poi doveva essere inclusa nella musica di uno spettacolo teatrale. Alla fine, però, è rimasta solo un brano singolo. Ecco la sua interpretazione da parte di Gautier Capuçon (violoncello) e Jérôme Ducros (pianoforte):

Bene, un altro compositore rilevante ha contribuito ad arricchire la mia prestigiosa rubrica musicale.


La musica del sabato

Tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 il ragazzino Michael Peter Balzary suonava la tromba (prendendo anche le lezioni settimanali serie) e sognava di diventare un musicista jazz: grazie anche alla influenza del patrigno-musicista e delle jam session spontanee nella loro casa di Los Angeles. Negli anni delle scuole superiori, però, aveva abbandonato la tromba: in parte perché si erano deteriorati i rapporti con il patrigno (il quale beveva molto e a volte si comportava in modo imprevedibile) e in parte perché aveva conosciuto due personaggi che lo avevano contagiato con il rock’n’roll.
Quei due si chiamavano Anthony Kiedis e Hillel Slovak. Proprio il secondo dei due aveva insegnato a Balzary a suonare il basso; il soprannome Flea, invece, è dovuto alle particolarità del carattere di Michael. Nei quattro decenni successivi Flea era rimasto tra i leader del gruppo rock che aveva fondato con quei due amici e, apparentemente, aveva dimenticato la propria passione giovanile per il jazz.
Ma è solo una apparenza: nel 2022, mentre i Red Hot Chili Peppers si trovavano in un lungo tour mondiale, Flea aveva deciso di tornare a esercitarsi con la tromba e di promettersi di registrare un album indipendentemente dal risultato delle esercitazioni raggiunto entro il periodo prefissato. È così che nel 2026 il sessantatreenne Flea ha pubblicato il proprio primo album jazz: «Honora». Ovviamente, è un album che stilisticamente non c’entra alcunché con la musica dei Red Hot Chili Peppers. Ovviamente, tornando allo studio di uno strumento musicale in una età non proprio bassa (nemmeno avanzatissima per gli standard contemporanei, ma troppo alta per alcune imprese), non è riuscito a raggiungere i livelli dei grandi musicisti jazz che lo ispiravano decenni prima. Ma è comunque riuscito a produrre qualcosa di moderatamente interessante e ascoltabile. Io, da tradizione personale, ho selezionato due brani per il mio post musicale.
Il primo brano che ho selezionato dall’album «Honora» di Flea è la cover «Maggot Brain» (l’originale è del gruppo Funkadelic, pubblicato nel 1971).

Il secondo brano che ho selezionato dallo stesso album è una composizione proprio di Flea: la «A Plea».

Beh, indipendentemente dal risultato, posso confermare che alcuni sogni giovanili possono anche essere ripresi anni o decenni più tardi: è sempre meglio fare qualcosa di creativo e nuovo che rimanere sul divano piangendo per essere troppo vecchi e infelici.


La musica del sabato

Molti anni fa, nel corso di una conversazione non mi ricordo più su quale argomento, un mio conoscente aveva ipotizzato che non pochi tra i musicisti metal e hard rock fossero in realtà dei grandi appassionati della musica classica. Degli appassionati segreti però…
In quel momento mi era sembrata solo una simpatica battuta e mi ero dimenticato di essa abbastanza velocemente. Con l’età, però, sviluppando la propria cultura musicale ho fatto alcune scoperte più o meno interessanti anche nel contesto di quella battuta. Per esempio, non tutti di quegli appassionati sono proprio segreti: la mia scoperta migliore è stata la musica classica di Jon Lord, ma nella natura esistono anche altri casi. Così, oggi posso condividere con voi la musica classica composta dal cantante heavy metal Glenn Danzig.
Questo personaggio ha pubblicato, nel corso della propria carriera da solista, due album di musica che può essere definita classica: io ho selezionato due brani dal primo, il «Black Aria» del 1992. Il primo brano selezionato è «Overture of the Rebel Angels»:

Il secondo brano selezionato dallo stesso album è «Shifter»:

In sostanza, sembra un mix tra heavy metal e elettronica, ma con una tendenza verso la musica classica e relativamente poco varia. Ma a volte si può fare…


La musica del sabato

Sembra quasi che quest’anno si stiano «risvegliando» alcuni vecchi personaggi del rock (o quasi del rock): non solo Paul McCartney ha pubblicato un suo nuovo album, lo ha fatto pure Suzi Quatro. Il nuovo album di Quatro si chiama «Freedom»; evito le parole introduttive inutili e inserisco subito la canzone omonima tratta dall’album.

Sono sicuro che le persone interessate saranno capaci di trovare anche da sole le altre canzoni dell’album nuovo. Io, invece, non avendo mai dedicato un post musicale a Suzi Quatro, provo a recuperare qualcosa oggi e posto una delle sue canzoni vecchie e note. Per esempio, potrei scegliere la «Can the Can» (dall’album d’esordio «Suzi Quatro» del 1973):

Bene, non so se e quando tornerò a pubblicare qualcosa di Suzi Quatro (non è mai stata tra le mie preferenze musicali «quotidiane»), ma sono soddisfatto di averlo fatto almeno oggi.


La musica del sabato

Il compositore francese Jules Émile Frédéric Massenet (1842–1912) è entrato nella storia musicale prevalentemente per le sue opere liriche: numerose e, nella maggioranza dei casi, di una certa popolarità già negli anni della prima esecuzione dal vivo. Tale fatto storico-culturale evidenzia, tra le altre cose, la grande «utilità» delle creature parassitarie chiamate critici musicali: infatti, i critici musicali contemporanei a Massenet affermarono che egli fu più un compositore sinfonico che teatrale e che la sua musica puramente orchestrale fosse migliore. Massenet, invece, ebbe un’opinione diametralmente opposta riguardo alle proprie capacità artistiche: per temperamento non fu portato a comporre opere sinfoniche, i limiti delle forme sonate gli portarono noia.
Io, per fortuna, non sono un critico musicale, sono un semplice ascoltatore e in tale qualità ho sempre preferito la musica sinfonica alle opere liriche (e le opere liriche al balletto) indipendentemente dal compositore autore, in generale, per temperamento mio. Ma oggi provo a essere un divulgatore imparziale e vi propongo due composizioni di Massenet di generi «in conflitto»: una opera lirica e un poema sinfonico.
L’opera lirica più breve di Jules Émile Frédéric Massenet è la «La Grand’Tante» («La prozia»), composta poco dopo il termine degli studi da parte del compositore ed eseguita per la prima volta il 3 aprile 1867. Ha solo un atto, ma per qualche strano motivo è disponibile su YouTube solo in una strana versione ucraina. Di conseguenza, sono stato a selezionarne solo un estratto, diretto da Stéphane Petitjean.

Il poema sinfonico di Jules Émile Frédéric Massenet che ho selezionato per oggi è la ouverture «Phèdre», composta nel 1873. Quella del video è l’esecuzione della Orchestre de la Suisse Romande:

Bene, la prossima volta che mi capita di tornare a questo compositore, mi concentro sulle mie preferenze personali e posto solo la musica sinfonica di Massenet.


La musica del sabato

È incredibile e, allo stesso tempo, bello, ma il 26 marzo il quasi ottantaquattrenne Paul McCartney ha pubblicato un suo nuovo album: «The Boys of Dungeon Lane». È un evento storicamente importante e, di conseguenza, non potevo ignorarlo nella mia rubrica musicale… In realtà, se prendiamo tutta la musica de The Beatles e dei loro ex componenti dopo lo scioglimento, trovo pienamente ascoltabile solo la musica di Paul McCartney. E allora inserisco nel post odierno la rima canzone del nuovo album resa ufficialmente pubblica: la «Days We Left Behind».

La Dungeon Lane è una via nel quartiere di Speke, un sobborgo di Liverpool, e si trova non lontano dalla Forthlin Road dove Paul visse con la sua famiglia negli anni ’50 dopo essersi trasferito dalla casa precedente. Paul e i suoi amici (compresi John e George) passavano spesso per la Dungeon Lane per andare verso il fiume.
Bene, in attesa della pubblicazione delle altre canzoni del nuovo album su YouTube, aggiungo in qualità della seconda canzone del post qualche vecchio classico di Paul McCartney. Per esempio, la «Monkberry Moon Delight» (dall’album «Ram» del 1971):

Voi cosa sarete capaci di fare a quasi 84 anni? Non chiedo degli anni precedenti.


La musica del sabato

Lo scrittore e critico di musica classica David Hurwitz descrive «Die Schöpfung» («La Creazione» in italiano) – l’opera corale e per orchestra da camera composta dal compositore austriaco Joseph Haydn tra il 1796 e il 1798 – come «musica spaziale», sia per quanto riguarda il suono della musica («un autentico brano di „musica spaziale“ caratterizzato da violini e fiati acuti che pulsano dolcemente sopra i violoncelli e i contrabbassi gravi, senza nulla nel mezzo… La musica spaziale scivola gradualmente verso un ritorno al gesto iniziale del movimento… »), sia per il modo in cui è composta, raccontando che Haydn concepì «La Creazione» dopo aver discusso di musica e astronomia con William Herschel, oboista e astronomo (scopritore del pianeta Urano).
In realtà, anche dal punto di vista puramente musicale questa opera è considerata uno dei capolavori di Joseph Haydn e io, di conseguenza, avrei potuto postarla in qualsiasi momento e senza alcun pretesto formale. Ma ho voluto farlo all’indomani del 65-esimo anniversario del primo volo di un umano nello spazio: per festeggiare uno degli ultimi contributi importanti e nettamente positivi allo sviluppo della civiltà umana provenienti da un territorio «problematico».
Posto questa interpretazione de «La creazione» della Netherlands Radio Philharmonic Orchestra & Radio Choir condotta da Leonardo García Alarcón:

Certo, è notevolmente più lunga di una semplice canzone, ma spero che qualcuna delle persone più pigre almeno la inserisca nei propri piani di ascolto.


La musica del sabato

Dave Carroll è un noto musicista canadese che ha iniziato la propria carriera con il fratello Don: alla fine degli anni ’80 insieme avevano formato il gruppo Sons of Maxwell. Io non sono un grande fan del folk, ma mi ha un po’ incuriosito una storia che ho letto sul gruppo…
Alla fine di marzo 2008, la band intraprese un tour di una settimana in Nebraska. Il 31 marzo volarono dunque con la compagnia United Airlines da Halifax (la città nella quale si basano) a Omaha via Chicago. Dopo l’atterraggio a Chicago, una donna seduta dietro i musicisti disse, guardando fuori dal finestrino: «Mio Dio, stanno lanciando le chitarre fuori dall’aereo». I musicisti guardarono fuori dal finestrino e videro gli addetti aeroportuali che gettavano le loro chitarre fuori dall’aereo sulla pista. Tra le altre cose, Dave vide la propria chitarra Taylor 710 da 3500 dollari gettata in modo simile. (Non è molto chiaro perché improvvisamente abbiano iniziato a scaricare i bagagli dall’aereo in un aeroporto intermedio, ma nella storia ufficiale è scritto così: è successo a Chicago e l’aereo doveva procedere verso Omaha).
Dave cercò di parlarne con la hostess, ma questa disse che avrebbero dovuto parlare con il personale fuori per i loro bagagli. Quindi volarono a Omaha, di notte, dove presero i loro bagagli. La custodia rigida della chitarra di Dave sembrava integra all’esterno e lui non si preoccupò di guardare dentro. Solo il giorno dopo, al soundcheck, scoprì che la base della chitarra era rotta.
Una settimana dopo, al termine del tour, tornarono a Omaha, dove Dave si rivolse a un impiegato della United Airlines per fargli notare che la sua chitarra era stata distrutta. Iniziò quindi la procedura di comunicazione con la compagnia, che si rifiutò di pagare un risarcimento e rimbalzò Dave all’infinito attraverso varie istanze. All’inizio spiegarono che il volo non fu effettuato dalla loro compagnia, ma da Air Canada, quindi il reclamo doveva essere indirizzato a loro. Air Canada rispose che il bagaglio fu gestito da dipendenti della United Airlines, quindi non è chiaro quali rivendicazioni possano essere avanzate nei loro confronti. In ogni caso, c’è stata una lunga storia di tentativi di Dave di ottenere un risarcimento (chiese che gli venissero pagati i 1200 dollari spesi per la riparazione della chitarra, che comunque non suonava più allo stesso modo dopo la riparazione), e alla fine ha speso un sacco di tempo (nove mesi), senza ottenere nulla.
Rendendosi conto che stava perdendo tempo, Dave ha scritto una canzone sul suo calvario – la «United Breaks Guitars» – e l’ha messa in rete per il download gratuito. Voleva anche raggiungere un milione di visualizzazioni su YouTube, ma il video ha finito per ottenere diversi milioni di visualizzazioni (attualmente ne ha più di 28 milioni) delle quali 150.000 solo nel corso del primo giorno. Di conseguenza, la compagnia aerea ha perso il 10% del valore di borsa delle sue azioni pochi giorni dopo la pubblicazione del video, facendo perdere ai propri azionisti 180 milioni di dollari. Successivamente, dopo un periodo di tempo breve, il valore delle azioni era stato recuperato e la compagnia aveva pagato un risarcimento a Dave, ma il danno reputazionale era stato sicuramente grande.
Ed eccola, finalmente, la canzone «United Breaks Guitars» (scusate per una introduzione lunghissima):

Per tradizione, dovrei completare il mio post musicale con una seconda canzone dello stesso gruppo. Mah, per esempio potrei aggiungere la «Queen of Argyle» (dall’album «The Neighbourhood» del 1998):

Bene, avete letto e ascoltato un altro capitolo della storia musicale non richiesto…


La musica del sabato

Dato che la settimana scorsa è «ufficialmente» — dal punto di vista astronomico — iniziata la primavera (la vostra finestra cosa ne dice?), ora ho pure un pretesto formale per iniziare a postare un nuovo ciclo «Le quattro stagioni» nella mia rubrica musicale… Naturalmente, la musica di Antonio Vivaldi è abbastanza difficile da definire come «nuova» sia in termini assoluti, sia in termini del bagaglio culturale di una persona non sorda. Ma io non ho ancora affrontato in un modo serio, sul mio sito, questa parte iniziale dell’opera «Il cimento dell’armonia e dell’invenzione» del compositore, dunque posso iniziare a farlo ora.
Oggi, logicamente, partiamo con la prima parte dell’opera: «La primavera», il concerto № 1 in Mi maggiore. Questa è la sua interpretazione di Voices of Music:

E poi aggiungo l’interpretazione dello stesso concerto Israel Philharmonic Orchestra diretta da Itzhak Perlman:

Buona primavera musicale a tutti!


La musica del sabato

La mia piccola scoperta musicale più recente è il fatto che Anni-Frid Synni Lyngstad (Frida) prima della creazione del gruppo ABBA cantava, tra le altre cose, anche il jazz. E lo faceva pure in un modo ascoltabile… Non mi piacciono gli ABBA (un po’ come tutto il dance / disco/ europop) ed è per quello che non mi è mai venuto in mente di interessarmi alle carriere da solisti dei componenti del gruppo. Ma meno male che su internet alcune cose capitano davanti agli occhi anche per puro caso.
Apro dunque il post musicale di oggi proprio con la canzone alla quale devo la mia suddetta scoperta: la «Mad About the Boy». Non è il livello delle cantanti jazz più apprezzate, ma è comunque ascoltabile:

In qualità della seconda canzone, invece, aggiungo la «My Man», cantata sempre nel 1970:

Chissà per quale percentuale dei lettori è stata una scoperta vera, come lo è stata per me.