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La musica del sabato

Dopo alcuni dubbi, ho pensato di inserire nella edizione odierna della mia rubrica musicale il poema sinfonico «Una fiaba estiva» del compositore ceco Josef Suk (composta tra il 1907 e il 1909).

Il motivo della scelta è banalissimo: il caldo schifoso deve essere bilanciato con qualcosa di sempre estivo, ma bello.
Semplice, vero?


La musica del sabato

L’8 luglio è morta, dopo una lunga malattia, la cantante britannica Bonnie Tyler. Non ero un suo grande fan (anche a causa dei generi musicali nei quali era prevalentemente impegnata), ma capisco che lei ha lasciato una impronta visibile (udibile?) nella storia della musicale. Di conseguenza, ho pensato di dedicarle un post musicale commemorativo.
La canzone più nota di Bonnie Tyler è, probabilmente, la «Total Eclipse of the Heart» (fa parte dell’album «Faster Then the Speed of Night» del 1983). Qui metto la versione lunga, ma nella natura esistono anche delle versioni corte (sempre ufficiali), con quasi, in media, due minuti in meno.

La seconda canzone di Bonnie Tyler che ho selezionato per oggi è la quasi altrettanto nota «Holding Out for a Hero» (fa parte dell’album «Secret Dreams and Forbidden Fire» del 1986, ma prima, nel 1984, è stata utilizzata nel film «Footloose» di Herbert Ross).

Penso che sia stato giusto ricordarla.


La musica del sabato

Il compositore inglese Stanley Myers (1930–1993) è giustamente considerato un compositore cinematografico: ha composto colonne sonore e brani singoli per decine di film e serie televisive. Ma io, nel mio post musicale dedicatogli, lo voglio ricordare in una maniera molto più estesa: lo faccio scrivendo della sua pièce musicale «Cavatina».
La prima versione della «Cavatina» è stata composta da Stanley Myers alla fine degli anni ’60 per il pianoforte.

Poi, dopo poco tempo, lo stesso compositore ha trasformato la «Cavatina» in una composizione per la chitarra classica. Questa versione è stata utilizzata per i film «The Walking Stick» (del 1970) e «The Deer Hunter» (del 1978, cinque premi Oscar).

Ma prima del film da Oscar, nel 1973, la melodia è stata utilizzata dalla cantante jazz Cleo Laine per la sua canzone «He Was Beautiful» (registrata insieme al chitarrista John C. Williams e inclusa nell’album «Best Friends» del 1976). Ecco la canzone:

In tempi più recenti il brano originale di Stanley Myers ha avuto un destino ancora più curioso: la «Cavatina» è stata cantata dal cantante lirico (basso-baritono) gallese Bryn Terfel Jones e registrata insieme alla London Symphony Orchestra.

Insomma, il caso di Stanley Myers conferma che i compositori da cinema non vanno considerati inferiori a quelli «normali». E non è l’unico caso del genere.


La musica del sabato

Paul Albert Anka è un cantautore e attore canadese-statunitense che è stato popolare in qualità di cantante tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60 e in qualità di autore dei testi delle canzoni per il resto della propria vita professionale. Anzi, è scorretto parlarne al passato perché nonostante una età ormai non giovanissima (il 30 luglio compirà 85 anni) continua a scrivere canzoni e a registrare album!
Però oggi io, da divulgatore autoproclamato della storia musicale, vorrei pubblicare nella mia rubrica due delle vecchie canzoni che avevano reso Paul Anka famoso in giovane età: chissà quanti dei lettori le hanno già sentite, ahahahaha. La prima canzone selezionata per il post di oggi è la «Diana»: composta nel 1957, nello stesso anno aveva permesso all’allora quindicenne Paul di firmare il suo primo contratto con la ABC-Paramount Records; naturalmente, è inclusa nel suo primo album di studio «Paul Anka» del 1958.

La seconda canzone di Paul Anka selezionata per oggi è la «You Are My Destiny» (composta sempre nel 1957 e poi inclusa nell’album «Paul Anka Sings His Big 15»):

A questo punto bisogna precisare una cosa quasi scontata: con le canzoni come quelle riportate sopra Paul Anka era diventato popolare prevalentemente tra il pubblico molto giovanile. Poi sono cresciuti entrambi – il cantante e il suo pubblico – e hanno visto separarsi le proprie strade, come succede quasi sempre nella vita. Paul è diventato più un autore che un cantante: compone prevalentemente per altri cantanti e per altro pubblico. L’ormai ex pubblico giovanissimo di Anka, invece, ha visto evolversi i propri gusti musicali non sempre rimanendo con lui. La vita non è statica e proprio per questo motivo è bella (soprattutto se noi siamo capaci di adeguarci).


La musica del sabato

È già ufficialmente iniziata l’estate e questo significa che nella mia rubrica musicale è il momento di postare la seconda parte del ciclo «Le quattro stagioni» di Antonio Vivaldi: «L’estate», il concerto № 2 in Sol minore dell’opera «Il cimento dell’armonia e dell’invenzione» (composta non più tardi del 1720).
Questa è l’interpretazione del concerto «L’estate» della Netherlands Bach Society (il primo violino Shunsuke Sato):

E poi trovo interessante aggiungere l’interpretazione de «L’estate» della Voices of Music (con Cynthia Miller Freivogel):

Buona estate musicale a tutti!


La musica del sabato

Il gruppo statunitense Mr. Mister è esistito per relativamente pochi anni (dal 1982 al 1990, di fatto fino al 1989) ed è riuscito a pubblicare solo tre album di studio (il quarto era stato rifiutato d diverse case discografiche e alla fine degli anni ’80 ed è uscito solo nel 2010). Il periodo della maggiore popolarità del gruppo corrisponde alla metà degli anni ’80: in sostanza, si tratta di uno dei numerosissimi esempi delle star di passaggio (è normalissimo che ormai non ce li ricordiamo tutti, ma nel corso della nostra vita abbiamo visto un sacco di cantanti e gruppi saltati fuori dal nulla e poi spariti sempre nel nulla dopo pochi o pochissimi anni).
A me, personalmente, il gruppo Mr. Mister non sembra particolarmente interessante: conosco dei rappresentanti decisamente migliori del new wave. Ma nella storia musicale della fine del XX secolo i Mr. Mister avevano avuto un loro ruolo e io, per questo motivo, non posso ignorarli nella mia rubrica musicale.
La prima canzone che ho selezionato per oggi è la «Broken Wings» (dall’album «Welcome to the Real World» del 1985):

La seconda canzone che ho selezionato per il post dedicato ai Mr. Mister è la «Kyrie» (sempre dall’album «Welcome to the Real World» del 1985):

Bene, prima o poi scriverò di qualcuno dei rappresentanti migliori (secondo la mia opinione, ovviamente) del new wave. Per ora l’ho fatto solo una volta.


La musica del sabato

Formalmente domani inizia l’estate… guardate fuori dalla finestra: secondo voi non è iniziata tempo fa? Però formalmente inizia solo domani, dunque pure noi dobbiamo fare qualche gesto formale per salutare il suo arrivo. Io lo faccio postando il poema sinfonico per orchestra «Estate» (H 116, composto negli anni 1914–1915) del compositore inglese Frank Bridge (1879–1941). Qualcuno dei suoi contemporanei sostiene che questo poema sinfonico era uno dei prodotti della autocura psicologica del compositore-pacifista profondamente colpito dal fatto stesso dello scoppio della Prima guerra mondiale. Noi non possiamo verificare questa tesi (almeno perché non possiamo entrare nella testa di una persona viva o morta), ma abbiamo la possibilità di ascoltare la musica: è questa la cosa più importante per gli obiettivi dichiarati del presente post.

In questo specifico caso si tratta della esecuzione dalla «Estate» da parte della Royal Liverpool Philharmonic Orchestra diretta da Sir Charles Groves.


La musica del sabato

Non so spiegare questo fenomeno: mai, in nessuna fase della mia vita da ascoltatore della musica, avevo nemmeno provato ad ascoltare gli Slade. Di conseguenza, solo di recente e solo per puro caso ho scoperto che fossero loro a cantare la canzone «Ooh La La in L.A.» che nel corso dei decenni mi era più volte capitato di sentire in sottofondo nei luoghi pubblici e/o in televisione… Forse capitava prevalentemente negli anni ’90 e nei primi ’2000, ma l’ho comunque riconosciuta subito quando è imprevedibilmente comparsa nelle mie cuffie qualche giorno fa.
Ora so di chi è, come si chiama e da quale album proviene («You Boyz Make Big Noize» del 1987). Eccola:

A questo punto, da tradizione, dovrei aggiungere al post una seconda canzone. Non essendo però un conoscitore della musica degli Slade, scelgo quasi a caso: la «Get Down and Get With It» (dall’album «Crackers» del 1985).

Ricordando l’evoluzione dei miei gusti musicali, posso immaginare facilmente il periodo nel quale gli Slade avrebbero potuto diventare uno dei miei gruppi preferiti del momento. Ma in quella fase storica nessuno me li aveva fatti ascoltare. Non so se devo esserne dispiaciuto o contento.


La musica del sabato

Il compositore tedesco Georg Friedrich Händel (1685–1759) fece gli studi musicali in Italia, dall’età di 27 anni visse a Londra e nel 1727 divenne cittadino inglese. A metà del XVIII secolo fu uno dei compositori più noti al mondo e, addirittura, fu considerato un classico vivente. Ancora oggi è considerato un compositore nazionale del Regno Unito, dove le sue composizioni vengono tradizionalmente eseguite nelle occasioni di incoronazioni e altre cerimonie ufficiali.
Una di quelle composizioni di Händel è il «Zadok the Priest» (HWV 258): l’inno composto nel 1727 per l’incoronazione del re Giorgio II di Gran Bretagna.

A partire dal 1727 questo inno viene cantato a ogni incoronazione del sovrano britannico, ma, purtroppo, la maggioranza delle persone comuni in giro per il mondo conosce non meno bene (o addirittura meglio?) l’arrangiamento realizzato nel XX secolo dal compositore inglese Tony Britten:

Sì, a partire dal 1992 è l’inno ufficiale della UEFA Champions League. Però la cultura può essere diffusa con tutti i mezzi disponibili…


La musica del sabato

Sono sicuro che più o meno tutti abbiano sentito, almeno una volta nella vita, qualche interpretazione della canzone «I Put a Spell on You». Ma non sono sicuro che tutti abbiano sentito l’interpretazione che potrebbero definire come preferita. Meno male che ci sono io a pubblicare i post sulla storia musicale!
Inizierei ricordando alcuni concetti basilari. La canzone «I Put a Spell on You» fu scritta e registrata nel 1956 dal cantante blues oggi noto con il nome di Screamin’ Jay Hawkins. All’epoca, però, fu conosciuto semplicemente come Jay Hawkins e, la cosa che ci interessa maggiormente in questa sede, fu intenzionato a registrare la canzone nello stile di una ballata blues d’amore: in linea con il proprio stile blues «comune». Un giorno, però, il produttore Arnold Maxin «ha portato costolette e pollo e ha fatto ubriacare tutti, e ne è venuta fuori questa strana versione… Non ricordo nemmeno di aver registrato il disco. Prima ero solo un normale cantante blues. Ero solo Jay Hawkins. Tutto è andato al suo posto. Ho scoperto che potevo fare di più distruggendo una canzone e urlando a squarciagola» (parole di Screamin’ Jay Hawkins). Questa versione ubriaca-urlante della canzone divenne presto popolare, nonostante fu «bannata» da alcuni negozi musicali ed emittenti radio.

Seguendo il consiglio di Alan Freed, un noto disc jockey dell’epoca, Hawkins rafforzò ulteriormente la canzone nelle proprie esibizioni dal vivo: alzandosi da una bara in mezzo al fumo e fuoco, con delle zanne nel naso e accompagnato da un teschio fumante di nome Henry.

È sicuramente stato un modo di esibirsi divertente (soprattutto per gli anni ’50–’60), ma per me l’aspetto puramente musicale conta più di tutti gli altri. Di conseguenza, vi ricordo (o vi informo) che i gruppi e i cantanti singoli di tutto il mondo hanno registrato, nei decenni seguenti, diverse decine (se non centinaia) di cover della canzone in questione. Io, ovviamente, non tento nemmeno di postarle tutte, ma ci tengo a raccogliere in un singolo post quelle che ritengo le migliori.
Partirei dalla interpretazione di Nina Simone, registrata nel 1964 e inserita nel suo album «I Put a Spell on You»:

Un’altra interpretazione della stessa canzone che considero meritevole di attenzione è quella dei Creedence Clearwater Revival, inserita nel loro album (omonimo) d’esordio del 1968. È curioso che io, personalmente, ho sentito la «I Put a Spell on You» per la prima volta nella mia vita proprio nella versione dei Creedence: il relativo album era stato uno dei primissimi CD di cui ero diventato proprietario a metà degli anni ’90. Ero in piena fase della scoperta della musica occidentale contemporanea: quanti ricordi belli!

La prossima interpretazione della «I Put a Spell on You» che propongo è quella di Jeff Beck e Joss Stone: fa parte dell’album «Emotion & Commotion» del 2010.

E, infine, non potevo non aggiungere l’interpretazione di Ray Charles (come tante altre cover da egli cantate, non è stata inserita in alcun album di studio):

Bene, chiudo qui il post dedicato alla canzone «I Put a Spell on You». Le persone realmente interessate troveranno facilmente con le forze proprie le altre – numerosissime! – versioni della canzone.