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2024 BRICS Sports Games

Sicuramente tutti gli appassionati dello sport di tutto il mondo stanno in questi giorni seguendo i 2024 BRICS Sports Games (si svolgono dal 12 al 23 giugno; vi partecipano 89 Stati, molti dei quali hanno mandato ai Giochi almeno uno sportivo). Si osservano la competizione tesa, l’eccitazione sportiva, i migliori atleti di tutto il mondo. E, ovviamente, la squadra russa sta facendo a pezzi tutti i suoi rivali, dimostrando il proprio altissimo livello.
sette favoriti sono già stati determinati:

Come vedete, le grandissime potenze sportive stanno combattendo duramente per la supremazia nella competizione a squadre. È ancora difficile prevedere chi vincerà i Giochi: la concorrenza è troppo grande.
Oppure ho esagerato in qualcosa? Boh… Tanto, questa estate non c’è altro da vedere per i manici dello sport…


La quantità e la qualità

A volte mi diverto tantissimo a leggere anche le statistiche più semplici. Per esempio: ieri il viceministro dello sport russo Aleksei Morozov ha dichiarato che «oltre cento sportivi russi hanno deciso partecipare alle gare sotto la bandiera di qualche altro Stato». Alcuni giornalisti si sono prontamente ricordati di avere calcolato già a luglio 2023 che quegli sportivi erano almeno 204. E altri giornalisti hanno precisato che dell’ultimo numero riportato 141 sono in realtà i giocatori a scacchi.
Non ho mai capito perché gli scacchi vengano classificati come uno sport, ma ora non importa.
La cosa più importante da sottolineare è: la statistica appena citata si è rivelata una enorme pubblicità-al-contrario dello sport. Infatti, il suo riassunto in parole sarebbe: chi lavora con la testa scappa più facilmente dallo Stato-aggressore, mentre chi lavora con le altre parti del corpo tende a rimanerci.


Un nuovo campionato importantissimo

Io, personalmente, non seguo lo sport professionale in generale e il calcio in particolare, ma a qualcuno dei lettori potrebbero interessare la «notizia» e la tendenza da essa potenzialmente derivante.
Il Ministero dello Sport russo sta progettando di creare un campionato di calcio che coinvolga club della Crimea, delle autoproclamate repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk, dell’Ossezia del Sud, dell’Abkhazia e dei territori occupati delle regioni ucraine di Kherson e Zaporozhye. Secondo la dichiarazione ufficiale del vice-ministro dello sport Odes Baisultanov, al campionato in questione parteciperanno i club delle «repubbliche amiche» e le squadre delle università russe. La prima stagione è prevista per il 2023.
Si precisa che il futuro campionato non sarà affiliato all’Unione calcistica russa (RFU), alla Federazione calcistica internazionale (FIFA) e all’Unione delle associazioni calcistiche europee (UEFA). Ma questo dettaglio, ormai, non ha alcuna importanza: il 27 febbraio la FIFA ha vietato le partite di calcio internazionali in Russia, mentre il giorno dopo, il 28 febbraio, la FIFA e l’UEFA hanno sospeso le squadre nazionali e i club russi dalla partecipazione alle competizioni sotto la propria egida.
Ecco, pianificare qualcosa del genere anche per il 2023 è, per i funzionari russi, un segno di grande ottimismo e di grande convinzione della propria fortuna. Ma questo non significa che non possano pianificare i campionati simili anche per gli altri tipi di sport. Di conseguenza, i miei lettori psicologicamente forti e stabili possono provare a seguirne qualcuno. Sarà una esperienza un po’ estrema ma breve. Sospetto fortemente che la qualità di calcio (o di, per esempio, basket) del campionato «indipendentista» sarà simile al campionato italiano di hockey, ma almeno potrete raccontare ai vostri nipoti di avere visto delle oscenità sportive inimmaginabili.


Una GoPro per tutti

Solo per non perderlo: un video tecnicamente bello con i vari sport più o meno estremi.


Diventare un campione olimpico

Non tutti lo sanno, ma il titolo del campione olimpico è accessibile a tutte le persone capaci di alzarsi dal divano. Infatti, per diventare un campione è sufficiente praticare qualche sport caratterizzato da una concorrenza interna minima. Per diventare un semplice campione del mondo si potrebbe anche inventare uno sport nuovo (quindi con la concorrenza nulla), ma in quel caso non si riuscirebbe ad accedere alle Olimpiadi: passeranno alcuni decenni prima che la vostra invenzione venga riconosciuta dai burocrati sportivi. Quindi va cercato lo sport olimpico meno popolare…
Per le Olimpiadi invernali la scelta mi sembra ovvia: il curling! Da quante decine di persone in tutto il mondo sarà praticato? Secondo me, poche.
Con alcuni amici universitari già oltre quindici anni fa avevamo pensato di fare una squadra di curling, e da quei tempi è cambiato ben poco in termini della concorrenza. Solo la nostra pigrizia innata ci ha impedito di iniziare il nostro progetto olimpico.


ZA Sport

L’azienda russa «ZA Sport» (il nome si traduce letteralmente come «A favore dello sport»), specializzata nella produzione dell’abbigliamento sportivo e casual, è stata fondata nel 2012 da Anastasija Zadorina: la figlia del colonnello-generale Mikhail Shekin, il capo del servizio di forniture materiali dell’FSB. Anastasija è da anni nota in Russia per le sue iniziative «sociali patriottiche», ma questa volta, finalmente, è riuscita a realizzarsi anche in un ambito un po’ più ufficiale.
Ebbene, a grande sorpresa la sua ZA Sport ha ottenuto il diritto di vestire la squadra olimpica russa per otto anni. Il sito aziendale, in particolare, dice:
Il completo olimpico per la squadra nazionale russa è stato progettato tenendo conto dei desideri degli atleti e nel rispetto di tutti i regolamenti del Comitato Olimpico Russo e del Comitato Olimpico Internazionale.
(traduzione mia)
E allora vediamo qualche esempio di quei vestiti… Anzi, confrontiamo i prodotti della ZA Sport con quelli dei concorrenti. A sinistra vediamo l’uniforme olimpica degli Stati Uniti, mentre a destra quella russa prodotta dalla ZA Sport:

Se vi capita di vedere le prossime Olimpiadi invernali di Pechino, sicuramente riuscite a riconoscere e distinguere le due squadre.


Lo skateboarder Igor

Il residente di San Pietroburgo di nome Igor è fedele al suo skateboard dal 1981 perché, a suo dire, va molto meglio di quelli moderni:

L’attrezzo utilizzato è uno «Sprint» («Спринт») di produzione sovietica. Il proprietario pratica la discesa con gli sci d’inverno, mentre d’estate si allena in città proprio come lo dimostra il video (questo spiega anche i suoi movimenti).
Per chi avesse avuto dei legittimi dubbi aggiungo che il signore ha 73 anni. Questo dimostra – ancora una volta – che la vecchiaia è spesso solo una condizione mentale, quindi trovo offensivo dare del vecchio (o anziano) a una qualsiasi persona capace di condurre una vita completa. Viverla anche nei limiti delle condizioni fisiche che, come potete vedere, non sono strettamente correlate all’età anagrafica.
Auguro a tutti di essere come Igor!


La piscina più profonda

A Dubai è stata costruita la piscina per emersioni più profonda al mondo: 60 metri di profondità e 14 milioni di litri d’acqua di volume (come 6 piscine olimpiche). La struttura è già stata inserita nel Guinness dei primati.
Ma secondo me non sono solo i dati numerici a rendere questa piscina incredibilmente bella:

Ho anche convertito il volume in bottiglie d’acqua, ahahaha


Lo sport e la politica

Pare che secondo WADA in Russia non esisterebbe più il programma statale di doping.
Secondo me, invece, qualsiasi programma statale può essere applicato pienamente solo in casa (come è infatti successo nell’occasione delle Olimpiadi a Sochi nel 2014). E, allo stesso tempo, dubito che una qualsiasi classe dirigente di uno qualsiasi Stato possa decidere, da un giorno all’altro, di comportarsi in un modo radicalmente diverso rispetto a qualche anno, mese o giorno prima. Gli appassionati dello sport lo potranno vedere con i propri occhi nel corso delle eventuali (sì, sono ancora eventuali) Olimpiadi di Tokyo.
Per non ripetere, per l’ennesima volta, che lo sport è l’ultimo tra gli aspetti rilevanti delle Olimpiadi, mi fermo qui.


Un segnale speranza

Pare che alla fine le Olimpiadi di Tokyo si svolgeranno con zero spettatori. La tendenza, infatti, sembra indicare che non saranno ammessi nemmeno quelli «locali» (non solo a Tokyo, ma pure nelle altre zone interessate).
Sarei anche rimasto indifferente di fronte a questa notizia – come a tutte le altre riguardanti le Olimpiadi – ma non posso ignorare una piccola soddisfazione comparsa per un attimo nella mia testa.
Ebbene, spero che gli stadi giapponesi vuoti di questa estate dimostrino, finalmente, che l’Umanità possa tranquillamente sopravvivere anche senza una manifestazione profondamente falsa come le Olimpiadi (dove non si osserva una traccia di tutti gli «ideali» ufficialmente dichiarati). Così, finalmente, gli sforzi e le buone intenzioni delle persone verranno indirizzati verso qualcosa di più utile e interessante.