La lettura del sabato

L’articolo potenzialmente interessante consigliato per questo sabato è dedicato alla detenzione nelle carceri russe dei civili ucraini sequestrati sui territori occupati dall’esercito russo. Si tratta di una lettura non sempre leggera e, in ogni caso, illustra un aspetto della guerra poco scontato. O, almeno, non tutti immaginano che possano succedere anche delle cose del genere.


L’accordo su Nagorno-Karabakh

Il presidente armeno Nicol Pashinyan aveva annunciato già lunedì la storica – e a suo modo saggia – decisione di fare un passo concreto e utile verso la reale fine del conflitto pluridecennale e riconoscere il Nagorno-Karabakh come un territorio azero. Naturalmente non so cosa accadrà in pratica e non posso essere sicuro che il tutto proceda senza problemi e/o lungaggini.
Non posso però non sottolineare che l’accordo generale sull’argomento suddetto (anche se senza ancora firmare alcun documento ufficiale) è stato ieri raggiunto con Aliyev proprio a Mosca: cioè nella capitale di uno Stato che si è dimostrato del tutto incapace di fare qualcosa del genere. Non sono sicuro che tutti i sostenitori della guerra in Ucraina abbiano notato e apprezzato questo aneddoto diplomatico.
Io, invece, in attesa della pace – in Ucraina, ma anche in Nagorno-Karabakh – non posso fare a meno di esprimere la speranza che insieme al problema territoriale Pashinyan riesca a liberarsi da una parte sensibile della dipendenza dallo Stato russo, almeno nel campo della sicurezza. Non so se ci contava (o ci sperava), ma ha una piccola possibilità di prendere due piccioni con una fava.
E i residenti del Cremlino potrebbero perdere ancora un po’ di influenza, il che è sempre una cosa buona.


Pontevico, 28 dicembre 2022

Ho finalmente pubblicato il rapporto fotografico sulla mia visita a Pontevico del 28 dicembre 2022.
L’incredibile concetto appreso grazie a questo viaggio è: nemmeno la presenza di un grande castello abbastanza antico può garantire la qualità turistica del centro abitato. Ma senza esserci andato molto probabilmente non avrei mai scoperto quanto è vero.


Come scoprire il Windows Product Key

A volte capitano delle situazioni in cui bisogna scoprire il Windows Product Key del sistema operativo installato sul proprio computer. Io vi posso suggerire due metodi: saranno utili alle persone che non si fidano (spesso ragionevolmente) dei programmi esterni che vengono pubblicizzati per la suddetta operazione.
Il metodo № 1
Il metodo più facile consiste nel cercare il tipico e facilmente riconoscibile adesivo colorato. Qualora il vostro computer fosse un desktop, troverete l’adesivo su uno dei lati della cassa…

… mentre su un notebook lo troverete sotto uno dei coperchi del lato inferiore smontabili o sotto la batteria (qualora quest’ultima fosse staccabile).

Però capitano dei casi in cui l’adesivo non si trova (oppure non avete la voglia di smontare dei coperchi a caso per cercarlo). A questo punto si può provare il secondo metodo.
Il metodo № 2
Il Windows Product Key può essere scoperto con l’aiuto di uno script. Si procede in seguenti quattro passaggi: Continuare la lettura di questo post »


Ovviamente ci crediamo

Il canale televisivo russo di propaganda statale Russia Today (noto ad alcuni di voi anche con il nome RT) afferma che l’esercito russo avrebbe deliberatamente lasciato entrare i sabotatori ucraini nel distretto russo di Hrayvoron per circondarli e distruggerli.
Potete facilmente immaginare anche voi che si tratta di un piano geniale e potenzialmente universale. Per esempio: si potrebbe suggerire all’esercito russo di continuare su tale strada e di ritirarsi dunque dalla Crimea e dal Donbass per attirare in quelle regioni gli ucraini creduloni e farli dunque in una trappola pericolosa! (avendo visto i «successi» dell’esercito russo degli ultimi sedici mesi, possiamo intuire la pericolosità strategica di una trappola del genere)
Boh, prima o poi potranno inventare una scusa del genere anche da soli…


Piccoli dettagli importanti

Nella vita quotidiana capitano regolarmente delle piccole notizie che pur non ricevendo una meritata pubblicità sui media (soprattutto quelli esteri), illustrano molto bene l’evoluzione di una società o di uno Stato. Oggi, per esempio, vi posso comunicare di una nuova frontiera raggiunta dalla «giustizia» russa nel 2023.
Il martedì 16 maggio il tribunale della città di Raduzhninsk (nella regione autonoma russa di Khanty-Mansi) ha condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione il residente locale Ivan Chistyakov che ha accoltellato più volte due conoscenti durante una festa casalinga. Come circostanza attenuante, il giudice Natalia Studenikina ha considerato il fatto che le vittime avevano «screditato» l’esercito russo in azione sul territorio ucraino durante la discussione con il giudicato.
«Quando c’era lui…»


Bucha 2023

In settimana mi era capitato di vedere delle foto in un certo senso ottimistiche sulla ricostruzione di Bucha (non c’è bisogno di spiegare dove sia) dopo il ritiro delle forze militari dei nazisti (di quelli veri). Ma con voi condivido quelle immagini in qualità video. Perché mi andava così…

Arriverà il giorno giusto anche per le altre località ucraine.


La musica del sabato

Il 14 marzo 1966 uscì, ancora come un singolo, la canzone «Eight Miles High» del gruppo rock statunitense The Byrds. Inizialmente la canzone ebbe una vita difficile: fu vietata per la trasmissione via radio a causa della «pubblicizzazione della droga» (a un certo punto Gene Clark e David Crosby ammisero di averla scritta ispirandosi almeno in parte alla esperienza del consumo delle droghe) e non raggiunse il Billboard Top 10 a causa della sua complessità stilistica (almeno per il pubblico di massa). Ma, ovviamente, tutto questo non ha impedito al gruppo di includere la canzone nel proprio terzo album di studio: «Fifth Dimension» (pubblicato il 18 luglio 1966).

I critici musicali, successivamente, definirono questa canzone come la prima del rock psicodelico e un classico dell’epoca della controcultura. Ma i critici sono gli ultimi personaggi che mi potrebbero interessare. Molto più importanti sono la qualità della musica che percepisco io e le reazioni dei colleghi/"concorrenti" importanti degli autori. Relativamente al secondo punto posso constatare che la «Eight Miles High» è stata suonata, nei decenni successivi, da tantissimi altri gruppi e musicisti/cantanti singoli. Per esempio, il gruppo The Ventures ha incluso la canzone nel proprio album «Go with the Ventures» (pubblicato l’11 giugno 1966, tre mesi incompleti dopo la pubblicazione del singolo originale).

Tra le altre innumerevoli interpretazioni interessanti potrei selezionare quella del gruppo The Leathercoated Minds creato da Snuff Garrett e J. J. Cale (a me tanto caro). Si trova al primo posto del loro unico album «A Trip down the Sunset Strip» del 1967:

Concludo il post musicale odierno con la versione della «Eight Miles High» da 19 minuti registrata nel 1969 dal gruppo rock olandese Golden Earring (inclusa nell’album «Eight Miles High» uscito il 17 novembre 1969):

Ora, se vivi e interessati, potete andare a cercare le altre interpretazioni della canzone…


La lettura del sabato

La lettura consigliata per questo sabato è l’inchiesta congiunta di Important Stories, Der Spiegel e OCCRP dedicata al modo in cui la Russia aggira le sanzioni occidentali acquistando ogni mese droni e microelettronica per milioni di dollari attraverso il Kazakistan.
Per esempio, gli autori dell’inchiesta hanno scoperto che le importazioni di microelettronica del Kazakistan sono più che raddoppiate dopo l’inizio della guerra, passando da 35 a 75 milioni di dollari. Le esportazioni kazake di microchip verso la Russia sono aumentate di due ordini di grandezza in un colpo solo, da 245.000 dollari a 18 milioni di dollari…
Ma leggete tutta l’inchiesta: riguarda tanti aspetti dell’import militare russo effettuato attraverso il Kazakistan.


I rifugiati russi

Leggo che solo in Finlandia 1109 cittadini russi hanno chiesto asilo per paura di essere arruolati nell’esercito russo ed essere mandati alla guerra in Ucraina. Il Servizio Immigrazione finlandese ha dichiarato al media Yle che le autorità non possono concedere loro lo status di rifugiato senza una posizione dell’UE sulla questione.
Purtroppo, tale notizia è un nuovo motivo per ricordare quanto sia stupida la politica europea di oggi nei confronti dei comuni cittadini russi. In sostanza, viene ripetuto lo stesso errore che era già stato commesso ai tempi del Terzo Reich, quando i comuni tedeschi in disaccordo con la politica del proprio regime erano spesso di fatto costretti rimanere in (o tornare in) Germania a causa dell’impossibilità di stabilizzarsi — con le condizioni di vita normali — in altri Stati europei. I russi di oggi, come i tedeschi di 80+ anni fa, sono spesso costretti a tornare «da Putin» solo per avere una casa, una assistenza medica, una possibilità di lavorare etc. etc. Ma tornando contribuiscono, anche involontariamente, al prolungamento della sopravvivenza della economia di guerra russa. Mentre i politici europei, ottenendo la vittoria facile contro un nemico immaginario, contribuiscono alla continuazione della guerra. E dimostrano di non conoscere la propria storia.
Posso capire una politica del genere da parte della Ucraina: in essa c’è una forte componente emotiva e la paura delle infiltrazioni pericolose. La politica europea in materia, invece, è per nulla razionale: possono essere inventati diversi strumenti per il controllo della «qualità», del grado di rapporto con lo Stato russo e della posizione sulla guerra delle persone in ingresso.
Ma non so proprio in quale modo diplomatico (in tutti i sensi del termine) spiegarlo ai vertici europei…