L’articolo segnalato questo sabato racconta del fatto che la Russia sta imparando a produrre in serie motori per droni: nel Paese sono iniziate le forniture di linee di produzione del valore di milioni di dollari. Ciò significa che già nei prossimi mesi verrà avviata la produzione di milioni di droni FPV. Fino a poco tempo fa la Russia acquistava i motori dalla Cina ed era completamente dipendente da queste importazioni. I media The Insider e Nordsint hanno effettuato (in sostanza simulato) un «acquisto di prova» a nome di una società fittizia con sede ad «Alabuga» e dal nome «militare», al fine di ricostruire la catena di approvvigionamento. Il produttore cinese Nide ha confermato la disponibilità a esportare una linea completa per la produzione di motori e ha comunicato di aver già fornito un gran numero di linee simili ad altri acquirenti russi. Come in molte altre transazioni relative a merci soggette a sanzioni, nella catena è emersa una filiale cinese della banca russa VTB.
Non so quali sviluppi avrà questa storia, ma potrebbe portare alla fine della fase di dominio dei droni ucraini nella guerra. Gli esperti che leggo e sento dicono che in questa guerra le ondate di dominio di ogni singola tecnologia durano comunque circa sei mesi e che, di conseguenza, bisogna solo sperare che l’esercito ucraino stia già inventando qualcosa di nuovo… Io ci spero.
L’archivio del tag «droni»
Il giornalista Simon Shuster – l’autore del libro su Vladimir Zelensky intitolato «The Showman» – ha scritto per la rivista americana The Atlantic un ampio articolo su Denis Shtilerman: proprio esso segnalo oggi come la «lettura del sabato».
E poi preciso che Denis Shtilerman è il capo dell’azienda ucraina produttrice di armi Fire Point, i cui droni a lungo raggio vengono utilizzati in massa dalle Forze Armate dell’Ucraina per sferrare attacchi contro la Russia. Shtilerman aveva studiato a Mosca, possedeva il passaporto russo e aveva pure lavorato per il Ministero della Difesa russo. Per molti altri, una biografia del genere avrebbe precluso la possibilità di proseguire la propria carriera in Ucraina dopo il 2022. Ma non per Shtilerman. Egli parla apertamente dei propri legami con la Russia – forse anche perché ritiene che sia lui stesso, sia la sua azienda, siano indispensabili sia per l’Ucraina che per l’intera Europa.
Alla fiera «Drone Expo — 2026», svoltasi dall’8 al 10 luglio nella città russa di Kazan, è stato presentato, tra le altre cose l’UAZ-452 (sotto il link c’è un mio vecchio articolo che lo descrive) dotato di un’innovativa protezione balistica in materiale composito che si indurisce alla luce del sole. Ma, soprattutto, c’è un sistema avanzatissimo di difesa contro i droni:
Non si capisce proprio come questa difesa possa funzionare su una macchina del genere: le cose simili in qualche modo sono utili solo sui carri armati (i quali, a loro volta, sono però poco utili nella guerra moderna).
Ma se all’esercito russo verrà venduto qualcosa di inutile, non sarò certo dispiaciuto…
I giornalisti dei media The Insider e Nordsint, inviando richieste alle aziende cinesi fingendo di essere acquirenti russi di beni destinati al settore militare russo, hanno scoperto che le aziende cinesi sono disposte a vendere componenti di importanza cruciale per la produzione di droni militari russi: nonostante il fatto che, secondo la legislazione cinese, a partire dal 2023 l’esportazione di tali beni sarà fortemente limitata.
Quasi come in una barzelletta:
«Holmes, come ha fatto a capire che quell’uomo era un assassino?»
«Elementare, Watson! Gli ho scritto una lettera con una domanda.»
[ho letto l’originale della barzelletta nel 2020 in un altro contesto, ma comunque triste]
Ma nell’indagine di cui sopra, non è tutto esattamente come nella barzelletta, poiché tutti i risultati dell’indagine «spionistica» sono documentati. E mi piacciono le indagini come questa, sia per i risultati che per la bella semplicità dei metodi.
A giudicare dalla reazione degli Z-blogger russi (quei blogger filo-Cremlino che giustificano attivamente la guerra in Ucraina), Elon Musk ha veramente disattivato i terminali Starlink utilizzati dall’esercito russo: ora funzionano solo i terminali della cosiddetta «lista bianca», la quale include i terminali utilizzati dalle forze armate ucraine, ma non quelli dell’esercito russo.
E se realmente lo ha fatto, questa è una notizia incredibile, che sembra un miracolo alla luce di tutto il comportamento precedente di Musk. Ma la cosa più importante è che tutti quei droni (e qualche altro tipo di tecnologia) su cui l’esercito russo installava antenne Starlink importate attraverso i Paesi asiatici non funzioneranno più. Come direbbe Putin, non ci sono analoghi. Sarà molto più difficile attaccare l’Ucraina con i droni e puntare l’artiglieria, e questo mi rende infinitamente felice.
Spero che dopo questo la vita degli ucraini diventi almeno un po’ più facile. Spero che Musk non cambi idea (come fa facilmente il suo grande amico politico).
Quando ho visto l’immagine che voi vedrete sotto, mi è venuto in mente il meme più noto del 2020 che sicuramente vi ricordate: «nature is healing». Ma al contrario…
Nelle zone della guerra russo-ucraina gli uccelli stanno già costruendo nidi in fibra ottica per i droni FPV:

La foto è di uno dei militari della brigata ucraina «Azov».
Effettivamente, quelle zone non solo sono piene di munizioni inesplose e/o campi minati. Sono ricoperte anche di «fili» di fibra ottica utilizzati dai droni. Le nuove guerre portano i nuovi problemi, anche se quello appena citato potrebbe essere meno grave dell’avvelenamento chimico di certi campi della Prima guerra mondiale.
L’operazione speciale ucraina «Ragnatela» di ieri – la conoscete già tutti – è stata preparata dalla Ucraina per più di un anno e mezzo. Ha portato alla distruzione di 41 aerei strategici russi.

L’operazione è stata estremamente complicata dal punto di vista logistico: Continuare la lettura di questo post »
Non so se tutti si sono accorti della proclamazione dei vincitori del concorso Drone Photo Awards 2024.
Le opere dei vincitori sono state suddivise in diverse categorie: città, animali selvatici, sport, persone, astratte, matrimoni e serie.
C’è anche la sezione video, dove ha vinto Vlad Vasylkevych con il suo filmato «1 Million Bombs Before». Eccolo:
Ma anche molte foto delle varie categorie sono belle, andate pure a vedere se interessati.

Anche se per me la capacità più importante rimane quella di vedere ciò che non vedono gli altri da una posizione simile alla mia.
Oggi posto un video che mostra alcuni dei recenti attacchi con i droni ucraini alle raffinerie di petrolio russe. Il video in sé non sembra particolarmente originale: molto probabilmente avete già visto delle immagini del genere. La cosa interessante è che le autorità russe hanno definito alcune delle esplosioni filmate come dei risultati dei «giochi dei dipendenti con i petardi».
Per voi è una interpretazione credibile?
P.S.: avete abbastanza fantasia per immaginare un dipendente di una raffineria che gioca con i petardi sul posto di lavoro?
Il martedì 2 aprile alcuni droni ucraini (compresi quelli costruiti sulla base degli aerei leggeri) hanno attaccato la città Elabuga (nella regione russa Tatarstan, a quasi mille trecento chilometri dal confine con l’Ucraina), dove si trova, tra l’altro, una fabbrica nella quale vengono assemblati i droni kamikaze di progettazione iraniana che l’esercito russo utilizza per colpire l’Ucraina. Un drone ha anche tentato di attaccare una raffineria a Nizhnekamsk di proprietà della Tatneft.
Come potete vedere e sentire – anche senza capire le parole – che ancora un po’ di persone ha improvvisamente capito (ad aprile 2024) di vivere in uno Stato che sta conducendo una guerra e, di conseguenza, è uno bersaglio naturale.



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