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La benzina kazaka in Russia

Il Ministero dell’Energia del Kazakistan ha comunicato a Reuters che il Paese sta conducendo trattative con la Russia per la raffinazione del petrolio russo nelle raffinerie kazake. Si prevede di vendere i prodotti petroliferi ottenuti sul mercato interno del Kazakistan e di esportarne una parte «indietro» verso la Russia. Il ministero ha motivato le trattative con la necessità di garantire un carico stabile delle raffinerie kazake (a seguito della sospensione delle esportazioni attraverso il terminale del Consorzio del gasdotto del Caspio vicino a Novorossiysk), di preservare i posti di lavoro e di rifornire il mercato interno di carburante. Allo stesso tempo, le autorità del Kazakistan indicano il pieno soddisfacimento del fabbisogno nazionale come condizione prioritaria per un’eventuale accordo. I volumi e le condizioni delle forniture, così come gli impianti in grado di raffinare il petrolio russo, non sono ancora stati definiti.
Ed è proprio qui che bisogna considerare due tipi di dati. In primo luogo, alla fine del 2025 il volume complessivo di raffinazione del petrolio nelle raffinerie del Kazakistan era pari a 17,46 milioni di tonnellate — tenendo conto anche delle capacità che sono ancora attualmente in funzione. Nella Federazione Russa, invece, il consumo annuo di sola benzina è di circa 36 milioni di tonnellate. Se solamente una piccola parte della produzione delle raffinerie kazake venisse fornita alla Federazione Russa (come sostiene il Ministero dell’Energia del Kazakistan), ciò aiuterebbe in modo significativo il mercato russo dei carburanti? Esatto: aiuterebbe ben poco.
Quindi il Kazakistan trarrà un buon profitto dall’accordo (rispetto alle dimensioni della propria economia), mentre la Russia non otterrà nulla di tangibilmente utile in cambio del proprio denaro. Anche se l’accordo dovesse effettivamente essere concluso.
Insomma, non intralciate il Kazakistan: sta solo tutelando i propri interessi, senza danneggiare quelli degli Stati in difficoltà che conosciamo.


Il petrolio kozako

L’agenzia Bloomberg, citando «fonti», riferisce che il Kazakistan ha deciso di sospendere le forniture del proprio petrolio tramite oleodotti al principale terminale di esportazione nei pressi di Novorossiysk. La causa consiste nei sempre più frequenti attacchi ucraini alle petroliere nel Mar Nero. È quanto riporta l’agenzia.
Secondo le fonti dell’agenzia, hanno influito i timori delle compagnie proprietarie delle petroliere: queste non vogliono inviare le proprie navi a caricare presso il suddetto impianto. Le forniture avrebbero dovuto essere sospese a partire da martedì 21 luglio, ma non è ancora chiaro se ciò sia effettivamente avvenuto. Non si sa inoltre a quali condizioni e quando le esportazioni di petrolio potranno riprendere.
Bloomberg sottolinea inoltre che il Kazakistan è il secondo fornitore di petrolio in Europa e che una riduzione delle sue forniture potrebbe danneggiare le raffinerie regionali proprio nel momento in cui il mercato petrolifero si trova già in crisi a causa dell’ennesima escalation della guerra in Medio Oriente.
In generale, comprendo bene la cautela del Kazakistan e ripeto ancora una volta che gli attacchi sferrati in primavera dalle Forze armate ucraine contro il terminale petrolifero di Novorossiysk sono stati la loro azione meno azzeccata di tutta la guerra: sebbene quel terminale sia russo, un incendio non dura a lungo e, allo stesso tempo, può causare grossi problemi ai principali aiutanti dell’Ucraina in guerra. Ora si dovrà o negoziare in segreto un accordo di non aggressione su quel punto specifico del territorio russo, oppure lasciare quel punto completamente intatto per molto tempo (con l’obiettivo di dimostrare che è sicuro).


Questo è un tentativo valido

Il presidente del Consiglio europeo António Costa ha dichiarato, dopo l’incontro con il Presidente del Kazakistan Kassym-Jomart Tokayev il 4 dicembre, che questa settimana a Bruxelles sono stati avviati i negoziati per un accordo sulla semplificazione del regime dei visti tra l’UE e il Kazakistan. Secondo Costa, dopo la firma dell’accordo sarà più facile per i cittadini di entrambe le parti incontrarsi, ricevere un’istruzione, fare affari e investire.
Non conosco le reali ragioni di questa mossa diplomatica né i risultati che porterà nella realtà. Però vedo in essa molti più vantaggi e obiettivi politici che il semplice miglioramento della vita della popolazione dei due territori. La semplificazione del regime dei visti è un buon tentativo di indebolire i legami del Kazakistan con la Russia di Putin. E questi legami attualmente si basano non solo sulla vicinanza territoriale, ma anche su legami economici di vario tipo: per esempio, attraverso il Kazakistan arriva in Russia una parte significativa delle importazioni di merci soggette alle sanzioni. La semplificazione del regime dei visti potrebbe rendere economicamente più vantaggiosa una cooperazione più stretta con l’Europa piuttosto che con la Russia.
Ma non so se tale misura sarà sufficiente: dai legami con i vicini fisici non si può comunque prescindere.


L’accoglienza kazaka

L’altro ieri, il 27 novembre, Putin è arrivato con una visita di Stato in Kazakistan. Quel giorno aveva avuto un colloquio con il presidente kazako Kasym-Jomart Tokayev ad Astana, mentre ieri ha partecipato al vertice della OTSC (Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva) ad Astana.
Ebbene, il 27 novembre su uno schermo pubblicitario del centro di Astana (vicino al Teatro dell’Opera) è stata proiettata la bandiera della Ucraina al posto di quella russa. Il Ministero degli Interni del Kazakistan ha annunciato l’apertura di un procedimento penale per l’«incidente», lo schermo è stato presto spento e nella mattinata di giovedì 28 novembre non era ancora stato rimesso in funzione.

Io non so e non posso indovinare se l’«incidente» sia stato l’azione di una persona singola e indipendente oppure inventata da qualche funzionario: in una zona del genere di una città del genere sono possibili entrambe le opzioni. Ma, in ogni caso, il fatto mi diverte molto. Da una parte, il Presidente kazako Takayev non si è mai mostrato infinitamente grato a Putin per l’aiuto militare a gennaio 2022 durante le proteste di massa locali e non ha fretta di sostenerlo nella guerra contro l’Ucraina (politicamente è molto più vicino alla Cina). Dall’altra parte, in Kazakistan, oltre ai cittadini locali non proprio contenti per l’esistenza di un vicino come la Russia di oggi, vivono e lavorano tantissimi russi che per motivi politici si sono trasferiti dopo l’inizio della guerra.
Insomma, Putin ha fatto una delle proprie rare visite internazionali in un ambiente che difficilmente poteva dimostrarsi particolarmente amichevole nei suoi confronti. Non mi dispiace assolutamente che sia successo proprio così.


Il deficit del carburante

La Reuters scrive che la Russia ha chiesto al Kazakistan di essere pronta a fornirle 100.000 tonnellate di benzina in caso di carenza di carburante in seguito agli attacchi dei droni ucraini e alle interruzioni del lavoro delle raffinerie di petrolio.
Io non so ancora cosa e come risponderà il Kazakistan che politicamente è sempre più vicino alla Cina (la quale, a sua volta, preferisce avere i buoni rapporti con i mercati occidentali che con la Russia in guerra) che alla Russia. Quindi nel frattempo ammiro il grafico che illustra l’impatto degli attacchi ucraini alle raffinerie russe.

La parte scura del «barile» in basso a sinistra è la produzione del carburante russo (in milioni di tonnellate) dopo tutti gli attacchi ucraini, mentre la parte chiara è quella prima di tutti gli attacchi.
P.S.: ovviamente, capite che il carburante serve anche per condurre la guerra.


La lettura del sabato

La lettura consigliata per questo sabato è l’inchiesta congiunta di Important Stories, Der Spiegel e OCCRP dedicata al modo in cui la Russia aggira le sanzioni occidentali acquistando ogni mese droni e microelettronica per milioni di dollari attraverso il Kazakistan.
Per esempio, gli autori dell’inchiesta hanno scoperto che le importazioni di microelettronica del Kazakistan sono più che raddoppiate dopo l’inizio della guerra, passando da 35 a 75 milioni di dollari. Le esportazioni kazake di microchip verso la Russia sono aumentate di due ordini di grandezza in un colpo solo, da 245.000 dollari a 18 milioni di dollari…
Ma leggete tutta l’inchiesta: riguarda tanti aspetti dell’import militare russo effettuato attraverso il Kazakistan.


Le Yurte dell’Indistruttibilità

Intanto nelle città ucraine hanno iniziato a comparire le cosiddette «Yurte dell’Indistruttibilità»: la prima è stata aperta il 6 gennaio a Bucha, la seconda ieri nel Parco Shevchenko di Kiev. In entrambi i casi si tratta di una abitazione mobile – in sostanza una grossa tenda – usata da molti popoli nomadi asiatici: mongoli, kazaki e kirghisi etc. In Ucraina tali yurte vengono installate come luoghi in cui scaldarsi, bere tè e ricaricare i gadget in caso di interruzione della corrente elettrica in città. Le tende vengono costruite dai volontari della diaspora kazaka locale; ufficialmente, le yurte rimarranno aperte fino alla fine delle gelate invernali.

Sono ovviamente contento per l’impegno dei kazaki, ma l’aspetto ancora più curioso è la posizione ufficiale del governo russo in merito. Secondo la dichiarazione della portavoce del Ministero degli Esteri, infatti, si tratterebbe di un atto di inimicizia del Kazakistan nei confronti della Russia che metterebbe a rischio il rapporto tra i due Stati… Ed ecco che abbiamo avuto una nuova conferma del fatto che la guerra putiniana ha per l’obbiettivo principale la battaglia contro la popolazione civile ucraina.
Concludo con alcune altre immagini: Continuare la lettura di questo post »


Fidarsi del vicino

Alla fine della settimana scorsa una notizia è passata ingiustamente inosservata:

Il venerdì 27 agosto la Commissione per l’Industria della Difesa del Kazakistan ha approvato la proposta del Ministero dell’Industria e dello Sviluppo delle Infrastrutture di sospendere le esportazioni di armi fino alla fine di agosto 2023.

Non so voi, ma io non riesco a vedere questa decisione fuori dal contesto internazionale corrente. Il Kazakistan – come probabilmente avete sentito – ha un vicino un po’ aggressivo e allo stesso tempo sempre più bisognoso di armi e munizioni. E mi sembra di capire che il Kazakistan non sia tanto entusiasta di essere un suo potenziale «alleato» o complice. Tenete in mente anche questo segnale quando leggete o sentite parlare dei rapporti interstatali in quella zona.


Le proteste in Kazakistan

In molti hanno già letto o sentito che in Kazakistan le proteste economiche si sono presto trasformate in quelle politiche. E, soprattutto, sono diventate abbastanza pesanti.
Di conseguenza, direi che in questo momento sono due gli aspetti da capire su quanto sta succedendo.
Inizierei dall’aspetto economico. Per tantissimi anni, praticamente dal momento della caduta dell’URSS, il Governo kazako conteneva i prezzi del gas in un modo puramente amministrativo: lo vendeva alla popolazione a un prezzo basso, sensibilmente più basso di quello di mercato. Nel 2021, però, si è reso conto di non poter più sostenere questa spesa e ha deciso di vendere il gas – a partire dal 1 gennaio 2022 – sul mercato. Di conseguenza, il prezzo del gas è volato verso l’alto sulle borse. La popolazione kazaka, da parte sua, si è sentita duramente colpita anche perché molte persone avevano trasformato le proprie auto in modo da alimentarle a gas. Inoltre, naturalmente, l’aumento dei costi di trasporto delle persone e delle merci incide sul portafogli anche di quelle persone che non hanno alcun mezzo motorizzato proprio.
In cosa consiste l’errore più grande del Governo? Probabilmente nel fatto di avere liberalizzato i prezzi «di colpo». Perché quel colpo unico è stato troppo sensibile.

E poi c’è da capire l’aspetto politico. Non posso prevedere quanto dureranno le proteste popolari e a quali risultati porteranno. Però posso osservare già ora che i successori politicamente fidati di Nursultan Nazarbaev (che ha governato il Kazakistan in prima persona dal 1990 al 2019) si sono approfittati della situazione creatasi per destituire la guida storica da quei pochi incarichi formali che Nazarbaev si era tenuto dopo avere lasciato – per motivi di età e salute – quelli principali. I cittadini kazaki ragionevolmente non fanno molta distinzione politica tra Nazarbaev e il presidente attuale Toqaev e, evidentemente, non vorrebbero limitarsi a far cadere solo la statua del primo. Però c’è uno grosso Stato vicino (si trova al nord rispetto al Kazakistan), dove al governo si trova una persona attualmente molto preoccupata. Preoccupata perché vede cosa succede quando il potere viene lasciato alle persone incapaci di controllare costantemente la situazione politica nel Paese: i problemi iniziano arrivare non solo dal popolo, ma anche dal fronte dei colleghi politici. In sostanza, Kazakistan sta dando un «brutto» esempio, quell’esempio andrebbe in qualche modo eliminato prima che diventi ancora più «brutto».
Di conseguenza, si smetta di preoccuparsi per la sorte della Ucraina: all’est sta nascendo un’altra situazione critica.
Io, nel frattempo, faccio i miei complimenti ai protestanti kazaki: hanno già dimostrato di fare parte di una società viva e politicamente attiva.


Un’altra vittoria attesa

Come avete probabilmente sentito da qualche parte, la domenica 9 giugno in Kazakistan si sono tenute le elezioni del nuovo Nazarbaeyev presidenziali. Kassym-Jomart Tokayev – il candidato sostenuto dall’ex presidente Nursultan Nazarbaeyev – ha vinto con appena il 70% dei voti. Si tratta del risultato peggiore di sempre per un presidente kazako: Nazarbaeyev in 30 anni di potere solo una volta era sceso sotto il 90%.
Il principale concorrente del vincitore, Amirjan Qosanov, ha preso il 16,02% dei voti ed è il miglior risultato di sempre per l’opposizione kazaka.
A questo punto devo precisare una cosa importante. Qualora vi dovesse capitare di leggere qualcosa sulle elezioni kazake, non credete a quei giornalisti occidentali che parlano di una catastrofe elettorale per il «clan» di Nazarbaeyev. Anzi, sappiate che il scrivente è un ignorante. Infatti, l’Asia, molto spesso, si misura non con i numeri ma con dei principi e tradizioni. Per esempio, non si può mostrare di avere più forza (fisica, morale, politica etc) del capo anziano. Di conseguenza, se Tokayev avesse realmente raccolto il 100% dei voti, si sarebbe resa necessaria una falsificazione per difetto. Il risultato migliore del suo padre politico Nazarbaeyev è stato del 97,7% (nel 2015).

P.S.: Lo stesso principio vale anche per i risultati elettorali di Putin e di altri dirigenti russi.