Leggo che solo in Finlandia 1109 cittadini russi hanno chiesto asilo per paura di essere arruolati nell’esercito russo ed essere mandati alla guerra in Ucraina. Il Servizio Immigrazione finlandese ha dichiarato al media Yle che le autorità non possono concedere loro lo status di rifugiato senza una posizione dell’UE sulla questione.
Purtroppo, tale notizia è un nuovo motivo per ricordare quanto sia stupida la politica europea di oggi nei confronti dei comuni cittadini russi. In sostanza, viene ripetuto lo stesso errore che era già stato commesso ai tempi del Terzo Reich, quando i comuni tedeschi in disaccordo con la politica del proprio regime erano spesso di fatto costretti rimanere in (o tornare in) Germania a causa dell’impossibilità di stabilizzarsi — con le condizioni di vita normali — in altri Stati europei. I russi di oggi, come i tedeschi di 80+ anni fa, sono spesso costretti a tornare «da Putin» solo per avere una casa, una assistenza medica, una possibilità di lavorare etc. etc. Ma tornando contribuiscono, anche involontariamente, al prolungamento della sopravvivenza della economia di guerra russa. Mentre i politici europei, ottenendo la vittoria facile contro un nemico immaginario, contribuiscono alla continuazione della guerra. E dimostrano di non conoscere la propria storia.
Posso capire una politica del genere da parte della Ucraina: in essa c’è una forte componente emotiva e la paura delle infiltrazioni pericolose. La politica europea in materia, invece, è per nulla razionale: possono essere inventati diversi strumenti per il controllo della «qualità», del grado di rapporto con lo Stato russo e della posizione sulla guerra delle persone in ingresso.
Ma non so proprio in quale modo diplomatico (in tutti i sensi del termine) spiegarlo ai vertici europei…
Una delle piccole novità che potete notare sulla versione aggiornata del mio sito è il ritorno dei sondaggi più o meno seri su vari argomenti più o meno rilevanti della vita quotidiana. Pubblicavo abbastanza regolarmente i sondaggi del genere fino a circa quindi anni fa, ma poi avevo smesso per un motivo che non mi ricordo più tanto bene. Qualcosa mi impedisce a ricominciare? No. Di conseguenza, ricomincio.
Non so ancora bene con quale frequenza pubblicherò i sondaggi nuovi. Una volta al mese? Oppure conviene farlo più spesso? Probabilmente deciderò osservando le statistiche del sito anche nell’ottica di questo tipo di contenuti.
Ha senso pubblicizzare ogni nuovo sondaggio con un apposito post sul blog? Molto probabilmente sì (visto che il blog è connesso ai vari social networks), ma potrei anche decidere diversamente in qualche singolo caso.
La cosa della quale sono certo già ora è il fatto che il sondaggio più recente sarà sempre presente sulla prima pagina del sito:

Mentre tra i sondaggi meno recenti alcuni saranno attivi all’infinito, mentre alcuni altri verranno chiusi alla partecipazione dopo un certo periodo di tempo. In ogni caso, tutti i sondaggi saranno sempre visibili su una apposita pagina del sito.
Sottolineo, infine, un aspetto molto importante per alcune persone: la partecipazione a ogni sondaggio sarà anonima per le persone non loggate sul mio sito.
Siate sereni e partecipate: la vostra opinione è molto importante…
Il Ministero della «Difesa» russo ha dichiarato, sul proprio canale Telegram, che una stazione radar e cinque lanciatori del sistema di difesa aerea statunitense Patriot sono stati completamente distrutti durante un attacco a Kiev nella notte del 16 maggio. La CNN, invece, ha citato delle fonti secondo le quali il sistema Patriot ha subito danni minimi nell’attacco russo e continua a funzionare.
Indipendentemente da quale sia l’affermazione più vicina alla realtà, vorrei mettere in evidenza la portata dell’evento discusso: dopo quasi quindici mesi di guerra l’esercito russo cerca di difendere un grande risultato quale il danneggiamento di un Patriot.
Naturalmente, da parte mia non è assolutamente una lamentela. Anzi.
A volte mi «diverto» a prevedere gli eventi che non sono ancora accaduti. Per esempio: prevedo che tra qualche giorno (o, al massimo, tra qualche settimana) in Russia una intera famiglia verrà dichiarata gradita allo Stato, privata della cittadinanza e cacciata nello Spazio…
Ebbene, l’altro ieri Ekaterina Belous, la responsabile dell’ufficio anagrafe del distretto di Aleksandrovsky, nella regione di Vladimir, ha raccontato in una intervista della famiglia Dzhuraev che ha deciso di rinominare il proprio figlio. Nel 2016 quella famiglia aveva chiamato il proprio figlio Putin.
La famiglia Dzhuraev è originaria del Tagikistan e si è trasferita in Russia durante la guerra civile, ottenendo anche la cittadinanza russa. Nello stesso periodo, i Dzhuraev avevano deciso di dare al figlio di sei mesi Rasul il nome Putin su richiesta del nonno, un grande fan del presidente russo. Nel gennaio 2017, Putin Djuraev aveva pure avuto un cugino che è stato chiamato Shoigu (il cognome del Ministro della «Difesa» russo): non si sa ancora se anch’egli verrà rinominato.
Nel frattempo, sono un po’ preoccupato per l’intera famiglia. Ma per l’orgoglio di Vladimir proprio no.
Bene, per la seconda giornata di fila scrivo di Alexander Lukashenko.
Questa è la sua foto del 9 maggio 2023 scattata durante la parata sulla Piazza Rossa a Mosca:

Mentre questa sarebbe la sua foto scattata ieri, il 15 maggio 2023, a Minsk (dopo le voci riguardanti la sua prolungata assenza):

Lasciando da parte le reazioni e le emozioni che provoca la seconda foto, riconosco di essere vicino al chiedermi se si tratti di a) della stessa persona, b) di due persone. Sì, punto.
Ieri pomeriggio alcuni giornalisti si sono accorti che il presidente bielorusso autoproclamato Alexander Lukashenko – che non appare in pubblico dal 9 maggio – non si è presentato nemmeno al festeggiamento ufficiale della Giornata della bandiera, dello stemma e dell’inno, che si celebra in Bielorussia il 14 maggio. Il 9 maggio Lukashenko aveva partecipato alla parata per il Giorno della Vittoria a Mosca, ma ha saltato una colazione informale con il Presidente russo Vladimir Putin e, a quanto pare, sarebbe partito in anticipo per Minsk a causa di problemi di salute. In molti ipotizzano ora che Lukashenko sia gravemente malato o addirittura morto. I portavoce di Lukashenko non diffondono alcun comunicato e non rispondono alle domande dirette de giornalisti.
Ah, sì: alcuni sostengono che il 9 maggio Lukashenko era a Mosca con un catetere mascherato in questo modo:

Ovviamente io non intendo commentare (o partecipare alla creazione) le varie voci, ma non posso non menzionarne una veramente strana (in qualche modo poteva arrivare anche a voi). C’è chi sostiene che Lukashenko sia in fase di eliminazione da parte dello Stato russo. Il motivo sarebbe l’utilizzo del territorio, dell’esercito e delle risorse bielorussi per la guerra in Ucraina: quell’utilizzo al quale Lukashenko è sempre riuscito a opporsi.
Ebbene, a me sembra una ipotesi un po’ stupida. Certo, Putin e i suoi collaboratori hanno già combinato diverse cose molto stupide – a cominciare dal fatto stesso di attaccare l’Ucraina –, ma contare sul fatto che poche decine di militari preparati e attrezzati non meglio di quelli russi possano cambiare qualcosa nell’andamento della guerra sarebbe una manifestazione di disperazione totale. Se Putin non lo capisce, le sue condizioni mentali sono infinitamente peggio di quanto pensassi.
E sembrava impossibile…
Pare che ieri nella regione russa di Bryansk (confina con l’Ucraina e la Bielorussia) siano stati abbattuti ben quattro velivoli militari russi: due elicotteri Mi-8, un bombardiere Su-34 e un caccia Su-35. Con una certa soddisfazione posto una prima raccolta dei video girati dai residenti locali:
Sicuramente molto presto scopriremo dei dettagli interessanti.
Il 7 maggio c’era stato il 190-esimo anniversario della nascita del compositore tedesco Johannes Brahms. E dato che a me la musica di Brahms piace tanto, non potevo non sfruttare anche questa occasione formale per ricordarlo nella propria rubrica del sabato.
Per l’importante anniversario ho pensato di scegliere quella composizione di Brahms che, secondo i critici musicali, illustra in un modo particolarmente forte tutta la creatività musicale del compositore: si tratta del «Ein deutsches Requiem» («Un Requiem tedesco»), composto nel periodo tra il 1865 e il 1868 e poi integrato dal compositore stesso nel 1869 con un movimento in più. Oggi posto proprio la versione finale in sette movimenti.
Probabilmente è un po’ lungo per essere condiviso su internet, ma in realtà merita…
La lettura interessante consigliata per questo sabato non riguarda la guerra in Ucraina, ma parla «solo» di una delle manifestazioni della follia dello Stato russo di questi tempi. L’articolo racconta, brevemente, di uno dei primi casi in cui la semplice attività professionale è stata riconosciuta come un reato particolarmente pericoloso. Non l’attività in generale, ma l’attività svolta da due persone scelte quasi a caso da un inquirente di turno.
Per ora si tratta solo di una delle prime storie del genere, ma nelle attuali condizioni russe ha tutte le possibilità di entrare a far parte di una prassi.
È bello constatare che nella storia difficile della fornitura degli armamenti alla Ucraina è stato superato un altro ostacolo mentale: l’UK ha fornito alla Ucraina diversi missili da crociera a lungo raggio Storm Shadow (con una gittata di oltre 250 chilometri, ha riferito la CNN) a condizione che le forze armate ucraine non li utilizzino per colpire obiettivi in territorio russo. Allo stesso tempo, la CNN ha osservato che le autorità britanniche hanno ripetutamente affermato di considerare la Crimea un territorio ucraino illegalmente annesso dalla Russia. Il quotidiano ucraino «Strana», poi, ha precisato che i missili Storm Shadow forniti dal Regno Unito sono prodotti in diverse modifiche, tra cui anche quelle con una gittata di oltre 560 chilometri.
Fatto questo, tanto atteso, passaggio qualitativo nelle forniture, si piò ricominciare a parlare almeno con l’intensità di prima del passaggio quantitativo: il presidente Zelensky sta ripetendo da mesi che controffensiva ucraina non può iniziare senza un giusto volume delle forniture occidentali. Se dovessero arrivare almeno i missili del genere, potremmo essere un po’ meno pessimisti sulla durata della guerra: perché l’esercito russo non può contare sui miglioramenti analoghi.



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