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Il confine rafforzato

YLE News comunica che la Finlandia ha completato la costruzione di una barriera lunga 200 chilometri al confine con la Russia. La barriera di confine è costituita da una recinzione metallica, una strada che la costeggia e una fascia priva di vegetazione. Sulla recinzione stessa sono installate telecamere di sorveglianza, luci e altoparlanti. La lunghezza totale del confine russo-finlandese è di circa 1300 chilometri. I tratti di recinzione costruiti sono situati in diversi punti lungo il confine.
La costruzione è costata alla Finlandia 356 milioni di euro. Si prevede che la manutenzione della barriera costerà 1,5 milioni di euro all’anno. Lo scopo della costruzione della recinzione è quello di impedire l’ingresso illegale in Finlandia e la cosiddetta migrazione mirata. Le prime proposte relative alla costruzione hanno iniziato a essere discusse nel Paese nell’autunno del 2022, quando, in seguito alla mobilitazione annunciata da Putin, in un solo fine settimana sono entrati nel territorio dell’UE quasi 17.000 russi. I lavori di costruzione sono iniziati nella primavera del 2023.
Dopo oltre quattro anni e mezzo di guerra direi che per «ingresso illegale e migrazione mirata» si intendono due fenomeni ben precisi. Infatti, la maggioranza dei russi che avevano paura di finire nell’esercito è già scappata nella fase iniziale della guerra, mentre ora scappano solo coloro che raggiungono la maggiore età e/o finalmente trovano le risorse per farlo. Questi «fuggitivi» singoli si rivolgono alle organizzazioni specializzate ed escono dalla Russia in un modo un po’ più complesso rispetto al semplice attraversamento del confine.
Per «ingressi illegali» si intendono, molto probabilmente, gli autori degli eventuali atti terroristici in Europa. Per «migrazione mirata», invece, si intende una nuova crisi di rifugiati artificiale, anche se non viene più tentata da qualche anno.
In ogni caso, la costruzione della barriera al confine con il vicino pazzo mi sembra del tutto sensata.


Il nuovo sindako di Helsinki

A volte in questo mondo succedono delle cose che vanno contro ogni tendenza, contro logica degli eventi. Per esempio: il trentaduenne Daniel Sazonov, membro del Partito della Coalizione finlandese (il quale ha vinto le elezioni locali) sta per diventare il sindaco della capitale Helsinki.
Nato a Helsinki nel 1993, Sazonov è figlio di Ingermanlander (un gruppo sub-etnico di finlandesi) rimpatriati in Finlandia all’inizio degli anni ’90 dall’URSS. All’età di nove anni ha ottenuto la cittadinanza finlandese insieme alla madre e ha rinunciato alla cittadinanza russa. Ha conseguito un master in legge presso l’Università di Helsinki e ha prestato servizio militare nelle forze armate finlandesi. Nel 2015 Sazonov è diventato membro del comitato per l’istruzione, nel 2017 è stato eletto nel Consiglio comunale di Helsinki e nel 2021 vicesindaco di Helsinki per gli affari sociali e la salute.
In tanti altri angoli del mondo sarebbe stato sospettato (per la gioia della propaganda statale russa) un potenziale agente ed escluso da tanti processi (purtroppo è nota la tendenza dei servizi «segreti» russi di ingaggiare gli ex connazionali), ma almeno questa volta non è successo. Anzi, non è successo in uno degli Stati che sentono maggiormente la minaccia di uno Stato vicino diretto da un folle. Insomma, è un evento epocale che non potevo non farvi notare.
Complimenti e buon lavoro a Daniel Sazonov!


Le idee per il confine

Il ministro della Giustizia norvegese Emilie Enger Mehl ha dichiarato che la Norvegia potrebbe costruire una recinzione al confine con la Russia. In una intervista rilasciata a NRK ha raccontato di avere visto una parte della recinzione di confine durante una visita in Finlandia e di ritenere che tale protezione potrebbe essere una buona idea anche per la Norvegia. Secondo il ministro, è interessante non solo come un deterrente, ma anche perché i sensori e altri mezzi tecnologici possono rilevare le persone che si avvicinano al confine. Emily Enger Mehl ha aggiunto che il Governo è pronto a chiudere completamente il confine con la Russia (198 chilometri) «il prima possibile».
Le dichiarazioni e le intenzioni del genere sono un po’ comiche (un recinto funzionerà solo contro i sabotatori e/o spie meno preparati; sicuramente non funzionerà contro una ipotetica azione militare), ma sono allo stesso tempo facilmente comprensibili almeno dal punto di vista emotivo: c’è chi vuole proteggersi da uno Stato diretto da un pazzo.
Allo stesso modo alcuni ucraini, per esempio, dicono che dopo la fine della guerra servirà un «fosso con i coccodrilli» lungo tutto il confine esterno della Russia. Mi diverte la rivelazione — letta qualche tempo fa — del fatto che Donald Trump (un altro personaggio particolare) voleva un «fosso con i coccodrilli» sul confine dei «propri» USA.