Il compositore ungherese Zoltán Kodály (1882–1967) in una certa misura può essere considerato un grande fenomeno della musica classica: non è certamente l’unico caso del genere nella storia della musica mondiale, ma è riuscito a diventare un compositore assolutamente valido senza aver ricevuto una istruzione musicale seria da bambino (una fase della vita fondamentale per formare un po’ tutte le capacità / abilità di una persona) e avendo iniziato gli studi sistematici solo ai tempi universitari. Meno male che almeno il padre – un musicista dilettante – gli aveva insegnato qualche base di violino. Ma proprio considerando il punto di partenza svantaggiato, dobbiamo apprezzare correttamente i risultati raggiunti.
Una volta mi era già capitato di postare la musica di Kodály, oggi vorrei continuare con una composizione diversa: per esempio, il Concerto per orchestra composto nel 1939:
Se almeno un decimo dei quasi-dilettanti o studenti tardivi arrivasse almeno a questo livello, il nostro mondo sarebbe molto più bello.
L’archivio del Agosto 2026
Due giorni fa ho letto di Igor Volobuev – nato in Ucraina, che ha vissuto per oltre 30 anni in Russia ed è stato un alto dirigente di «Gazprom» e Gazprombank – il quale, subito dopo l’inizio della guerra su vasta scala, è tornato in patria e ora combatte nelle file delle Forze Armate dell’Ucraina. Da maggio 2026 Volobuev è diventato anche il «volto» del movimento clandestino «Scintilla Nera», che presumibilmente opera in Russia e trasmette all’Ucraina informazioni utili per sferrare attacchi contro gli impianti petroliferi.
Da tutto ciò che ho letto mi sono venute in mente non solo troppe domande, ma anche la sensazione che sentiremo ancora parlare di questo personaggio.
Bambini, ricordatevi: è meglio non andare a vedere un’eclissi solare con il solo smartphone.

Portatevi anche una buona macchina fotografica con un teleobiettivo.

Per una buona macchina fotografica con un teleobiettivo intendo quell’oggetto grande, a causa del quale continuate a chiedermi se sono un giornalista, ahahaha
P.S.: della eclissi solare del 12 agosto sapete già tutto da voi.
Per puro caso su Facebook mi è comparsa una immagine che illustra il vero grande problema dell’Europa del sud e dell’est:

Inoltre, ho avuto una ennesima conferma del fatto che in una delle vite passate ero norvegese o svedese (esistono anche altri indizi, me ne parlerò in post separati).
Un giorno avrò una finestra con vista sulle cime innevate delle montagne. Quelle cime saranno allo stesso livello della finestra. E le finestre saranno addirittura più di una.

Certo, oltre alle finestre spero che ci siano anche tutte le altre parti della casa. E la vista non sarà semplicemente un rettangolo incorniciato.

Passerò gran parte dell’anno a quelle quote, ridendo beffardamente delle piccole figure umane che si arrostiscono nella pianura. E comunicherò le coordinate della casa solo a pochi eletti e a chi non è troppo pigro per salire.

Nella vita ci deve pur essere anche qualche obiettivo bello, materiale e personale…
Incredibile ma vero: nella mia collezione di monete, che raccolgo in un modo consapevole e sistematico ormai da quasi vent’anni, solo questa estate è apparsa la prima moneta d’argento. È una moneta da 20 copechi del 1923. Anzi è la mia prima moneta in generale realizzata interamente in metallo prezioso.

Ma non è per la sua composizione che mi piace (sarebbe strano rallegrarsi così tanto e pubblicamente per 3,6 grammi d’argento a 500 millesimi) e nemmeno per il fatto che sia diventata una delle monete russe più antiche della mia collezione…

Mi diverte semplicemente il fatto stesso di essere passato, quasi per caso, a una nuova e più seria categoria di collezionismo. E non l’ho fatto acquistando le monete che mi interessavano, ma con un approccio puramente «da cacciatore». Questo metodo, come dimostra la pratica, richiede più tempo e, di conseguenza, pazienza, ma, allo stesso tempo, anche maggiore fantasia nel trovare le fonti degli oggetti da collezione. Proprio per questo è più interessante.
Inoltre, è del tutto fattibile dal punto di vista pratico. Proprio per confermare questa grande verità ho deciso di scrivere il presente post un po’ vanaglorioso.
P.S.: ora sapete anche verso chi buttare le monete che non vi servono più, ahahahahah
Il Ministero dei Trasporti russo ha vietato ai piloti russi di scattare foto e girare video durante i voli e di pubblicare il materiale ottenuto su Internet. Poco prima, alla fine di luglio, l’Agenzia federale per il trasporto aereo russa (Rosaviatsia) ha ridotto l’altezza massima di volo nella zona degli aeroporti di Mosca (a 4900 metri invece dei precedenti 8250–8550 metri) e ha vietato i voli di transito nella zona di Mosca e nella regione. Le restrizioni sono state motivate da ragioni di sicurezza.
A prima vista sarebbero delle scelte altamente tecniche incomprensibili ai non professionisti e motivate da «ragioni di sicurezza» non immaginabili.
Ma in realtà si tratta di una di quelle rarissime situazioni in cui il contesto spiega facilmente tutto a tutti. I funzionari che si trovano a una altezza ben superiore di quella del Ministero dei Trasporti e della Agenzia aerea hanno un logico interesse di ostacolare la fornitura di ogni genere di informazione ai piloti dei droni militari ucraini. Non vogliono che venga colpita la città di Mosca perché è il posto in cui passano una parte notevole del loro tempo (gli altri abitanti, invece, non hanno alcun valore). Di conseguenza, hanno pensato: se i piloti non sorvolano il territorio o lo sorvolano a una quota più bassa, vedono di meno e sono più visibili; se non fotografano e non filmano, non informano gli ucraini.
Poi, in realtà, anche dai 4900 metri di altezza hai un campo visivo bello ampio e, se sei una vera spia, fai le foto e i video di nascosto nonostante tutti i possibili divieti. Ma le autorità russe, come i burocrati di tutto il mondo, sono prima di tutto interessati non al risultato, ma alla possibilità di dire «abbiamo fatto tutto il possibile». I militari ucraini dovrebbero esserne contenti.
Vedo che non poche persone, indipendentemente dai loro genere, età, nazionalità e grado di istruzione, si preoccupano tanto quando non vedono arrivare in tempi brevissimi una risposta ai loro messaggi in vari messenger. Si preoccupano perché presumono che la vita degli altri è organizzata esattamente come la loro? Boh, non saprei.
Però so che io mi preoccupo spesso quando la risposta mi arriva subito o quasi. Di conseguenza, ho pensato di chiedere a voi:
Ovviamente, spesso non vale per le conversazioni in corso da poco e/o su questioni di grande importanza.
N.B.: il sondaggio è anonimo per i votanti non registrati o non loggati sul sito. Il sondaggio più recente è sempre visibile sulla prima pagina del sito. Tutti i miei sondaggi sono raccolti su una apposita pagina.
Nel segmento russo dell’internet è diventato popolare un video, in cui due passeggere in ritardo per il volo hanno cercato di raggiungere l’aereo correndo sulla pista dell’aeroporto di Sheremetyevo (uno degli aeroporti di Mosca). A me è sembrato subito che questo fosse l’esempio migliore di come, negli anni del covid-19 e delle sanzioni anti-guerra, la maggior parte dei russi abbia completamente dimenticato (se mai lo avesse saputo) come funzionano i voli aerei. Ed è per questo che ora sono capaci di fare cose del genere:
L’aspetto e l’età delle due signore nel video sembrano suggerire che tutti i loro sponsor siano finiti sotto le sanzioni e abbiano perso i loro aerei privati (ai quali di solito si accede camminando a piedi per terra), ma questa è solo una mia ipotesi misantropica. Siate più buoni di me.
Nel 1970 il cantante, compositore, autore delle canzoni e attore canadese Paul Albert Anka aveva composto e registrato la canzone «She’s a Lady» (successivamente inclusa in diverse sue raccolte). Provate ad ascoltarla:
L’avete riconosciuta, ma molto probabilmente vi è sembrato di ricordarla diversa? Immagino facilmente il motivo: questa canzone era diventata realmente famosa grazie alla interpretazione di Tom Jones (il quale l’aveva inclusa nell’omonimo album del 1971):
Provate a immaginare le emozioni contradditorie dell’autore della canzone che solo relativamente pochi anni prima aveva perso la propria grande popolarità da cantante (infatti, la godeva prevalentemente tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60). Ma in parte ha recuperato molti anni più tardi: nel 2013 è uscito il suo album «Duets», dove Paul Anka e Tom Jones cantano insieme la «She’s a Lady».
In realtà, anche il solo fatto di aver composto una canzone così popolare è già un grande merito! Di conseguenza, non mi dispiace ricordare Paul Anka per la seconda volta in poche settimane.



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