Ieri ho saputo che Putin ha insignito della Medaglia di Pushkin la cittadina sudcoreana Kim Jong-a, traduttrice di Dostoevskij e titolare della società Space Null. Nel decreto presidenziale, pubblicato il 24 agosto sul portale russo di informazione giuridica, si legge che il riconoscimento le è stato conferito per il suo contributo alla conservazione e alla diffusione della cultura e dell’arte russe all’estero. Nel 2025 Kim si è recata a Mosca in occasione dell’assemblea della fondazione «Russkij Mir» («Mondo russo») e, al ritorno dal viaggio, ha pubblicato un articolo in cui spiegava come, secondo lei, la Russia stia soffrendo a causa della guerra e delle sanzioni occidentali.
In una certa misura è anche vero che la guerra e le sanzioni occidentali stanno creando delle sensibili difficoltà alla popolazione civile russa, ma una importante (non solo numericamente) parte di questa popolazione capisce due cose importanti: 1) si tratta delle difficoltà infinitamente inferiori a quelle che stanno subendo gli ucraini e 2) Putin è totalmente indifferente alle difficoltà della popolazione civile (sì, pure del proprio Paese).
Di conseguenza, è palese che Kim Jong-a è stata premiata per un senso ben diverso delle sue parole. Bisogna ricordarlo ogni volta che si legge un articolo o si vede un video che parla delle difficoltà senza indicare la loro reale causa e il loro reale responsabile. Le sanzioni ci sono perché c’è la guerra, la guerra c’è perché l’ha iniziata Putin, l’inizio della guerra non aveva e non ha alcuna giustificazione pratica reale. Ogni autore che se lo dimentica è un autore di propaganda (pubblica per essere premiato) oppure è un utile idiota (prima o poi verrà premiato con qualche medaglia di merda). Ma, in ogni caso, è una creatura totalmente inutile a tutte le persone colpite dalla guerra.
Vale anche per tutte quelle persone che in Europa seguono la moda di difendere i vari terroristi nazisti.
L’archivio del 25 Agosto 2026
25/08/2026 alle 13:25



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