L’archivio della rubrica «Italia»

Le fantasie scolastiche

Pare che al Ministero dell’istruzione lavorino le persone che al momento della propria nascita avevano già i figli grandi. Solo in questo modo posso spiegarmi le prime informazioni sulla riapertura delle scuole italiane a settembre. Informazioni che mi sembrano «un po’» lontane dalla vita reale.
I punti più strani sono due. Il primo è il principio degli ingressi scaglionati, con il quale si mira a evitare gli assembramenti all’ingresso e sui mezzi pubblici… Ma a partire da quale età gli scolari iniziano ad andare a scuola non accompagnati? E tutti i genitori (o nonni) in quegli orari mattutini non hanno alcun impegno lavorativo? Io ho dei dubbi.
Il secondo punto. Tutte le scuole italiane hanno le aule abbastanza grandi da consentire di mantenere un metro di distanza (ricordiamoci che si tratta del raggio di un cerchio) tra gli scolari? La stima di circa seicento mila persone senza più un posto in aula mi sembra molto ottimistica: in base alle statistiche dell’anno scolastico precedente, per esempio, sarebbe meno della metà dei soli iscritti al primo anno delle scuole di ogni genere. Mentre gli edifici scolastici italiani che mi è capitato – per una serie di motivi – di vedere con i propri occhi non erano enormi. Ho visto solo il peggio? Boh…
Per il secondo punto avrei potuto proporre una soluzione che ho sperimentato in prima persona per un anno scolastico ai tempi dello studio nella scuola sovietica/russa (quella cosa era capitata proprio nel periodo di transizione). La soluzione si chiama il doppio turno. Una parte delle persone ha le lezioni di mattina, e l’altra di pomeriggio (anche se ai miei tempi ad alternarsi erano le classi intere). Ma una scelta del genere non risolverebbe comunque il problema del primo punto. Anzi, lo renderebbe ancora più sensibile.
Non essendo un funzionario o un consulente del Ministero, mi fermo qui. Alcune proposte di soluzioni si scrivono o si dicono solo per soldi.
E poi, mi sento molto più competente sulla ripresa dell’anno accademico nelle università italiane. Ne scriverò a breve.


Poteva andare peggio

Sicuramente lo avete già letto: è stato raggiunto l’accordo sul Recovery Fund. All’Italia, in particolare, vanno 81,4 miliardi di aiuti «gratuiti» e 217,4 di prestiti. Ma il punto che a noi interessa di più è il momento nel quale dovrebbe iniziare la restituzione del debito: a partire dal 2027.
A questo punto non tutti potrebbero rendersi conto di un aspetto in un certo senso paradossale: alle persone comuni conveniva un debito più grande possibile. Perché? È semplice, cercate di seguire la logica.
I debiti vanno restituiti e per farlo bisogna in qualche modo guadagnare dei soldi.
I Capi di Stato e di Governo che raggiungono gli accordi sui debiti non producono e non guadagnano, quindi pagano i debiti concordati con i soldi dei cittadini (nel linguaggio popolare si chiamano tasse).
Per pagare le tasse il comune cittadino deve lavorare.
Per pagare con le proprie tasse un debito pubblico alto il cittadino comune deve lavorare tanto.
Per lavorare tanto… tutti devono avere la possibilità di lavorare tanto (ma in realtà anche di spendere tanto per fare lavorare gli altri).
Di conseguenza, tenendo in mente il momento della restituzione, ci accorgiamo che ogni miliardo di debito in più verso l’UE riduce ulteriormente il rischio di un nuovo lockdown del cazzo*.
A questo punto potrei anche dire, in merito all’accordo raggiunto, che poteva andare peggio. Ma l’espressione significa che il prestito (= debito) poteva essere ancora più basso.

* Uno Stato del Nord Europa è stato molto criticato dalla gente isterica per non avere introdotto il lockdown. Tantissime persone hanno sottolineato il numero dei contagiati e dei deceduti più alto rispetto agli Stati vicini. Tutti i critici hanno preferito dimenticare che quello Stato – rispetto ai vicini – ha il numero più alto delle case di cura (luoghi di alta concentrazione delle persone altamente a rischio) e dei ghetto per gli immigrati (dove è difficile imporre qualsiasi regola, compreso l’eventuale lockdown). Sempre gli stessi critici isterici si dimenticano di riconoscere che in quello Stato, alla fine, non è alcunché di più grave rispetto alla media mondiale, anzi. E che ora i numeri sono migliori a molti altri Stati europei.


Un dubbio gastronomico

Che ne sappiate voi, qualche pizzaiolo ha già inventato la pizza «Terra»?
Gli ingredienti non sono della mia competenza, ma posso descrivere il concetto di base che mi è venuto in mente qualche tempo fa.
In sostanza, una pizza solitamente è rotonda ma piatta, ha il bordo che separa il «contenuto» dal resto del mondo, contiene materie provenienti dalla flora e dalla fauna etc etc. Quindi una pizza rappresenta quasi perfettamente quella visione del nostro pianeta che ha in mente una parte numericamente rilevante degli ignoranti. Secondo me un pasto del genere non può non diventare un bestseller alimentare.

Ovviamente, una pizza del genere deve costare almeno cinquanta euro. Perché è un delitto non guadagnare sugli ignoranti.


Le nuove osservazioni metropolitane

Non vedevate l’ora di leggere le ultime novità sulla metropolitana milanese?
Ahahaha, lo so. Ne ho una anche oggi.
Alcuni giorni fa mi sono accorto di non avere ancora visto, da quando ho ricominciato a viaggiare quotidianamente (l’11 maggio), dei mendicanti di vario genere sulle carrozze della metro. Niente «zoppi», «piccoli imprenditori falliti» o raccoglitori di soldi «per il biglietto del treno».
Ma che fine avranno fatto tutti? Mangiati dal virus? Oppure qualcuno ha imparato a bloccarli all’ingresso? Se la seconda opzione dovesse essere vera, potremmo ipotizzare che era possibile farlo anche prima della emergenza sanitaria. Boh…
Avrei anche potuto continuare a sviluppare questa mia ipotesi, ma i miei cari amici C.C. e C.P. mi hanno consigliato di non insistere. Di conseguenza, non mi resta altro che fidarmi della vostra buona fantasia.


L’evoluzione delle limitazioni

È bello notare che, col passare del tempo dalla fine della quarantena, a mutare non è solo il comportamento delle persone, ma anche quello delle aziende. Nemmeno due settimane fa, per esempio, avevo scritto delle misure adottate dalla metropolitana milanese al fine di garantire la distanza tra i passeggeri. Tra le altre, avevo inserito nel post anche questa foto:

Ebbene, venerdì sera mi sono accorto di un cambiamento: Continuare la lettura di questo post »


Viaggaiare durante la “fase 2”

Più o meno tutti gli italiani connessi alla vita reale sanno che durante l’attuale «fase 2» post-quarantena l’uso dei mezzi di trasporto pubblico è notevolmente limitato. Dovendo assicurare la distanza sociale tra i passeggeri, le aziende di trasporto hanno infatti ridotto la quantità dei posti utilizzabili su tutte le vetture.
Viaggiando da oltre un mese e mezzo (ho ricominciato l’11 maggio) sulla metro, sono giunto alla conclusione che nonostante tutte le preoccupazioni, questo è il periodo migliore per prendere i mezzi pubblici. Ora provo a spiegare il perché.
A maggio, quindi precedentemente alla seconda grande liberalizzazione del 3 giugno, sulla metropolitana milanese c’erano ancora pochissime persone. Certo, più di quelle di marzo/aprile, ma comunque poche. Quindi ho potuto fotografare serenamente alcuni dettagli utili.
Già il primo passaggio – l’accesso alla metropolitana – è un piccolo gioco di logica. Nella maggioranza dei casi, infatti, una uscita può essere utilizzata solo per uscire e l’altra solo per entrare (evidentemente per evitare che i flussi delle persone si incontrino). Durante le prime due o tre settimane ho visto un po’ di persone disorientate in cerca del varco giusto, mentre ora molti non rispettano la «destinazione» delle scale.


Solo le entrate/uscite più larghe funzionano in entrambi i sensi: Continuare la lettura di questo post »


Immaginare il proprio futuro

Non è ancora passato un virus, ed ecco che ne arriva un altro: più pericoloso perché non curabile per via farmacologica.
Le grandi masse di persone in tutto il mondo hanno deciso – per l’ennesima volta – che fosse possibile rivalutare il passato secondo i criteri morali di oggi. E l’assurdità dei dettagli non è inferiore a quella dell’idea generale: a Milano il primo bersaglio è diventato Indro Montanelli (si vedano il tentativo 1 e il tentativo 2).
La storia di un qualsiasi Paese preso a caso è piena di guerre, commercio degli schiavi, genocidio e crimini di massa. L’Impero Roma, L’Impero mongolo, il Califfato, l’Impero ottomano, l’Inghilterra, la Francia, la Spagna, la Germania, la Cina, il Giappone, gli Stati Uniti, l’URSS e così via.
Pure l’Italia contemporanea è piena delle rappresentanze (ma anche monumenti e rapporti giuridici con) di uno micro-Stato che si basa su una ideologia che nel corso di lunghi secoli ha causato – e continua a causare tutt’oggi – milioni di morti in tutto il mondo: attraverso l’inquisizione, le crociate, le guerre e le persecuzioni scatenate per motivi religiosi.
Per la pace comune e la serenità interiore conviene capire presto due principi importantissimi. In primo luogo, il nostro mondo è una continua evoluzione. In secondo luogo, il principio di non retroattività non è solo un concetto giuridico: si applica anche ai valori morali.
Di conseguenza, le vie percorribili sono solamente due:
1. Demolire quasi tutti i monumenti ai grandi personaggi della storia. Ma in questo caso prepariamoci al fatto che un domani, in un’altra fase dello sviluppo della società, verremo «demoliti» pure noi. Perché? Per esempio, perché abbiamo «sfruttato» le donne delle pulizie latinoamericane o i conducenti dei tram arrivati dal Sud Italia. Oppure perché abbiamo «maltrattato» i figli bocciati, ammazzato delle zanzare, detto delle bugie, mangiato della carne etc.
2. Riconoscere che nella storia della nostra civiltà sono successe molte cose. Molte cose che oggi ci sembrano negative, ma che ormai appartengono al passato. Cerchiamo dunque di trarre delle giuste conclusioni e di fare in modo che non si ripetano più.
La seconda via è molto più lunga e difficile. Forse per questo motivo è anche poco popolare. Ma io spero che diventi presto di moda.


Post quarantena

Il post di oggi è dedicato alla esperienza della recente quarantena italiana. Chi non ha più le forze morali per leggere ulteriori testi sull’argomento del COVID-19, salti pure questo testo. Non mi offendo. Vi capisco benissimo.
Io, intanto, elenco molto brevemente alcune mie considerazioni di basso contenuto intellettuale.
1. Sì, pure io sono curioso di vedere le statistiche delle separazioni nelle prossime settimane e delle nascite di dicembre 2020 / gennaio 2021. A marzo mi era già capitato di leggere della impennata delle separazioni in Cina. Per le nascite in Cina e per entrambi fenomeni in Italia le notizie interessanti mi sembrano inevitabili.
2. Le statistiche non di minore importanza, ma più veloci da ottenere sono quelle che riguardano i furti in casa. Vorrei vedere i valori di marzo/aprile 2020 e il loro confronto con i valori dei mesi e anni precedenti (per ora ho visto solo dei dati parziali e generici come questi). Perché mi sa tanto che una grossa quantità di «professionisti» era rimasta senza lavoro. Vorranno recuperare?
3. Altrettanto interessante sarebbe vedere una ricerca sociologica sulla quantità delle persone che fino alla fine di febbraio 2020 pianificavano di andare in pensione a breve, ma dopo la chiusura in quarantena hanno cambiato idea. Perché, effettivamente, si tratta di un trailer un po’ terrificante.
4. Dubito che una quantità consistente degli antivaccinisti convinti ritrovi la salute mentale. Certe persone non sono recuperabili. Ma spero di sbagliami.
5. Pare che almeno la prima puntata (stagionale) della emergenza stia per passare, ma io sto ancora cercando di minimizzare l’uso dei mezzi pubblici. Non perché sono allarmato/impaurito – non lo sono stato nemmeno nei momenti peggiori! – ma perché nel corso dei lunghi due mesi passati in quarantena sono visibilmente ingrassato. Oltre al fattore estetico negativo è anche una potenziale minaccia per la salute, quindi sto cercando di camminare ancora più del solito. Invito i miei lettori a fare lo stesso.
6. La prossima volta (spero che non ci sia!) che ci capita di finire in quarantena, ricordiamoci che quelle del cibo non sono le uniche scorte necessarie. A differenza di alcuni miei amici e conoscenti, io ho imparato già anni fa a leggere i libri in formato digitale e ho dunque evitato almeno uno dei tanti problemi. Però, per esempio, la chiusura della Brico e negozi simili mi ha impedito di vivere la quarantena con l’utilità ancora più grande. Ne vanno tratte le giuste conclusioni.
7. Probabilmente avrebbe senso ragionare sulla opportunità di introdurre nelle scuole una materia obbligatoria che potremmo chiamare «Le basi medico-sanitari». Sicuramente scriverò un post a parte sull’argomento, mentre ora mi limito a precisare che l’educazione sessuale non è l’unico tema che debba essere affrontato nella suddetta materia. Dovrebbero essere approfondite e conservate nelle teste degli umani tutte quelle nozioni che molte persone hanno dovuto imparare un po’ in fretta nel corso dell’ultima epidemia. La materia sarà utile anche per scacciare dalle teste certe conoscenze mediche false che ho letto e sentito in abbondanza negli ultimi due mesi e mezzo. Si riuscirebbe a minimizzare non solo i danni delle epidemie, ma pure il fastidiosissimo panico tra la popolazione.


Il mezzo peggiore

Ho sempre pensato che la bicicletta fosse il mezzo peggiore per gli spostamenti in città.
Nel migliore dei casi un ciclista urbano arriva alla destinazione sudato e ricoperto di tutte le polveri possibili. Questo problema capita a tutti i ciclisti e diventa particolarmente sensibile (a tutti) d’estate.
In un caso un po’ meno «bello» il ciclista urbano si prende pure la pioggia dall’alto e l’acqua delle pozzanghere dal basso. Questo capita in tutte le stagioni.
Sempre in tutte le stagioni il ciclista urbano rischia di essere investito da qualche auto (le piste ciclabili vere sono pochissime) o di investire qualche pedone (sempre perché le ciclabili sono pochissime). Il problema si aggrava quando il viaggio in bicicletta si verifica in una fase della giornata buia.
In tutte le stagioni il ciclista rischia anche di passare sopra qualche materiale tagliente sparso per strada e quasi mai notato dai pedoni normali. Effettivamente, noi spesso non ci facciamo caso alla quantità di vetri rotti o piccoli oggetti metallici sotto i nostri piedi, ma le gomme relativamente sottili delle bicilette li «notano» molto facilmente.
Tutti i problemi elencati sopra esistono anche fuori dalle città, ma è soprattutto nei grandi centri abitati che la gente si sposta molto per lavoro o per studio. Quindi l’arrivare in orario e, allo stesso tempo, in condizioni estetiche adeguate agli impegni seri diventa una missione non sempre compatibile con l’uso della bicicletta.
Nel periodo di post-quarantena, però, le amministrazioni di molte città europee ci propongono di optare verso l’utilizzo dei mezzi di trasporto a due ruote. Con tanta fretta attrezzano pure decine di chilometri delle nuove «piste ciclabili» (conosco il mal realizzato esempio di Milano un po’ meglio delle altre città). Da una parte hanno ragione: in questo modo si minimizza il rischio di essere contagiati almeno sui mezzi pubblici. Dall’altra parte, però, le nuove piste non eliminano tutti i problemi legati all’uso della bicicletta in città.
Leggendo quotidianamente le notizie, molte persone si sono convinte che il COVID-19 si sia mangiato tutti gli altri problemi del mondo. Se fosse veramente così, dovremmo proteggere e diffondere questo benedetto virus! Ma, per fortuna o purtroppo, non è così. Quindi, per esempio, le linee bianche o gialle disegnate sull’asfalto non hanno il potere magico di proteggere i ciclisti dal traffico.
Spero tanto di potermi aspettare dei grandi progetti urbanistici in giro per il mondo nei prossimi mesi o anni. Progetti finalizzati alla costruzione delle piste ciclabili vere, quelle separate fisicamente dalla strada e dai marciapiedi, possibilmente anche con meno interruzioni possibile. Nei centri storici di molte città europee (e soprattutto quelle italiane che sono molto compatte) è una missione quasi impossibile. Di conseguenza, mi sa che mi tocca a considerare le biciclette inadatte per le città ancora per moltissimi anni.

Chi ha tanta paura del coronavirus, nel frattempo, può adottare quello stile di vita che in Giappone è una regola sin dai tempi immemorabili: guanti, mascherina, distanza di sicurezza da tutti, contatti fisici minimi con gli sconosciuti, cambio dei vestiti e lavaggio almeno parziale del proprio corpo diverse volte al giorno etc etc.


Condoglianze

Ora che è finalmente consentita l’«attività motoria individuale», dobbiamo esprimere le nostre condoglianze a una consistente categoria di persone.
A quelle persone che ora hanno – come tutti noi – la possibilità legale di uscire di casa senza un motivo concreto e giustificarsi con una frase generica («Dove sta andando?» – «A svolgere l’attività motoria individuale!»), ma non ne hanno più la possibilità fisica. Io l’ho capito ieri quando ho visto dal vivo delle immagini come questa:

No, non la neve primaverile. È una di quelle fonti esterne delle allergie che quest’anno non solo fanno soffrire molte persone, ma le trasformano anche – agli occhi dei passanti sconosciuti – in persone raffreddate e pericolose per la salute pubblica.
Conosco alcune persone che ogni anno iniziano a starnutire violentemente già da meta aprile. Nel 2020 per loro la libertà di uscire è arrivata nel momento più sbagliato.