L’archivio del tag «guerra»

La NATO non si preoccupa

Nonostante gli attacchi informatici e le provocazioni in Europa (oltre al rafforzamento della presenza militare russa al confine con la Finlandia, nell’estremo nord e a Kaliningrad), la NATO non ritiene che la Russia si stia preparando, nell’immediato futuro, a uno scontro militare diretto con l’Alleanza. Non vi sono segnali che indichino l’intenzione della Federazione Russa di sferrare un attacco imminente contro l’Alleanza nel breve termine, ha affermato un alto rappresentante della NATO. Ha tuttavia aggiunto che Putin e le autorità russe a volte prendono «decisioni piuttosto sbagliate».
Continuo a pensare che tutte le azioni della Russia al confine con la NATO siano un tentativo di distrarre l’attenzione e le risorse materiali occidentali dalla guerra in Ucraina. Ma, allo stesso tempo, mi stupisce un po’ la saggezza strategica di tale mossa e la costanza della sua applicazione. Proprio perché i dirigenti statali della Russia odierna sono noti prevalentemente per le scelte brutte.


Un nuovo fenomeno della propaganda

Noah Krieger, membro del partito tedesco di estrema destra «Alternativa per la Germania» (AfD), il cui vero nome è Murad Dadaev, ha dichiarato di trovarsi in Ucraina e di combattere a fianco dell’esercito russo. Su Instagram ha pubblicato dei video in cui posa in divisa militare, con elmetto e giubbotto antiproiettile, impugnando un fucile d’assalto Kalashnikov sullo sfondo di edifici residenziali in rovina. Come sottofondo musicale dei video, Krieger ha utilizzato marce militari tedesche. In una delle sue storie, la geolocalizzazione indica Bakhmut.
Alcuni media hanno accertato che dietro questo nome si nasconde Murad Dadaev, originario della Cecenia. È entrato a far parte dell’AfD, ha promosso all’interno del partito posizioni filorussie e di estrema destra, ha pubblicato immagini di kitsch nazista, ha espresso ammirazione per Vladimir Putin e ha intrattenuto rapporti sia con esponenti dell’AfD sia con persone vicine al capo della Cecenia Ramzan Kadyrov.
Non escludo che prima o poi l’AfD possa anche decidere di liberarsi di un membro così. Ma, allo stesso tempo, sono in un certo senso contento per il suo viaggio in Ucraina: almeno fa un po’ di antipubblicità a quel partito tedesco.


I sogni di Putin

Qualcuno ha fatto lo sforzo di segnare sulla mappa, accanto al territorio ucraino effettivamente occupato dall’esercito russo (in rosso), l’area che Putin aveva dichiarato (sabato 4 luglio) già occupata (in giallo). Confrontate i suoi sogni con la realtà:

Un lavoro così preciso (e, ovviamente, smascherante) va apprezzato e divulgato. Aggiungo, dunque, il link alla fonte.


Che ottimismo

Ieri, durante l’assemblea annuale degli azionisti, il direttore generale di Sber (la più grande banca russa, controllata dallo Stato), German Gref, ha affermato che la questione principale per i russi rimane la rapida conclusione delle operazioni militari:

Ciò che ci preoccupa, credo che ci preoccupi tutti la stessa cosa. Non credo che nel Paese ci sia una sola persona che abbia altre preoccupazioni oltre alla rapida conclusione delle operazioni militari, è ovvio.

A quanto pare, German Gref è un grande ottimista. Prima di tutto, ha un’opinione molto più positiva sulla grande quantità dei russi rispetto a molti altri commentatori dell’umore della popolazione (e non mi è dato sapere su quali dati si basi questa sua opinione). In secondo luogo, a differenza, per esempio, di me, German Gref ha incredibilmente dimenticato il nome di almeno una persona alla quale interessano cose completamente diverse (senza contare tutte quelle persone di cui non sempre conosciamo i nomi, che durante la guerra guadagnano non male). Non so come si possa dimenticare quella persona: vorrei dimenticarla, ma quella stessa persona non mi dà (e non solo a me) nemmeno una minima possibilità.
E German Gref mostra un’incredibile riserva di ottimismo e distanza dagli stimoli irritanti.


Le code per la benzina

La continuazione fotografica del video-post di ieri: le code ai distributori di benzina moscoviti.








Buona continuazione all’Esercito ucraino: colpendo le raffinerie potrebbe raggiungere dei risultati interessanti.


Sicuramente seguirà il consiglio…

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha affermato che l’Ucraina ha una «posizione di forza sul campo di battaglia». E ha esortato la Russia a congelare la linea del fronte e a tornare ai negoziati con Kiev: «La Russia non vincerà questa guerra. Il sostegno europeo a Kiev è forte».
La dichiarazione di Merz è abbastanza contraddittoria, poiché in tutti questi anni abbiamo assistito a un solo tipo di sostegno forte dell’Unione europea alla Ucraina: darle esattamente quanto basta affinché non perda la guerra proprio oggi. Pertanto, l’Ucraina «ha una posizione di forza sul campo di battaglia» nonostante (e non grazie a) l’aiuto da parte dell’UE, motivo per cui, evidentemente, ora si è deciso di chiedere a Putin il congelamento della linea del fronte.
A giudicare dai commenti di alcuni analisti, quest’anno Putin intende nuovamente prendere tempo fino all’inverno, ovvero fino al momento in cui sarà possibile distruggere con maggiore efficacia le infrastrutture civili ucraine; al giorno d’oggi, però, il suo esercito non dispone delle forze necessarie per condurre una vera offensiva. Quindi questa estate è il momento migliore per un sostegno più attivo all’Esercito ucraino, che, continuando a colpire le raffinerie russe, potrebbe costringere le Forze armate russe almeno a un «congelamento della linea del fronte». Ma, a quanto pare, prima che questa grande verità arrivi alle menti dell’UE, sarà già arrivato l’inverno.


Il primo passo indietro

Ieri Putin ha dichiarato che la Russia è pronta a negoziare con l’Ucraina «sulla base degli accordi di Istanbul» della primavera del 2022. E ha aggiunto che tali accordi «erano stati siglati all’epoca dalla delegazione ucraina, il che significa che tutto andava bene per loro».
Ma io mi ricordo (o almeno mi sembra di ricordare) che quei cosiddetti accordi andavano bene all’Ucraina solo nella fantasia dello stesso Putin. E poi io (e non solo io) mi ricordo che nell’ultimo anno i negoziatori del Cremlino hanno preteso che l’Ucraina conducesse i negoziati «sulla base di Anchorage», riferendosi all’incontro in Alaska del 15 agosto 2025, dove Putin e Trump, a tu per tu, erano quasi riusciti a mettersi d’accordo sulla spartizione dei territori ucraini (e le relative risorse naturali) non conquistati dall’esercito russo. Ma anche con la «base di Anchorage» le cose per Putin sono in realtà andate abbastanza male: in quell’incontro, infatti, ha iniziato a riempire Trump di proprie fantasie pseudostoriche sulla presunta non-esistenza della Ucraina, dopodiché Trump lo ha mandato a quel paese con parole a noi sconosciute (il verbale non è stato pubblicato) e interrompendo l’incontro prima del pranzo programmato.
E poiché tutta la politica di Putin si basa esclusivamente sulle sue stesse fantasie malate, è proprio queste ultime che possiamo confrontare tra esse. Il confronto risulta semplice: Putin ha sentito l’odore di bruciato (sì, pure lui!) e ha già iniziato a fare marcia indietro. Dalla questione delle quattro regioni ucraine inserite nella Costituzione russa (di cui si era parlato con Trump nel 2025) è già passato agli «accordi» sulla Crimea e sul Donbass del 2024.
Una simile ritirata è un buon segno, ma è solo un piccolo passo. Vorrei di più: i confini del 1991. Dato che Trump può spacciare per una propria vittoria lo sblocco dello Stretto di Hormuz, che Putin spacci per una sua vittoria il rispetto dei confini del 1991 con l’Ucraina.


L’attacco contro Voronezh

Ieri pomeriggio le forze armate ucraine hanno sferrato un attacco missilistico contro la città russa di Voronezh. Il governatore locale, Alexander Gusev, ha dichiarato che le forze di difesa aerea hanno abbattuto «alcuni bersagli aerei ad alta velocità» sopra il capoluogo della regione. Ma, di fatto, l’attacco ha danneggiato «gli impianti produttivi di una delle aziende di Voronezh»: un produttore di componenti elettronici per i missili «Iskander» e X-101, che condivide l’edificio con la società «VZPP-Mikron».

Spero di vedere ancora delle immagini del genere.

Più ce ne saranno, meno occasioni avrò di trovare le differenze tra gli attacchi russi (contro le infrastrutture civili ucraine) e quelli ucraini (contro le infrastrutture militari civili). Ovviamente non perché «tifo» per l’esercito russo: non lo faccio e non lo farò.



L’ultimatum a Lukashenko

Venerdì Vladimir Zelenskyy ha accolto con scetticismo le dichiarazioni di Alexander Lukashenko, secondo cui quest’ultimo non vorrebbe essere coinvolto nella guerra tra Russia e Ucraina. Ha quindi lanciato un ultimatum a Lukashenko: «Lungo i confini con l’Ucraina è schierato materiale militare che dirige il fuoco contro l’Ucraina. Vi do una settimana per ritirarlo, altrimenti lo faremo noi».
Non escludo che sia pure Lukashenko a volerlo: deve a Putin una somma colossale di soldi che non ha i mezzi per restituire. Se segue il «consiglio» di Zelensky, invece, tutti i debiti potrebbero essere azzerati. E se vuole passare dalla parte dei vincitori, questo è il momento giusto. Ed è stato proprio Lukashenko a chiedere l’ultimatum. Deve coprirsi le spalle: «Non volevo, ma mi hanno costretto».
L’Ucraina non sta bluffando: sarà in grado di azzerare velocemente l’intero esercito bielorusso. Ma anche tutte le sue raffinerie di petrolio. Entrambe: quella di Mozyr e quella di Novopolotsk.


La lettura del sabato

Come ben sapete anche da voi, il giovedì 18 giugno Mosca è stata oggetto del più grande attacco di droni ucraini dall’inizio della guerra. Durante la notte, la città è stata colpita da quasi 200 droni; avete visto le immagini delle esplosioni e degli incendi. L’articolo di questo sabato presenta quindi non la descrizione della notizia, ma una cronologia dell’aumento dell’intensità degli attacchi ucraini contro Mosca nel corso degli anni della guerra, più precisamente a partire dal 2023. Anche secondo i comunicati ufficiali delle autorità russe, tale intensità è aumentata di cento volte.
Tutti questi attacchi sono una componente assolutamente normale della guerra. Non è difficile intuire che continueranno, si intensificheranno e, almeno fino a un certo punto, diventeranno sempre più efficaci. Ma, cosa più sorprendente di tutte, conosco pure dei moscoviti contrari alla guerra che continuano ad affermare che per la gente comune in città tutto è tranquillo e sicuro, che si può continuare a vivere la propria vita normale e serena e invitare amici e conoscenti in città. Cosa si potrebbe lanciare nelle teste a queste persone? Boh…