L’articolo segnalato questo sabato racconta del fatto che la Russia sta imparando a produrre in serie motori per droni: nel Paese sono iniziate le forniture di linee di produzione del valore di milioni di dollari. Ciò significa che già nei prossimi mesi verrà avviata la produzione di milioni di droni FPV. Fino a poco tempo fa la Russia acquistava i motori dalla Cina ed era completamente dipendente da queste importazioni. I media The Insider e Nordsint hanno effettuato (in sostanza simulato) un «acquisto di prova» a nome di una società fittizia con sede ad «Alabuga» e dal nome «militare», al fine di ricostruire la catena di approvvigionamento. Il produttore cinese Nide ha confermato la disponibilità a esportare una linea completa per la produzione di motori e ha comunicato di aver già fornito un gran numero di linee simili ad altri acquirenti russi. Come in molte altre transazioni relative a merci soggette a sanzioni, nella catena è emersa una filiale cinese della banca russa VTB.
Non so quali sviluppi avrà questa storia, ma potrebbe portare alla fine della fase di dominio dei droni ucraini nella guerra. Gli esperti che leggo e sento dicono che in questa guerra le ondate di dominio di ogni singola tecnologia durano comunque circa sei mesi e che, di conseguenza, bisogna solo sperare che l’esercito ucraino stia già inventando qualcosa di nuovo… Io ci spero.
L’archivio del tag «guerra»
Il campione del mondo del 2006, il famoso calciatore italiano Andrea Pirlo, ha dichiarato di non essere più un candidato alla carica di commissario tecnico della Nazionale italiana di calcio. Ciò è avvenuto dopo che, nel fine settimana, i media italiani hanno iniziato a riportare con insistenza la notizia secondo cui Pirlo avrebbe un contratto, a partire dall’ottobre 2025, con la società di scommesse russa «Fonbet», che è apparso più volte nelle sue campagne pubblicitarie e che nel maggio del 2026 si è recato (insieme a un altro ex calciatore della Nazionale italiana, Marco Materazzi) a Mosca, dove ha partecipato a una partita di gala, ha tenuto una sessione di autografi e ha interagito con i tifosi. Inoltre, ha recitato in un video per la canzone «Ой, что ни вечер, то футбол» («Oi, ogni sera è calcio»), che è stato trasmesso intensamente durante le partite dei Mondiali del 2026 sul canale sportivo russo «Match TV».
Andrea Pirlo, da parte sua, afferma che «la collaborazione professionale, finita al centro di un recente scandalo, è nata nel contesto della mia carriera negli Emirati Arabi Uniti e ha carattere esclusivamente commerciale e sportivo».
Immagino che anche un ex calciatore sia in grado di comprendere una semplice verità: bisogna leggere i contratti che si firmano. Firmare significa averne compreso il contenuto, il significato e le conseguenze, e aver accettato tutto ciò. Se hai firmato, ti è piaciuto tutto ciò che c’era scritto.
L’attuale tradizione di esprimersi in un modo politicamente corretto non mi permette di scherzare, nemmeno nel contesto di quanto sopra esposto, sul cognome del famoso ex calciatore. Ma, per pura logica, si meriterebbe pienamente questa battuta.
Il Presidente del Kazakistan, Kassym-Jomart Tokayev, durante i colloqui con Putin del 25 luglio nella città russa di Omsk, ha invitato a «congelare» la guerra tra Russia e Ucraina. Secondo Tokayev, gli «giungono molti segnali» dagli Stati Uniti e dall’Europa riguardo alla «situazione di conflitto» tra Russia e Ucraina. In particolare, ha detto:
Non si tratta di una guerra civile. Abbiamo sempre nutrito rispetto per il popolo ucraino, per la sua cultura e per la sua lingua, e riteniamo che la natura di questo conflitto non sia del tutto chiara per molti, noi compresi. Supponiamo che ci fosse un conflitto, compreso un conflitto congelato tra Azerbaigian e Armenia: in quel caso, l’essenza e l’origine di quel conflitto erano per noi del tutto chiare. Risalivano alle profondità della storia. Ma in questo caso è molto difficile da comprendere.
[…]
È solo la mia modesta opinione, visto che mi è stato chiesto un parere. Forse sarebbe il caso di congelare questo conflitto e tornare alla Formula di Istanbul 2.0, dato che in quel contesto erano stati raggiunti risultati significativi. Naturalmente, sotto la garanzia delle grandi potenze, compresa la Russia, per proseguire poi verso la tanto attesa pace.
Visto mi sono impegnato a tradurre dal russo, ora traduco anche dal diplomatico asiatico:
Putin, hai rotto i coglioni un po’ a tutti con questa guerra che dopo quattro anni e mezzo non riesci ancora a giustificare nemmeno tu. È proprio l’ora di smettere.
Finalmente almeno una persona lo ha detto a Putin direttamente e pubblicamente. Grande Tokayev!
Il giornalista Simon Shuster – l’autore del libro su Vladimir Zelensky intitolato «The Showman» – ha scritto per la rivista americana The Atlantic un ampio articolo su Denis Shtilerman: proprio esso segnalo oggi come la «lettura del sabato».
E poi preciso che Denis Shtilerman è il capo dell’azienda ucraina produttrice di armi Fire Point, i cui droni a lungo raggio vengono utilizzati in massa dalle Forze Armate dell’Ucraina per sferrare attacchi contro la Russia. Shtilerman aveva studiato a Mosca, possedeva il passaporto russo e aveva pure lavorato per il Ministero della Difesa russo. Per molti altri, una biografia del genere avrebbe precluso la possibilità di proseguire la propria carriera in Ucraina dopo il 2022. Ma non per Shtilerman. Egli parla apertamente dei propri legami con la Russia – forse anche perché ritiene che sia lui stesso, sia la sua azienda, siano indispensabili sia per l’Ucraina che per l’intera Europa.
Cinque diplomatici europei coinvolti nei negoziati hanno riferito al Financial Times che i Paesi-membri dell’UE stanno iniziando a richiedere in massa delle deroghe per sé stessi dal nuovo pacchetto di sanzioni anti-russe, e ciò mette a rischio la strategia di sostegno all’Ucraina. Grecia, Francia, Italia, Germania, Austria e Portogallo hanno chiesto di attenuare il 21-esimo pacchetto di sanzioni in fase di elaborazione o hanno bloccato del tutto alcune misure.
La Grecia è quella che si sta battendo con maggiore determinazione per ottenere le deroghe, non essendo disposta ad approvare il pacchetto nella sua interezza se non le verrà concesso il permesso di trasportare il GNL russo verso paesi terzi. Il Portogallo e la Germania insistono affinché venga escluso dal pacchetto il divieto di acquisto di pesce russo, invocando gli interessi dell’industria locale di trasformazione del pesce. Francia e Italia chiedono un alleggerimento del divieto di rilascio dei visti ai militari russi che hanno prestato servizio durante la guerra. L’Austria, da parte sua, chiede nuovamente di sbloccare i beni russi per un valore di 2 miliardi di euro, al fine di compensare la Raiffeisen Bank per la sanzione inflitta da Mosca (quella per l’uscita dal mercato russo a causa della guerra).
Posso comprendere alcune delle obiezioni sollevate dai Paesi europei (le sanzioni sulle materie prime sono talmente inefficaci che non ha senso insistere troppo su di esse), mentre altre non le capisco proprio. Ciò che mi sorprende di più sono le posizioni di Austria, Francia e Italia.
I beni russi congelati non sono stati sequestrati. Anche i beni congelati, ma non sequestrati, non potranno essere utilizzati per risarcire la banca (ma si potrà provare a trasferirli in Russia).
Non riesco proprio a capire perché si debbano rilasciare visti ai militari russi che hanno prestato servizio durante la guerra. Queste persone – anche se si volesse proprio vederle arrivare in Europa – non sono turisti ricchi che andrebbero subito a spendere soldi in Europa. Possono recarsi in Europa o su incarico dello Stato russo (è proprio questo che vogliono gli europei?), oppure in qualità di rifugiati politici (e chi impedisce di accoglierli in tale veste già adesso?).
Insomma, non riesco a comprendere tutte le obiezioni dei paesi europei…
Nella notte tra il 17 e il 18 luglio, alcuni droni ucraini hanno attaccato due grandi centri logistici di uno dei due principali marketplace russi (il Wildberries) nelle regioni di Mosca e Tambov. Il presidente ucraino Zelensky ha definito gli attacchi una risposta agli attacchi russi contro le infrastrutture civili in Ucraina. Ha inoltre affermato che nei magazzini di Wildberries erano presenti componenti per la produzione di droni militari e «apparecchiature di navigazione».
I giornalisti hanno già accertato (ma in realtà lo può fare facilmente chiunque, me compreso ahahaha) che su Wildberries le componenti per i droni militari si vendevano veramente. Per ora non riesco a immaginare il Ministero della «Difesa» russo che compra le componenti per un qualsiasi strumento di uso massiccio su un marketplace, ma questo non significo che critico l’attacco ucraino concreto. Devo ancora capire alcuni dettagli del caso concreto…
L’azienda italiana Danieli – uno dei leader mondiali nella produzione di altiforni, presse da forgiatura e laminatoi – due anni fa aveva dichiarato di essersi completamente ritirata dal mercato russo. Tuttavia, è emerso che ciò non corrispondeva al vero: nel 2025 l’azienda continuava ancora a vendere i propri prodotti alle acciaierie russe, sia direttamente che tramite una filiale russa apparentemente «non più controllata». Dai dati doganali emerge che nel 2025 Danieli importava in Russia pezzi di ricambio per la riparazione di laminatoi, per l’impianto di fusione elettrica dell’acciaio e per l’area di installazione dell’impianto di depurazione dei gas.
Ehm… ma voi sapete qual è il settore produttivo russo che da oltre quattro anni consuma la maggior parte dei prodotti metallurgici russi? Di conseguenza, riuscite a immaginare anche su cosa, seppur indirettamente, guadagna la Danieli?
Io, intanto, inizierei a lavorare su un elenco delle aziende italiane con gli interessi simili. Se andiamo in ordine alfabetico, la prima componente della lista che mi viene in mente è Beretta, poi segue l’azienda menzionata sopra.
Alla fiera «Drone Expo — 2026», svoltasi dall’8 al 10 luglio nella città russa di Kazan, è stato presentato, tra le altre cose l’UAZ-452 (sotto il link c’è un mio vecchio articolo che lo descrive) dotato di un’innovativa protezione balistica in materiale composito che si indurisce alla luce del sole. Ma, soprattutto, c’è un sistema avanzatissimo di difesa contro i droni:
Non si capisce proprio come questa difesa possa funzionare su una macchina del genere: le cose simili in qualche modo sono utili solo sui carri armati (i quali, a loro volta, sono però poco utili nella guerra moderna).
Ma se all’esercito russo verrà venduto qualcosa di inutile, non sarò certo dispiaciuto…
L’articolo segnalato per questo sabato è dedicato a un argomento che fino a non troppo tempo mi sarebbe sembrato un classico esempio di teoria del complotto. Mentre di questi tempi posso anche crederci.
In sostanza, i documenti relativi ai negoziati segreti tra Russia e Cina, giunti in possesso del media The Insider (e verificati da esso), confermano che la cooperazione militare tra i due Paesi è più profonda di quanto fosse noto pubblicamente. Tra le altre cose, la Cina ha coinvolto la Russia in un programma volto a contrastare il sistema satellitare Starlink di Elon Musk, che comprende sia misure di contrasto di natura giuridica e diplomatica, sia mezzi per la distruzione diretta dei satelliti.
È una cronologia interessante delle dichiarazioni.
La sera del 28 giugno è stata diffusa una strana intervista televisiva di Putin dove egli leggeva le proprie risposte da un teleprompter. Nel corso di quella intervista Putin ha affermato che la carenza di carburante in Russia «non è critica», mentre l’Ucraina ha avanzato la proposta di una cessazione reciproca degli attacchi in profondità nel territorio e il Cremlino ha già respinto tale proposta.
Nel pomeriggio dell’8 luglio, durante una riunione con i membri del Governo, Putin ha affermato che le Forze Armate della Ucraina stanno sferrando attacchi contro le raffinerie di petrolio russe per creare nel Paese «un clima di tensione»:
È del tutto evidente che il nemico miri a danneggiare l’economia. Ma la cosa più importante è che mira a creare un clima di nervosismo nella società. Noi sappiamo bene che questo obiettivo è irraggiungibile.
Chi aveva detto che Putin fosse completamente fuori di testa? Vedete, in fondo qualcosa se ne intuisce: per esempio, che l’Ucraina, «senza motivo apparente», miri a danneggiare l’economia dell’aggressore. Dell’atmosfera di nervosismo già creata nella società, però, non gli verrà mai riferito, e lui stesso non va in giro per le strade russe e non può intuire tale nervosismo.
Ma la cosa più importante è: chi ha rifiutato di porre fine a questi attacchi? E chi ha creato il motivo per cui sono iniziati? Putin lo sa e lo capisce, ma per qualche strano motivo è sicuro che la maggior parte dei suoi sostenitori non lo capirà mai.



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