L’archivio del tag «soldi»

I nuovi rubli

A partire da oggi, 12 ottobre 2017, circolano in Russia due nuove banconote del rublo di taglie prima non esistenti: 200 e 2000.
L’argomento centrale del mio post odierno è la nuova banconota da 200 rubli. Infatti oggi, quasi due anni dopo la prima scelta del genere, sui soldi russi sono comparsi altri simboli della Crimea. Su un lato è raffigurato il monumento alle navi affondate (si trova a Sebastopoli):

Sull’altro lato, invece, è raffigurato il sito archeologico Chersonese Taurica:

Ovviamente la dilagante mania di affermare l’appartenenza della penisola sfigata alla Russia non poteva risparmiare i cervelli della Banca Centrale russa. Ma io, egoisticamente, spero solo di non finire colpito dalle sanzioni dopo aver tenuto in mano almeno uno di questi nuovi pezzi…
Per il solo dovere di cronaca vi faccio vedere anche la banconota da 2000 rubli. Continuare la lettura di questo post »


Le monete bielorusse

La settimana scorsa sono diventato un fortunato (e felice) possessore di alcune monete bielorusse:

In pratica, ora me ne mancano solo due: da 1 kopeika e da 50 kopeiki. Spero di riuscire a trovarle presto. Ma questo mio desiderio non è il vero argomento del post odierno.
Nella Bielorussia indipendente le monete sono state emesse in circolazione per la prima e l’unica volta molto recentemente: il 1° luglio 2016 (ed è per questo che non mi era ancora capitato di vederle dal vivo). Fino a quella data la Bielorussia fu uno dei pochissimi Stati al mondo a utilizzare solamente i soldi cartacei (anche a causa di una continua forte inflazione) e a coniare solo le monete commemorative di fatto non utilizzate come dei mezzi di pagamento nella vita quotidiana.
Le monete introdotte nel 2016 portano tutte il 2009 come l’anno di cogno. Il rovescio di tutte le monete bielorusse (tranne forse quella da 1 rublo) assomiglia a quello delle monete dell’euro:

L’aspetto del dritto, invece, assomiglia tantissimo a quello delle monete sovietiche cognate tra il 1961 e il 1991:

Infatti, appena ho visto le nuove monete bielorusse, sono stato travolto da una valanga di ricordi infantili… Ma poi sono passato a riflettere sul valore simbolico di questo incontro dei due modelli economici sulle monete dello stesso Stato. Da una parte, l’ex Repubblica Sovietica continua a dipendere economicamente dall’ex centro dell’URSS (per esempio, attraverso i prestiti finanziari mai restituiti, i prezzi del petrolio e del gas molto favorevoli e la possibilità di fornire i prodotti europei rietichettati a prezzi maggiorati). Dall’altra parte, vuole sottolineare di essere uno Stato indipendente libero di passare, almeno in teoria, in qualsiasi momento a un’altra alleanza.
Sarà un messaggio in codice, una manifestazione della crisi di identità o qualcos’altro? Si potrebbe fare una bella ricerca politologica su tale argomento.


Imparate bambini!

Come si fa, tecnicamente, a far finanziare la propria bella vita dallo Stato? È facilissimo!

Un metodo interessante è stato inventato in un centro di ricerca tecnologica di Novgorod. Per prima cosa, bisogna mostrare al primo ministro del proprio Paese (nello specifico caso Dmitry Medvedev) un robot-elefante, presentandolo come un proprio progetto.

Il secondo passaggio consiste nel ricevere dal primo ministro (un grande amante-consumatore delle tecnologie) un finanziamento da 12,5 miliardi di rubli (poco più di 182 milioni di euro) per realizzare altre innovazioni altrettanto belle.

Il terzo e importantissimo passaggio: non dire a nessuno che il robot-elefante mostrato al primo ministro è in realtà un prodotto della LEGO. Più precisamente, LEGO Education Mindstorms EV3 45560 in vendita a 8300 rubli e destinato, secondo la raccomandazione ufficiale, ai ragazzi di età superiore ai 10 anni.

Volendo potete provare a ripetere l’impresa in casa…


Un immobile in gestione

Come avrete già letto, lo Stato italiano ha deciso di continuare nella impresa del restauro degli immobili con le mani e le risorse dei privati: ecco il link. Agli imprenditori under 40 verranno concessi per 9+9 oppure 50 anni castelli, vecchie stazioni ferroviarie e case cantoniere.

Dal punto di vista economico è una scelta che ha senso perché è vantaggiosa per lo Stato. Resta da capire che sono quegli under 40 che hanno tanti soldi da ristrutturare un immobile storico (quindi rispettando tutte le linee guida imposte dallo Stato) senza poterlo ottenere in proprietà. Io, se avessi avuto non solo il requisito dell’età, avrei tentato di investire in qualcosa di più redditizio o durevole nel tempo. Questo, naturalmente, non significa che non si possano realizzare dei progetti interessanti anche sul campo in questione.

Purtroppo, però, la mia unica ricchezza sono una certa quantità di idee più o meno azzardate e la consapevolezza del fatto che le idee non sono coperte dal diritto d’autore. Quindi con il presente post mi limito a fare due azioni piuttosto banali:

1. Segnalarvi l’opportunità di cui sopra;

2. Dichiarare la propria disponibilità a entrare a far parte di un insieme di persone realmente interessate a un determinato immobile offerto dal Demanio.

P.S.: se un giorno decidono di concedere ai giovani le chiese sconsacrate, vendo un polmone (arricchito con il catrame) pur di poter organizzare delle feste notturne molto particolari…


Crowdfunding artigianale

Per una serie di motivi, alcuni dei quali ho elencato sulla pagina che si trova sotto questo link, ho deciso di sperimentare anche io il crowdfunding. Si tratta, almeno per ora, di un esperimento, i cui risultati dovrebbero arricchire le mie conoscenze pratiche dell’internet (ma spero non solo).

Quindi non spaventatevi del nuovo elemento colorato presente da oggi sulle pagine del mio sito: tutti i contenuti saranno sempre gratuiti. Ogni genere di pagamenti obbligatori resta contrario alla mia visione dell’internet.


Notizie sulla pubblicità

La popolarità del browser Chrome (56,5% degli utenti dell’internet) mi è veramente poco chiara: se trascuriamo il fattore della velocità, è più scarso pure dell’Internet Explorer.

Nonostante ciò, mi riempie di gioia la notizia sul prossimo miglioramento del Chrome: in esso sarà incorporato il blocco della pubblicità. Naturalmente non di tutta la pubblicità, visto che in assenza di essa lo stesso Google (produttore di Chrome e allo stesso tempo gestore della pubblicità contestuale) e i poveri autori dei siti come me ci perderebbero una porzione sensibile dei guadagni.

La previsione del blocco incorporato dovrebbe evitare l’installazione da parte degli utenti di altri programmi dello stesso genere e, dunque, bloccare solo la pubblicità sbagliata: qualla con i messaggi audio (io la odio non solo per la sua esistenza, ma anche per l’altissimo volume), quella che si apre nei pop-up e quella con il count-down prima della chiusura.

Da una parte sono contento, perché spero che nel futuro i visitatori del mio sito non mi privino dei guadagni solo perché sono loro ad avere paura della pubblicità sgradita.

Dall’altra parte sono «contento» per i concorrenti del Google nel settore pubblicitario: come ho già scritto, la popolarità del Chrome è inspiegabilmente alta.


Una attività a scopo di lucro

Oggi ho aperto il conto Business su PayPal (molto presto scoprirete il motivo).

Nel corso della procedura di registrazione ho dovuto rispondere a una serie domande circa la mia attività.

Tra le possibili risposte alla domanda «Qual è la categoria della tua attività?» ho trovato anche quella che vedete evidenziata sullo screenshot seguente:

IMHO, la religione e la spiritualità sono sempre (per qualcuno) a scopo di lucro.

P.S.: prima o poi fonderò la Chiesa del Grande Mostro Maccheronico, ma non ora.


Crowdfunding à la Le Pen

Non so di preciso quanto se ne sia parlato in Italia, ma due giorni fa Marine Le Pen dichiarò che l’annessione della Crimea da parte della Russia «non è illegale».

In termini puramente giuridici non è una tesi del tutto sbagliata, considerando che il diritto internazionale si basa su due principi che si escludono a vicenda: l’integrità degli Stati e l’autodeterminazione dei popoli. Ma lo studio serio della annessione in questione merita di essere esposto in un testo a parte: un testo ben più lungo di un post da blog. Per il momento mi limito a ricordare che dal punto di vista politico l’annessione della Crimea è stata una porcata colossale.

Oggi vediamo perché la candidata alla Presidenza francese ha deciso di a) fare una affermazione pubblica sulla Crimea e b) fare tale affermazione proprio ora.

Ebbene, ha deciso di farla ora proprio perché si è candidata alla Presidenza francese. Come molto probabilmente sapete, la campagna elettorale di un politico comporta delle notevoli spese. Affrontare tali spese dopo avere incassato già anni fa il rifiuto di tutti i potenziali grandi sponsor francesi ed europei è quasi impossibile. Quindi bisogna per forza svestire un po’ la propria reputazione e mettersi in una bella posa sul bordo di una tangenziale della politica internazionale. In questo modo, molto probabilmente, i soldi arrivano dalla stessa generosa fonte del 2015.

Non sono convinto al 100% che il trucco funzioni. Ma ripeto quello che dico da alcuni anni. L’URSS finanziava i partiti (e Governi) di sinistra di tutto il mondo, mentre la Russia contemporanea finanzia quei politici di destra o sinistra che sono disposti a continuare l’opera dell’indebolire la posizione unitaria dell’Occidente su alcuni principi-base.


Contiamo i soldi altrui

Signora e signore, sono una famiglia povere, senza lavoro, senza la casa…

Ah, no, non si dice più così sulla metropolitana. Ora si dice «sono un piccolo imprenditore edile che ha perso tutto»…

E ora passiamo a un argomento serio. Penso che il 99,999% dei miei lettori conosca la Wikipedia e la consulti abbastanza frequentemente. Posso quindi evitare l’introduzione inutile e dire che gli amministratori della famosa enciclopedia sono dei pervertiti.

Vi sarete accorti anche voi che in questi giorni quei strani soggetti hanno deciso, per l’ennesima volta, di chiederci l’elemosina attraverso un banner gigantesco. Eccolo:

Secondo i dati diffusi dalla stessa Wikipedia, però, nell’agosto del 2016 l’intero progetto è stato visitato 15,69 miliardi di volte. Non è un record «personale», è solo il dato più recente tra quelli disponibili.

E ora proviamo a eseguire una semplice operazione aritmetica: proviamo a convertire le visite in soldi. Immaginiamo la soluzione pubblicitaria più semplice: Google Adsense. Essendo vincolato dai termini contrattuali, non posso dirvi quanto rende la pubblicità di Google sul mio sito. Però posso sintetizzare che per guadagnare 1 euro ci vogliono circa mille visite (perché, purtroppo, non tutti cliccano sui banner). Dividiamo 15,69 miliardi per 1000 e otteniamo la somma di 15.690.000 euro.

Nell’agosto del 2016 la Wikipedia avrebbe potuto guadagnare 15.690.000 euro con un semplicissimo banner!

Con un fottutissimo banner avrebbe potuto guadagnare più di 15 milioni di euro.

Insomma, la Wikipedia avrebbe potuto essere uno dei siti più redditizi del mondo, raccogliendo i fondi non solo per la copertura dei costi correnti, ma pure per lo sviluppo dei nuovi progetti. Per qualche strano motivo, però, gli amministratori della Wikipedia preferiscono a chiedere l’elemosina.

Non so sia un trucco per evitare le tasse e, allo stesso tempo, riempire le tasche… Come diceva un noto politico italiano, «a pensare male si fa peccato, ma molto spesso ci si azzecca».


Brexiti chi può

Guardate bambini, questa signora danese si chiama Margrethe Vestager e nella vita fa la grande burocrate commissaria europea per la concorrenza. Oggi si parlerà del suo fantastico operato volto all’impoverimento dell’Europa.

Il 30 agosto sul sito della Commissione europea è stato pubblicato un dettagliato comunicato stampa sulla decisione della Commissione stessa circa le relazioni tra il fisco irlandese e due controllate della Apple (Apple Sales International e Apple Operations Europe). In un altro documento, pubblicato sempre il 30 agosto, troviamo i commenti della euro-commissaria Vestager.

Si tratta di una curiosa decisione in stile socialista. In sostanza, la Commissione ha osservato una usanza instaurata più di 25 anni fa e in conformità con la legge, l’ha definita illegale post-factum, e ha infine «ordinato» alla Apple di restituire allo Sato irlandese 13 miliardi di euro più gli interessi.

Perché è successo ciò? E’ successo perché nel 2013 gli eurocrati hanno inventato dei principi della tassazione «giusta» e nel 2014 hanno ingaggiato la danese di sinistra Margrethe Vestager per lo svolgimento delle indagini sui regimi fiscali degli Stati come Belgio, Irlanda, Lussemburgo o Paesi Bassi. Le indagini e le conseguenti decisioni della Commissione si basano sul presupposto che ogni regime favorevole alle grandi imprese (come Amazon, Apple etc) violino il concetto della «tassazione equa». In tale ottica non viene fatta alcuna distinzione tra una impresa che apre in Europa una sede fittizia e una impresa che assume personale locale e investe nelle infrastrutture e nella istruzione.

La differenza tra i due tipi di aziende è però ben chiara a quegli Stati europei che cercano ancora di attirare gli investitori di un certo livello. Più di 25 anni fa tale differenza è stata compresa in Irlanda e gli effetti si vedono. Andiamo a vedere i dati ufficiali.

Nel 1991 (l’anno in cui è stata adottata la prima versione del regime fiscale favorevole alla Apple) l’Irlanda era uno Stato con la popolazione poverissima. Infatti, il PIL pro capite era di 14.073 USD (nel 1985 era di 6005 USD).

Nel 2013, cioè 22 anni dopo l’introduzione della pressione quasi nulla per la Apple, il PIL pro capite irlandese era di 50.503 USD.

Come potete facilmente immaginare, non la sola Apple beneficia in Irlanda di un trattamento fiscale favorevole. Il trattamento fiscale in questione è uno dei fattori fondamentali del famoso «boom innovativo» irlandese, del quale vi è sicuramente capitato di leggere negli ultimi anni. per la Commissione europea, però, la ricchezza della popolazione, l’innovazione tecnologica, la ricerca scientifica e tecnologica, l’istruzione e la crescita economica sono nulla nei confronti della riscossione delle tasse alte. Gli Stati-membri dell’UE vengono quindi invitati a far pagare le tesse ugualmente alte a tutti, facendo dunque fuggire gli investitori e tornando alla povertà. Con le tasse raccolte, intanto, prima delle ennesime elezioni si potrà fare qualche regalino ai cittadini rimasti senza lavoro.

Pensate che il modo sia talmente globalizzato che i grandi investitori non abbiano più delle destinazioni verso le quali migrare in cerca delle tasse meno alte? Triplo ahahaha! Ricordatevi che anche Stati sono in concorrenza.

Penso che in questi giorni il Governo irlandese stia (ri)facendo delle serie riflessioni sulla esperienza del Brexit. E non condannerei la loro eventuale decisione di rimanere fuori dall’UE.