Le fontane San Francesco

Nel 2011 avevo fatto un viaggio a Vigevano (una bellissima cittadina lombarda, consiglio a tutti di visitarla) dove avevo visto, tra le altre cose, una fontana con la statua di San Francesco che predica ai piccioni mutanti.

Nel 2016 ho visitato una zona di Milano a me poco conosciuta, dove ho visto, tra le altre cose, una statua di San Francesco che predica ai piccioni rimpiccioliti (via Moscova, davanti alla chiesa di Sant’Angelo).

I due monumenti sono per fortuna abbastanza diversi… La ricerca tra le immagini su Google ha rilevato l’esistenza di altri monumenti simili in giro per l’Italia. E vabbè, non avevo scoperto una cosa originale nel 2011, ma posso iniziare a fare una collezione fotografica originale a partire dal 2016.


Imprenditori responsabili

Come forse vi ricordate, tra la Russia e l’Occidente vige una serie di sanzioni politiche ed economiche. Le maggior parte delle sanzioni occidentali è stata introdotta in risposta alla annessione russa della Crimea e alla guerra nelle due regioni dell’est ucraino. La Russia, in risposta a quelle sanzioni, ha introdotto alcune sanzioni contro l’Occidente vietando, tra l’altro, l’import di alcuni prodotti alimentari dall’Europa. Non so di preciso quanto abbiano perso i produttori europei, ma in Russia i prezzi degli alimenti continuano a crescere con dei ritmi spaventosi, la qualità dei prodotti nazionali scende, la quantità dei prodotti di qualità continua a scendere. Detto ciò…

La migliore notizia russa di ieri è quella su una banda di contrabbandieri operante nella provincia di Smolensk. Si è saputo che all’inizio di agosto quei simpatici signori hanno riparato una vecchia strada di campagna (prima di allora in condizioni spaventose), adattandola al passaggio dei mezzi pesanti. Perché lo hanno fatto? Ovvio: per importare i prodotti alimentari dalla Polonia aggirando la postazione fissa della dogana russa.

Purtroppo gli imprenditori socialmente responsabili sono stati già fermati. Ma il FSB dichiara di non intendere a chiudere la strada «regalata allo Stato». Gli utenti dei social networks, indipendentemente dalle proprie preferenze politiche, chiedono in massa di premiare i riparatori della strada con la liberazione.


Rio2016: i risultati russi

OK, le Olimpiadi di Rio sono finalmente finite. Come molto probabilmente ho già scritto, il 99,99999% dello sport non mi interessa affatto, dunque non ho visto nemmeno un secondo delle ultime Olimpiadi (lo stesso vale per tante altre che si sono svolte nel periodo della mia vita non particolarmente lunga). L’unico sport che seguo e pratico con una relativa costanza, diventerà olimpico nel 2020: in occasione dei giochi di Tokyo.

Quindi per mi accontento dello studio delle quantità e qualità delle medaglie che hanno preso le squadre dei vari Stati. Vediamo, per esempio, la Russia (siete sorpresi per la mia scelta, vero?). A Rio de Janeiro la Russia ha preso 56 medaglie, delle quali 19 d’oro, 18 d’argento e 19 di bronzo. Per quanto riguarda gli sport nei quali è stata raggiunta la maggiore quantità dei risultati, i russi si sono particolarmente distinti in ginnastica ritmica, scherma, judo e altri tipi di lotta.

In sostanza, la Russia è messa bene proprio con quegli sport, che non sono assolutamente stati coinvolti nel scandalo sul doping di Stato. Il fatto appare strano solo a prima vista. Infatti, tutti gli sport «fortunati» hanno in Russia dei propri «responsabili» di peso.

Judo è lo sport preferito di Vladimir Putin, quindi la scarsa preparazione della relativa squadra è una offesa imperdonabile al presidente (lo stesso valeva, per esempio, per il tennis ai tempi di Eltsyn o per il hockey ai tempi di Breznev).

Taekwondo e lotta greco-romana piacciono tanto a Ramzan Kadyrov, quindi vale l’osservazione già fatta per il judo.

La scherma è curata dal miliardario Alisher Usmanov: il signore in questione, essendo una creatura degli anni ’90 e non di Putin, ha una forte motivazione a contribuire al prestigio dello Stato (non è un sinonimo del benessere dello Stato).

La ginnastica ritmica è curata dalla moglie di Alisher Usmanov, quindi vale l’osservazione fatta per la scherma.

Di conseguenza, possiamo concludere che in Russia gli sport si dividono in quelli amministrati (di successo) e quelli sfigati (quindi affidati al doping).

Si potrebbe, logicamente, proporre di affidare i vari sport «sfigati» ai vari ricchi dipendenti del Cremlino. Per ora, però, mi viene in mente solo l’affidamento del basket a Mikhail Prokhorov (il quale è un grande esperto in materia).


24 agosto 79

Mancano tre giorni al grande anniversario:

Sembra un video-gioco, ma è una ricostruzione interessante. Mi sono pure chiesto se si fanno delle «ricostruzioni storiche» dal vivo, «giornate della memoria» o qualcosa del genere.


25 anni di libertà

Ieri, il 19 agosto, tanti russi hanno festeggiato i 25 anni di vittoria su quegli otto vecchi gerarchi comunisti che tentarono, tra il 18 e il 21 agosto del 1991, un colpo di Stato in URSS.

Gli autori del colpo di Stato vollero tentare il ritorno a una versione abbastanza antiquata e repugnante dell’URSS, il ritorno a quella realtà in cui si affermarono — decenni prima — dal punto di vista partitico e nel quale avrebbero continuato ad avere il loro grande peso politico, basato sulle sole fedeltà di facciata alla ideologia e il clima di paura nel Paese. Tanti ormai quasi ex cittadini sovietici, invece, capirono di non voler proprio tornare in quella epoca grigia. Anzi, decisero di manifestare la propria volontà di andare nella direzione esattamente opposta.

Non posso dire che la «rivoluzione anti-comunista» sia stata fatta dal popolo: tutti gli scontri di piazza accaddero in una area di pochi chilometri quadrati del centro di Mosca, lungo l’asse che collega il Cremlino e la Casa Bianca (all’epoca era la sede del Governo centrale). La maggioranza dei cittadini residenti in altre zone (addirittura fuori dal centro di Mosca) seppe dei fatti accaduti solo dopo la ripresa del funzionamento della TV centrale e la ricomparsa dei giornali nelle edicole. Dirò di più: in nessun caso un regime cadde in Russia per mano del popolo (ma questa è un’altra storia). Il popolo comprese però il senso e l’importanza delle varie libertà negategli nei decenni dell’URSS. Non ebbe la possibilità fisica di conquistarle, ma almeno la forza morale per uscire di casa e iniziare a lottare.

Quella comprensione, a quanto pare, è diminuita un po’ negli ultimi anni.

I tentativi di costruire un’altra Unione sul territorio dell’ex URSS che stiamo osservando con chiarezza dal 2011 dovrebbero mostrarci, entro un tempo relativamente breve, quanto sono ancora richieste quelle libertà.

P.S.: gli otto vecchi golpisti si dimostrarono dei puzzoni senza coglioni e non seppero andare fino in fondo nella loro impresa. La loro buffonata di agosto fu in un certo senso da permesso per abbandonare la nave: la dissoluzione dell’URSS accelerò.


Burqini: pro e contro

Come avrete sicuramente sentito, in alcune spiagge francesi è già stato vietato il burqini (il costume da bagno per le donne di religione musulmana). E’ stata pure prevista una multa da 38 euri per ogni trasgressione. La notizia mi fa letteralmente impazzire perché risveglia in me due sentimenti contrastanti.

Da una parte, sono contrario al divieto in quanto ritengo che l’abbigliamento islamico debba essere reso obbligatorio per tutte le donne occidentali nel periodo da maggio a settembre. Infatti, è impossibile lavorare, studiare e semplicemente non passare per un maniaco in presenza di tante forme geometriche interessanti messe in vista. Qualcuno dei miei lettori potrebbe logicamente obiettare che le spiagge sono dei luoghi appositamente dedicati allo studio (individuale o di gruppo) della geometria naturale a rischio ridotto di passare per uno scienziato pazzo. Io, da parte mia, confesso che tra i numerosi motivi per i quali non amo le spiagge c’è anche questo: esse sono piene di gente nuda esteticamente ripugnane. Tra parenesi: (non escludo me stesso da quella categoria).

Dall’altra parte sono contrario alla esposizione di qualsiasi simbolo religioso nei luoghi pubblici diversi dagli interni degli immobili appositamente predestinati all’esercizio di qualsiasi culto. Per simboli intendo l’abbigliamento particolare dei sacerdoti e dei laici, le immagini dei santi e altri personaggi dei testi sacri, i crocefissi, le menorah, le mezzelune etc. Se uno Stato decide di essere realmente laico (non solo sulla carta), deve tutelare il diritto degli atei, agnostici e i seguaci di tutte le religioni di vivere senza le rotture di coglioni ideologiche. Il bando dei simboli religiosi dagli spazi pubblici sarà il primo passo verso l’abbandono di quelle favole neolitiche che vengono chiamate religioni. Sarà il primo passo verso una società libera da uno dei maggiori vincoli intellettuali e una delle principali cause contemporanee del terrorismo.

La Ragione sia con voi, cari lettori. Preghiamo insieme per lo sradicamento veloce di tutte le religioni. Amen.


Le notizie dello sport

Nella città russa Blagoveščensk c’è uno stadio che si chiama «Amur». Tale stadio ha un recinto. Sul recinto sono appesi dei banner con le foto di vari sportivi russi. Il più noto di questi sportivi è Michael Phelps…

Non sapevate che fosse russo? Guardate la bandiera:

La foto originale è stata scattata nel 2008 a Pechino:

La vice-preside dello stadio Irina Korotovskaya ha detto che il banner è stato appeso all’inizio di giugno e che «forse è stato commesso un errore».


Pubblicità Indiana

Penso che siate abbastanza informati sulla qualità del cinema indiano (ecco un esempio di due domeniche fa). Io oggi vi informo del fatto che la qualità della pubblicità indiana è ancora più alta:


La caccia ai terroristi ucraini

In questi giorni vi è sicuramente capitato di leggere del presunto «gruppo diversivo ucraino» che avrebbe tentato di introdursi in Crimea per compiere degli atti terroristici. Si tratta di una «notizia» diffusa dalle istituzioni russe: pur essendo un comunicato che ha una scarsa credibilità anche agli occhi delle persone più ingenue, merita di essere commentato.

Prima di tutto bisogna sottolineare il fatto che la descrizione della «invasione» ha subito dei cambiamenti radicali nel corso di un tempo molto breve. Il gruppo ha attraversato il confine supportato dal fuoco della artiglieria (per attirare attenzione?), no, anzi, di nascosto. Il gruppo aveva un notevole carico di armi ed esplosivi, no, anzi, questi dovevano essere portati da un secondo gruppo non ancora arrivato. Il gruppo aveva l’obbiettivo di fare un attentato in una fabbrica (ops, appartiene a un oligarca ucraino), quindi no, voleva fare un attentato al passaggio delle auto istituzionali (ops, all’est ucraino occupato succede anche senza di loro), quindi no, volevano fare delle esplosioni sulle spiagge per compromettere la stagione turistica (ops, siamo già a metà agosto), quindi no… Etc, etc.. E, ovviamente, il gruppo non sapeva della massiccia presenza di militari e esponenti del FSB sulla penisola: triplo ahahahaha. Insomma, la storia è piena di dettagli mal progettati.

La spiegazione della comparsa di una notizia simile è molto semplice: le massime cariche istituzionali russe hanno inventato un modo di evitare il prolungamento delle sanzioni europee a partire dall’inizio del 2017. Come? Facendo passare l’Ucraina per uno Stato-terrorista, uno Stato che avrebbe delle sue grosse responsabilità nel fallimento di tutti gli accordi di pace presenti e futuri. Se non dovesse funzionare, se gli interessi della Russia in quella area geografica non dovessero dunque essere riconosciuti legittimi, allora all’inizio del 2017 si passerà alle azioni veramente forti. Ma non prima.


La chiusura del tabacco

Tutte le buste con il tabacco (nel mio caso tabacco per la pipa) che mi è capitato di comprare in Europa si chiudono allo stesso modo: con un pezzo di scotch più o meno grande. Tale tipo di chiusura presenta due problemi: la non-ermeticità della confezione e la funzionalità limitata nel tempo (dopo un settimana lo scotch non si attacca più). Di conseguenza sono costretto ad avvolgere la busta in un sacchetto di plastica per non permettere al tabacco di seccarsi troppo in fretta.

La soluzione semplice e geniale è stata adoperata dal produttore russo «Fabbrica di Pogar». Hanno incorporato nelle buste la striscia sigillante molto simile a quella che potete vedere sui sacchetti di plastica contenenti oggetti piccoli e/o di elettronica appena comprati:

Non so per quale motivo nessun produttore europeo abbia mai pensato a una soluzione così ovvia. Probabilmente, sorgono gli stessi impedimenti di natura religiosa che non permettono di tappare le bottiglie di vino con un materiale diverso dal sughero.

P.S.: fumare fa male. Se non fumate, non iniziate. Se avete la forza di smettere, smettete.