Ho per caso scoperto che alla fine Donald Trump ce l’ha fatta a ottenere il Premio della Pace!
Però è un premio a) della FIFA e b) creato appositamente per lui. Però ce l’ha fatta ed è felicissimo:
Ora mi chiedo: ma l’anno prossimo (e tutti quelli seguenti) il premio verrà assegnato? Oppure la FIFA si dimenticherà felicemente di questa propria ulteriore caduta? Oppure premieranno Trump tutti gli anni?
L’archivio della rubrica «Nel mondo»
Il presidente del Consiglio europeo António Costa ha dichiarato, dopo l’incontro con il Presidente del Kazakistan Kassym-Jomart Tokayev il 4 dicembre, che questa settimana a Bruxelles sono stati avviati i negoziati per un accordo sulla semplificazione del regime dei visti tra l’UE e il Kazakistan. Secondo Costa, dopo la firma dell’accordo sarà più facile per i cittadini di entrambe le parti incontrarsi, ricevere un’istruzione, fare affari e investire.
Non conosco le reali ragioni di questa mossa diplomatica né i risultati che porterà nella realtà. Però vedo in essa molti più vantaggi e obiettivi politici che il semplice miglioramento della vita della popolazione dei due territori. La semplificazione del regime dei visti è un buon tentativo di indebolire i legami del Kazakistan con la Russia di Putin. E questi legami attualmente si basano non solo sulla vicinanza territoriale, ma anche su legami economici di vario tipo: per esempio, attraverso il Kazakistan arriva in Russia una parte significativa delle importazioni di merci soggette alle sanzioni. La semplificazione del regime dei visti potrebbe rendere economicamente più vantaggiosa una cooperazione più stretta con l’Europa piuttosto che con la Russia.
Ma non so se tale misura sarà sufficiente: dai legami con i vicini fisici non si può comunque prescindere.
La Bloomberg scrive che Antonio Tajani, vice primo ministro e ministro degli Esteri italiano, ha definito prematura la partecipazione del Paese al programma NATO per l’acquisto di armi americane per l’Ucraina:
Se raggiungeremo un accordo e i combattimenti cesseranno, non ci sarà più bisogno di armi. Serviranno invece altre cose, come garanzie di sicurezza.
(È la prima volta che un governo europeo propone apertamente di non fornire ulteriori armi all’Ucraina durante i negoziati per il cessate il fuoco).
È veramente interessante: quali garanzie di sicurezza ha deciso di fornire Tajani al posto delle armi? Fermare con le proprie mani l’esercito russo quando inizierà una nuova aggressione da qualche parte? Mandare una spia che rubi a Putin il telefono con il quale dà l’ordine di una nuova guerra? Solo dichiarazioni verbali sulla necessità di credere nella pacificità di Putin?
È chiaro che con Putin vivo, i combattimenti cesseranno solo per un periodo di tempo molto limitato. E poi riprenderanno, perché solo con la guerra Putin può spiegare tutte le difficoltà interne al Paese e tutte le proprie azioni politiche. E solo durante la guerra non deve pensare a cosa fare con le conseguenze economiche e sociali della guerra. Una guerra permanente gli conviene. E una temporanea cessazione dei combattimenti lo aiuterà solo a riorganizzare le forze per un nuovo attacco.
È strano che certe persone apparentemente adulte non capiscano ancora cose così ovvie…
The Wall Street Journal scrive che il governo militare del Sudan ha proposto alla Russia di stipulare un accordo di cooperazione della durata di 25 anni che prevede la creazione di una base militare russa sulla costa del Mar Rosso. In base alla proposta, la Russia potrà schierare nel Paese fino a 300 militari e fino a quattro navi da guerra, comprese quelle «atomiche». Si propone di organizzare la base a Port Sudan o in un altro luogo, ancora non specificato. Inoltre, le autorità sudanesi offrono alla Russia l’accesso alle concessioni minerarie in Sudan, considerato il terzo produttore di oro in Africa. In cambio, le autorità sudanesi vorrebbero ottenere sistemi avanzati di difesa aerea russi e altre armi a prezzi agevolati, hanno riferito fonti del quotidiano.
Il motivo di tale offerta generosa: il regime militare sudanese, che sta combattendo contro i combattenti del gruppo «Forze di reazione rapida», si trova in una situazione difficile.
Tale notizia ci aiuta a comprendere ben due concetti che altrimenti avremmo scoperto tra chissà quanto tempo. In primo luogo, scopriamo che la Cina – che sta «colonizzando» il continente africano da anni – non è interessata ad aiutare militarmente nemmeno l’Africa (e non solo la Russia putiniana). Evidentemente, è interessata solo ai guadagni provenienti dalle attività civili.
In secondo luogo, «scopriamo» – ma lo potevamo immaginare facilmente anche prima – che negli Stati africani c’è un interesse scarsissimo alla comprensione delle problematiche delle lontane terre europee. Il governo militare sudanese, per esempio, non si rende conto del fatto che lo Stato russo da quasi quattro anni sta disperatamente cercando di raccogliere più armi possibile per continuare la guerra in Ucraina e non alcunché da regalare a un governo africano in difficoltà. Anche se l’interesse politico a fare un’altra base militare all’estero è altissimo.
Lo scorso fine settimana, la polizia della Repubblica Sudafricana ha arrestato almeno cinque persone sospettate di collaborare con la Russia e di reclutare residenti locali nelle file delle forze armate russe. Secondo quanto riportato dall’agenzia Bloomberg e dal quotidiano locale Times Live, una delle persone arrestate è una conduttrice radiofonica dell’emittente statale SAfm e copresidente dell’Associazione dei giornalisti dei Paesi BRICS. Gli arresti sono avvenuti dopo che a metà novembre l’agenzia Bloomberg aveva riferito del reclutamento nell’esercito russo di circa 20 cittadini sudafricani e del Botswana con la partecipazione della figlia dell’ex presidente sudafricano Duduzi Zuma-Sambudla. Secondo l’agenzia, è stato loro offerto un lavoro come guardie del corpo per il nuovo partito dell’ex leader sudafricano Jacob Zuma, per il quale era necessario seguire un addestramento in Russia. Una volta lì, al gruppo di uomini è stato chiesto di firmare dei documenti in russo, che si sono rivelati essere contratti di servizio nelle forze armate russe.
Potrebbe sembrare una semplice notizia proveniente dalle terre lontanissime e, dunque, poco interessante per la maggioranza degli europei. In realtà, però, è una notizia interessante per tutti coloro che non solo seguono l’andamento della guerra in Ucraina (è inutile precisare perché l’esercito russo sta raccogliendo i futuri cadaveri in giro per il mondo), ma hanno pure qualche illusione o incomprensione circa l’utilità reale del BRICS. Ebbene, pur essendo una organizzazione pensata prevalentemente per obiettivi economici, è spesso spacciata dallo Stato russo come una organizzazione costruita attorno alla Russia e «comandata» da quest’ultima. Però sulla pratica gli Stati del BRICS si rifiutano di essere i fornitori dei mercenari per la guerra tanto importante per Putin. E non l’unico indicatore della non-leadership russa.
Garri Kasparov è un tipo che spesso si emoziona tanto anche quando dice delle cose abbastanza scontate (purtroppo, mettendosi a parlare di politica dice prevalentemente quelle), ma a volte si può anche ascoltarlo:
Forse, se ripetiamo la stessa cosa qualche milione di volte, finalmente la sentiranno le persone giuste.
Se Trump e suoi collaboratori-ammiratori non hanno capito un tubo nemmeno della guerra in Ucraina, non si capisce perché debbano capire qualcosa di tutte le altre cose di questo mondo. Per esempio…
Reuters scrive che l’amministrazione Trump sta cercando di attirare Alexander Lukashenko dalla propria parte e di indebolire i legami della Bielorussia con la Russia, revocando le sanzioni in anticipo e in cambio del rilascio di prigionieri politici bielorussi. Ora la Casa Bianca sta negoziando con Minsk il rilascio di oltre cento prigionieri politici. L’agenzia lo ha appreso da tre fonti che sono al corrente della situazione.
Ebbene, attirare Lukashenko dalla propria parte è attualmente impossibile perché egli è attento solo ai propri interessi personali. Formalmente è il presidente della Bielorussia, ma praticamente si sente il suo proprietario. Per rimanere in tale ruolo deve garantire una certa sopravvivenza economica del proprio Stato e la sicurezza fisica personale. Ciò si ottiene rendendosi utile a due vicini (vicini dal punto di vista geografico) che politicamente si trovano agli estremi opposti: la Russia e l’UE. Se l’Occidente lo attirerà dalla propria parte, Lukashenko perderà gli aiuti finanziari, il petrolio super scontato e la garanzia della non-aggressione da parte della Russia. Se, invece, sarà attirato completamente dalla parte di Putin, non potrà più rivendere molto vantaggiosamente alla Russia tutti quei beni che gli arrivano dell’UE (e che sono non accessibili direttamente alla Russia a causa delle snzioni).
Di conseguenza, non gli conviene essere attirato.
Ma l’attuale amministrazione statunitense non ha capito un tubo.
È una storia veramente interessante! Su X / Twitter hanno iniziato a indicare, nel profilo, in quale Stato risiede il relativo utente. Questo ha comportato alcune rivelazioni curiose, segnalate da un popolare blogger, Dr. Eli David. Egli era principalmente interessato a tutti i tipi di gazani che soffrono la fame, il freddo e le azioni dell’esercito israeliano, ma ha anche prestato attenzione a tutti i tipi di fanatici sostenitori del MAGA e ai «nativi americani».
I risultati della sua ricerca sono sorprendenti? Ovviamente no:

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Il segretario al Tesoro degli USA Scott Bessent ha criticato il pacchetto di sanzioni che l’Unione Europea introdurrà contro la Russia a partire dall’inizio del 2026:
The Europeans told me, «Oh, we are doing our 19th sanctions package». In my mind… if you’re going to do something 19 times, you filed.
È vero che le sanzioni dell’UE, essendo elaborate prevalentemente dai burocrati, hanno uno scarso valore pratico (sono spesso ridicole, impossibili da applicare, irrilevanti per gli obiettivi che perseguono etc.). Ma poi c’è chi, invece, per l’ennesima volta presenta un «piano di pace» dettato dall’aggressore e conduce le «trattative» che mirano a introdurre degli obblighi solo per l’aggredito. Ecco, quest’ultimo forse non si chiama fallito, ma con qualche termine più pesante.
Pochi giorni fa su Mediazona è uscito un testo abbastanza interessante: il racconto del proprio servizio militare di un uomo che disegnava, professionalmente e per lavoro, quelle mappe militari regolarmente che vengono regolarmente mostrate dalla propaganda del Cremlino (al mondo intero) e, a quanto pare, anche dallo stesso Putin ai suoi interlocutori più o meno creduloni. Mappe con tutte quelle frecce, aree colorate e centri [un tempo] abitati conquistati (a volte non proprio).
Il racconto è interessante soprattutto perché costituisce una ulteriore testimonianza oculare dell’organizzazione interna della parte dell’esercito russo che combatte in Ucraina.



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