Georgiy Tikhiy, il portavoce del Ministero degli Esteri ucraino, ha affermato che i droni ucraini non erano diretti verso la Finlandia: la loro caduta (avvenuta il 29 marzo) sul territorio del Paese è molto probabilmente dovuta all’azione dei sistemi russi di guerra elettronica.
Ci credo facilmente perché l’Ucraina non ha alcuna convenienza di creare problemi all’Europa che la sta sostenendo – seppur in un modo ancora molto limitato – nella difesa contro l’aggressione russa. Mentre allo Stato russo in un certo senso conviene che i droni ucraini abbattuti cadano un po’ dove capita: perché gli abitanti del Cremlino sperano che i fatti del genere causino dei momenti di tensione tra l’Ucraina e i suoi aiutanti.
Altrettanto facilmente, però, posso credere alla eventualità che in un futuro non particolarmente remoto diversi Stati confinanti con la Russia trovino il coraggio di autorizzare il passaggio dei droni militari ucraini nei propri cieli: costa relativamente poco, ma allo stesso tempo fa aumentare di poco il rischio degli attacchi da parte dell’esercito russo. La difesa antiaerea dovrà essere attenta più o meno come lo è già ora e potrà essere rafforzata proprio dalla esperienza ucraina: quella che attualmente viene offerta da Zelensky a molti Governi in giro per il mondo.
L’archivio della rubrica «Nel mondo»
Cosa fanno i preti ortodossi russi all’inizio del secondo quarto del XXI secolo in Russia? Per esempio, benedicono le armi (ma fanno anche altre cose dello stesso stile) che poi andranno alla guerra in Ucraina:

Cosa fanno i preti ortodossi russi dissidenti che sono stati sospesi dal ministero per la loro contrarietà alla guerra? Emigrano, si fanno reintegrare dal Sinodo del Patriarcato di Costantinopoli, lavorano all’estero e restano umani. Per esempio, il prete Alexey Uminsky ha celebrato il rito di benedizione della statuetta dell’"Oscar" ricevuta da Pavel Talankin, autore del film «Mr. Nobody contro Putin». Talankin ha portato la statuetta in chiesa «in una borsa per la spesa». Uminsky inizialmente si è stupito della richiesta di benedire l’"Oscar«, ma poi ha detto: «Beh, se lì benedicono missili e bombe, perché non possiamo benedire un premio per un bel film?»

Aggiungo anche il relativo video:
Mi piacciono le persone con un buon senso dello humor. Parola di un apateista.
I giornalisti dei media The Insider e Nordsint, inviando richieste alle aziende cinesi fingendo di essere acquirenti russi di beni destinati al settore militare russo, hanno scoperto che le aziende cinesi sono disposte a vendere componenti di importanza cruciale per la produzione di droni militari russi: nonostante il fatto che, secondo la legislazione cinese, a partire dal 2023 l’esportazione di tali beni sarà fortemente limitata.
Quasi come in una barzelletta:
«Holmes, come ha fatto a capire che quell’uomo era un assassino?»
«Elementare, Watson! Gli ho scritto una lettera con una domanda.»
[ho letto l’originale della barzelletta nel 2020 in un altro contesto, ma comunque triste]
Ma nell’indagine di cui sopra, non è tutto esattamente come nella barzelletta, poiché tutti i risultati dell’indagine «spionistica» sono documentati. E mi piacciono le indagini come questa, sia per i risultati che per la bella semplicità dei metodi.
Trump ha dichiarato, alla cena di beneficenza annuale del Comitato Nazionale Repubblicano del Congresso (NRCC), che non definirà il conflitto in Iran «guerra» perché, secondo il suo parere, tale termine è associato a «un’azione non proprio positiva»:
I won’t use the word ‘war’ because they say if you use the word ‘war,’ that’s maybe not a good thing to do," Trump told the crowd of GOP lawmakers at Union Station in Washington, D.C. «They don’t like the word ‘war’ because you’re supposed to get approval. So, I’ll use the word ‘military operation,’ which is really what it is. It’s a military decimation.
Secondo la Costituzione degli Stati Uniti, solo il Congresso può dichiarare guerra. Sin dall’inizio dell’operazione militare a febbraio, i democratici sostengono che il Presidente debba ottenere l’approvazione del Congresso prima di estendere l’uso della forza in Iran.
Indipendentemente dalle motivazioni pubblicamente dichiarate da Trump, c’è qualcosa di molto e tristemente riconoscibile nella espressione «operazione militare». O si è fatto condizionare in un modo permanente, o non ha proprio fantasia.
Sembra quasi la trama di un film.
A gennaio Vladimir Aleksandrov, «combattente della 112ª brigata della difesa territoriale delle Forze armate ucraine, è caduto in un’imboscata ed è rimasto ferito, dopodiché è stato catturato dai militari russi. Lo hanno lasciato in vita e lo hanno portato in un rifugio, dove si trovavano con lui due soldati russi feriti.
Quando il gruppo ha esaurito acqua e cibo, una parte dei militari russi se n’è andata, lasciando i feriti. Allora Aleksandrov ha iniziato a convincere i restanti ad arrendersi alla parte ucraina, spiegando che era la loro unica possibilità di sopravvivere. Alla fine, i due soldati russi si sono fatti convincere e gli hanno restituito la radio, affinché potesse mettersi in contatto con il comando delle Forze Armate dell’Ucraina.
L’evacuazione è stata organizzata con l’aiuto di un drone terrestre, ma lungo il percorso i tre sono stati colpiti da droni. Uno dei militari russi è rimasto ucciso, mentre Aleksandrov e il secondo soldato russo si sono rifugiati in una casa in rovina, dove hanno trascorso diversi giorni senza cibo né acqua. In seguito, sono stati recuperati da una squadra di evacuazione delle Forze Armate Ucraine».
Ebbene sì, la semplice citazione (tradotta in questo caso) sembra già una idea ben formulata di un film. Non escludo che ai tempi verrà girato, quindi spero che qualche sceneggiatore capace inizi a lavorarci già ora.
Il Politico riferisce che l’Unione Europea sta limitando la partecipazione dell’Ungheria alle discussioni sensibili e riducendo il volume delle informazioni riservate che le vengono trasmesse. La ragione è da ricercarsi nei timori che Budapest possa trasmettere dati a Mosca. In precedenza, The Washington Post aveva riferito che il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó avrebbe potuto trasmettere informazioni alla parte russa durante le pause nei negoziati.
In sostanza, l’UE sta riuscendo di trovare il modo di rendere uno degli Stati-membri «meno uguale» degli altri (e politicamente fa bene, conoscendo la tendenza di Orbán di servire gli interessi di Putin), ma non vuole trovare il modo di risolvere il problema della presenza di uno Stato-membro di fatto nemico e ricattatore tra le proprie fila. Purtroppo, non è un fenomeno che è emerso ieri. Stranamente, non capiscono quanto questo fenomeno fa aumentare lo scetticismo (un termine molto diplomatico) nei confronti dell’UE.
Donald Trump ha lanciato un ultimatum all’Iran, chiedendo che venga ripristinata la navigabilità nello Stretto di Hormuz. In caso contrario, ha minacciato di attaccare le centrali elettriche iraniane:
If Iran doesn’t FULLY OPEN, WITHOUT THREAT, the Strait of Hormuz, within 48 HOURS from this exact point in time, the United States of America will hit and obliterate their various POWER PLANTS, STARTING WITH THE BIGGEST ONE FIRST! Thank you for your attention to this matter. President DONALD J. TRUMP
È veramente strano che Trump sia andato contro la propria tradizione di dare due settimane di tempo. Oppure ha finalmente percepito la situazione creatasi come realmente importante anche dal punto di vista pratico? È molto strano dirlo (conoscendo il personaggio), ma pare di sì.
L’articolo segnalato questo sabato è una inchiesta ben fatta e interessante su come la Corea del Nord ha fornito allo Stato russo tra otto e undici milioni di proiettili e missili nel periodo tra il 2023 e il 2025. Potete immaginare da soli la destinazione dei «beni» forniti, come potete immaginare pure che si sta lavorano sulla ripresa delle forniture.
Nel frattempo, qualcuno sta sicuramente pensando che se la Corea del Nord non avesse creato (creato?) la bomba più importante, ora sarebbe stato un buon momento per…
Vladimir Zelensky ha annunciato che i rappresentanti dell’Ucraina e degli Stati Uniti terranno dei colloqui per porre fine alla guerra russo-ucraina il 21 marzo. Dall’inizio del 2026, Ucraina, Russia e USA hanno tenuto diversi cicli di negoziati trilaterali. L’ultimo incontro si è svolto a Ginevra il 17–18 febbraio. Successivamente, le parti avevano in programma di tenere i negoziati ad Abu Dhabi all’inizio di marzo, ma l’incontro è stato rinviato più volte a causa della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
Ecco, inizialmente temevo (non solo io, ovviamente) che la guerra in Iran facesse dimenticare a molti (Trump prima di tutti) il problema della guerra in Ucraina. Ora, invece, ho (e non solo io, in realtà) la speranza che la guerra in Iran diventi una specie di merce di scambio: gli Stati-membri europei della NATO che si sono rifiutati di sostenere la nuova impresa di Trump (facendolo arrabbiare visibilmente) ora possono promuovere una specie di ricatto. «Ti aiutiamo nella impresa importante per te, se tu ci aiuti nella impresa che è importante per noi». Io, se fossi un diplomatico europeo, avrei tentato questa strada. E, soprattutto, avrei avuto dei motivi per pensare che il tentativo possa andare bene.
Molte volte ho scritto delle sanzioni prive di senso – o, addirittura, dannose – adottate dall’UE contro i cittadini russi che hanno lasciato la Russia dopo l’inizio della guerra di Putin contro l’Ucraina. Oggi, finalmente, ho l’occasione di scrivere un post di senso opposto.
La Commissione europea ha aggiornato le linee guida sull’applicazione delle sanzioni contro la Russia, specificando che le banche europee non devono bloccare i conti e le transazioni dei cittadini russi titolari di visti nazionali di lunga durata di categoria D. Le linee guida specificano che le restrizioni previste dalle sanzioni non si applicano alle persone in possesso di un permesso di soggiorno temporaneo o permanente nell’Unione Europea, nello Spazio economico europeo e in Svizzera, né ai titolari di visti D che si sono registrati presso il proprio luogo di residenza.
Finalmente si stabilisce che non bisogna creare problemi alla gente normale e di costringerla, con gli strumenti economici, a tornare nella Russia putiniana a vivere (spesso rischiando delle conseguenze penali per la propria posizione politica) e a lavorare (finanziando la guerra con le tasse e contribuendo con la propria attività professionale alla apparenza della normalità). Di conseguenza, faccio i miei grandi complimenti alla Commissione per la scelta saggia.
Spero che il prossimo passo sia quello di elaborare qualche strumento legale, funzionante in tempi ragionevoli, per contestare le sanzioni personali inflitte per la collaborazione non dimostrata con il regime putiniano: in tal modo si riuscirà a far passare dalla propria parte anche qualche imprenditore medio o grande.



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