Cannibalismo ucraino

Il video di questa domenica è stato girato (a Kiev) la notte di capodanno, ma io l’ho visto solo in settimana. In pratica, è la reazione della élite locale alle accuse avanzate dalla propaganda di Stato russa nei confronti della Ucraina. Secondo i mass media statali russi, infatti, l’Ucraina sarebbe piena di (e governata dai) fascisti che torturano i filorussi, crocifiggono i loro bambini, pompano di droghe gli adolescenti per farli trasportare del materiale bellico segreto etc. etc…

Insomma, vi faccio vedere il video: non mi sembra uno scherzo tanto indecente, come hanno invece scritto alcuni blogger russi.


Che marchio…

Di fatto, Joachim Roncin, l’autore dello slogan «Je suis Charlie», vorrebbe registrare la frase come un marchio. Questo, secondo egli, permetterebbe di evitare il suo uso improprio e, in particolare, lo sfruttamento commerciale. Pare che solo in Francia oltre 50 persone abbiano già tentato di depositare tale marchio presso l’INPI (Istituto Nazionale della Proprietà Industriale): tutti respinti a causa dell’uso ormai diffuso della frase.

Ma supponiamo che il signor Roncin riesca a registrare la sua «opera». Sapete cosa otterrà? Farà un solo bel regalo ai cinesi. Chi non ci crede, si faccia un breve giro su eBay: tutti quei prodotti con la relativa frase semplicemente cambieranno il Paese d’origine. E magari costeranno meno.

Io consiglio sempre di pensarci dieci volte prima di tentare di difendere legalmente una «invenzione» di tale semplicità. A meno che non si voglia guadagnarci su a tutti i costi.


Un brutto sbaglio polacco

Come alcuni si ricordano, il 27 gennaio 2015 sarà il 70simo anniversario della liberazione di Auschwitz, uno dei più grandi tra i migliaia esistenti e il più conosciuto oggi campo di concentramento nazista. Anche per quest’anno è quindi prevista una importante cerimonia commemorativa. Ieri pomeriggio ho appreso una notizia non tanto bella a riguardo.

In sostanza, il governo polacco, essendo particolarmente critico nei confronti dell’atteggiamento russo in Ucraina, ha cercato di fare tutto il possibile per non inviare un invito ufficiale a Vladimir Putin. Di conseguenza, ha delegato il compito di invitare i vari Capi di Stato e di Governo alla amministrazione del museo di Auschwitz. Il presidente russo, da parte sua, essendo da sempre particolarmente sensibile al riconoscimento internazionale della sua figura politica (per lui è molto più importante dei successi interni), si offeso. Quindi ha fatto sapere, tramite il suo portavoce, la propria intenzione di non andare ad Auschwitz il 27 gennaio. Il piano del governo polacco è quindi realizzato perfettamente. La Russia sarà rappresentata solo dall’ambasciatore Serghej Andreev.

Ecco, in questo specifico caso io mi posso definire deluso. Ritengo che la posizione polacca sia sbagliata per due motivi. In primo luogo, una buona parte dei detenuti di Auschwitz proveniva dall’ex URSS e pure la sua liberazione è l’opera dell’esercito sovietico. In secondo luogo, sarebbe stato intelligente dal punto di vista «pedagogico» invitare Putin a un avvenimento che in un certo modo ricorda l’affermazione di quell’ordine mondiale (nato con la fine della Seconda guerra mondiale) che proprio Putin sta cercando di distruggere con l’intervento in Ucraina.

Insomma, la scelta del governo polacco è sbagliata dal punto di vista morale e pure quello politico.

P.S.: invece con lo sbarco in Normandia la Russia c’entra ben poco (al massimo ricordiamo le ripetute richieste di Stalin di aprire «il secondo fronte»), eppure Putin era stato invitato.


Ils sont Chalie

Della manifestazione parigina di ieri mi sono particolarmente piaciute due cose, ora vorrei condividerle con voi.

In primo luogo, dopo una lunga pausa piena di manifestazioni stupidissime le FEMEN hanno finalmente fatto una esibizione bella: con i kalashnikov-matite ed i cartelli «Charlie Akbar»:

Foto di Rustem Adagamov

In secondo luogo, la presenza contemporanea allo stesso corteo di Netanyahu e di Mahmoud Abbas. E’ una buona occasione per sperare che non solo il popolo francese possa mostrarsi più unito in seguito ad un avvenimento tragico.

Non so se Bernard Kouchner abbia avuto il coraggio di presentarsi: Continuare la lettura di questo post »


Un genio

Finalmente! Finalmente hanno girato un video con una giovane bionda che canta e nessuno si deve sforzare a non fissare sempre lei.


L’evoluzione di Hebdo

Ieri ho già scritto dell’attacco alla redazione di «Charlie Hebdo». E poi sono andato a informarmi un po’ sulla storia di quella rivista.

La rivista era stata fondata nel 1960 con il nome «Hara Kiri» e fino al 1969 era un mensile. Secondo lo slogan presente sul logo, era una rivista «stupida e cattiva». Effettivamente, all’epoca era leggermente stupida, tanto da essere simpatica…

… e tanto cattiva da meritare Continuare la lettura di questo post »


Charlie Hebdo

I terroristi che hanno sparato e ucciso, ieri mattina a Parigi, mi hanno fatto ripensare a un mio vecchio dubbio: approvato che si può e si deve discutere su ogni argomento immaginabile, si può dire lo stesso anche del scherzare? Intendo gli scherzi pacifici e non offensivi.


disegno di @joepbertrams

Da ieri sera sono probabilmente un po’ più vicino alla risposta affermativa. Infatti, mentre spesso è normale cercare di non offendere con la propria battuta, non è normale moderare la propria vita (o, in altre parole, limitare la propria vita attiva) per la sola paura della possibile reazione sproporzionata di qualche pazzo. Nel mondo contemporaneo tutti scherzano su tutto. Naturalmente, dal punto di vista quantitativo gli scherzi non riusciti prevalgono su quelli divertenti. E di gente incapace di reagire in modo adeguato non manca. Ma solo i musulmani sono arrivati all’uccidere: è un fatto che non possiamo negare.

Nel mondo contemporaneo i musulmani sono tanti, probabilmente in maggioranza, la loro presenza in Occidente sta aumentando. Ricordiamoci che, rispetto ad un occidentale medio, nella stragrande maggiorana dei casi sono delle persone meno istruite ma più passionali e più sensibili alle questioni religiose (sono tutte caratteristiche connesse tra loro). Di qui lo scontro del XXI secolo: mentre gli occidentali di oggi non capiscono più che l’intolleranza a volte serve (verso i barbari), i musulmani non capiscono ancora che a volte non serve (verso gli scemi).

Purtroppo non conosco ancora il modo di innalzare velocemente il livello di istruzione di massa. Eppure, senza riuscire in questa impresa non si potrà trasmettere ai musulmani tutti i preggi della libertà di espressione. E in assenza della libertà di espressione (la quale comprende la libertà di scherzare su tutto) è impossibile la scelta consapevole della religione. In più, il livello di istruzione di massa crescente nel tempo riduce la possibilità del nascere delle battute cretine.

Per essere obiettivi bisogna a questo punto ammettere che i disegni pubblicati da «Charlie Hebdo» sono sempre stati nel migliore dei casi mediocri. Solitamente, invece, erano addirittura di pessimo gusto. Ma non consideravano alcun personaggio una autorità inattaccabile: a modo loro scherzavano su Gérard Depardieu, Le Pen, Papa e altri.

Se siete minorenni, particolarmente sensibili o religiosi non guardate la continuazione di questo post.
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Il discorso di Putin (e di Poroshenko)

Quale poteva essere il primo video da postare nell’anno nuovo? Ovvio: il discorso di capodanno del presidente russo Vladimir Putin (sottotitoli in italiano).

Avrei voluto farvi ascoltare pure il discorso del presidente ucraino Petro Poroshenko, ma non ho trovato alcun video con i sottotitoli in italiano o in inglese. Chi lo trova mi faccia sapere. Io, intanto, vi dico che nel proprio discorso Poroshenko aveva parlato dell’attentato alla indipendenza e alla integrità dell’Ucraina operato da parte del «terribile nemico» e delle tante prove da superare nell’anno nuovo.

Prevedo che anche per tutti coloro che seguono la politica internazionale, il 2015 sarà un anno molto divertente.

Infine, per il solo dovere di cronaca, allego il discorso di Poroshenko in lingua ucraina.
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Buon 2015

Con qualche ora di anticipo, prima di diventare temporaneamente inaccessibile, vi auguro un buon anno nuovo.

Per l’anno nuovo vorrei augurarvi un sacco di cose. Per esempio, trovare il coraggio di lasciar perdere le persone che evidentemente non vi vogliono.

Vi auguro di vedere, finalmente, la differenza tra un lavoro e un posto di lavoro.

… di lavorare e di essere pagati sempre, non solo da alcuni.

… di (ri)trovare la capacità di inventarsi un passatempo sensato.

… di non avere tempo per scrivere dei vostri successi su Facebook.

… di riuscire a sentire quello che sente il prossimo.

E tante altre cose… Una parte di queste cose può essere augurata anche a me.

Buon 2015. Andrà tutto bene.


Grazie al mailing list

Un bel «+1» nella mia collezione di assonanze: