L’archivio del 13 Luglio 2026

La morte di Lindsey Graham

Uno dei più stretti alleati del presidente Donald Trump al Congresso (e uno di quelli che in passato erano stati suoi oppositori altrettanto accaniti), il senatore della Carolina del Sud Lindsey Graham, è deceduto all’età di 71 anni: il giorno seguente al suo ritorno da Kiev. L’ufficio del senatore ha comunicato che la morte è sopraggiunta in seguito a «una malattia breve e improvvisa». Il comunicato non forniva ulteriori dettagli.
Graham era il sostenitore di un inasprimento della politica nei confronti della Russia e dell’Iran. Domenica avrebbe dovuto annunciare nuove sanzioni contro la Federazione Russa.
Laura Loomer, alleata di Trump, ha affermato che Graham potrebbe essere stato avvelenato dalla Russia e ha chiesto che venga condotta un’analisi tossicologica. Ha ricordato che recentemente il «filosofo» russo Alexander Dugin, vicino al Cremlino, aveva incitato all’omicidio di Graham (i giornalisti non sono ancora riusciti a trovare il tweet originale a cui faceva riferimento Lumer).
Commentando la morte di Graham, Dugin ha scritto sul suo canale Telegram che «rallegrarsi della morte di una persona è meschino e inaccettabile», per poi insultare Graham, come aveva già fatto più volte: «Ma ecco la domanda: un russofobo-gay-sionista-terrorista-estremista è ancora un essere umano?» (ortografia dell’autore mantenuta).
Nonostante tutta la mia antipatia verso l’attuale regime russo, sospetto che le accuse citate sopra possano fare più o meno la stessa fine della «influenza russa sulle elezioni americane»: le capacità degli agenti russi mi sembra in questo caso abbastanza sopravalutata. A volte (ma solo a volte) riescono ad avvelenare o eliminare fisicamente qualche oppositore russo particolarmente antipatico ai loro capi, ma non so se siano in grado di avvicinarsi così pericolosamente a un senatore statunitense.
Ma, ovviamente, in questo specifico caso posso anche sbagliarmi.