Pare che la gente sappia qualcosa di molto interessante su di me, lo dice uno dei miei servizi di statistiche web preferiti. Ecco come cercano e trovano il mio sito su Google:
Come potete osservare, mi trovano già sulla prima pagina dei risultati.
Pare che la gente sappia qualcosa di molto interessante su di me, lo dice uno dei miei servizi di statistiche web preferiti. Ecco come cercano e trovano il mio sito su Google:
Come potete osservare, mi trovano già sulla prima pagina dei risultati.
Il 1 agosto, essendo un po’ stanco di vedere le città di montagna, ero andato a Mede (in provincia di Pavia). Oggi è arrivato il momento di pubblicizzare il relativo fotoracconto.
Devo constatare che il livello di istruzione medio sta crescendo anche in Italia. E vi racconto subito perché lo penso.
Per tanti anni, praticamente dal giorno del mio primo arrivo in Italia, ho vissuto nella convinzione che immobiliaristi italiani non conoscano la propria lingua. La mia convinzione era fondata su numerosissime prove materiali trovate nei luoghi pubblici di tutte le città italiane che mi è capitato di vedere.
Per farvi capire di cosa sto parlando, vi mostro appena due dei numerosissimi esempi milanesi. Entrambi sono esposti in pieno centro, sotto gli occhi di una quantità immisurabile di persone. Il primo esempio è stato esporto in via Dante.
Non mi ricordo più con precisione l’indirizzo del secondo esempio.
Non sto scrivendo il presente testo per farmi delle domande retoriche sulla ignoranza dei produttori o sul coraggio dei proprietari di questi cartelli. Lo sto scrivendo per condividere con voi la mia testimonianza di un miracolo visto alla fine di agosto in un sottopassaggio in zona San Babila. E’ incredibile, ero rimasto immobile per qualche minuto ad osservarlo:
C’è ancora speranza per un mondo migliore!
P.S.: secondo voi, i proprietari dei cartelli lavorano come scrivono o scrivono come lavorano?
P.S.: perché questo articolo è stato scritto da un russo?
Suppongo che negli ultimi giorni tutti abbiano visto le immagini dei profughi che camminano lungo i binari o il bordo di una autostrada per raggiungere l’Ungheria.
Suppongo anche che tutti sappiano che l’Ungheria è considerata, dai profughi in questione, solo una tappa intermedia.
A questo punto non capisco perché si insiste a ripetere che quelle persone «stanno fuggendo da una guerra (dalle guerre) e dalle persecuzioni». Mi dispiace per la situazione che si è creata nei loro Paesi d’origine, ma non posso non ricordare che, per esempio, in Serbia non c’è alcuna guerra da ben 16 anni. E’ altrettanto logico ricordare che la guerra manca pure in alcuni altri Paesi musulmani, dove i profughi si troverebbero, in teoria, in un ambiente più «di casa».
Nemmeno in Grecia, Ungheria e Italia, a quanto mi risulta, ci sono delle guerre in corso. I profughi, però, vogliono andare avanti, verso gli Stati europei più ricchi: Germania, Francia e Inghilterra. Qualcuno si è già dimenticato che le destinazioni preferite sono sempre state quelle? Nessuno però si è reso conto che è cambiata la scusa: la guerra ha sostituito la «ricerca di una vita migliore» perché funziona meglio, colpisce di più l’opinione pubblica per la propria gravità umanitaria.
Più che scappare da una vita pesante, corrono verso una vita bella, piena di sussidi da prendere nei ricchi Stati dell’UE (provenienti dalle tasse degli europei). Spero che gli elettori-contribuenti europei se ne accorgano prima della salita al potere dei vari Governi di estrema destra, intenzionati di deportare tutti gli stranieri, compresi quelli si integrano, lavorano, studiano o semplicemente hanno bisogno di una vera protezione umanitaria.
Se a un buon musulmano non piace l’ISIS, potrebbe almeno provare a combatterlo a casa anziché caricare l’Europa dei propri problemi. Lo stesso vale per tutti coloro che «non hanno futuro» in Patria: fare qualcosa per crearlo? La vita consiste nella soluzione dei problemi ai quali ci troviamo di fronte, non nel tentativo di fuggire verso una esistenza tranquilla.
E’ stato inventato un nuovo modo di utilizzare i droni:
Ma i pescatori russi se ne fregano delle nuove tecnologie:
Ritengo che l’EXPO2015 di Milano dedicato al cibo sia l’occasione più che buona per parlare di un gravissimo problema italiano. Si tratta di un problema che crea dei grandi disaggi alle persone che visitano l’Italia per dei motivi lavorativi e turistici, influendo quindi negativamente sull’immagine dell’Italia stessa. Eppure, non c’è alcun motivo razionale di mantenere in vita il problema in questione.
Porco Gargantua! Perché i ristoranti italiani sono aperti solo nelle ore di pranzo e di cena tradizionalmente italiani?! Perché nelle altre ore sono chiuse le cucine e, spesso, addirittura le sale? Vi informo che si tratta di una cosa che, derisa da tutto il mondo, si manifesta solo in Italia.
Eppure ogni anno l’Italia è visitata da milioni di persone abituate a mangiare nelle ore inconsuete per un italiano. Per esempio, gli inglesi pranzano tardi e gli spagnoli non si mettono a cena prima delle 21. E poi, un turista che sta in piedi dalla mattina alla sera non può affamarsi prima del previsto? Un lavoratore venuto da una città lontana migliaia di chilometri non può fermarsi un po’ di più al lavoro?
Sembra che i ristoratori italiani abbiano paura di avere i propri locali pieni tutto il giorno e, di conseguenza, guadagnare troppo. Però sono i primi a lamentarsi della «crisi» che danneggia le loro attività.
Capisco la loro volontà di risparmiare sugli stipendi dei cuochi e dei camerieri facendoli lavorare poche ore al giorno. Dovrebbero capire, però, che quegli stipendi potrebbero diventare dei vantaggiosi investimenti.
N.B.: naturalmente, non sto parlando di quei pochi locali creati apposta per i ricchi turisti dove è possibile ordinare una pizza anche di mattina.
Per la maggior parte dei miei lettori le vacanze (o il periodo di lavoro poco intenso) stanno per finire. Chi vuole iniziare la nuova stagione lavorativa senza gli inutili stress deve preparare bene i propri strumenti di lavoro per farli funzionare come si deve. Uno dei miei principali strumenti di lavoro è il computer, quindi oggi vi racconto cosa faccio io per migliorare le sue prestazioni. Si tratta di sette facili operazioni che ogni persona può fare da sé, quindi completamente gratis. Per alcune delle operazioni elencate serve la connessione a internet.
Parentesi aperta. Chi usa una OS di Apple vada pure a dire una preghiera a Steve Jobs. Chi usa Linux non ha bisogno dei miei consigli. Parentesi chiusa.
Per facilitare la comprensione del mio testo, lo divido in passaggi numerati e illustrati. Seguiteli proprio nell’ordine da me assegnato.
1. Passaggio primo. Pulite le ventole di raffreddamento del processore (e altre se presenti) e gli interni del computer dalla polvere. E’ una cosa relativamente semplice da fare sui desktop e sui vecchi modelli di portatili. Per i computer portatili più moderni chiedete a me o cercate delle video-istruzioni su YouTube. Io, intanto, vi avviso che gli strumenti necessari sono un cacciavite sottile, un aspirapolvere e 5/6 cotton fioc.
Ebbene, penso che sia arrivata l’ora di pubblicizzare il mio reportage su Tirano (in provincia di Sondrio).
Se vi interessa, sfruttate le ultime settimane di bel tempo per andare a farci un giro oppure programmate il viaggio per i tempi migliori.