Fa ridere solo a me questa foto?
Comunque, bisogna tenere conto della mia relativa pazzia.
Secondo me è abbastanza anomalo aspettare delle manifestazioni di una particolare intelligenza dalle signore/signorine che per propria volontà partecipano ai concorsi «Miss Stato XYZ». Se esse ritengono di poter essere valutate per le sole capacità di portare un costume da bagno e le scarpe con i tacchi, è evidente che ammettono di non avere altre qualità più tipiche a homo sapiens. E, sicuramente, non si rendono conto di scendere ai livelli delle vacche esposte alla Fiera agricola di Maremma (località scelta a caso).
Un ragionamento simile vale per la presunta intelligenza degli attori, ma l’argomento di oggi sono le «miss».
Quello che voglio dire è abbastanza semplice. Se incontriamo una persona che di tutta la Storia si ricorda solo un numero, il nome di una guerra e un nome proprio – non dobbiamo prenderla in giro. Non dobbiamo farlo per le stesse ragioni per le quali non vanno presi in giro i simpatici ragazzi con gli occhi stretti e le facce piatte: sono nati così.
Mi ero iscritto su Facebook nell’autunno del 2008 e all’epoca esso mi sembrava una agenda multi-funzionale da utilizzare per la raccolta dei miei contatti occidentali (soprattutto quelli italiani). Negli sette anni seguenti è cambiato ben poco nel mio rapporto con il suddetto sito, il principale cambiamento visibile sta nella pubblicizzazione massiccia del mio blog e del mio sito in generale. Tuttora continuo a considerare il proprio profilo come uno spazio privato, aperto al 100% solo per i pochi eletti. E, a quanto ne so io, non sono l’unico a comportarmi in questo modo. Anzi, conosco tantissime persone molto più riservate di me.
Mi mancano comunque le parole per descrivere quanto mi diano fastidio le persone sconosciute che mi mandano le richieste di amicizia senza nemmeno presentarsi. Ma pure coloro che mi «aggiungono» senza avermi mai parlato o solo salutato nella vita reale, piena di incontri più o meno regolari. Non posso mica scrivere a tutti i richiedenti qualcosa del tipo «scusa, potresti dirmi come fai a conoscermi dato che il tuo nome e la tua foto non mi dicono un cazzo?» Di conseguenza, declino tutte le richieste provenienti dagli sconosciuti. Gli amici e i conoscenti veri me li ricordo quasi tutti e so che sono educati.
Insomma, pur non essendo un personaggio pubblico famoso, ho aggiunto il buttone «Segui» al mio profilo su Facebook. Ora gli sconosciuti non hanno più scuse: se vogliono leggere regolarmente quello che scrivo, sanno dove cliccare.
Vi faccio notare, infine, che è totalmente inutile aggiungermi tra gli amici su Facebook solo per andarmi un messaggio privato. Per le comunicazioni private esiste l’email, il mio indirizzo è pubblico da anni.
P.S.: ricordatevi che i messaggi privati di Facebook inviati agli non-amici spesso finiscono in una cartella semi-nascosta, quindi rischiano di rimanere non letti per mesi o addirittura anni.
Sono quasi certo che avete già visto il video in cui un meteorologo riesce a pronunciare il nome della città Llanfairpwllgwyngyllgogerychwyrndrobwllllantysiliogogogoch
Non so se (e se sì, per quanto tempo) si è allenato, ma in ogni caso è un grande professionista! Quindi posto il video per non perderlo nel mare dell’internet.
Ieri, il 17 settembre 2015, il famoso designer russo Artemy Lebedev ha compiuto, dopo tanti anni di duro lavoro, una storica impresa. E’ diventato il primo cittadino dell’ex URSS ad aver visitato tutti gli Stati e Territori del mondo. Nella sua lista ci sono ora 193 Stati facenti parte dell’ONU più 69 dei 73 territori non riconosciuti come indipendenti.

Foto di Artemy Lebedev
Purtroppo non è stato il primo in ordine cronologico.
Al giorno d’oggi sul mio sito sono disponibili 56 reportage fotografici, nei quali ho descritto 45 città e paesi italiani. Tutte queste località sono facilmente raggiungibili con i mezzi pubblici: di solito a un viaggiatore proveniente da Milano (come nel mio caso) è sufficiente il treno per raggiungerli e solo in 4 casi è necessario trasbordare su un autobus di linea nella città dalla stazione ferroviaria più vicina alla destinazione. Ma, in ogni caso, si tratta sempre dei viaggi semplici da compiere.
Uno dei motivi che mi hanno spinto a raccontare agli italiani dei miei viaggi nelle città italiane è la voglia di indurli a capire che per viaggiare non servono ne troppi soldi ne troppo tempo. Basta avere l’interesse verso la scoperta dei luoghi nuovi. Viaggiare non è impegnativo perché chiunque è in grado di dedicare una [mezza]giornata allo studio di una città vicina alla propria. E non è nemmeno costoso perché basterebbe alzare il culo dal divano, uscire di casa e prendere il treno, la macchina o la bicicletta.
Quindi oggi vi fornisco un suggerimento prezioso su come pianificare i propri viaggi con i mezzi pubblici. I due semplicissimi passaggi sono questi:
1)Controllare il sito delle ferrovie – i suggerimenti della form «Biglietti» vi diranno se località di vostro interesse è servita dai treni, mentre i risultati della ricerca forniranno gli orari (il biglietto può essere acquistato anche alle casse tradizionali);
2)Se non è possibile arrivarci con il treno, consultate il sito percorsokm.it – esso, in base alle località di partenza e di destinazione, calcola la combinazione dei mezzi pubblici ottimale (funziona un po’ come il sito della milanese ATM). Ora spiego il suo funzionamento sull’esempio del viaggio da Milano a Lovere.
Prima di tutto, inserite i nomi delle due località e selezionate la modalità di viaggio:
Una volta cliccato sul pulsante «calcola percorso», consultate la tabella grigia che comparirà sotto la mappa:
Ecco, è tutto qui. Ora non avete più scuse: sapete come raggiungere qualsiasi località abitata d’Italia.
Come alcuni di voi sapranno, ora anche in Italia i proprietari dei siti web devono chiedere ai propri visitatori il consenso al trattamento dei cookies (vedi il sito del Garante per la Privacy).
Non condivido l’idea dei legislatori comunitari che hanno inventato tale regola, ma le leggi vanno rispettate. Anche quelle che sembrano di essere scritte dalle persone tecnicamente analfabete. Quindi facciamo finta pure noi che i cookie siano qualcosa che incide sui nostri diritti e non uno di quegli semplici strumenti tecnici, senza i quali l’internet moderno non sarebbe possibile.
Se anche voi, come me, avete un sito proprio e non vi siete ancora adeguati alla normativa, fatelo al più presto. La soluzione efficiente e completamente gratuita è disponibile, per esempio, su questa pagina. Anch’io avrei potuto scrivere qualcosa del genere, ma ritengo inutile sprecare tempo per fare delle cose già realizzate bene da altri.
Il mio sito è già in regola, per non vedere il fastidioso banner per almeno un mese cliccate pure sul buttone «OK».
Ci sto pensando da anni: perché non è ancora morta la tradizione di chiudere le bottiglie di vino con dei tappi di sughero? Che pregi hanno questi tappi tradizionali? Costano di più, si rompono facilmente, rovinano il contenuto dell’intera bottiglia se perdono briciole (e capita spesso).
I tappi di silicone non si rompono e costano meno. Emettono qualche sostanza dannosa per il vino? Alcuni produttori seri, però, li usano.
Capisco che fino a circa cento anni fa l’industria e la ricerca scientifica non erano in grado di offrire ai produttori di vino una valida alternativa al sughero. Ma oggi non è più così.
In un solo caso uso volontariamente i tappi fatti di un materiale naturale: quando devo chiudere una bottiglia non finita. Di solito capita perché il contenuto si rivela non di mio gradimento. Ma, in ogni caso, uso questi comodi tappi delle bottiglie del marsala: non dovendo essere trattati con un cavatappi, non rischiano di rompersi o perdere briciole.
Secondo me le scuoleguida, per essere più efficienti, dovrebbero mostrare agli studenti dei video sugli incidenti stupidi. Giusto per far capire alle gente che alla guida va utilizzata anche la testa.
Nella puntata odierna dei video domenicali vediamo un bel esempio: