L’archivio della rubrica «Italia»

Le strane professioni

Nella maggior parte delle città italiane che mi è capitato di visitare c’è una simpatica tradizione: quella di specificare chi erano nella vita reale quei personaggi i cui nomi oggi portano le vie e le piazze. Quindi sulle targhe toponomastiche, oltre al nome del personaggio, viene spesso indicata la sua professione o l’attività per la quale si era reso famoso. Ecco due esempi milanesi presi a caso.
1. La parola generica «musicista» potrebbe anche andare bene: i curiosi troveranno modo di informarsi:

2. Archimede è stato più fortunato: ai suoi tempi gli scienziati non erano specializzati nemmeno fino al punto di dividersi in matematici e fisici, quindi la definizione è corretta.
Continuare la lettura di questo post »


Milano, 24 dicembre 2014

L’ultima caccia fotografica a Milano nel 2014.


Continuare la lettura di questo post »


Pensavo peggio

Secondo Forbes questi sono i migliori dieci:

Questa è l’Italia:

Non vorrei offendere, ma mi aspettavo di trovarla un po’ più in basso. E allora scrivo così: in Italia è bello condurre gli affari, ma è inutile. Si pagano tante tasse per pagare tante ore di lavoro dei giudici.
Chi ha capito, ha capito.

P.S.: la Russia si trova in 91-sima posizione per una pluralità di motivi, in parte già noti ai miei lettori.


Mi ricordo la discussione di qualche anno fa con una professoressa anziana e autorevole: ella sosteneva che l’ipotetica introduzione della giuria sarebbe una offesa all’ordine giudiziario italiano in generale e alla figure del giudice in particolare. Insomma, sarebbe una profanazione delle sacre tradizioni italiane.

Io ero, e lo sono tutt’ora, contrario a questo pregiudizio. Ora provo a spiegarlo in termini comprensibili anche a un lettore comune.

In sintesi, nel corso di un processo giudiziario dovrebbero avvenire due cose: 1) devono essere accertati i fatti realmente avvenuti; 2) i fatti accertati devono essere qualificati dal punto di vista giuridico. Mentre il secondo punto spetta indiscutibilmente al giudice, si potrebbe ragionare sul primo. Perché il giudice dovrebbe essere lasciato solo nella valutazione delle posizioni della difesa e della accusa? Come diceva un noto filosofo del diritto, «se è impossibile essere imparziale, tanto vale non tentare nemmeno di esserlo» (cito a memoria).

La mia (e non solo mia) tesi è: la giuria non sminuisce in alcun modo il ruolo del giudice, ma gli semplifica il lavoro e garantisce il risultato migliore. Convincere un gruppo di 12 persone diverse e non interessate è più difficile sia per la difesa che per l’accusa. Di conseguenza, l’accertamento dei fatti realmente accaduti viene svolto in maniera più efficiente e attendibile (perché gli giurati, essendo delle persone comuni, vengono più facilmente riconosciuti come uguali dal popolo). Diminuiscono insomma le probabilità degli errori giudiziari.

E’ naturale, però, che la giuria funzionerebbe solo nel sistema accusatorio, mentre in Italia non è ancora stato del tutto abbandonato quello inquisitorio. La vicenda relativa alla morte di Stefano Cucchi potrebbe essere sfruttata, dalle persone serie, per tornare a discutere sulla opportunità di riformare il sistema giudiziario italiano.