Le auto dell’OSCE bruciate

Come avrete già letto o sentito, ieri a Donetsk sono state bruciate quattro auto blindate della missione OSCE. Si dice che sarebbe un atto intimidatorio finalizzato a spingere l’organizzazione a ritirare i propri osservatori dall’area della guerra russa-ucraina.

Io non so, per ora, chi e perché lo ha fatto. So solo che nel caso specifico di questa guerra l’OSCE si è dimostrata assolutamente impotente (per dirla in modo gentile). Da quando sono iniziati i combattimenti, infatti, gli osservatori europei non si erano mai accorti degli spostamenti dei mezzi pesanti appartenenti all’esercito russo e hanno ingenuamente creduto alle frasi del tipo «non combattiamo per la Russia» pronunciate dai «separatisti».

Quindi se la missione OSCE dovesse ritirarsi dall’area del conflitto, nessuno ci perderebbe. Anzi, sul campo ci sarebbe una vittima della propaganda russa in meno. E ricordiamoci che ogni vittima (o complice) della propaganda è, spesso senza volerlo, una parte attiva del conflitto.


Ukulele

Non sapevo che l’ukulele fosse uno strumento a percussione…


Putin cerca USA

Tanti di voi hanno già letto o sentito che la visita del ministro degli esteri russo Sergey Lavrov in Qatar era dedicata, tra l’altro, alla lotta all’ISIS. Un po’ meno persone si erano accorte della visita-«sorpresa» fatta a luglio dal presidente ceceno Ramzan Kadyrov in Arbya Saudita e dedicata allo stesso argomento.

I due viaggi istituzionali hanno una spiegazione abbastanza evidente: Vladimir Putin non ha ancora abbandonato il suo sogno segreto di conquistare l’amore dei leader occidentali. Non comprendendo la reale motivazione delle sanzioni adottate nei confronti della Russia oltre un anno fa, cerca quindi ancora di dimostrarsi utile in qualche modo. E visto che gli USA rifiutano l’aiuto russo nella lotta contro l’ISIS, cerca di arrivare alla collaborazione attraverso la conquista diplomatica di alcuni loro alleati mediorientali.

Non mi sono sbagliato utilizzando la parola «amore»: in base alle attente osservazioni che abbiamo fatto in tempo a fare, Putin vorrebbe qualcosa in più rispetto a un semplice rispetto tra colleghi-politici. Vorrebbe infatti essere accettato così come è, accolto con gioia e ascoltato con la massima attenzione. Ed è ancora convinto che questo tipo di rapporto sia possibile.


Bella idea

A volte capita che le notizie mi arrivano in un ordine cronologico inverso: prima il risultato, poi la causa. Non so perché accade ciò, ma faccio subito un esempio reale.

Negli ultimi giorni diversi miei amici italiani su Facebook avevano condiviso un video di ringraziamento di Dave Grohl. E io non riuscivo a comprendere il perché. «Di che cazzo sta parlando?», pensavo io. Ma stanotte, per puro caso e su un sito russo, ho visto questo video dei «1000 musicisti»:

Bella idea, bel risultato. E se in realtà si trattasse solo di un evento pubblicitario, complimenti comunque.


Google vi salvi

Grazie all’EXPO 2015 gli abitanti e i visitatori di Milano si sono aggiornati sulle bandiere di tutti gli Stati del mondo, compresi quelli più piccoli. Infatti, da oltre un anno lungo il corso Vittorio Emanuele e via Dante sono installate questi pennoni (incorporati nelle panchine-aiuole):

Io, però, solo ieri mattina ho focalizzato (per puro caso) la mia attenzione sulla bandiera di Barbados:

Qual è la cosa che mi è venuta subito in mente? Forse avete già capito:
Continuare la lettura di questo post »


Balcone d’ingresso

Sabato 18 luglio ero stato di passaggio a Tirano: il relativo reportage fotografico è quasi pronto, ma forse mi conviene pubblicarlo non prima della fine agosto. Infatti, ci troviamo ora in un periodo di viaggi vissuti in prima persona, molto più interessanti di quelli visti sullo schermo di un computer.

Oggi, dunque, mi limito a pubblicare solo una foto. Una foto che testimonia quanto siano incomprensibili alcuni geni di architettura.

Che roba è? E’ una porta d’ingresso preceduta da un gradino un po’ troppo alto? Oppure il proprietario della casa, avendo paura dei ladri, si porta dietro la relativa scala? Oppure è in realtà solo un balcone «senza frontiere»?

Illuminatemi sulle reali motivazioni di questa scelta architettonica!


Foto di gruppo

Nel seguire le scoperte di Plutone e di Kepler 452b abbiamo perso un’altra curiosità spaziale, anche se di importanza infinitamente minore. Per la prima volta dal 1972 la NASA ha fotografato il nostro pianeta con un solo scatto. L’apparecchio DSCOVR (Deep Space Climate Observatory) ci ha visti così:

Quella del 1972 non era ovviamente l’unica immagine della Terra. C’è da sapere però che tutte quelle più recenti erano state eseguite dai satelliti di bassa quota, quindi in realtà raccolte come dei puzzle da più immagini parziali.


Sovrapposizioni

Direi che la questione degli effetti visuali è chiusa: nessuno potrà mai fare di meglio.


Armarium

Sto scoprendo in questo periodo il bellissimo libro di Henry Petrosky «The Book on the Bookshelf». Si tratta di uno studio sulla evoluzione del libro (inteso come oggetto) e della libreria: sembra interessante ma voglio finirlo prima di essere sicuro di poterlo consigliare a voi.

Perché ne scrivo già ora? Perché nel libro in questione ho trovato una preziosa informazione da aggiungere al mio racconto sul monastero di Certosa di Pavia pubblicato nel 2012.

Sulla foto che segue vedete una parte degli interni di una cella. A interessarci sono i ripiani a sinistra del camino:

Ebbene, questa rientranza è la versione monasteriale dell’armarium, cioè una libreria chiudibile a chiave, molto diffusa all’epoca dei Codici. In origine serviva per conservare in sicurezza, anche dai monaci-«colleghi», i preziosi manoscritti presi in prestito dalla biblioteca comune. L’armarium personale era dunque sempre dotato di uno sportello (si vedono ancora i resti delle cerniere) e le pareti rivestite in legno (per proteggere i manoscritti dalla umidità).

Nelle celle dei monaci, in tutti i monasteri europei, gli armarium erano sempre (o quasi) attrezzati nelle apposite rientranze delle pareti e fatti già al momento della costruzione della cella. Non sono da confondere con gli armarium delle biblioteche (dei veri e propri armadi chiudibili a chiave), con le antiche casse per i libri o addirittura con i mobili dell’età romana.

E con questo posso concludere la lezione di storia di oggi.


Un altro obama

Gli artisti russi sensibili alla propaganda televisiva continuano a manifestare un particolare interesse verso la figura di Barack Obama. Finora ho scritto solamente di una opera, ma in realtà possiamo ricordare tanti esempi del passato più o meno recente.

Se vogliamo, invece, parlare delle opere più moderne, vediamo pure quella comparsa ieri mattina a Perm, vicino alla sede della Università cittadina.

Il cartello sul «collo» della bambola recita: «1 Obama morto = 7050 ucraini vivi». Chi avrà la sfortuna di chiedere all’autore della scritta di cosa centri il presidente statunitense con la guerra russa-ucraina, dovrà sicuramente affrontare un torrente di discorsi insensati.