71 anni della Vittoria

Oggi in Russia (e in tante altre ex Repubbliche dell’URSS) si festeggia la Giornata della Vittoria. Sapevo di doverne dedicare un post. E per quest’anno ho pensato di fare una cosa meno formale del solito. Sicuramente avrò tante altre occasioni per scrivere qualcosa storicamente rilevante sui fatti della Seconda guerra mondiale.

Ad Aleksander Suvorov, uno dei più grandi condottieri della storia russa, viene attribuita la frase «una guerra non è finita finché non sepolto l’ultimo soldato». Io sono nato 38 anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale, ma per me non finita finché non trovo un suo eroe. La descrizione di questa mia missione è alla fine del post, mentre prima vorrei presentarvi due persone.

Non si tratta di un testo sulla storia della guerra in senso tradizionale, quindi chi ha paura di deludersi può anche saltarlo.
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La riscoperta del Photoshop 1.0

Ad alcuni esperti del Photoshop hanno mostrato la versione 1.0. Io avrei riso come loro.


Non mollare mai

Uno dei semplici ma utili principi che seguo costantemente nella vita può essere riassunto con le parole «non mollare mai». Mi rendo conto che tale espressione suona in un odo estremamente stupido e patetico, ma mi ha aiutato talmente tanto nella vita, che ora mi rammarico solo per averla compresa troppo tardi.

L’esempio più banale: se la partenza del mio treno è prevista per le 15:20, mentre io alle 15:17 sono ancora in metropolitana – corro comunque fino alla banchina. In nove casi su dieci il treno è in ritardo, quindi faccio in tempo a prenderlo.

Seguendo il principio «non ce la farò mai» non avrei scoperto il principio fortunato.

Volendo, siamo tutti fortunati.


Cortometraggio russo

Ci ho pensato a lungo, ma alla fine mi sono deciso: apro una nuova rubrica settimanale sul mio blog. Essa sarà dedicata al cinema russo e organizzata in modo seguente: ogni venerdì sera (alle 21:00) pubblicherò un cortometraggio russo (o sovietico) e consiglierò un lungometraggio del relativo regista o attore-protagonista.

La realizzazione di questo progetto è fortemente ostacolata dal fattore linguistico. Infatti, è quasi impossibile trovare un cortometraggio russo doppiato in italiano. Inoltre, non tutti i lungometraggi che vorrei consigliarvi si trovano almeno con i sottotitoli. Per ora risolvo il primo problema pubblicando quei cortometraggi in cui i personaggi non parlano, poi si vedrà. Non so nemmeno, per ora, quanto possa essere interessante il cinema russo per i miei lettori italiani…

Basta con l’introduzione, passiamo ai film. L’onore di inaugurare la rubrica cinematografica è concesso al cortometraggio «Carne» (2002) di Vyacheslav Ross (spesso chiamato anche Slava Ross). Perché proprio questo film? Perché è ambientato nell’URSS dell’immediato «dopo la Seconda guerra mondiale», mentre tra pochi giorni – il 9 maggio – in Russia si celebra la Giornata della Vittoria. Non mi va di utilizzare l’espressione «il secondo dopoguerra» perché la Russia è quasi sempre in guerra con qualcuno. Quindi per tante famiglie russe la qualità della vita dipende poco dal cambiare del numero periodico dell’anno in corso.

Dei lungometraggi di Slava Ross consiglio fortemente «Siberia. Monamour» del 2011. Spero che riusciate a trovare la versione in italiano.

PS: da oltre un anno una rubrica analoga è presente anche sul mio blog russo.


Le parolacce finte

Dalla mia pagina di Facebook è misteriosamente sparito il post del sabato 30 aprile (cliccate tranquilli che dal mio sito non sparirà mai). Suppongo che alla base del mistero sia proprio una delle parole che compngono il nome di quel quadro del XVII secolo.

Il fatto dice molto sul livello intellettuale dei moderatori di Facebook. Ma sono convinto che il livello dei miei lettori è più alto, quindi continuo a rivolgermi a loro. Cioè a voi.

Chi di voi è ancora convinto che la parola «negro» sia una parolaccia? Chi di voi ritiene che debba essere vietata dalle norme di un social network o, addirittura, dalle leggi statali? Ebbene, ho una notizia per voi. L’ultimo censimento della popolazione statunitense, quello del 2010, è stato condotto tramite questo questionario: https://www.census.gov/history/pdf/2010questionnaire.pdf.

Come potete vedere, tra le opzioni delle domande N6 e N9 risulta pure la famosa parola «negro»:


Circa 56 mila persone si sono autodefinite come «negro»: https://www.census.gov/prod/cen2010/briefs/c2010br-06.pdf.

Insomma, se qualcuno vi rimprovera per quella parola, mandatelo pure affanculo.


Eroina in punizione

Uno dei peggiori culti civili diffusi in Russia è quello della vittoria nella Seconda guerra mondiale. Riconosco l’importanza dell’evento stesso della vittoria e di tutte le circostanze degli anni che la precedettero, ma la propaganda statale, a partire dal 1965, ha sempre insistito nel sostituire la relativa memoria storica con sole volgarità. Le celebrazioni del Giorno della Vittoria – 9 maggio – organizzate dallo Stato (o con una partecipazione anche minima dello Stato) si trasformano puntualmente in una forma di propaganda (interna, ma a volte pure sterna) corrispondente alle necessità politiche del momento. Prima o poi ne scriverò un testo serio e dettagliato.

Oggi, invece, volevo scrivere solo di un piccolo dettaglio. Come forse alcuni di voi sanno, tra il 1965 e il 1985 dodici città e una fortezza sovietiche vennero decorate con il titolo di «Città Eroina» per dei meriti particolari nella propria difesa. Queste città sono Leningrado (ora San pietroburgo), Odessa, Sebastopoli, Stalingrado (ora Volgograd), Kiev, Mosca, Kerc, Novorossijsk, Minsk, Tula, Murmansk e Smolensk. (Di Brest è stata decorata solo la fortezza perché la popolazione della città si schierò subito con i «liberatori» nazzisti, mentre la guarniggione della fortezza seppe di dover morire in ogni caso e preferì farlo combattendo). In tutti e tredici casi le battaglie furono realmente dure, lunghe, sanguinose e, in alcuni casi, ripette in più occasioni. Ma quasi tutta la guerra è stata così.

Sotto le mura del Cremlino moscovita, accanto al monumento dedicato al milite ignoto, è costruita una fila di «piedistalli» (non mi viene il termine tecnico) dedicati a tutte le Città Eroine. Ogni anno, con l’avvicinarsi della festa del 9 maggio, le Istituzioni cittadine e federali provvedono a porre dei fiori davanti al nome di ognuna di queste città. Quest’anno, però, i moscoviti si sono resi conto che il nome di Kiev è rimasto senza i tradizionali fiori.


Foto di Anton Belitskij.

La gente ha già apprezzato questa finezza politica e ha pensato di correggere l’incidente con le proprie mani. Voglio vedere se li lasciano fare in un luogo del genere…


Problemi al lavoro

Ecco, oggi ho trovato per voi ben due esempi che confermano: il 1 maggio deve essere un giorno lavorativo. I magistrati, perlomeno, avrebbero potuto lavorare per farci leggere queste due bellissime notizie non oggi ma due giorni fa.

La notizia N1: un francese ha citato in giudizio l’ex datore di lavoro per aver sofferto la noiosità della propria mansione. Boh, non ho mai né letto né sentito di un lavoro tanto interessante da non lasciare spazio ad altre cose nella testa del lavoratore. Io stesso non ho ancora fatto un lavoro che non abbia compreso delle grosse quantità di operazioni monotone. Quindi ho capito una cosa importante: un lavoro insopportabile va semplicemente cambiato. Chi non cambia, ha paura che dall’altra parte lo facciano lavorare di più. Chi cita in giudizio il datore di lavoro per il «lavoro noioso», spera di ottenere le risorse per non lavorare proprio.

La notizia N2: nel frattempo, in Italia la Cassazione decide che «rubare per fame non è reato». Nel sistema giuridico occidentale contemporaneo, purtroppo, un giudice non può essere chiamato a esprimersi su una questione fondamentale: è normale condurre uno stile di vita che non permette di sostenere nemmeno le spese più elementari? E quel stile di vita che porta a perdere tutto? Insomma, è normale non fare proprio un cazzo di sensato nella vita?


Buona Pasqua

Non so di preciso quanti cristiani ortodossi ci siano tra i lettori del mio blog italiano, ma chiedo comunque scusa a quelli che mi stanno leggendo ora. Infatti, ieri mi sono dimenticato di farvi gli auguri di buona Pasqua.

Anche se non so quanto valgano gli auguri di un agnostico.

(So veramente poche cose oggi.)

Ops, ho pubblicato una foto del cibo. Che mi è successo? Qualcosa di demoniaco…


Primo maggio

Un giorno diventerò il Capo di uno Stato, ma non so ancora di quale (non escludo l’opzione di fondarne uno appositamente per me). So di certo, però, che una delle mie prime azioni sarà quella di imporre una importantissima modifica costituzionale. Addirittura, ho già preparato il testo:

La Repubblica X è fondata sul lavoro, quindi ognuno è libero di lavorare 24 ore su 24, 7 giorni su 7, senza ferie, festivi, ponti e mezzegiornate.

Quando la maggioranza dei miei sudditi comprenderà il vero senso della sopracitata legge costituzionale, lo Stato da me diretto diventerà l’economia più forte del mondo. Ma, considerando la quantità di scarafaggi colorati che abitano i cervelli degli occidentali, suppongo che mi tocca a diventare il Presidente della Cina o del Singapore: da quelle parti hanno già capito tutto.

In più, insisto sulla mia vecchia idea che il 1° maggio debba essere sempre una giornata lavorativa, anche quando cade di domenica. E, magari, pure con dei carichi lavorativi più pesanti del solito. Altrimenti che Festa del Lavoro è? Il 1° maggio festivo è un ossimoro, non una festa.

La sera del 1° maggio, poi, usciti stanchi morti dal lavoro, tutti i lavoratori propensi a manifestare in piazza per i propri diritti dovrebbero sostenere ad alta voce la mia proposta di legge esposta poco sopra. Perché il riposo obbligatorio non sarà mai tanto bello quanto quello fatto per scelta propria.

Buon 1° maggio a tutti.


Cinema ugandese

Coloro che non si sono appassionati del cinema coreano, possono ritentare con quello ugandese. Il budget del colossal «Operation Kakongoliro!» è stato di ben 2435 USD: sono sicuro che non vi deluderà. Ecco il trailer: