121 Robin

121 vincitori del Premio Nobel (ovviamente quelli seri: medicina, biologia, fisica, chimica etc) hanno firmato una lettera indirizzata al Greenpeace, ONU e Governi di tutto il mondo, nella quale chiedono di interrompre la lotta contro gli OGM.

La divulgazione scientifica ha fatto dei notevoli progressi negli ultimi decenni. Ma la lettera degli scienziati, purtroppo, è indirizzata proprio a quelle organizzazioni che spesso giocano sulla ignoranza delle persone per difendere gli interessi degli attori già affermati sul mercato. Quegli attori che alimentano delle paure primiteve della gente ignorante in biologia e chimica per non investire nella modrnizzazione del proprio business già redditizio.

La lotta degli scienziati contro i populisti e i loro elettori dovrebbe rivelarsi uno spettacolo piuttosto triste…


Non imitatelo

A giudicare da quello che dicono e scrivono gli italiani, quasi nessuno si è accorto di un fatto piuttosto grave: a buttare nel cesso una delle più importanti riforme italiane degli ultimi anni è stato proprio Matteo Renzi.

Il suo errore colossale sta nell’aver politicizzato il referendum con la frase «se vince il no, io mi dimetto» (aveva addirittura promesso di ritirarsi dalla politica, ma questa ultima promessa è verificare nel tempo). Ma era troppo facile prevedere che dopo queste parole tanti partiti di opposizione diversi dal suo si sarebbero approfittati della occasione per far cadere il Governo. Sì, si tratta di una delle occasioni meno opportune per chi è capace di ragionare sul futuro nel lungo termine. Sì, questo comportamento illustra bene quanto è basso il livello della responsabilità dei politici italiani nei confronti delle generazioni future. Sì, sappiamo anche che una delle funzioni principali di un qualsiasi politico è quella di lottare per il potere.

Ecco, abbiamo avuto l’ennesima conferma che a molti politici italiani interessa il potere in sé. Il potere da conquistare bloccando anche le versioni più timide delle riforme necessarie per il buon funzionamento dello Stato. Quindi i personaggi in questione hanno fatto di tutto per convincere gli italiani che la reale domanda del referendum sia «Vogliamo Renzi al Governo?».

Inoltre, abbiamo avuto l’ennesima conferma che il gregge degli elettori senza cervello è sempre pronto e addirittura felice di sostenere nella lotta per il potere proprio i politici di cui sopra. Ovviamente non rendendosi conto di aiutare proprio quei politici che fino al giorno prima loro stessi accusavano di volere solo il potere. Bravi! Ci vorrebbe un applauso…

Matteo Renzi ha buttato nel cesso anche la possibilità di entrare nella storia come un grande riformatore italiano. Entrerà invece nella storia solo come il premier di un Governo di destra-sinistra. E, magari, per essere stato vittima di un vecchio vizio della politica italiana: quello di affidare l’approvazione di ogni questione minimamente importante al voto di fiducia. Beh, almeno può accontentarsi dei manuali di scienza politica dove farà da esempio su come non si presentano al giudizio popolare le riforme costituzionali.


Fidel Castro sepolto

Ieri, il 4 dicembre, è stato interrato ciò che restava di Fidel Castro.

Brindiamo con il cognac…

Brindiamo con il vino…

Brindiamo con la vodka…

Brindiamo con lo spumante…

Chi vuole fumare, fumi pure…


C’è del fumo sull’acqua

In questi giorni decorrono 45 anni dalla prima pubblicazione della mitica «Smoke on the Water» dei Deep Purple. Per celebrare tale evento, pubblico i video di alcune delle versioni più strane della canzone (quella classica la conoscete già bene).

1. 1989, l’epica collaborazione dei Deep Purple, Queen, Black Sabbath, Pink Floyd, Yes, Rush etc.:

2. 2010, altrettanto epica collaborazione dei Deep Purple, Led Zeppelin, Eric Clapton e la London Shymphony Orchestra:

3. 2010, Carlos Santana:

4. 2012, Blackmore’s Night:


Referendum sul futuro

Come molto probabilmente sapete, io non sono italiano. Io stesso so che non dovrei intrommettermi in certi «affari interni» italiani, ma, visto che passo in Italia una notevole quantità di tempo all’anno e un po’ me ne sono affezionato, il futuro di questo Paese non mi è del tutto indifferente.

Avevo dunque pensato di scrivere un lungo dettagliato testo sulla importantissima scelta che i cittadini italiani saranno invitati a fare questa domenica. Poi ho capito che le cose fondamentali sono già state scritte dalle persone molto più popolari e autorevoli di me. Quindi cercherò di essere sintetico.

Prima di tutto bisogna comprendere una cosa semplice. Al referendum del 4 dicembre NON vi si chiederà se siete di sinistra o se vi piace Renzi. Al referendum vi si chiederà, invece, se siete favorevoli alla modernizzazione dello Stato (opzione Sì) oppure volete continuare a vivere nel glorioso 1947 (opzione No). Conviene quindi trovare l’onesta intellettuale (o il coraggio) di riconoscere che si tratta del momento meno opportuno per ribadire le proprie preferenze politiche. Almeno una volta nella vita bisogna provare a ragionare sui contenuti.

Il progetto di riforma sottoposto al referendum si trova sotto questo link. Le istruzioni d’uso: cliccare per aprire la pagina, prendere in mano la Costituzione italiana e confrontare la redazione attuale degli articoli interessati con i nuovi testi proposti. I più pigri possono servirsi della tabella che si trova sotto quest’altro link.

Ma siccome la maggioranza delle persone esprime le opinioni (e, il fatto ancor più grave, il voto) senza fare lo sforzo di informarsi sull’argomento, vi faccio un piccolo riassunto.

La riforma non tocca…
– i poteri del premier,
– i poteri del Presidente della Repubblica,
– l’autonomia della Magistratura,
– l’indipendenza della Corte Costituzionale,
– l’autonomia della Magistratura,
– i Principi Fondamentali della Costituzione,
– la Prima Parte Parte della Costituzione.

La riforma, invece, apporta i seguenti cambiamenti (al Titolo V della Costituzione):

– il nuovo Senato verrà composto dai rappresentanti dei territori (quindi politici locali più vicini e meglio noti alla gente comune) e deciderà solo sulle questioni più importanti (si vedano i cambiamenti degli articoli 55, 57, 70, 71 e 73). A chi sembra una cattiva idea?;

– il Presidente della Repubblica nominerà i suoi cinque senatori per 7 anni e non più a vita (si veda il cambiamento dell’articolo 59). Se per voi si tratta di una perdita, provate a spiegare in cosa consiste;

– i parlamentari saranno obbligati a presentarsi regolarmente al lavoro (si veda il cambiamento dell’articolo 64). Chi si lamentava dei deputati fannulloni?;

– il Presidente della Repubblica sarà tenuto a promulgare le leggi approvate entro un mese (si veda il cambiamento degli articoli 73 e 143). Fa parte della burocrazia pagata con le tasse anche lui;

– saranno abrogate le Provincie (si veda il cambiamento del Titolo V). In sostanza va eliminata una forma di centralismo intermedio, il che può essere interpretato anche in un senso positivo;

– sarà abrogato il CNEL (si cancella l’articolo 99). Se la perdita di un organo che negli anni si trasformò in un gigante burocratico al fine di sé stesso vi preoccupa, provate a spiegare in modo logico la sua utilità (per esempio: vi ha aiutato a trovare un lavoro? Un lavoro che vi soddisfa in tutti i sensi?).

Vanno infine sottolineati il risparmio dei soldi pubblici (mi dispiace per quelli che vogliono tutto o niente) e l’elevazione a livello costituzionale di alcuni principi espressi nella legge 241/1990 (trasparenza della Pubblica Amministrazione).

Chi ha studiato bene la storia italiana o il diritto costituzionale, sa bene che l’obiettivo dei costituenti non fu quello di scrivere una legge della natura. Il loro obiettivo fu quello di creare uno strumento efficiente nella realtà politica e sociale del dopoguerra. Ma i tempi cambiano. Il mondo cambia. Lo Stato deve adeguarsi per non rimanere indietro. Per non diventare definitivamente un museo al cielo aperto, adatto solo per i turisti e pensionati.

Quindi con il post di oggi vi propongo di fare due cose:

1) partecipare al referendum (domenica 4 dicembre dalle 7:00 alle 23:00),

2) scegliere l’opzione «Sì».

Io, se fossi italiano, avrei fatto così.


Allegria

Se, mentre sei al volante di una Volvo, ti viene un infarto, il tipo con i cani resta vivo. Ci sentiamo più sicuri e sereni ora, no?

Se il messaggio della pubblicità doveva essere «la guida di una Volvo ricarica la tua voglia di vivere», lo sceneggiatore e il regista sono sicuramente riusciti a trasmettercelo. Bravi.


Uno in meno

Quando sento (o leggo) le persone parlare della politica estera, spesso giungo alla conclusione che «nessuno è dittatore fuori dalla patria». Succede un po’ perché la gente non conosce i fatti, un po’ perché non è costretta a subirli sulla propria pelle. Ciò vale anche per la valutazione popolare di Fidel Castro che è schiattato ieri.

Fidel Castro è stato un fenomeno unico: dopo essere stato proclamato il simbolo della rivoluzione, è stato capace di superare i successi di quasi tutti gli altri famosi leader politici del XX secolo. Ha superato Roosevelt, impoverendo i propri cittadini con più tenacia ed efficienza. Ha superato Hitler e Stalin messi insieme, mandando nelle carceri e nei lager il triplo (in termini di percentuali) degli avversari politici. Ha superato tutti (o quasi) i dittatori del mondo per la durata della permanenza al potere. Ha superato lo stesso Che, avendo compreso in tempo che non si resta al potere mantenendo la fedeltà agli ideali…

Solitamente, quando muore un personaggio del genere, si usa dire che «è finita una epoca». L’epoca di Fidel, però, è finita con la fine della guerra fredda: quasi trent’anni fa. Come tutti i regimi comunisti, anche quello cubano fu finanziato dall’URSS. Il suo vantaggio rispetto ad altri pretendenti si basò però su una posizione strategicamente importantissima nella competizione nucleare tra gli USA e l’URSS. La cessazione di ogni forma di competizione tra le due potenze (e la dissoluzione di una delle due) determinò la fine dei generosi finanziamenti. Proprio in quel momento — casualmente? — finì l’epoca fortunata di Fidel. L’ultimo colpo della fortuna è stato il notevole peggioramento della salute fisica e mentale di Fidel, il quale lasciò dunque felicemente le sorti della Isola in mano al fratello Raúl.

Il progressivo passaggio formale del potere portò alla possibilità di cercare un nuovo sponsor ricco. Raúl è stato politicamente bravo a ristabilire i rapporti amichevoli con gli USA: non solo bravo, ma pure costretto, vista l’indisponibilità di tutti gli altri a mantenere l’economia cubana. Si tratta, molto probabilmente, del più grande successo di Barack Obama nella politica estera, visto che Cuba è stato l’unico Stato (ri)entrato nella sfera di influenza americana per propria volontà. Triplo ahahaha: è successo proprio a uno Stato comunista.


Propaganda russa

Come forse avete già letto ieri, il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione contro la propaganda russa in Europa.

Si tratta di una mossa di autotutela assolutamente ragionevole. Lo Stato russo spende centinaia di milioni di euro all’anno per finanziare delle istituzioni come il canale televisivo multilingua RussiaToday, la cui attività non può certo essere definita come «diffusione della informazione». A volte operano con dei fatti realmente accaduti: solo a volte, appunto, sono a) fatti e b) realmente accaduti. La pericolosità di tale operato può essere compresa grazie allo studio attento della propaganda araba: la maggioranza degli occidentali, per esempio, è erroneamente convinta che la Striscia di Gaza sia isolata dal resto del mondo per opera del «cattivo» Israele (guardate la mappa, cazzo; cercatevi le vecchie notizie sulla apertura dei valichi con l’Egitto, porco Giove). È solo uno dei tantissimi esempi della propaganda efficace, influenzandosi dalla quale la popolazione occidentale esercita il proprio diritto di voto per poi applaudire delle scelte politiche di dubbio gusto. Di conseguenza, è assolutamente giusto tentare di contrastare la propaganda finché c’è la consapevolezza diffusa del fatto che si tratti proprio della propaganda.

Per le persone capaci di leggere le fonti primarie aggiungo anche il link al testo della risoluzione del Parlamento Europeo.


Il diritto di scrivere (stronzate)

Oggi è il 322-esimo compleanno del filosofo francese Voltaire, e io vorrei fargli un piccolo regalo.

Tutti voi conoscete la frase «Non condivido le tue idee ma darei la vita per permetterti di esprimerle». Un sacco di gente è convinta che fosse di Voltaire, mentre sono in pochissimi a dubitare che abbia mai potuto scrivere una stronzata del genere. Io sono sempre stato tra i dubbiosi.

Meglio tardi che mai: qualche tempo fa ho risolto il caso. La famosa «citazione» è stata per la prima volta pubblicata dalla scrittrice inglese Evelyn Beatrice Hall nel 1906. La signora, autrice di una biografia di Voltaire, ha semplicemente parafrasato in un modo piuttosto superficiale (oppure è meglio dire volgare?) alcuni pensieri del filosofo.

Quindi diffondendo questa scoperta proprio il giorni della nascita di Voltaire, gli regaliamo un po’ di verità storica.

P.S.: ancora una volta consiglio a tutti il sito Quote Investigator.


Il maestro del tamburello

Non importa quale strumento hai in mano, devi essere il migliore a usarlo. Non so se questa massima (o qualcuna con lo stesso senso) sia già stata attribuita a qualche personaggio comunemente riconosciuto come un saggio. Ma penso che possa comunque servire ai miei lettori.

Il video illustrativo: