Le nuove regole di LJ

Per i miei lettori di LiveJournal ho una comunicazione importante da fare.

Il nuovo regolamento di proibisce agli autori di «aprire discussioni politiche se ciò non è stato concortado con l’amministrazione di LiveJournal». Dato che il LiveJournal è ormai di proprietà russa e i suoi server sono stati da poco trasferiti in Russia, è evidente che qualcuno vuole evitare i testi critici nei confronti dei governanti russi.

Capisco la volontà di ogni azienda di tutelarsi contro i rischi politici. Non capisco cosa c’entra la mia libertà di espressione.

Di conseguenza, me ne frego di tutti i regolamenti che limitano la suddettà libertà. Contino a pubblicare tutto ciò che ritengo giusto e corretto.

A voi ricordo l’indirizzo del mio blog stand-alone: eugigufo.net/it/blog


Casalmaggiore, dicembre 2016

È finalmente pronto il racconto fotografico sul mio viaggio a Casalmaggiore nel dicembre 2016.


Tre mesi con l’iPhone

Esattamente tre mesi fa sono passato da un cellulare a uno smartphone. Esattamente tre mesi fa sono passato al mio primo smartphone. Il mio primo (e attuale) smartphone si chiama iPhone 5S.

La storia dei miei telefoni si trova sotto questo link. Oggi, invece, voglio provare a descrivere, essendo ancora libero dalle abitudini che quasi tutti i miei amici hanno accumulato negli ultimi 8–10 anni, i principali difetti degli smartphone.

Il difetto № 1. È scomodo scrivere. Si possono scrivere molte più cose, ma farlo è scomodissimo dal punto di vista fisico. Sul vecchio buono cellulare scrivere era molto più comodo. Spesso bisognava schiacciare più volte un tasto per arrivare alla lettera voluta, ma era praticamente impossibile sbagliare la lettera mettendo male il dito. Quindi sprecavo molto meno tempo a prendere la mira.

Il difetto № 2. Non si può far vedere il telefono agli altri. Attualmente c’è una infinità di modelli degli smartphone sul mercato, tre quarti dei miei amici e conoscenti hanno i telefoni diversi. Però nessuno si permette più di dire «Bello quel telefono, posso vederlo?» Dieci anni fa, all’epoca dei cellulari, quella domanda era però molto frequente. Il cambiamento nelle abitudini è dovuto al fatto che sugli smartphone c’è una infinità di dati personali. Quindi la gente deve trattenere la propria curiosità e scoprire personalmente le funzionalità dei nuovi modelli solo comprandoli. Non capisco perché, dopo dieci anni dalla esplosione del mercato degli smartphone, nessun produttore ci è arrivato a prevedere la possibilità di due profili-utente sui telefoni? Ci vorrebbe un profilo personale per il proprietario e uno pubblico per gli amici.

Il difetto № 3. Pure gli smartphone hanno la sim. In presenza delle tecnologie moderne, la sim è un oggetto totalmente inutile perché le tecnologie moderne permettono di programmare facilmente tutte le sue funzioni direttamente nell’apparechio. In una piccola parte è già successo (per esempio, la rubrica telefonica è diventata indipendente dall’apparecchio perché sta anche su cloud), ma il rettangolo di plastica e il relativo slot continuano a occupare spazio vitale nel telefono. Avrebbero potuto essere sostituiti da qualcosa che permetta, per esempio, di aumentare la memoria.

Il difetto № 4. Uno smartphone è troppo fragile. Stranamente, è praticamente l’unica differenza tra gli smartphone e i cellulari per la quale la gente è dispiaciuta. Però esiste anche essa. Quando di notte il mio iPhone si mette a suonare per uno dei numerosissimi possibili motivi, non posso più lanciarlo con serenità verso un punto indefinito della stanza buia. Anzi, posso farlo, ma solo una volta.

Ecco, i miei primi tre mesi di vita con uno smartphone in mano mi hanno portato a queste conclusioni. Suppongo che altri difetti minori siano legati ai singoli modelli o sistemi operativi.


Cosa si dice di

In Italia mi fanno, a volte, una domanda piuttosto difficile: «Cosa si dice in Russia di [segue un argomento qualsiasi]?»

Nella maggior parte dei casi la suddetta domanda mi mette un po’ in crisi. Infatti, la Russia è notevolmente più grande di una stanza nella quale posso riunire le persone la cui opinione trovo interessante per me e per gli altri. Anzi, come saprete, la Russia è notevolmente più grande dell’Italia e dell’Europa. In tante zone della Russa la gente vive secondo i propri principi e con i propri problemi del posto. Un abitante di, spariamo a caso, Jakutsk segue e interreta la cronaca di Mosca o di San Pietroburgo con la stessa relativa estraneità che ha un, spariamo sempre a caso, milanese che segue gli avvenimenti di New York. In ogni zona della Russia gli argomenti che un europeo medio associa con la sua immaginaria Russia compatta e unita sono visti in maniera differente.

Fatte queste precisazioni, tento di rispondere alla domanda «Cosa si dice in Russia dell’attentato di ieri a San Pietroburgo?»

Tra tutte le reazioni all’atto terroristico di ieri (nella metropolitana di San Pietroburgo) ce n’è una che ha pochissimi anni di vita. E della quale pochi si sono accorti in Europa.

Tale reazione è: la guerra in Siria non è la nostra guerra.

Effettivamente, con la partecipazione a questa guerra lontana e poco sensata dal punto di vista degli interessi nazionali, i governanti russi hanno seriamente compromesso i rapporti con il mondo islamico. Inclusa la parte russa di questo mondo. Ma questo è grande e serio argomento separato. Quello che conta ora è il principio: il terrorismo islamico ha ora un motivo serio per colpire la Russia. Se non stato esso a farlo ieri, lo farà in un futuro prossimo.

Evito di riempire questo post di dati di cronaca: potete trovarli facilmente da voi.

Evito di cercare a indovinare il colpevole o il mandante. So troppo poco e di solito indovino male.


La pseudo protesta

Si sa che ogni avvenimento ha una sua continuazione.
Probabilmente non tutti se ne rendono conto, ma troppo spesso leggiamo delle notizie la cui continuazione ci rimane per sempre ignota: semplicemente perché qualcuno decide che non più il caso di trattare l’argomento visto che la gente è ormai interessata ad altre cose.
In realtà molto spesso le persone si pongono la domanda «ma quella storia come è andata a finire?»

Così, io oggi ho deciso di scrivere anche della «continuazione delle proteste del 26 marzo» che secondo molti si sarebbe tenuta in Russia ieri, il 2 aprile.

Ebbene, per ora non c’è stata alcuna continuazione attiva delle proteste del 26 marzo. Semplicemente, alcuni provocatori (ancora ignoti) hanno diffuso su Internet degli inviti semi-anonimi a ripetere la manifestazione di fine marzo. Nessuna organizzazione politica di opposizione ne era coinvolta, ma alcuni (per fortuna pochi) deficienti ci hanno cascato e sono andati a «manifestare». Casualmente, c’era una quantità notevole dei poliziotti ad aspettare proprio loro.

Di conseguenza, se avete letto o sentito degli arresti avvenuti ieri in Russia, sappiate che questa volta con il pretesto di catturare «gli organizzatori della manifestazione non autorizzata» sono stati arrestati alcuni sfigati senza cervello.
È tutto qui.


Tristezza

Il 1 di aprile è passato, ora tentiamo a controbilanciare tutti gli scherzi riusciti (e non) fatti agli (o dagli) altri. Io lo faccio con un video nella consueta rubrica domenicale.

In realtà, una volta avevo già pubblicato questo video e, all’epoca, qualcuno mi aveva detto che esso sarebbe di una tristezza indescrivibile. Quindi ve lo ripropongo.


Un pezzo del futuro

Non so se vi siete già resi conto dell’evento epocale di ieri.

Elon Musk è ufficialmente riuscito a trasformare un razzo-vettore in un mezzo di trasporto vero e proprio.

I sogni degli scienziati e ingegneri, le fantasie degli scrittori e registi si stanno avverando.

Bellissimo! Che altro posso dire?

A tutti gli scettici che hanno qualcos’altro da dire propongo un piano d’azione:

Quando decolla il Falcon1 ne parliamo.
Quando trovano almeno un cliente, ne parliamo.
Quando riescono a ottenere un contratto con la NASA, ne parliamo.
Quando decolla il Falcon9, ne parliamo.
Quando costruiscono la propria navicella, ne parliamo.
Quando riescono ad arrivare alla ISS, ne parliamo.
Quando lanceranno i loro satelliti geostazionari, ne parliamo.
Quando capiscono come far atterrare i razzi, ne parliamo.
Quando riescono a capire come farne atterrare almeno uno, ne parliamo.
Quando riescono a farne atterrare uno su una piattaforma, ne parliamo.
Quando imparano a farli atterrare dopo un viaggio sulla GTO, ne parliamo.
Quando riescono a lanciare un razzo già utilizzato per la seconda volata, ne parliamo.
>>>>>>>>>>>>VOI SIETE QUI<<<<<<<<<<<<<<<<<<
Quando riescono a lanciare il Falcon Heavy, ne parliamo.
Quando riescono a fare il Dreagon2, ne parliamo.
Quando iniziano a trasportare le persone, ne parliamo.
Quando lanciano il Red Dragon, ne parliamo.
Quando riescono a fare un atterraggio su Marte, ne parliamo.
Quando fanno andare le persone su Marte, ne parliamo.
Quando colonizzano Marte, ne parliamo.
Quando riescono a terraformare Marte, ne parliamo.

Ah, e non dimenticatevi di confrontare questo elenco, o almeno la sua prima parte con a) la durata della vita umana, b) con quello che siete riusciti a realizzare voi nella vostra misera esistenza.


Una nuova regola

Le mie regole della vita si sono finalmente arricchite di un nuovo punto (se prefrite, legge o articolo):

Gli scrocconi vanno mandati affanculo. Sempre.

Tale regola è stata approvata all’unanimità dalla redazione del mio blog personale e d’ora in poi verrà rispettata con tutto il rigore dovuto a una norma di legge.

Dai lavori preparatori possiamo apprendere che gli scrocconi ci privano delle risorse materiali e temporali che avrebbero potuto essere utilissime per le questioni di importanza vitale nostre o delle persone alle quale ci teniamo veramente tanto. Quindi la nuova legge risponde pienamente alle necessità attuali della società civile.

Ovviamente, le leggi non vivono solo sulla carta (o internet). Altrettanto importante è la prassi. Quindi vi faccio subito alcuni esempi.

Esempio № 1
«Ciao, mi offri una sigaretta?»
«Certo! Eccola.»
«Hai anche da accendere?»
«Massì, visto che ci siamo…»
«Mi fai inviare un messaggio che ho finito il credito?»
«Vaffanculo!»

Esempio № 2
«Mi aiuti con questo esame che non sono capace di fare?»
«Non mi ricordo nulla della materia ma posso consigliarti un esperto».
«Ah, grazie, ma gli parli tu della mia situazione visto che il mio italiano è un po’ scarso?»
«Beh, non mi costa nulla…»
«Ah, mi presti dei soldi per pagargli qualche lezione?»
«Vaffanculo!»

Ogni coincidenza con gli avvenimenti della vita reale è puramente casuale.


Navalny e il 26 marzo

Probabilmente negli ultimi giorni nel mondo sono successi troppi pochi grandi eventi. Non ho ancora elaborato altra spiegazione al fatto che molti mass media italiani (e di conseguenza molte persone che conosco) si sono finalmente accorti della esistenza di Aleksej Navalny.

Ho scritto pochissimo di egli nel passato e non so quando inizierò a nominarlo con più frequenza nei miei post in futuro perché per ora lo considero un fenomeno di importanza interna e molto limitata. In più, non condivido del tutto il suo programma politico (in alcuni argomenti sembra un socialista). Anche se riconosco che al giorno d’oggi è l’unico personaggio pubblico russo che merita di essere definito come un politico. Infatti, in Russia le persone che autodefiniscono «politici» si dividono in due categorie:

1) Quelli che governano sono più funzionari che politici perché sono tutti in qualche modo nominati dall’alto (a volte tramite elezioni fittizie come i parlamentari) per svolgere i compiti dati dall’alto;

2) Quelli di opposizione che occasionalmente si presentano alle elezioni senza però fare una campagna elettorale seria perché, a loro dire, «è inutile perché tanto ci rubano i voti». Passano la maggior parte del loro tempo a ripetere il mantra «Putin è cattivo, deve andare via».

In una situazione del genere Navalny appare come un fenomeno straordinario. Prima di tutto ha un programma: di dubbia qualità e a volte superficiale, ma almeno si è sbattuto di formularlo. Partecipa in modo serio alle elezioni e ottiene dei risultati che gli altri «politici di opposizione» non avrebbero mai sperato di ottenere. Crea dei sensibili disagi al potere tramite alcune sue ONG (le più note e efficienti sono quelle contro la corruzione e contro l’inattività delle amministrazioni locali nella gestione dei territori). Periodicamente compare tra gli organizzatori delle manifestazioni di protesta.

L’ultima manifestazione, quella della domenica 26 marzo è stata particolarmente interessante non per l’ennesimo arresto di Navalny (viene arrestato o fermato praticamente a ogni manifestazione).

La manifestazione del 26 marzo è interessante perché per la prima volta è stata prevalentemente giovanile. Infatti, di solito alle manifestazioni di protesta partecipano le persone tra i 30 e i 60 anni e con delle idee politiche ben formulate. Questa volta invece, la maggioranza del pubblico abituale non si è presentata a causa della preoccupazione per la propria sorte: la manifestazione non era autorizzata dalla Amministrazione di Mosca (la mania della opposizione di obbedire alla legge e chiedere ai governanti il permesso di protestare contro essi è un’altra stranezza russa). Navalny aveva invitato la gente a partecipare nonostante la mancata autorizzazione e ha raggiunto un risultato che non so quanto era premeditato. Cosa fa un tipico giovane quando legge «è vietato»? Se non è un down zombizzato, fa esattamente ciò che gli è stato vietato.

Quindi la domenica 26 marzo 2017 in Russia è stata creata una nuova massa di protestanti giovani, attivi e non soddisfatti di quello che sta succedendo nel Paese: ieri hanno capito che protestare per strada è più emozionante che farlo su Facebook.

Ci sono delle situazioni in cui protestare è giusto.


La neve!

Quasi un mese fa abbiamo superato un altro inverno (ogni inverno, come ogni perodo di buio, prima o poi finisce). Salutiamolo con un bel video.

Questo video non è stato preso da un film. Non ci sono degli effetti speciali ma solo delle persone coraggiose con uno scarso istinto di autoconservazione. Molto spesso proprio grazie a queste persone anche noi scopriamo delle cose interessantissime.

Ah, è bello ricordare, dopo la visione di questo video, che in Italia un fiocco di neve caduto dal cielo è capace di far bloccare il traffico di mezzo Paese.