La musica del sabato

Nel mondo esiste una notevole quantità di persone che compongono, suonano, registrano, sponsorizzano, insegnano, vendono, comprano, pubblicizzano, copiano e ascoltano musica (la quantità dei verbi da applicare a ogni singola persona può variare). E poi ci sono le persone che parassitano sulla musica: sono i cosiddetti critici. Tra questi ultimi è diffusa da decenni la moda di prendere qualcuno dei più noti gruppi rock e definirlo gratuitamente pop.
Ecco, proprio in quelle occasioni i «critici» dimostrano tutta la loro povertà culturale. Perché il vero pop con la maschera del rock indossata male è il gruppo britannico Smokie.
Certo, la parola pop non è sempre una parolaccia (lo è solo nel 99% dei casi) e il gruppo in questione non è il più forte a stimolare i sintomi di vomito (in alcune situazioni sentimentali diventa pure ascoltabile), ma il fatto rimane. È un vero esempio della maschera portata male.
Per comprendere la mia idea potreste ascoltare le seguenti due canzoni.
Pima di tutto, la «Living Next Door of Alice» (dall’album «Midnight Café» del 1976)

E poi la «I’ll Meet You at Midnight» (sempre dall’album «Midnight Café» del 1976)


Colorare la mappa

Tutti conoscono la Costa Azzurra francese.
Non tutti sanno che la maggior parte delle coste francesi è divisa in segmenti di vari colori:


I biglietti misteriosi

Un bel giorno di alcuni anni fa mi presentai alla edicola della stazione Duomo della metropolitana milanese per comprare un biglietto cartaceo particolare (purtroppo non mi ricordo più bene quale). La signora sui cinquant’anni con la quale ebbi la fortuna di interagire a tal fine, reagì però in un modo abbastanza inusuale. Prese il mio vecchio biglietto cartaceo (portato in qualità di esempio), lo appoggiò sulla macchinetta per la ricarica degli abbonamenti elettronici e disse tutta stupita: «Mi dispiace, non riesco a ricaricarlo».
No, non stava scherzando. Il suo volto esprimeva una reale sensazione di sorpresa per il mancato compimento della missione. Così come non stava scherzando la mia faccia rispecchiante il pensiero «ma tu sei proprio fusa».
Mi sono ricordato di quel piccolo episodio pochi giorni fa, trovandomi improvvisamente di fronte a questa vecchia obliteratrice meccanica ferroviaria.

I ferrovieri sanno che è sempre incinta…


Un film non troppo cupo

Secondo alcuni miei amici e conoscenti italiani, tendo a consigliare sempre dei film russi per nulla allegri. Riconosco che tale osservazione non è priva di fondamento e, finalmente, faccio un tentativo di invertire la tendenza.
Il mio primo passo su tale strada sarà abbastanza cauto. Per non passare da un film di Zvjagintsev direttamente a una commedia leggera, oggi consiglio un bel film catastrofico che finisce però positivamente per la maggioranza dei protagonisti.
Si tratta di «Metro» (uscito nel 2013) del regista Anton Megerdichev.
Come potete immaginare già dal titolo, il film è ambientato nella metropolitana. Spero dunque che i miei lettori siano liberi certe fobie e riescano a vederlo: è uno dei soli due film catastrofici di qualità realizzati in tutta la storia del cinema russo (l’altro è del 1979). Tra le altre cose, potrete contemplare una parte della metropolitana moscovita (compresi le carrozze classiche) e – la cosa molto più importante dal punto di vista cinematografico – uno dei migliori attori russi dei giorni nostri: Serghei Puskepalis (che nel film interpreta il medico/padre della bambina).
Spero che il film non deluda le vostre aspettative.


Il sottomarino servirà

In Thailandia sono stati estratti dalla grotta tutte le persone imprigionate: è una notizia positiva che diventa subito – so di apparire cinico – meno rilevante della altrettanto nota invenzione di Elon Musk.
In base alle immagini che mi è capitato di vedere in questi giorni, il micro-sottomarino proposto da Musk si sarebbe rilevato inutile e forse dannoso in alcuni passaggi stretti e tortuosi della grotta in questione. Allo stesso tempo, però, dobbiamo costatare due cose. La prima constatazione è banale: la mente di un ingegnere cerca e trova le soluzioni tecniche ai problemi di cui è informata: si tratta della sua attività naturale. Se l’ingegnere è una persona pubblica, diventano pubbliche anche le sue idee: di conseguenza è inutile parlare della autopubblicità gratuita.
La seconda constatazione: in ogni team creato per la soluzione di una emergenza deve essere presente una specie di «sottocommissione» per le soluzioni alternative, quelle avanzate dalle persone mentalmente sane ma palesemente non applicabili. Perché le emergenze non sono mai identiche tra loro, quindi l’inutilità di una soluzione alternativa è quasi sicuramente temporanea. Non affidiamoci alla memoria collettiva, creiamo un archivio delle idee.


Il pericolo costante

Anche oggi trattiamo il tema dell’Instagram, ma questa volta parlando dei difetti dei suoi utenti.
Il video-esempio № 1: una portatrice della intelligenza alternativa cinese ha noleggiato una Ferrari 458 e si è messa alla guida girando con il telefono una «stories» per l’Instagram su come è bello guidare una Ferrari. Il risultato è scontato.

Il video-esempio № 2: una portatrice della intelligenza alternativa russa è andata ad attraversare il nuovo ponte di Crimea con la propria auto girando con il telefono una «stories» per l’Instagram su come è bello guidare sul ponte di Crimea. Il risultato è scontato.

Insomma, non sono i telefoni a farci del male.


I miglioramenti in peggio

Molto probabilmente ve ne siete accorti anche voi: molto spesso gli aggiornamenti evidenti delle varie applicazioni che avete sul telefono riguardano esclusivamente lo spostamento delle icone da una parte all’altra o il cambiamento di alcuni colori.
Tali «aggiornamenti» non sempre appaiono sensati; molto spesso ci fanno impiegare una quantità spropositata del tempo per ritrovare le funzioni abituali della applicazione. Uno degli esempi concreti più eclatanti è la recente versione dell’Instagram. Al posto del vecchio menu è stata introdotta la barra con cinque piccole icone in alto. E io ci avevo impiegato un bel di tempo per capire che il comando «esci» si trova ora sotto i tre pinti a destra: la relativa icona è talmente piccola che inizialmente non riuscivo a centrarla bene con il dito (e di conseguenza essa mi sembrava non funzionante).

Insomma, pure l’Instagram ci ricorda che aggiornamento non è sinonimo di miglioramento.


Uno in meno

Oggi in Giappone è stato impiccato Shoko Asahara – il leader della setta «Aum Shinrikyo» – e sei suoi «colleghi». Era stato condannato a morte nel 2004 ed io pensavo che non fosse più in vita da un po’.
E poi mi ricordo che all’inizio degli anni ’90 la sua setta era ben presente in Russia: avevano addirittura comprato delle considerevoli fette del broadcasting mattutino delle reti televisive federali è un notevole edificio per la propria sede di rappresentanza.
Il mio primo e ultimo contatto con quella gente «strana» (il mio giudizio dell’epoca) si era però limitato alla ricezione di un volantino sulla metropolitana moscovita nel 1995. Su esso si tentava di convincere la gente che la loro setta non centrasse nulla con l’attentato nella metropolitana di Tokyo…
Insomma, meglio tardi che mai.


Il culto del tracker

Ogni epoca si distingue anche con la nascita delle proprie leggende. Ogni nuova leggenda trova però le proprie radici in una di quelle preesistenti. Gli anni ’10 del XXI secolo, per esempio, potrebbero essere ricordati per la nascita di una nuova versione del culto del cargo. Io lo sostengo sulla base di questo brevissimo articolo sul sito della Radio Poland.
In sostanza, gli ornitologi polacchi della organizzazione EcoLogic Group hanno fissato un GPS-tracker su una cicogna per poter seguire la migrazione di quest’ultima verso l’Africa. Nel tracker era inserita una scheda SIM: come potete immaginare, essa era necessaria per trasmettere i dati verso il laboratorio degli scienziati.
Ede ecco il punto interessante: in Africa qualcuno ha tolto all’uccello il GPS-tracker, ha estratto la SIM e l’ha utilizzata per fare 20 ore di telefonate da 2300 euro complessivi.
Mi chiedo cosa serebbe successo che la cicogna fosse finita, per esempio, in Somalia.
Allo stesso tempo evito le battute sulla possibile visita della cicogna in certe città fuori dal continente africano: spero che i miei lettori apprezzino il mio sforzo.


L’importanza del nome

Ieri pomeriggio la squadra nazionale di calcio russa si è dimenticata di nascondere la propria capacità di giocare e lo ha fatto nella partita più importante dell’ultimo decennio (nel 2008 perse la semifinale del campionato europeo proprio contro la Spagna). Pure io — miracolo! — ho visto gli ultimi dieci minuti della partita. Ma il post di oggi è dedicato a un altro argomento.
In questi giorni il mondo si è accorto che attorno al ponte di Crimea sta continuando la battaglia dei due giganti dell’internet (ripassiamo la prima puntata).
Ebbene, il Google indica il ponte sulle proprie mappe in due lingue: in inglese e in ucraino.

Mentre il Yandex lo fa solo in russo:

Nel frattempo il presidente Putin ha assegnato ad alcuni reggimenti carristi dell’Esercito russo dei nuovi nomi che includono i nomi di alcune città ucraine.
Viviamo in un periodo storico molto curioso.
E mi sa che non diventerà noioso in breve.