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Poveri “coscritti”

Ieri Elon Musk ha pubblicato una delle sue iksate:

The endless slaughter of Ukrainian and Russians must stop.
We should some sympathy for the poor Russian conscripts too. Those kids have no choice but to fight and die in drone strikes.

Avrei potuto presumere che Musk, semplicemente, non è tanto aggiornato: i coscritti russi venivano mandati, indipendentemente dalla loro volontà, in guerra in Cecenia perché quest’ultima veniva considerata un territorio dello Stato russo (venivano mandati anche in Afghanistan negli anni ’80, ma era un’altra epoca con le sue logiche diverse). La guerra in Ucraina, invece, viene considerata una guerra sul territorio estero pure dai dirigenti dello Stato russo (curioso, vero?), dunque loro non si sentono in grado di violare almeno questa propria legge: quella che vieta di mandare i coscritti a combattere all’estero.
Ma mi sembra strano che sia così poco aggiornato. Mi sembra più probabile che scriva le cose che in questo momento storico sono utili a Trump.
Quello che Musk difficilmente non può non sapere è il fatto che tutti quei russi che a partire dal 2022 vanno a combattere in Ucraina firmano, non essendo dei militari di professione, un contratto con il Ministero della «Difesa» russo. In base a quel contratto prendono 200 mila rubli di stipendio mensile, una grossa somma per il solo fatto della firma del contratto (questa varia in base alla regione della loro provenienza e può arrivare anche a 5 milioni di rubli) e garantiscono, quando vengono fisicamente eliminati dall’esercito ucraino, un altro paio di milioni di rubli alla propria famiglia. Attualmente un euro vale 90 rubli. Provate a valutare voi quanto sono «poveri» i tanto cari a Musk «coscritti» russi.


Un caso umano di studio

Tutto questo lo sapete già…
Nella notte del 14 ottobre, SpaceX ha introdotto delle limitazioni alla velocità alla quale il servizio StarShield può funzionare sui terminali Starlink installati sui droni ucraini. Ora i terminali funzionano solo a velocità non superiori a 100 miglia all’ora (160 km/h).
Allo stesso tempo, Vladimir Zelensky ha confermato (in un’intervista alla NPR) che l’amministrazione del Presidente degli Stati Uniti Trump ha minacciato Kiev di interrompere lo scambio di informazioni di intelligence, qualora le Forze armate ucraine non avessero cessato gli attacchi contro le raffinerie di petrolio sul territorio russo. Già la sera del 13 ottobre Zelensky aveva riferito che, per il secondo giorno consecutivo, i partner non avevano avvertito l’Ucraina del lancio di missili balistici dal territorio della Federazione Russa.
Ma oltre ai fatti elencati ci sono anche dei dettagli.
Posso capire perché tutto questo serva a Trump. Non mi piace proprio, ma da un punto di vista puramente logico riesco a capirlo: sta aiutando quella parte in guerra che gli sembra più forte e, di conseguenza, la più probabile vincitrice dello scontro. Accelerando la vittoria in guerra, Trump potrà attribuire a sé stesso un ruolo chiave nella conclusione della guerra, e questo è politicamente vantaggioso per lui.
Ma non riesco a capire a cosa serva tutto questo a Musk. Non ho una spiegazione logica. Musk è molto ricco. Era molto ricco già prima che Trump diventasse Presidente e sarebbe rimasto molto ricco anche senza avere alcun legame con lui. Inoltre, rimarrà molto ricco (a meno che non porti le sue stravaganze a livelli cosmici) anche dopo la scomparsa di Trump. E ha tutte le possibilità di sopravvivere a Trump e a Putin — e di continuare ad arricchirsi, vendendo i propri prodotti in tutto il pianeta: compreso il territorio dell’attuale Russia. Ma qualcosa del tutto irrazionale lo spinge a rendersi complice delle azioni disumane di ben due presidenti criminali. Persone del genere andrebbero catturate e studiate in istituti specializzati.


L’ennesima conferma

Secondo i calcoli de The New York Times, in vista delle elezioni di medio termine del Congresso degli USA (che si terranno nel novembre 2026) Elon Musk ha destinato almeno 276 milioni di dollari a sostegno dei repubblicani. Il quotidiano ha preso in considerazione le donazioni effettuate da Musk a partire dal luglio 2026. L’ammontare di tali donazioni lo ha reso il più grande donatore noto delle elezioni di medio termine.
Sempre secondo il giornale, tale impegno finanziario di Musk ha dimostrato il suo impegno a favore delle idee di destra. Per me è una osservazione molto discutibile: la super donazione dimostra chiaramente la scemenza politico-sociale di Musk, ma non ha alcun legame con il suo orientamento politico. Se in un mondo immaginario avesse donato, per pura ipotesi, al movimento politico che appoggia, sempre per ipotesi, il presidente Bernard Sanders, la sua azione sarebbe stata una stronzata di gravità altrettanto grave, ma di sinistra.
Di conseguenza, posso sintetizzare: Elon Musk si impegna tanto a non farci dimenticare quanto è scemo. E, come in tante altre sue imprese, ci sta riuscendo benissimo.


La “lista bianca” dei Starlink

A giudicare dalla reazione degli Z-blogger russi (quei blogger filo-Cremlino che giustificano attivamente la guerra in Ucraina), Elon Musk ha veramente disattivato i terminali Starlink utilizzati dall’esercito russo: ora funzionano solo i terminali della cosiddetta «lista bianca», la quale include i terminali utilizzati dalle forze armate ucraine, ma non quelli dell’esercito russo.
E se realmente lo ha fatto, questa è una notizia incredibile, che sembra un miracolo alla luce di tutto il comportamento precedente di Musk. Ma la cosa più importante è che tutti quei droni (e qualche altro tipo di tecnologia) su cui l’esercito russo installava antenne Starlink importate attraverso i Paesi asiatici non funzioneranno più. Come direbbe Putin, non ci sono analoghi. Sarà molto più difficile attaccare l’Ucraina con i droni e puntare l’artiglieria, e questo mi rende infinitamente felice.
Spero che dopo questo la vita degli ucraini diventi almeno un po’ più facile. Spero che Musk non cambi idea (come fa facilmente il suo grande amico politico).


È stato Musk

Difficilmente qualcuno ne dubitava, ma Reuters ha avuto le conferme del fatto che era stato proprio Elon Musk a ordinare la disattivazione del servizio satellitare Starlink quando l’Ucraina aveva lanciato l’offensiva nel settembre del 2022.
Ovviamente non possiamo sapere come si sarebbe svolta quella offensiva e a quali risultati avrebbe portato, ma possiamo essere certi del fatto che la decisione di Musk aveva avuto una influenza negativo sull’andamento della operazione. Questa guerra è diventata una guerra praticamente di posizionamento lunga già più di tre anni anche grazie a Musk.
Ricordiamocelo. Anche la prossima volta che lui mostrerà la propria insoddisfazione per il prolungarsi eccessivo dei combattimenti.


Musk fa il figo

Ieri, il 9 marzo, Elon Musk ha scritto su X:

I literally challenged Putin to one on one physical combat over Ukraine and my Starlink system is the backbone of the Ukrainian army. Their entire front line would collapse if I turned it off. What I am sickened by is years of slaughter in a stalemate that Ukraine will inevitably lose. Anyone who really cares, really thinks and really understands wants the meat grinder to stop.

Il ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski gli ha risposto:

Starlinks for Ukraine are paid for by the Polish Digitization Ministry at the cost of about $50 million per year. The ethics of threatening the victim of aggression apart, if SpaceX proves to be an unreliable provider we will be forced to look for other suppliers.

Non so se sia il caso di fare i complimenti a Musk che fa il figo basandosi sulle difficoltà della vittima di una aggressione.
Però si può ricordare che Starlink è, per essendo importantissimo per il coordinamento dell’esercito ucraino, non è l’unico sistema di connessione utilizzato. Di conseguenza, c’è una debole speranza di riuscire a dare una piccola lezione almeno a Musk: l’eventuale disattivazione di Starlink sul territorio ucraino (anche se per ora si dice che non è in programma) che non lascia l’esercito ucraino senza l’internet. «Veramente, non sei così indispensabile».
Ma non il momento di fare i fighi.


Le vendite di Tesla

Le vendite di Tesla calano nel gennaio 2025 rispetto al gennaio del 2024. Gli esperti ritengono che questo fenomeno sia influenzato soprattutto dalle dichiarazioni politiche di Musk.

Dopo la visione di questo grafico mi è venuto un piccolo dubbio (oppure è una speranza?). Ho letto e sentito le voci un po’ contraddittorie sul livello di soddisfazione di Donald Trump dell’attivismo politico di Elon Musk: anche in base a quelle voci (ma pure per la semplice comprensione dei caratteri dei due personaggi) dovrebbe essere evidente che prima o poi litigheranno. Il primo si deluderà per un reale grado di libertà troppo basso rispetto alle energie spese e le illusioni fatte, il secondo sarà sempre più geloso per l’attenzione data allo sponsor rumoroso.
Ma i miei dubbi – e le mie speranze – non sono legati ai rapporti di Elon Musk e Donald Trump. Sono invece legati alla possibile reazione di tutte quelle persone che per lavoro vedono i grafici come quello riportato sopra. Gli azionisti, investitori e tutti gli altri che potrebbero far notare a Musk che l’azienda si sta trovando alle nuove difficoltà. Non so se riusciranno a farlo calmare (almeno in breve), ma sicuramente tenteranno di farlo.
Ovviamente, Trump farà tanti danni anche senza l’aiuto di Musk. Ma io preferisco concentrarmi su quest’ultimo: sarebbe bello che continuasse a dedicarsi allo sviluppo di alcune sue interessanti e utili aziende invece che alla politica.


Anche io a volte vedo i meme

Questa donna deve realmente avere qualche superpotere speciale innato o qualche antico artefatto magico che le permetta di sopportare tutti i giorni il ruolo eroico di moglie di Donald Trump… Io, personalmente, scommetto che Melania avvicina qualcosa alla faccia (non la mano ahahaha) ogni mattina.

E ora passiamo ora alle cose più serie. Continuare la lettura di questo post »


It is not a rocket science

L’imprenditore statunitense David Oliver Sacks ha espresso soddisfazione per lo stanziamento degli aiuti alla Ucraina: ritiene che i quasi 61 miliardi di dollari saranno in grado di coprire esattamente la metà di una potenziale controffensiva estiva.
Elon Musk gli ha risposto dicendo che non vede alcuna strategia di uscita da questa guerra. Solo una guerra perpetua in cui i bambini muoiono nelle trincee a causa dell’artiglieria o delle mitragliatrici e dei cecchini sui campi minati.

A Elon Musk ha risposto consigliere del capo dell’Ufficio del Presidente ucraino Mikhail Podolyak:

Effettivamente, le soluzioni così semplici non sono una «rocket science», bisogna attivare il cervello per comprenderle ahahahaha


Il “mistero” dei like

Sul social X di Elon Musk stanno accadendo delle cose molto divertenti. Per esempio: il 29 giugno 2023 l’utente Pekka Kallioniemi ha pubblicato il post che riporto di seguito. La foto del post mostra Musk con Naila Asker-zadeh, una presentatrice e propagandista televisiva russa.

All’epoca della pubblicazione il post non aveva provocato una reazione particolare tra il pubblico. Dopo che Musk ha pubblicato un pessimo meme con Zelensky, Pekka ha ripostato il proprio tweet e quest’ultimo è diventato virale: ora ha oltre 25 milioni di visualizzazioni.
A quel punto Pekka e i suoi follower hanno iniziato a osservare con stupore delle strane avventure dei like a questo post: da un lato aumentavano rapidamente, ma dall’altro si perdevano costantemente da qualche parte in decine di migliaia, come se andassero a farsi un giro da qualche parte.


Qui potete seguire in tempo reale le avventure dei like del suddetto post e come vengono gradualmente cancellati.


È noto da tempo che se Musk mette un like o un commento sotto un post su X, quel tweet riceve un’enorme priorità nell’algoritmo: viene mostrato a decine di milioni di persone.
Ovviamente Musk non poteva apprezzare il tweet di Pekka, ma noi dobbiamo essere fiduciosi: questo non ha alcuna correlazione con il fatto che il tweet di Pekka periodicamente perde decine di migliaia di like. Evidentemente, l’algoritmo di X è leggermente guasto. Sappiamo benissimo che Musk è un grandissimo difensore della libertà di parola di Musk.