Alcune buone notizie da tutto il mondo che sono avvenute in giro per il mondo nel corso dell’anno passato:
La Germania ha annunciato un piano ambizioso per il riciclaggio dei rifiuti. Nel corso dei prossimi quattro anni si prevede di riciclare il 63% di tutti i rifiuti prodotti sul territorio, rispetto al 36% di oggi.
Dal 2010, il tasso di diffusione dell’AIDS è diminuito del 16% tra gli adulti e del 35% tra i bambini. La maggior parte dei Paesi sta per sradicare la malattia entro il 2030.
La Tunisia è stata la prima nazione araba ad adottare la legge sull’uguaglianza delle donne e degli uomini nei diritti di successione abolendo le leggi della Sharia in tale settore.
Jean Paul Gaultier ha rinunciato all’uso nelle sue collezioni di pellicce naturali, unendosi a Gucci, Versace, Armani e quasi tutte le grandi case di moda (non sono un animalista, penso solo che il pelo naturale sia un materiale tecnologicamente superato e quindi obsoleto).
Il tasso di suicidi del mondo è diminuito del 38% dal 1994, con conseguente salvataggio di quattro milioni di vite. Questo è quattro volte il numero delle vittime di guerre nello stesso periodo.
La Repubblica del Congo ha creato un quinto parco nazionale per la protezione dei gorilla, scimpanzé, elefanti e altri animali selvatici in via di estinzione.
Gli Stati Uniti chiudono 22 centrali elettriche a carbone in 14 Stati con una capacità totale di 15,4 GW.
Negli ultimi due decenni, le mutilazioni religiose dei genitali femminili sono diminuite dal 57,7% al 14,1% nel Nord Africa, dal 73,6% al 25,4% nell’Africa occidentale e dal 71,4% all’8% nell’Africa orientale.
Il Nepal è diventato il 54° Stato al mondo e il primo Stato in Asia Meridionale ad adottare una legge che vieta le punizioni corporali per i bambini.
Il Parlamento portoghese ha approvato una legge che vieta l’uso di animali selvatici nei circhi entro il 2024 (l’addestramento degli animali nei circhi è molto crudele).
La Malesia ha abolito la pena di morte per tutti i reati.
Per la prima volta nella storia, più della metà deli abitanti del pianeta sono i rappresentanti della classe media.
Il consumo di alcol tra gli adolescenti è diminuito in tutta l’Europa.
La Danimarca ha adottato una legge sul divieto delle auto a benzina e diesel entro il 2030, e di quelle ibride entro il 2035.
271 milioni di persone in India sono uscite dalla povertà negli ultimi dieci anni, e il tasso di povertà nel Paese è stato ridotto di quasi due volte.
Il tasso di criminalità tra i giovani in California è sceso così drasticamente che molte prigioni statali, costruite negli anni ’90 in attesa della ondata di criminalità, restano vuote.
Negli ultimi tre decenni, 200.000.000 alberi sono stati piantati in Niger
Nonostante l’accoglienza di centinaia di migliaia di rifugiati, il numero di crimini in Germania è diminuito del 10% nel 2017, scendendo al livello più basso degli ultimi 30 anni.
Dopo i risultati giudicati positivi di un test durato per cinque anni nella capitale, l’Estonia sarà il primo Stato al mondo a rendere il trasporto pubblico gratuito per tutti.
L’India ha portato l’elettricità in ogni villaggio del Paese.
Nel 1990, il 70% dei residenti urbani dell’Africa e il 50% di quelli in Asia e America Latina vivevano nelle baraccopoli. Entro il 2014, questi indicatori sono scesi rispettivamente al 56%, al 35% e al 25%.
Ci sono più di 100 città nel mondo che ricevono almeno il 70% di energia elettrica da fonti rinnovabili.
In Russia, il consumo di tabacco e alcol è diminuito del 20% negli ultimi dieci anni (ma comunque la frase «fuma come un russo» resta ancora più precisa di «fuma come un turco»).
Dopo la legalizzazione della marijuana medica negli Stati Uniti, nelle zone di confine con il Messico il numero delle rapine è diminuito del 19%, quello degli omicidi del 10% e quello omicidi legati alla droga del 41%.
Nel Regno Unito, le sole centrali eoliche producono il doppio dell’energia rispetto di quelle al carbone (e ora sarebbe il momento di rendere quelle eoliche almeno un po’ meno brutte).
Come da tradizione, il primo video domenicale dell’anno è quello del messaggio del presidente russo Vladimir Putin per l’anno nuovo. Non perché voglio sembrare un fan di questo funzionario (non lo sono!), ma perché il contenuto di un discorso del genere è un importantissimo elemento di analisi politica.
Come negli anni precedenti (si veda, per esempio, il messaggio dell’anno scorso), si tratta del messaggio privo di alcun contenuto concreto. Nemmeno una parola sulla complessità dei problemi – ma nemmeno sui pochi momenti positivi – che lo Stato ha dovuto affrontare nell’anno passato e dovrà continuare ad affrontare nel 2019 sotto la sua guida.
In mezzo alle formule generiche che si possono osservare nella maggioranza dei suoi discorsi pubblici, questa volta ha però preferito inserire un concetto spesso già trasmesso ma che fino ad ora ha sempre lascito fuori dal discorso per l’anno nuovo. Intendo il concetto della solitudine a livello internazionale. Seppure il crescente isolamento della Russia sia la diretta conseguenza della politica internazionale russa/putiniana (soprattutto a partire dal 2014 si sta facendo il possibile per meritarsi lo status del «rogue State»), cerca di convincere la popolazione della ostilità ingiustificata del mondo esterno. Non è vero che «non siamo mai stati aiutati». Io stesso mi ricordo la difficile situazione alimentare dei primi anni ’90, quando gli aiuti umanitari europei e statunitensi erano stati di enorme aiuto. (Prima o poi scriverò di un esempio, della carne in scatola distribuita a scuola un giorno del gennaio freddo: portare fino alla casa i 10 kg miei e allo stesso tempo aiutare a farlo a una compagna del classe residente nel palazzo vicino al mio era stata una missione di sopravvivenza in tutti i sensi). Dai racconti degli anziani so degli aiuti statunitensi degli anni ’40: nel corso della Seconda guerra e immediatamente dopo. Dai libri di storia so degli aiuti fondamentali sempre americani durante la carestia dei primi anni ’20. Questi sono solo gli esempi più grandi degli aiuti ricevuti dalla popolazione russa nei momenti della impotenza dello Stato.
Di conseguenza, nel mio messaggio per il felice 2019 avrei solo una cosa da augurare a Vladimir Putin: la pensione.
Considerando che siamo ancora in un periodo festivo particolare, ho pensato di ispirarmi – nella scelta della musica per questo sabato – al ballo di Capodanno di Vienna. Uno dei compositori più apprezzati in tale occasione è il «re dei valzer» Johann Baptist Strauss II.
Figlio di un noto compositore austriaco, J. B. Strauss II fu costretto a studiare la musica di nascosto (il padre fu intenzionato a farlo diventare un banchiere) e rimanere senza l’eredità dopo avere deciso di dedicarsi professionalmente alla propria passione (la musica, appunto). Il risultato eccezionale dimostra, ancora una volta, che i talenti crescono meglio in un ambiente ostile che in un giardino curato. Incontrando e superando gli ostacoli sentono aumentare il desiderio della propria meta.
La prima delle due opere selezionate per il post di oggi è «Radezky Marsch»:
Mentre la seconda è «Persischer Marsch»:
Nel mondo odierno, inondato dalla informazione e dalle persone incapaci di trasformare l’informazione nella conoscenza, a volte capitano degli eventi apparentemente piccoli ma in realtà utilissimi ai fini della trasformazione di cui sopra.
Oggi, per esempio, si è saputo della fuga dell’ambasciatore facente funzioni della Corea del Nord a Roma (quindi non di una persona qualsiasi, affamata o priva di prospettive vitali ma un funzionario non di bassissimo livello, una persona ben informata e per questi due motivi particolarmente osservato dal proprio Stato). Cosa ci insegna tale evento? Ci insegna che tutti i discorsi sul riavvicinamento delle due Coree e sull’ammorbidimento del regime nordcoreano sono ancora più fantasie che prognostici meritevoli di attenzione. Per analizzare gli eventi grandi bisogna fare attenzione a quelli apparentemente piccolo.
Mi dispiace di avere deluso la gente ingenua…
Per coloro che in questo periodo dell’anno avessero più tempo libero del solito, consiglio un progetto artistico interessantissimo. Si tratta dei quadri di Pieter Bruegel digitalizzati con una risoluzione incredibilmente grande.

Oltre al semplice studio attendo della tecnica del grande pittore, il sito di cui sopra permette di fare anche alcune scoperte curiose. Per esempio, molte persone possono finalmente scoprire ciò che Bruegel, a differenza dei critici e storici d’arte, riteneva una cosa normalissima, divertente, per nulla indecente e, al contrario, degna di nota. In sostanza, su quasi tutti i suoi quadri è presente qualche personaggio non centrale «ripreso» in una situazione imbarazzante.
Prendiamo, per esempio, uno dei suoi quadri più famosi: «Grande Torre di Babele» (1563). E cominciamo a ingrandire… Continuare la lettura di questo post »
Come può una persona normale impiegare le poche briciole della vita sensate che ci lascia quel buco temporale chiamato «1 gennaio»?
Per esempio, può contemplare la bottiglia vuota da 1,5 L della «Veuve Cliquot» e capire che nella vita di una persona completa dovrebbero capitare tante altre occasioni – legate al merito e non al calendario – per svuotare alter bottiglie del genere.

Con un po’ di anticipo (perché spero che tra qualche ora tutti avremo un passatempo migliore della lettura del mio sito) auguro a tutti i miei lettori un buon anno nuovo.
Sono poche le abitudini più stupide e meno producenti del pianificare di iniziare una vita nuova (oppure prendere le decisioni, iniziare le opere importanti etc) a partire dal lunedì, dal mese prossimo o dall’anno nuovo. Il mio augurio ai lettori per l’anno nuovo è quindi semplicissimo.
Vi auguro di imparare a iniziare tutto nel momento migliore: ora. Se sono le 17:33 di un mercoledì qualunque, va sempre benissimo. Perché è ora che ci sono l’idea, l’interesse e le persone più adatte per la partenza (voi e gli amici).
Siate sereni.
Andrà tutto bene.

I festeggiamenti dell’anno nuovo sono sempre più vicini. Tanti liquidi infiammabili verranno consumati e tanti oggetti di produzione cinese verranno infiammati. Entrambe le cose saranno fatte senza pensare alle conseguenze…
No, se pensiamo troppo alle conseguenze non riusciamo a festeggiare alcunché.
Quindi limitiamoci a vedere un video girato da un vigile del fuoco russo con una videocamera fissata sul casco. E se questo video non dovesse bastarci, Andiamo a vedere il suo canale su YouTube.
Allegro questo ultimo video domenicale dell’anno…
Una decina d’anni fa a San Pietroburgo si celebrò – come accade tutti gli anni – una delle più importanti feste cittadine ufficiose. Come da tradizione, nell’auditorium utilizzato per la parte istituzionale della festa – in sostanza un concerto di livello non proprio altissimo con alcuni discorsi ufficiosi in mezzo – furono presenti le massime istituzioni locali (tra il pubblico) e gli artisti locali più noti a livello federale e apprezzati in modo reciproco dalle istituzioni di ogni livello (sul palcoscenico, tra i partecipanti al concerto).
Ma ecco che, improvvisamente, sul palcoscenico comparve il compositore Oleg Karavaychuk…
Provate a immaginare il carattere più brutto che potete. Il carattere di Oleg Karavaychuk era molto peggio. Si vestiva in un modo un po’ bizzarro e arcaico: immaginate un povero pittore di Montmartre della fine dell’800. Viveva in una stanza minuscola di un appartamento in condivisione (uno di quelli co-posseduti e co-abitati da più famiglie in contemporanea): la maggior parte dello spazio della stanza era occupato da un pianoforte. Karavaychuk dormiva quindi sotto il pianoforte e utilizzava la sua superficie superiore come tavolo. Prima di andare a suonare in pubblico toglieva la federa (mai lavata) dal suo unico cuscino e se la metteva in tasca. Arrivando nella sala da concerto, si sedeva davanti al pianoforte e si copriva tutta la testa (faccia compresa) con quella federa: per fare in modo che gli ascoltatori ed egli stesso si concentrassero esclusivamente sulla musica e non su chi ascolta o suona. Suonando, spesso si sdraiava quasi completamente sotto il pianoforte.
Insomma, è evidente che a quel concerto festivo fu invitato per sbaglio.
Una volta salito sul palco, si avvicinò al microfono e con la sua terribile voce scricchiolante disse: «Cari amici! Tutto ciò che avete sentito nel corso di questo concerto è una merda terrificante. Per coloro che pensano di avere sentito male, ripeto: M-E-R-D-A. Finalmente possiamo ascoltare la musica.»
Nel totale silenzio che si instaurò nella sala, il compositore Oleg Karavaychuk si sedette davanti al pianoforte, si mise in testa la famosa federa e iniziò a suonare una delle sue opere fantastiche.
Ieri, il 28 dicembre, sarebbe stato il 91-esimo compleanno di uno dei musicisti e compositori russi contemporanei più particolari e interessanti. Oleg Karavaychuk è stato l’autore non solo di molte opere classiche, ma anche delle musiche ipnotizzanti per oltre 150 film russi e sovietici. Purtroppo è morto il 13 giugno 2016, essendo già fisicamente debole e con la capacità di suonare limitata.
Per il post musicale di oggi ho scelto due sue opere.
In qualità della prima metterei la «Il valzer di Ekaterina II con i favoriti»:
E, visto che ho nominato il notevole lavoro di Karavaychuk con il cinema russo, aggiungo pure un esempio concreto. È tratto dal film «Il monologo» del 1972 (dubito che sia mai stato tradotto in italiano):
Come succede già da alcuni anni, anche questo dicembre il Ministero della Difesa russo ha pubblicato sul proprio sito un calendario «umoristico» per l’anno seguente. Esso è scaricabile seguendo questo link, ma, essendo disponibile solamente in lingua russa, dovrebbe essere tradotto in italiano. Chi lo tradice se non io?
Gennaio 2019 – «La consegna dei carichi in ogni punto del mondo»
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