Due anni fa mi era già capitato di scrivere della figura di Ded Moroz, cioè il personaggio che in Russia (e tanti altri Stati dell’ex URSS) porta i regali la notte del Capodanno invece che per il Natale. La scelta di sostituire la festa e il relativo personaggio «mitologico» ha una chiara fondatezza ideologica.
Ebbene, poco fa ho scoperto che il personaggio politico sovietico che per primo – negli anni ’30 – formulò l’idea di dare alla popolazione una festa sostitutiva del vietato Natale, si è guadagnato un articolo storicamente decente sulla Wikipedia italiana.
Come sanno o immaginano alcuni miei lettori, l’autore del presente post è un agnostico con delle forti tendenze all’ateismo. (Tra parentesi: l’ateismo vero presuppone un livello di conoscenza che devo ancora raggiungere.) Di conseguenza, l’opinione condivisa da tutta la redazione del mio blog personale è la seguente: qualora la sopracitata fortunata proposta di Pavel Postyshev fosse stata la sua unica azione politica e professionale, oggi avremmo avuto un nome concreto da ricordare positivamente durante uno dei numerosi brindisi della notte di Capodanno.
E invece siamo costretti a prendere il meglio da una persona del cazius…

Per i miei amici cattolici (reali o formali) la festa più importante del periodo è già passata. Per me, invece, deve ancora arrivare. Ma posso già (o ancora) scrivere dell’unico elemento comune: i regali. Non so se il fare i regali (non importa se per Natale o per altre occasioni) debba essere definito una arte o una scienza. La prima parola è più «poetica», mentre la seconda sottolinea l’aspetto sistemistico dell’affare.
«Cosa c’entra l’aspetto sistemistico?», chiederanno i miei lettori.
E io rispondo che per fare i regali in modo sensato (quindi non comprando la prima cosa che capita cinque minuti prima dell’atto del dono) bisogna comprendere bene alcuni concetti.
Per esempio, le persone che fanno i regali da più anni allo stesso insieme di persone, prima o poi iniziano ad avere dei dubbi sui regali già fatti nelle occasioni precedenti. Il sottoscritto, per esempio, anni fa ebbe il sospetto di avere regalato lo stesso libro alla stessa persona per ben tre volte. Tale figuraccia si evita in un modo abbastanza semplice: facendo la lista dei regali già fatti a tutti i parenti e amici. La lista — che sia in formato digitale o analogico — va conservata in un posto sicuro e aggiornata dopo ogni regalo fatto.
Per ogni persona della suddetta lista, in realtà, andrebbero fatti due elenchi separati: i regali già fatti e le idee per i regali da fare in futuro. Perché il secondo concetto da sapere è: le persone esprimono i desideri (spesso inconsciamente) nei momenti più strani: settimane o mesi prima del compleanno o del Natale. Ma la nostra memoria incorporata non è infinita, quindi ci facciamo aiutare dal nostro elenco.
Al secondo concetto è strettamente legato il terzo, banalissimo. Un regalo deve essere pensato per la persona che lo riceverà. Se facciamo un regalo, significa che conosciamo almeno un po’ la persona e sappiamo almeno qualcosa sui suoi interessi e preferenze. Un regalo personale difficilmente verrà buttato, dimenticato nell’armadio, girato a un’altra persona o addirittura venduto.
Per un bambino o un neo-ragazzo conviene regalare una cosa monouso o un regalo-festa, ma non un giocattolo. Un qualsiasi giocattolo, anche il più bello del mondo, attrae l’attenzione del possessore solo nel corso della prima giornata. Successivamente viene usato una volta al mese e nella metà dei casi solo per caso. Con le bolle di sapone si può creare quasi sempre tanto divertimento, mentre con i giocattoli bisogna impegnarsi.
Un buon regalo non deve comportare delle spese di gestione eccessive. Per esempio, non è bellissimo regalare una Ferrari a un parente che da anni campa con i contratti da stage e apprendistato. Lo stesso vale per i regali palesemente inutilizzabili: per esempio, uno schermo da duecento pollici regalato a una persona che vive in una casa di 30 metri quadri.
Esistono anche tanti altri concetti, che per ora però non mi vengono in mente. Prometto di pubblicarne qualcuno tra un anno.
Nel frattempo concludo con la citazione presa da un bellissimo film russo: «Amare significa capire cosa serve alla persona e darle quella cosa». Sebbene la frase sia di una portata infinitamente più ampia, può essere applicata anche alla missione della scelta dei regali per le persone importanti della nostra vita.
Sappiamo tutti, almeno per sentito dire, quanto è ben affermato il cattolicesimo nella Polonia contemporanea. Come in tante altre parti del mondo, anche in Polonia la grande religiosità viene esibita con delle opere il cui valore simbolico di appartenenza molto spesso prevale nettamente su quello estetico. E, soprattutto, nemmeno con un microscopio si vedono altre loro utilità.
Sicuramente la maggioranza dei miei lettori è da tempo informata sella esistenza della statua di Cristo Re, eretta sul territorio della città polacca Świebodzin. L’altezza complessiva del monumento è di 52 metri (mentre, per esempio, la statua brasiliana di Cristo Redentore è alta, assieme al piedistallo, appena 39,6 metri).
L’aspetto della statua di Cristo Re di Świebodzin è questo:

Per scoprire tutte le caratteristiche tecniche della statua esiste la Wikipedia. Solo un fatto – quello più importante e interessante – viene taciuto da quasi tutte le versioni linguistiche del relativo articolo. Ebbene, sono qui per illuminarvi!

All’interno della corona della statua sono installati i trasmettitori tecnici del Wi-Fi.

Cristo che condivide l’internet con la gente bisognosa è una immagine piena di simbolismo.
P.S.: i preti italiani stanno ancora pensando a come far tornare la gente nelle chiese?
Buon Natale a tutti coloro che ci credono.
Tanti regali a tutti coloro che non ci credono ma approfittano delle utili tradizioni.
Che i pacchi siano numerosi come… boh… che ce ne siano tanti!

Oggi vi faccio vedere un filmato girato sulla trama di una vecchia favola natalizia, nota da secoli alle numerose generazioni dei tedeschi e quasi sconosciuta in Italia.
Una sera il Babbo Natale si innamorò di una tipa vista in brutta compagnia con un tizio giovane e ricco. Pure il Babbo Natale non fu un poveraccio (altrimenti come riuscirebbe a fare tutti quei regali?), ma fu vecchio e con una panza enorme. Dunque, nel tentativo di avvicinarsi al proprio obiettivo (la tipa) si decise finalmente di mettersi a dieta. La moglie, però, iniziò a sospettare qualcosa e fece l’estremo tentativo di riconquistare il Babbo con un regalo costoso: una Audi RS 5 Sportback rossa.
«Ho-ho-ho», disse il Babbo Natale alla moglie, «io mi piglio la macchina, tutti i regali e vado dalla tipa giovane. Le renne cornute tienile pure che starete bene insieme».
Sì, è proprio una favola vecchia come il mondo.
Un mese e mezzo fa avevo postato due canzoni di Alan Parsons’ Project. E subito avevo pensato di dover postare, un giorno, anche qualcosa di Alan Parsons stesso. Sarebbe logico, vero? Ebbene, il momento è giunto.
In realtà la differenza principale tra Alan Parsons’ Project e Alan Parsons è la libertà di Parsons di registrare cosa e come egli voleva (senza concordare il tutto con il collega dell’APP Eric Woolfson). Mentre per il resto il modo di lavorare è rimasto lo stesso.
Beh, la libertà è una prova che ognuno supera come può.
La prima delle canzoni di Alan Parsons scelte è la «Back Against the Wall» (dall’album «Try Anything Once» del 1993):
Mentre la seconda è la «Wine from the Water» (sempre dall’album «Try Anything Once» del 1993):
Una chiavetta USB di legno è una chiavetta ecologica?

P.S.: no, io sono il cliente di un’altra banca.
Tre giorni fa, il 18 dicembre, c’è stato un anniversario che il nostro mondo avrebbe felicemente evitato: 140 anni dalla nascita di Iosif Stalin. E io avrei felicemente evitato l’argomento se esso non fosse caratterizzato da un dettaglio curioso.
Come molto probabilmente sanno i miei lettori, non si ha una certezza assoluta sulla effettiva data di morte di Stalin. Allo stesso tempo, non tutti potrebbero sapere che pure sulla data di nascita ci sono stati alcuni dubbi. Infatti, per lunghi decenni la storiografia sovietica e gli organi politici sostennero che Iosif Stalin fosse nato il 21 dicembre 1879.
Allo stesso tempo, sul registro della chiesa dove fu battezzato Stalin, la data è indicata correttamente. Proprio su quella registrazione si basano le informazioni sulla nascita di Stalin contenute nei verbali di arresto e nei testi delle condanne penali del periodo zarista. Sempre corretta è la data di nascita sull’unico documento indubbiamente compilato da Stalin stesso (un questionario compilato su richiesta del giornale social-democratico svedese Folkets Dagblad Politiken). Di conseguenza, è evidente che Stalin non ebbe mai l’intenzione di nascondere la propria data di nascita reale.
Come si spiega dunque la data sbagliata? La spiegazione più plausibile è anche quella più semplice: un errore di battitura mai corretto. Gli storici e gli archivisti, infatti, si sono da tempo accorti che la data di nascita sbagliata di Stalin compare per la prima volta nei documenti del VI Congresso del Partito social-democratico operaio dei bolshevichi (in sostanza il futuro Partito comunista sovietico). Quel Congresso si tenne dall’8 al 16 agosto del 1917. È facile dunque che in quel momento storico e in quelle circostanze vi furono poche persone particolarmente brave nell’uso delle macchine da scrivere. L’anno 1878 è dunque diventato 1879 e il 6 dicembre è diventato il 9 (entrambi i giorni indicati ancora secondo il calendario giuliano, utilizzato in Russia fino al 1918).
Chi ripeteva l’errore nei propri testi, non aveva dei motivi di mettere in dubbio la data indicata dalla propria fonte di riferimento, mentre Stalin non leggeva di certo tutte le note biografiche riguardanti la sua persona (o, almeno, prestava l’attenzione ad altri dettagli).
Quale è stato l’obbiettivo di questo mio post? Liberare i miei lettori dai possibili dubbi nel caso della lettura di due date diverse sia nel giorno che nell’anno.
L’unica data corretta è il 18 dicembre 1878.

Questa volta sono stato relativamente veloce. Ho già pubblicato il rapporto fotografico sulla mia visita a Morbegno del 7 dicembre.

Le sfere per l’albero di Natale alcoliche sono belle ma troppo piccole. Per le persone che fanno l’attenzione alla quantità e, eventualmente, anche alla frequenza, esiste un bellissimo calendario dell’avvento tedesco. Esso è composto da 24 bottiglie di vino europeo di qualità. Secondo l’idea originale bisognerebbe bere solo una bottiglia al giorno per completare il tutto giusto per il Natale. Ma oggi è già il 19 dicembre, quindi bisogna anche recuperare svuotando pure le bottiglie dei diciotto giorni precedenti.

Per tutti coloro che non avessero 249 euro da spendere in un colpo solo esiste una alternativa spagnola da 49,90 euro. Sono sempre 24 bottiglie, ma molto piccole: da 0,187 a 0,25 litri.

In ogni caso restano dei dubbi su cosa bisognerebbe bere dopo avere completato il calendario.



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