L’archivio del 7 Ottobre 2026

A me sembra una misura debole

Dalla riunione dei commissari europei tenutasi a Strasburgo ieri, il 6 ottobre, risulta che la Commissione europea intende adottare cinque misure prima di accogliere nuovi membri nell’Unione europea. Come riporta il quotidiano The Guardian, citando la commissaria europea per l’allargamento Marta Kos, uno dei meccanismi proposti è l’introduzione di un periodo di prova di 15 anni per i nuovi membri dell’UE, durante il quale un Paese potrebbe essere privato del diritto di voto in caso di violazione dei valori democratici fondamentali.
In particolare, Marta Kos ha dichiarato:

No more Viktor Orbán. We have to have quicker mechanisms than only article 7 [a sanction that allows a member state’s voting rights to be suspended] if the newcomers would go against the rule of law, democracy or our values.

Ebbene, secondo il mio autorevolissimo parere, l’idea del periodo di prova è interessante, ma poco utile. In qualsiasi Stato in qualsiasi momento al potere potrebbe arrivare un nuovo servo di Putin oppure un pazzo / populista estremo / dittatore etc. Può succedere qualsiasi quantità di anni dopo l’ingresso nell’UE: per esempio, mi sembra molto probabile la vittoria della Marine Le Pen alle vicinissime elezioni presidenziali francesi (anche se esattamente quella politica, una volta arrivata al potere, potrebbe anche rivelarsi meglio del previsto: un po’ come è successo alla Meloni). Di conseguenza, le misure consistenti nei confronti degli Stati-membri eventualmente convertitisi all’«orbanismo» servirebbero sempre.
E ora provate a immaginare il vero motivo della proposta dei 15 anni. Vi do due opzioni, scegliete la più probabile:
1) nell’UE sperano che tra 15 anni non ci sarà più Putin e altri vicini pazzi (magari sullo stesso territorio della Russia attuale);
2) gli Stati-membri dell’EU già esistenti non vogliono approvare la propria ipotetica perdita del diritto di voto.