L’archivio del Marzo 2026

L’unione delle mezze misure

Il Politico riferisce che l’Unione Europea sta limitando la partecipazione dell’Ungheria alle discussioni sensibili e riducendo il volume delle informazioni riservate che le vengono trasmesse. La ragione è da ricercarsi nei timori che Budapest possa trasmettere dati a Mosca. In precedenza, The Washington Post aveva riferito che il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó avrebbe potuto trasmettere informazioni alla parte russa durante le pause nei negoziati.
In sostanza, l’UE sta riuscendo di trovare il modo di rendere uno degli Stati-membri «meno uguale» degli altri (e politicamente fa bene, conoscendo la tendenza di Orbán di servire gli interessi di Putin), ma non vuole trovare il modo di risolvere il problema della presenza di uno Stato-membro di fatto nemico e ricattatore tra le proprie fila. Purtroppo, non è un fenomeno che è emerso ieri. Stranamente, non capiscono quanto questo fenomeno fa aumentare lo scetticismo (un termine molto diplomatico) nei confronti dell’UE.


Solo una piccola osservazione

Donald Trump ha lanciato un ultimatum all’Iran, chiedendo che venga ripristinata la navigabilità nello Stretto di Hormuz. In caso contrario, ha minacciato di attaccare le centrali elettriche iraniane:

If Iran doesn’t FULLY OPEN, WITHOUT THREAT, the Strait of Hormuz, within 48 HOURS from this exact point in time, the United States of America will hit and obliterate their various POWER PLANTS, STARTING WITH THE BIGGEST ONE FIRST! Thank you for your attention to this matter. President DONALD J. TRUMP

È veramente strano che Trump sia andato contro la propria tradizione di dare due settimane di tempo. Oppure ha finalmente percepito la situazione creatasi come realmente importante anche dal punto di vista pratico? È molto strano dirlo (conoscendo il personaggio), ma pare di sì.


Il nuovo meme

E poi, tra qualche anno, molta gente si sforzerà di capire da quale film provenga il nuovo meme:

Ah no, c’è già l’AI a spiegarci tutto.
In ogni caso, la nuova immagine-base mi sembra facilmente utilizzabile in tante situazioni.


La musica del sabato

La mia piccola scoperta musicale più recente è il fatto che Anni-Frid Synni Lyngstad (Frida) prima della creazione del gruppo ABBA cantava, tra le altre cose, anche il jazz. E lo faceva pure in un modo ascoltabile… Non mi piacciono gli ABBA (un po’ come tutto il dance / disco/ europop) ed è per quello che non mi è mai venuto in mente di interessarmi alle carriere da solisti dei componenti del gruppo. Ma meno male che su internet alcune cose capitano davanti agli occhi anche per puro caso.
Apro dunque il post musicale di oggi proprio con la canzone alla quale devo la mia suddetta scoperta: la «Mad About the Boy». Non è il livello delle cantanti jazz più apprezzate, ma è comunque ascoltabile:

In qualità della seconda canzone, invece, aggiungo la «My Man», cantata sempre nel 1970:

Chissà per quale percentuale dei lettori è stata una scoperta vera, come lo è stata per me.


L’articolo segnalato questo sabato è una inchiesta ben fatta e interessante su come la Corea del Nord ha fornito allo Stato russo tra otto e undici milioni di proiettili e missili nel periodo tra il 2023 e il 2025. Potete immaginare da soli la destinazione dei «beni» forniti, come potete immaginare pure che si sta lavorano sulla ripresa delle forniture.
Nel frattempo, qualcuno sta sicuramente pensando che se la Corea del Nord non avesse creato (creato?) la bomba più importante, ora sarebbe stato un buon momento per…


Ciao Chuck

Come tutti gli umani, ha avuto i suoi pregi e i suoi difetti. Ma ci ha fatti divertire e io lo voglio ringraziare almeno per questo (anche se ha diffuso nelle masse una immagine molto pervertita del karate).
I meme non muoiono, restano per sempre nella nostra memoria!
Io, a questo punto aggiungo questa:

Ciao Chuck Norris, grazie ancora!


Lo scambio bellico possibile

Vladimir Zelensky ha annunciato che i rappresentanti dell’Ucraina e degli Stati Uniti terranno dei colloqui per porre fine alla guerra russo-ucraina il 21 marzo. Dall’inizio del 2026, Ucraina, Russia e USA hanno tenuto diversi cicli di negoziati trilaterali. L’ultimo incontro si è svolto a Ginevra il 17–18 febbraio. Successivamente, le parti avevano in programma di tenere i negoziati ad Abu Dhabi all’inizio di marzo, ma l’incontro è stato rinviato più volte a causa della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
Ecco, inizialmente temevo (non solo io, ovviamente) che la guerra in Iran facesse dimenticare a molti (Trump prima di tutti) il problema della guerra in Ucraina. Ora, invece, ho (e non solo io, in realtà) la speranza che la guerra in Iran diventi una specie di merce di scambio: gli Stati-membri europei della NATO che si sono rifiutati di sostenere la nuova impresa di Trump (facendolo arrabbiare visibilmente) ora possono promuovere una specie di ricatto. «Ti aiutiamo nella impresa importante per te, se tu ci aiuti nella impresa che è importante per noi». Io, se fossi un diplomatico europeo, avrei tentato questa strada. E, soprattutto, avrei avuto dei motivi per pensare che il tentativo possa andare bene.


In un mondo pieno di stupidità, il ChatGPT cerca di non perdere la gara con la intelligenza naturale:

Paradossalmente, i fenomeni come questo mi caricano di ottimismo: dimostrano che l’avvento della Skynet temuto da tanti è ancora in un futuro molto lontano. Molto probabilmente non ci arriveremo. Non importa per colpa di chi o di cosa, ma non ci arriveremo.


Una scelta saggia dalla Commissione

Molte volte ho scritto delle sanzioni prive di senso – o, addirittura, dannose – adottate dall’UE contro i cittadini russi che hanno lasciato la Russia dopo l’inizio della guerra di Putin contro l’Ucraina. Oggi, finalmente, ho l’occasione di scrivere un post di senso opposto.
La Commissione europea ha aggiornato le linee guida sull’applicazione delle sanzioni contro la Russia, specificando che le banche europee non devono bloccare i conti e le transazioni dei cittadini russi titolari di visti nazionali di lunga durata di categoria D. Le linee guida specificano che le restrizioni previste dalle sanzioni non si applicano alle persone in possesso di un permesso di soggiorno temporaneo o permanente nell’Unione Europea, nello Spazio economico europeo e in Svizzera, né ai titolari di visti D che si sono registrati presso il proprio luogo di residenza.
Finalmente si stabilisce che non bisogna creare problemi alla gente normale e di costringerla, con gli strumenti economici, a tornare nella Russia putiniana a vivere (spesso rischiando delle conseguenze penali per la propria posizione politica) e a lavorare (finanziando la guerra con le tasse e contribuendo con la propria attività professionale alla apparenza della normalità). Di conseguenza, faccio i miei grandi complimenti alla Commissione per la scelta saggia.
Spero che il prossimo passo sia quello di elaborare qualche strumento legale, funzionante in tempi ragionevoli, per contestare le sanzioni personali inflitte per la collaborazione non dimostrata con il regime putiniano: in tal modo si riuscirà a far passare dalla propria parte anche qualche imprenditore medio o grande.


Gli Oscar 2026

Dei film premiati quest’anno con gli Oscar per ora ne ho visti solo due e sicuramente ne vedrò un altro preciso, mentre tutti gli altri per ora non mi ispirano…
Più in dettaglio: del film «Mr. Nobody Against Putin» ho già scritto ieri, mentre del «One Battle After Another» posso constatare, con tanto stupore, che è film più incompreso dal pubblico della storia: sento parlare tanto della trama e della fotografia e noto che nessuno si è accorto che si tratta di grande satira cinematografica. In sostanza, Paul Thomas Anderson ha preso in giro il cinema degli ultimi trent’anni (i suoi contenuti, i suoi metodi e pure i suoi spettatori), lo ha fatto in un modo ancora più grottesco di Tarantino, mentre la gente non se n’è accorta e continua a discutere del film con dei toni molto seri! Mah…
Nel frattempo, l’agenzia statale russa RIA Novosti al termine della cerimonia ha pubblicato un articolo intitolato «I vincitori degli Oscar 2026», in cui ha descritto brevemente lo svolgimento della cerimonia, ha riferito che quest’anno c’erano 24 nomination e ha pubblicato l’elenco quasi completo dei vincitori: si è «dimenticata» di indicarne solo uno, indovinate quale.
Mentre io ho visto, su Facebook, dei personaggi un po’ particolari che si sono lamentati del fatto che il vincitore per il miglior documentario non avrebbe menzionato l’Ucraina nel proprio discorso durante la cerimonia. Chissà se hanno sentito almeno qualcosa del film per il quale è stato premiato.
Sean Penn, intanto, ha preferito fare un nuovo viaggio in Ucraina anziché presentarsi alla cerimonia degli Oscar (dove ha vinto il proprio terzo Oscar).
Insomma, non ho seguito la cerimonia, ma mi sono comunque divertito.